Oltre le stelle

Oltre le stelle (27)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.
KILLS
Keep Your Mean Side
* * *
Assieme a Fever To Tell degli Yeah Yeahs Yeahs, Keep Your Mean Side dei Kills è il più fresco, eccitante e godibile tra i tanti (troppi) album di debutto con i quali mi sono scontrato nella prima metà del 2003. E potrei anche chiudere qui, strafregandomene delle osservazioni di chi lo snobba rinfacciandogli le sue carenze innovative. Il punto è che il rock’n’roll è una strana bestia: può anche essere banale, prevedibile, derivativo e persino plagiatore, ma se dà la scossa – e i Kills la danno, eccome – va valutato secondo criteri diversi da quelli cui ci si affida per giudicare altri generi musicali. VV e Hotel sanno fare il loro (sporco) lavoro, e su questo non ci piove: ascoltandoli mi capita di avvertire brividi lungo la schiena e di scoprirmi a muovere il piedino o addirittura a far finta di suonare la chitarra. Insomma, it’s only rock’n’roll but I like it… e che i soliti snob, peggio per loro, la pensino pure diversamente.
(da Il Mucchio Selvaggio n.544 del 29 luglio 2003)

TURIN BRAKES
Ether Song
* *
L’edizione limitata di Ether Song è davvero splendida: appena più stretta e circa un centimetro e mezzo più alta di un normale CD, è in pesante cartoncino plastificato – apribile come certi vecchi doppi 33 giri – e contiene un libretto con i testi più un altro compact enhanced con vario materiale video. Non sono comunque stati questi pur stuzzicanti requisiti a indurmi ad aggiungere una seconda stellina all’unica assegnata mesi fa al secondo album dei Turin Brakes, ma solo la constatazione che i suoi brani sembrino ora più apprezzabili: e questo nonostante il gruppo abbia optato per una formula elettrica che, senza peraltro eccedere in ridondanze, si presenta assai più piena e ricercata rispetto alle trame eteree dell’esordio. Cambiamenti a parte, l’impressione rimane comunque quella di una band non decisiva per il rock presente e futuro. Ispirata e piacevole, certo, ma una delle tante.
(da Il Mucchio Selvaggio n.545 del 9 settembre 2003)

WHITE STRIPES
Elephant
* * * *
Ecco un gruppo che adoro sul serio, da prima che divenisse uno dei trend più imprevedibili degli ultimi anni. Invece di raccontarvi cazzate come farebbero i tanti millantatori che infestano la stampa italica ed estera, confesserò di averli scoperti davvero solo ai tempi di White Blood Cells: da allora, però, sono la mia droga, al punto di avere acquistato Elephant in formato CD nonostante già ne possedessi l’edizione in doppio vinile fornitami dalla casa discografica. Per come la vedo io, da appassionato e da critico, Jack e Meg sono una forza della natura, superiore a Strokes, Interpol, Libertines, Kills, Yeah Yeah Yeahs e compagnia schitarrante, che pure hanno tutti ottime frecce ai loro archi; e quest’album, ruvido ed eccitante più o meno come i suoi tre predecessori (questioni di gusti e comunque di sfumature), frequenta il mio stereo da oltre cinque mesi senza avermi stancato. Una cosa che, in quest’epoca dominata dell’aurea mediocritas, non accade purtroppo granché spesso.
(da Il Mucchio Selvaggio n.546 del 16 settembre 2003)

DANIEL JOHNSTON
Fear Yourself
* * *
Immagino capiterà spesso anche a voi, per esperienza diretta più che per pregiudizio, di associare istintivamente qualcuno o qualcosa a qualcun altro o qualcos’altro; beh, nella mia mente – e credo non solo nella mia – Daniel Johnston è da sempre sinonimo di eccentrico, e di quelli che per insanità mentale se la giocano con un Syd Barrett o un Roky Erickson. Non ho dunque potuto non stupirmi quando, dopo esattamente un minuto e mezzo di allucinazioni lo-fi, Fear Yourself è divenuto un disco quasi normale; e anche un bel disco di pop-rock deviato, prodotto con acume ed eleganza da Mark Linkous degli Sparklehorse ma soprattutto illuminato da autentica ispirazione compositiva. Certo, il canto di Daniel è un po’ gracchiante e lamentoso, ma non bisogna dimenticare che il Nostro vive in un suo mondo personale; sono comunque stato contento di visitarlo qualche mese fa, e mi fa ugualmente piacere di esserci ritornato ora. Devo presumere che la stessa cosa accadrà accadrà di nuovo, molte volte.
(da Il Mucchio Selvaggio n.547 del 23 settembre 2003)

