Oltre le stelle (29)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.
MARILYN MANSON
The Golden Age Of Grotesque
* *
Al di là del fatto che se ne apprezzi o meno la musica, Marilyn Manson paga, in termini di credibilità presso gli appassionati di rock che si ritengono competenti, la sua immagine pubblica: molti, insomma, schifano il Reverendo a priori, non provando nemmeno a guardare se dietro il suo comportamento bizzarro, il suo look malsano e le sue trovate kitsch si celi un progetto meritevole di attenzione o anche, semplicemente, un po’ di sostanza. Posso capirlo, ma sono anche obbligato a ricordare che lo stesso snobismo e la stessa sufficienza sono stati riservati, all’epoca, a personaggi come David Bowie o John Lydon. Nessuna intenzione di fare paragoni, per carità, ma ci tengo a dire che musicalmente parlando il nostro (anti)eroe non mi sembra poi così male, e che tutto sommato lo ascolto con piacere; anche quando i risultati artistico-estetici non sono all’altezza delle sue doti, come nel caso di questo The Golden Age Of Grotesque. Lapidatemi pure, ma non cambio idea.
(da Il Mucchio Selvaggio n.554 dell’11 novembre 2003)

RADIOHEAD
Hail To The Thief
* *
Dio solo sa quanto abbia cercato e cerchi tuttora di farmeli piacere, i Radiohead: non perché apprezzarli sia obbligatorio, ma perché ci si sente sempre un po’ sciocchi a non provare alcun particolare trasporto – magari stima, questo sì, ma è un’altra cosa – per una band che tutti, o quasi, sembrano amare di un sentimento davvero profondo. In ogni caso, Hail To The Thief non ha modificato la mia posizione di rispettoso distacco nei confronti di Thom Yorke e soci, nemmeno dopo aver dedicato un’intera mattina al suo (ri)ascolto: non posso sostenere che sia un brutto disco, perché analizzando la questione sotto il profilo “critico” è vero proprio il contrario, ma non mi smuove nulla dentro e anzi, a dirla tutta, mi annoia. E pazienza se, per quest’ultima affermazione, i più estremisti tra i fan mi augureranno di bruciare in eterno tra le fiamme infernali.
(da Il Mucchio Selvaggio n.555 del 18 novembre 2003)

GRANDADDY
Sumday
* *
Quando all’epoca, ancora con i vecchi parametri, si dovettero assegnare le stelline a Sumday, fui a lungo indeciso tra una e due, e se optai per le due fu perché ritenni il “mah” troppo negativo per un disco comunque equilibrato e ben confezionato, opera oltretutto di una band fino ad allora irreprensibile. I nuovi criteri di valutazione consentono invece di risolvere il problema con facilità, perché l’album è nulla più e nulla meno che apprezzabile: in grado di piacere ma non straordinario, specie al confronto con i suoi due predecessori. Per spiegare perché, il critico si lancerebbe in arzigogolate dissertazioni verbali, ma visto che qui il giudizio compete al suo alter ego “semplice appassionato”, la risposta sarà lapidaria: perché è alla lunga è noioso. Niente da eccepire sui brani in sè, arrangiamenti forse troppo omogenei a parte, ma ascoltandoli l’uno di seguito all’altro dopo un po’ ci si trova avviluppati nel torpore. Nonni o non nonni, rimanendo più o meno nella stessa area stilistica preferisco i nipotini italiani Yuppie Flu.
(da Il Mucchio Selvaggio n.556 del 25 novembre 2003)

MOGWAI
Happy Songs For Happy People
* *
Il problema, forse, è che i Mogwai mi/ci hanno abituati troppo bene, con lavori di sempre alto livello e addirittura un capolavoro assoluto – Come On Die Young, ovviamente – che per un soffio non è finito nell’elenco dei nostri cento album più rappresentativi degli anni ‘90. Indipendentemente dalle legittime attese, comunque, Happy Songs For Happy People non è certo il primo disco da consigliare a chi volesse fare la conoscenza con la band scozzese, e non solo perché le nove della scaletta, più che Canzoni felici per gente felice, sono – almeno rispetto alla nostra visione del concetto di contentezza – canzoni malinconiche per gente malinconica oppure canzoni oniriche per gente onirica. Siamo d’accordo, avvolgono e cullano che è un piacere, ma nel quadro generale del repertorio dei Mogwai sono più o meno seconde scelte, frutto più di un’onesta e pur ispirata routine che non di brillanti colpi d’ala creativi. Andrà meglio la prossima volta?
(da Il Mucchio Selvaggio n.557 del 2 dicembre 2003)

EELS
Shootenanny!
***
Premessa: i miei Eels preferiti sono, e probabilmente saranno per sempre, quelli di Beautiful Freak. Però, accidenti!, quest’album è davvero bello: meno “sospeso” e più concreto di quel primo, sorprendente capolavoro del lontano 1996, ma ricco di canzoni calde ed emozionanti, che partono dal cuore di chi le ha composte e inevitabilmente arrivano ai cuori di quanti le ascoltano. Il mio è stato rapito in particolare da Lone Wolf, che mesi fa non mi aveva chissà perché rivelato appieno la sua magia e che adesso, invece, è una specie di piacevole “tormentone” per me, la mia famiglia e i miei vicini; non è l’unica, comunque: ci sono anche The Good Old Days, Love Of The Loveless, Wrong About Bobby e tanti altri splendidi esempi di cantautorato folk deviante intriso di malinconia a ricordare – Souljacker aveva un po’ incrinato le nostre certezze al proposito – che Mark Oliver Everett è un talento che può durare ancora a lungo. Evviva, evviva.
(da Il Mucchio Selvaggio n.558 del 9 dicembre 2003)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.
In “Oltre le stelle” 23: Steve Von Till, Sigur Ros, The Libertines, Badly Drawn Boy, Pearl Jam.
In “Oltre le stelle” 24: Johnny Cash, Suicide, Beth Gibbons & Rustin Man, Audioslave, The Roots.
In “Oltre le stelle” 25: Nick Cave, Jimi Tenor, Calexico, Zwan, Marlene Kuntz.
In “Oltre le stelle” 26: Go-Betweens, Massive Attack, Lou Reed, Cat Power, Stephen Malkmus.
In “Oltre le stelle” 27: Kills, Turin Brakes, White Stripes, Daniel Johnston, Wire.
In “Oltre le stelle” 28: Blur, Cody ChesnuTT, Warlocks, Arab Strap, Yeah Yeah Yeahs.

Categorie: Oltre le stelle | 2 commenti

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2 pensieri su “Oltre le stelle (29)

  1. Massimo Sarno

    Insomma , i Radiohead ti piacciono o no? A giudicare dalle tue recensioni piu` recenti , si direbbe di si`. Per quel che mi riguarda , continuo a considerarli uno dei gruppi piu` grandi in circolazione.

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