Oltre le stelle

Oltre le stelle (34)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.

AIR
Talkie Walkie
* * *
Francesi, fighetti, trendy, lontanissimi dal rock’n’roll: sulla carta, gli Air dovrebbero starmi mostruosamente sulle palle. Invece, incredibile!, mi piace parecchio ascoltarli, anche se alla lunga gli attributi di cui sopra me li sfiancano un tantino e anche se sono convinto che la dote che più di ogni altra ha loro consentito di affermarsi, ai livelli che ben sappiamo, non sia di natura artistica ma abbia a che vedere con ciò che elegantemente si definisce opportunismo (e, volgarmente, ruffianeria o paraculaggine). L’esordio Moon Safari, a mio avviso, non si batte, ma con tutto quello che è venuto dopo (vendite comprese) è destinato a rimanere irripetibile; quindi tanto vale godersi quello che hanno da offrire qui in Talkie Walkie, che è comunque (molto) piacevole anche se è un po’ troppo, come dire?, rigido e “perfettino”. E anche se i Nostri sono francesi, fighetti, trendy e lontanissimi dal rock’n’roll.
(da Il Mucchio Selvaggio n.580 del 25 maggio 2004)

SOPHIA
People Are Like Seasons
* * * *
Capisco quelli che adorano Robin Proper-Sheppard, e – con qualche sforzo – capisco anche quelli che affermano che il musicista americano dovrebbe, a ogni suo CD, allegare una carriola per il trasporto delle parti basse inevitabilmente (?) ingigantitesi in seguito all’ascolto. Io, però, non la penso certo come questi ultimi, al punto che le tre stelle assegnate in gennaio a People Are Like Seasons sono nel frattempo divenute quattro: per lo più semplici e fragili, eppure pesantissime a livello emotivo, le canzoni di questo disco sono infatti riuscite a farsi amare sempre più a ogni nuova frequentazione, rendendosi via via quasi indispensabili, e in qualche caso – citerei l’iniziale Oh My Love, strategicamente posta in avvio di scaletta – del tutto indispensabili. Tanto che il lettore CD le pretende quotidianamente.
(da Il Mucchio Selvaggio n.581 dell’1 giugno 2004)

AL GREEN
I Can’t Stop
* * * *
Due anni fa, Don’t Give It Up On Me di Solomon Burke aveva infiammato parecchi animi; compreso, stranamente, il mio, che difficilmente subisce il fascino di dischi di soul e R&B usciti dopo i primi ‘70. Mai, quindi, mi sarei aspettato che così presto un altro album classicamente black di fresca uscita mi avrebbe rapito il cuore. Oddio, forse quello di Burke era meno classico di questo, ma non è il caso di fare questioni di lana caprina: quel che conta è che il nuovo (capo)lavoro di Al Green emana da ogni nota talento, carisma, gusto e sensualità, riportando a giorni che non ci sono più e che mai più, purtroppo, torneranno. In omaggio a quei tempi leggendari, I Can’t Stop l’ho comprato in vinile: doppio e con tre canzoni per lato, con l’unico neo dell’assenza della copertina apribile. E vedere la puntina scorrere sui solchi fa godere ancora di più.
(da Il Mucchio Selvaggio n.582 dell’8 giugno 2004)

VERDENA
Il suicidio dei samurai
* * * *
Oltre alla musica – la musica, più che le canzoni, che pure ci sono – dei Verdena mi piacciono molto la spontaneità e l’esuberanza: fanno quello che gli pare e non si preoccupano più di tanto di cercare di nascondere o ammorbidire tale modus operandi. Si sono comportati così anche in questo loro terzo album, che pure è il più “pop” (con le virgolette del caso) di una carriera discografica incredibilmente vissuta solo in ambito major: un album “fuori”, o se preferite stoned, che se ne sbatte delle regole di mercato e suona potente, insinuante, creativo. Poi, è ovvio, Il suicidio dei samurai può anche lasciare tiepidini o non piacere affatto, ma posso affermare con certezza è che di giovani gruppi italiani così credibili nel proprio essere rock a tutti i livelli, in cinque lustri di devozione alla causa, ne ho conosciuti davvero pochi. Peccato che parte di coloro che si accostano ai tre ragazzini terribili lo facciano con le orecchie ben foderate di pregiudizi.
(da Il Mucchio Selvaggio n.583 del 15 giugno 2004)