WIRE
Send
* * *
È cosa ben nota che di fronte alle reunion e ai ritorni, specie se fuori tempo massimo, ho un atteggiamento molto cauto. Anzi, a dirla tutta, prima di affidare il CD al lettore mi produco in una quantità di scongiuri che è direttamente proporzionale all’ammirazione e all’affetto da me provati per il gruppo o solista in questione; e questo spiega perché, poco più un anno fa, mi sono grattato per un buon quarto d’ora prima di ascoltare l’EP Read & Burn con il quale i Wire riapparivano a sorpresa sul mercato. Ben altra è invece stata la mia predisposizione d’animo nei confronti di Send, che del suddetto EP contiene peraltro vari brani: mi attendevo un disco della Madonna e non sono rimasto deluso. E l’entusiasmo permane ancora adesso, mentre le nuove canzoni urticanti e fantasiose di questi quattro terribili cinquantenni riportano la mente e il corpo ai lontani, gloriosi giorni del Roxy Club e della Bandiera Rosa. L’urlo, da non soffocare in gola, rimane 1-2-X-U, anche venticinque/ventisei anni dopo.
(da Il Mucchio Selvaggio n.548 del 30 settembre 2003)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.
In “Oltre le stelle” 23: Steve Von Till, Sigur Ros, The Libertines, Badly Drawn Boy, Pearl Jam.
In “Oltre le stelle” 24: Johnny Cash, Suicide, Beth Gibbons & Rustin Man, Audioslave, The Roots.
In “Oltre le stelle” 25: Nick Cave, Jimi Tenor, Calexico, Zwan, Marlene Kuntz.
In “Oltre le stelle” 26: Go-Betweens, Massive Attack, Lou Reed, Cat Power, Stephen Malkmus.

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Vic Chesnutt (2007)

Sono io il primo a esserne stupito, ma a quanto pare non ho mai scritto nulla di esteso a proposito di Vic Chesnutt. In archivio ho trovato solo questo “Oltre le stelle” dedicato al suo album forse più bello, North Star Deserter; lo propongo qui a dieci anni esatti dalla morte del cantautore americano, a soli quarantacinque anni.Un disco che divide, poche storie: perché Vic Chesnutt non è certo uno leggero, perché quanti lo apprezzano nella sua veste più “convenzionale” potrebbero trovare un po’ ostico l’apporto strumentale dei Thee Silver Mt. Zion, perché – viceversa – i cultori della Constellation potrebbero non gradire particolarmente un approccio al songwriting che rimane, ed è più che comprensibile, cantautoriale. Chi entrerà, emotivamente e non solo musicalmente, in North Star Deserter, gli riconoscerà però senza dubbio la statura del capolavoro: perché dall’incontro fra due “mondi” artistici che potevano ritenersi inconciliabili sono scaturiti risultati di grande equilibrio, armonia e spessore, e perché l’intensità dei suoi dodici episodi all’insegna di atmosfere cupe e toni un po’ “lamentosi” – tendenzialmente fragili e scarni, ma a tratti accesi di deflagrante, pur misurato vigore – è di quelle che lasciano ipnotizzati, pacificati a dispetto delle inquietudini, splendidamente rapiti.
(da Il MUcchio Selvaggio n.646 del maggio 2008)

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Oltre le stelle (26)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.

GO-BETWEENS
Bright Yellow Bright Orange
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Sono convinto che il ritorno dei Go-Betweens, avvenuto qualche anno fa con il precedente The Friends Of Rachel Worth, sia stato una delle più belle cose che potessero capitare al pop-rock d’autore. Una convinzione rafforzata da questo Bright Yellow Bright Orange, che pur non inventando alcunché – ok, sarò meno duro: diciamo allora pur non uscendo dai binari di una solida tradizione – è in grado di offrire momenti di pura magia agli appassionati della miglior canzone chitarristica. Semplice e nello stesso tempo raffinatissima, e sempre estremamente suggestiva, la musica di Forster e McLennan è garanzia di profondità, grazia e buon gusto, e pretendere che sia anche nuova sarebbe forse eccessivo. Voi fate come vi pare, io me li tengo stretti.
(da Il Mucchio Selvaggio n.539 del 24 giugno 2003)

MASSIVE ATTACK
100th Window
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Gran bel disco era parso all’epoca dei primi ascolti, 100th Window, e gran bel disco rimane a qualche mese di distanza. Anzi, direi quasi che mi sembra ancor più bello, complice forse la sontuosa edizione che mi sono nel frattempo procurato: tre vinili con copertina cartonata a tre pannelli del peso complessivo di quasi un chilo. Feticismi a parte, devo ammettere che il quarto album dei Massive Attack ha saputo sorprendermi, ovviamente in positivo: sarebbe stato forse logico, alla luce dell’ormai lunga attività e di quanto accaduto in seno all’organico, attendersi un (mezzo) passo falso, e invece 3D ha saputo piazzare la zampata vincente. Guardare all’interno della Centesima Finestra è un’esperienza sicuramente elettrizzante, pur nei limiti (in quest’occasione addirittura più ampi del solito) di uno stile espressivo che invece di travolgere preferisce avvolgere. Tanto calore, in questi solchi (sì, solchi!), tanta classe e tanta ispirazione: ci fosse stato un pizzico di fisicità in più, non avrei proprio potuto evitare la quarta stellina…
(da Il Mucchio Selvaggio n.540 del 1° luglio 2003)

LOU REED
The Raven
* * *
Esiste un The Raven in versione doppio CD, con tutte le parti recitate, e un The Raven singolo, costituito (quasi) esclusivamente di canzoni: di sicuro più suggestivo, seppure assai più palloso, il primo, e più agile e godibile il secondo. Però Lou Reed meriterebbe il massimo rispetto anche se pubblicasse un album di sole scorregge, e quindi l’atteggiamento da assumere nei suoi confronti quando realizza un disco di simile valore – colto, ispirato, estroso, persino originale – può essere solo di totale deferenza. Che siano altri a dibattere su quanto possa essere labile il confine tra capolavoro “art-rock” e masturbazione intellettuale: a mio avviso, Il Corvo vola alto nella produzione loureediana, appena più in basso di Transformer, Berlin, Coney Island Baby, New York e Magic And Loss.
(da Il Mucchio Selvaggio n.541 dell’8 luglio 2003)

CAT POWER
You Are Free
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Senza alcun dubbio, l’ultimo album di Cat Power riesce a trasmettere a chi lo ascolta quel senso di libertà evocato da un titolo inequivocabile come You Are Free, e lo fa in modo estremamente diretto: la schiettezza, assieme all’intensità espressiva e alla semplicità della strumentazione usata, è del resto, da sempre, una delle migliori qualità della rockeuse americana. Potrebbe riscuotere gli stessi consensi di una Tori Amos, Chan Marshal, ma alle luci della ribalta major preferisce i chiaroscuri dell’underground nel quale è nata e cresciuta: e almeno per noi, che apprezziamo non solo le sue melodie ma anche le sue obliquità e i suoi spigoli, è certo meglio così. Vado a memoria, ma You Are Free mi sembra il lavoro più compiuto e riuscito della Nostra: la purezza lo-fi degli arrangiamenti e il magnetismo delle atmosfere bastano abbondantemente per le tre stelle, mentre l’assenza della quarta è dovuta a qualche pur piccolo eccesso di staticità. Chissà, magari il prossimo…
(da Il Mucchio Selvaggio n.542 del 15 luglio 2003)

STEPHEN MALKMUS & THE JICKS
Pig Lib
* *
Beh, sì, devo ammetterlo… le due stelline sono “di stima” per il buon Stephen, perché Pig Lib è tutt’altro che un fulmine di guerra: ascoltato o riascoltato, proprio non riesce a elevarsi da quell’aurea mediocritas che per l’ex leader dei Pavement sembrava essere irraggiungibile. Certo, Malkmus non si è trasformato all’improvviso da genio del pop deviato a mezza sega del pop convenzionalmente inteso, ma sfido chiunque abbia apprezzato/amato Slanted And Enchanted, Terror Twilight o anche Stephen Malkmus a non rimanere delusi da questi undici episodi non brutti in assoluto ma sciapini-sciapini, e comunque non all’altezza della fama di un musicista che nel passato remoto e recente ci aveva abituati a ben altro. Non è detto che si tratti di una débâcle definitiva, ma di un passo falso sì: e quindi, come tale, prescindibile, specie considerando quante migliori alternative offra il mercato. Solo per fan, ma di quelli davvero sfegatati.
(da Il Mucchio Selvaggio n.543 del 22 luglio 2003)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.
In “Oltre le stelle” 23: Steve Von Till, Sigur Ros, The Libertines, Badly Drawn Boy, Pearl Jam.
In “Oltre le stelle” 24: Johnny Cash, Suicide, Beth Gibbons & Rustin Man, Audioslave, The Roots.
In “Oltre le stelle” 25: Nick Cave, Jimi Tenor, Calexico, Zwan, Marlene Kuntz.

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Oltre le stelle (25)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.
NICK CAVE
Nocturama
* * *
C’era una cosa che non sapevo, all’epoca dei primi ascolti (e quindi della mia recensione) di Nocturama: che l’album è stato arrangiato e registrato in pochi giorni e in condizioni di totale serenità. Una circostanza che ha logicamente pesato sul mood e sull’approccio interpretativo delle canzoni, nelle quali i Bad Seeds e il loro leader appaiono – con alcune inevitabili eccezioni – meno cupi e morbosi della norma. Che ciò sia un male è tutto da dimostrare, visto anche come il disco compensa i cali di tensione con una freschezza e una classe straordinarie; stupisce, quindi, che taluni lo abbiano stroncato, rinfacciando al Nostro addirittura di non essere più quello dei Birthday Party (e ci sarebbe molto da stupirsi del contrario, visto che dallo scioglimento dei suddetti sono trascorsi vent’anni). A mio avviso, Nocturama immortala comunque un gran bel Nick Cave: al di là di ogni altra considerazione, un artista vero e non un cliché.
(da Il Mucchio Selvaggio n.534 del 20 maggio 2003)

JIMI TENOR
Higher Planes
*
Amici ben più competenti di me in materia mi avevano detto che il nuovo album di Jimi Tenor lasciava alquanto a desiderare, e quindi non mi sono preso la briga di ascoltarlo in tempo reale. L’ho fatto ora, e rilevo che avrei avuto modi migliori di investire quasi cinquantatré minuti del mio tempo: in primis perché queste forme di contaminazione trendy a sfondo jazz/black non sono proprio la mia passione, e poi perché l’album – almeno rispetto al precedente Out Of Nowhere, l’unico altro titolo dell’artista finlandese che ho in casa – scivola in modo inodore, insapore e incolore. Non provando particolare trasporto per questa musica nemmeno quando è di qualità eccelsa, non posso certo apprezzarla quando è – pur abilmente: il mestiere, a Tenor, non manca – così vicina a un esercizio di stile. Higher Planes non mi dispiace come sottofondo, a volume basso, e onestamente non mi sembra un gran complimento… ma io, su queste cose, faccio testo come semplice appassionato e non come critico.
(da Il Mucchio Selvaggio n.535 del 27 maggio 2003)

CALEXICO
Feast Of Wire
* *
Mi è successa una cosa bizzarra, con Feast Of Wire: che, al momento di riaffidarlo al lettore CD, non me lo ricordavo affatto. Non una canzone, non una nota, nulla. In compenso, ricordavo benissimo lo straordinario showcase che la band – in due, ma sembravano ventidue – ha tenuto al Big Mama di Roma per presentarlo, e devo confessare di non aver ritrovato in questi solchi la stessa magia. Ovviamente, i Calexico rimangono sempre brillanti e ispirati nel loro folk visionario (basta Black Heart, che non avrebbe sfigurato in Forever Changes dei Love, per fugare eventuali dubbi), ma più riascolto il disco e più ho l’impressione che qualcosa non funzioni. Manca magari l’effetto-sorpresa dei precedenti lavori? Oppure, si avverte la presenza di troppi “riempitivi”? O, ancora, il suono si è fatto eccessivamente levigato? Boh. Spero, con il prossimo album, di essere in grado di fornirvi una risposta.
(da Il Mucchio Selvaggio n.536 del 3 giugno 2003)

ZWAN
Mary Star Of The Sea
* *
Se non sono rimasto folgorato da Mary Star Of The Sea all’epoca del suo arrivo nei negozi, quando gli entusiasmi per la fine dell’astinenza da Smashing Pumpkins avrebbero in qualche modo dovuto pesare sul giudizio, nutrivo seri dubbi sull’eventualità di potermene innamorare al momento del riascolto: dubbi fondatissimi, poiché la prima prova degli Zwan di Billy Corgan non sembra proprio essere uno di quei dischi che migliorano “invecchiando”. Non peggiora nemmeno, però: le canzoni non hanno infatti smarrito quel loro stravagante fascino pop e quella fragranza che, in teoria sarebbe incompatibile con la ricchezza degli arrangiamenti. Alla fine, comunque, il brano più riuscito risulta essere Of A Broken Heart (l’Until I Died del CD-R diffuso mesi fa alla stampa) il più etereo e intimista della scaletta: una considerazione della quale Billy, per le sue prossime mosse, ci auguriamo vorrà far tesoro.
(da Il Mucchio Selvaggio n.537 del 10 giugno 2003)

MARLENE KUNTZ
Senza peso
* * * *
Dall’epoca dell’uscita – anzi, da quando la Virgin mi fornì la copia pre-release per scriverne la recensione – Senza peso non si è mosso dallo scaffale “strategico” vicino allo stereo: un fatto fondamentale, specie considerando come la vita media dei dischi, almeno per noi professionisti dell’ascolto, sia drammaticamente breve. Non lo frequento tutti i giorni, questo non è purtroppo possibile, e neppure lo frequento per intero, ma di quei dieci/dodici spizzichi alla settimana non riesco proprio a fare a meno; e la cosa più sorprendente è che i brani scelti cambiano sempre, a dimostrazione di una qualità globale notevolissima. L’album più godibile dei Marlene Kuntz, insomma? Sì, non c’è dubbio. E anche il più maturo, il più articolato, il più eclettico… massì, il migliore, anche se nella discografia del quartetto piemontese le classifiche di merito rimangono una questione di sfumature.
(da Il Mucchio Selvaggio n.538 del 17 giugno 2003)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.
In “Oltre le stelle” 23: Steve Von Till, Sigur Ros, The Libertines, Badly Drawn Boy, Pearl Jam.
In “Oltre le stelle” 24: Johnny Cash, Suicide, Beth Gibbons & Rustin Man, Audioslave, The Roots.

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Oltre le stelle (24)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.
JOHNNY CASH
The Man Comes Around
* * *
Tre stelle. Non so bene perché “solo” tre, visto che The Man Comes Around è finito pure tra i miei quindici album preferiti dello scorso anno, ma ho l’impressione che assegnandogli la quarta farei un torto ad altri titoli della tetralogia su American Recordings, oppure ai capolavori dei ‘60 che gli sono – seppur di poco – superiori. Sfumature a parte, l’Uomo in nero fa categoria a sè: un maestro assoluto di stile, una voce inimitabile per timbrica e carisma, una capacità rarissima per la scrittura delle proprie canzoni e per la scelta di quelle altrui. Monumento vivente – si spera ancora a lungo, nonostante i segnali non siano granché incoraggianti – del suono d’oltroceano, e papà (nonno?) dell’American Gothic, Johnny Cash sa ipnotizzare, stregare, impietrire: teniamocelo stretto, perché non ce ne potranno essere altri come lui. Mai più, purtroppo.
(da Il Mucchio Selvaggio n.529 del 15 aprile 2003)

SUICIDE
American Supreme
* * *
Destino per certi versi amaro, quello dei Suicide: come tutti gli artisti che debuttano con un album davvero epocale, sono condannati a vivere il resto della loro carriera con la concreta prospettiva di non riuscirsi a ripetere ai medesimi livelli. Questo è ciò che è accaduto ad Alan Vega e Martin Rev, che dopo il favoloso esordio omonimo del 1977 – elettronica minimale suonata con approccio punk: un must assoluto – hanno vagato tra prove solistiche e in coppia più o meno convincenti. A venticinque anni di distanza, American Supreme è, finalmente, un altro Signor Disco: non cruciale, ma ricco di ispirazione e di profondità come mai avrei creduto possibile per due, diciamolo, reduci. Al primo ascolto mi ha sorpreso, al secondo mi ha intrigato, al terzo mi ha conquistato; e oggi, a cinque mesi di distanza, la sua elettronica dal volto (dis)umano mi sembra forse ancor più bella.
(da Il Mucchio Selvaggio n.530 del 22 aprile 2003)

BETH GIBBONS & RUSTIN MAN
Out Of Season
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Ho ascoltato Out Of Season solo ora, allo scopo di scrivere queste righe: all’epoca dell’uscita non l’ho ricevuto in promozione e sinceramente non sono stato nemmeno sfiorato dall’idea di comprarlo, perché sono già pieno di dischi da sentire per lavoro e non mi andava di spendere venti euro per un CD che aveva ottime possibilità di rimanere sigillato. Con il senno di poi posso affermare che sarebbe stato un investimento da effettuare, dato che l’album è davvero bello: malinconico ma non opprimente, raffinato ma non artificioso, minimale ma non povero. Prezioso soprattutto negli ottimi arrangiamenti e in una voce di quelle che lasciano un segno profondo nei cuori: persino nel mio, al quale le canzoni dei pur bravissimi Portishead non hanno mai provocato particolari sussulti.
(da Il Mucchio Selvaggio n.531 del 29 aprile 2003)

AUDIOSLAVE
Audioslave
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C’è qualcosa che mi ha colpito, a proposito degli Audioslave: il livore con il quale taluni colleghi si sono accaniti, chissà perché, contro il loro esordio. Una durezza ingiustificata per un disco il cui solo “torto” è muoversi con passo sicuro sulla strada di un hard-rock che più classico non si può. Al supergruppo americano non chiedevo nulla più che valide canzoni suonate con energia, sentimento e classe, e sono stato esaudito al di là delle mie più ottimistiche previsioni. Non penso di non avere mai capito un cazzo del rock né di esserne ossessionato e feticista, ma Audioslave – al di là delle sue carenze di spunti innovativi – mi è parso proprio bello; e proprio bello mi sembra ancora, a cinque mesi dal primo ascolto, al punto di indurmi a confermare le quattro stelle. In barba a quanti lo accusano di manierismo se non addirittura di plastificazione.
(da Il Mucchio Selvaggio n.532 del 6 maggio 2003)

THE ROOTS
Phrenology
* *
Un altro album che non possedevo, Phrenology, e che quindi all’epoca non avevo votato nelle Stelle. La richiesta di un breve commento per questa rubrica mi ha spinto a procurarmelo, facendomi scoprire un Signor Disco e una band di moderna black music (a 360°, seppure con l’hip hop come ingrediente principale) di sicuro più concreta e interessante rispetto alla media. Chi mi conosce lo sa: non sono un grande appassionato di questi suoni e quindi il mio giudizio lascia un po’ il tempo che trova, ma i Roots mi sembrano abbastanza abili, eclettici e ispirati da piacere anche a quanti sono di norma sintonizzati su altre frequenze. Bravi, insomma. E quasi geniale l’idea di intitolare uno degli episodi – un fulmineo ma efficace hardcore punk, messo lì in scaletta a fare non si sa bene cosa – solo con sette punti esclamativi…
(da Il Mucchio Selvaggio n.533 del 13 maggio 2003)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.
In “Oltre le stelle” 23: Steve Von Till, Sigur Ros, The Libertines, Badly Drawn Boy, Pearl Jam.

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