AUF DER MAUR
Auf Der Maur
* * * *
Contrariamente a quel che affermano i detrattori, ritengo che il notevole hype creatosi attorno all’esordio solistico di Melissa non sia – almeno, non più di tanto – dovuto a quelle doti estetiche che la fanciulla non si è peraltro certo preoccupata di nascondere. Sciocco, insomma, liquidare la faccenda con la solita, vecchia battuta (sessista) a base di peli e buoi, specie considerando come l’ascolto di Auf Der Maur continui a regalare ottime vibrazioni e come l’affascinante canadese abbia offerto anche dal vivo – al di là di qualche limite canoro – eloquenti attestati del proprio valore. Certo, le rivoluzioni sonore sono di casa altrove (dove? Chi lo sa, per favore, me lo dica…), ma nell’ambito del rock al femminile più o meno classico album di questo livello sono merce rara. Confermo le quattro stelle, e programmo repeat all. E poi (ri)passo a Polly Paulusma.
(da Il Mucchio Selvaggio n.584 del 22 giugno 2004)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.
In “Oltre le stelle” 23: Steve Von Till, Sigur Ros, The Libertines, Badly Drawn Boy, Pearl Jam.
In “Oltre le stelle” 24: Johnny Cash, Suicide, Beth Gibbons & Rustin Man, Audioslave, The Roots.
In “Oltre le stelle” 25: Nick Cave, Jimi Tenor, Calexico, Zwan, Marlene Kuntz.
In “Oltre le stelle” 26: Go-Betweens, Massive Attack, Lou Reed, Cat Power, Stephen Malkmus.
In “Oltre le stelle” 27: Kills, Turin Brakes, White Stripes, Daniel Johnston, Wire.
In “Oltre le stelle” 28: Blur, Cody ChesnuTT, Warlocks, Arab Strap, Yeah Yeah Yeahs.
In “Oltre le stelle” 29: Marilyn Manson, Radiohead, Grandaddy, Mogwai, Eels.
In “Oltre le stelle” 30: Thrils, Mars Volta, Kings Of Leon, The Coral, Neil Young.
In “Oltre le stelle” 31: Warren Zevon, Josh Rouse, Kraftwerk, Muse, Joe Strummer.
In “Oltre le stelle” 32: A Perfect Circle, Robert Wyatt, Belle And Sebastian, Outkast, Frankie HI-NRG MC.
In “Oltre le stelle” 33: Twilight Singers, Ryan Adams, Oi Va Voi, Damien Rice, Isobel Campbell.

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Oltre le stelle (33)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.
TWILIGHT SINGERS
Blackberry Belle
* * *
Può capitare, nel nostro lavoro: si ascolta un album del quale non si è “costretti” a scrivere (quindi, con un pizzico di attenzione in meno al paragone con quelli sui quali si deve lavorare per davvero) e ci si convince che valga, diciamo, due stelle: già, perché anche alla bravura di uno come Greg Dulli è possibile abituarsi fino a darla per scontata e quindi a sottovalutarla. Può in seguito accadere di assistere a un concerto dei Twilight Singers, e di rimanerne colpiti al punto di voler riassaggiare l’album… riscoprendolo più bello, più intenso, più importante. Mi sarò lasciato suggestionare, ma questo è ciò che mi è accaduto con Blackberry Belle, che rimane preferibile in veste live – più asciutta: in studio tende invece maggiormente al lezioso, accentuando certe somiglianze con gli Smashing Pumpkins – ma che comunque affascina e appassiona. Non come i vecchi e gloriosi Afghan Whigs, ma pretenderlo sarebbe forse eccessivo.
(da Il Mucchio Selvaggio n.575 del 20 aprile 2004)

RYAN ADAMS
Rock’n’Roll
*
Dovevo essere davvero di ottimo umore, a novembre, per assegnare ben due stelle a Rock’n’Roll. Oppure il mio giudizio è stato offuscato da quel venti per cento di canzoni di buon livello comunque presenti in scaletta (una su tutte, la secca e fulminea Note To Self: Don’t Die) o dalla constatazione che Ryan Adams potrebbe essere un grande ma forse, semplicemente, non lo vuole. Una cosa, però, si può affermare con sicurezza: al di là della gradevolezza delle melodie e dell’efficacia dei riff, nel settore del pop-rock americano di derivazione roots escono ogni anno centinaia di dischi più compiuti, motivati e validi di questo, che inoltre irrita con i suoi sfacciati tentativi di strizzare un occhio al pubblico dei cultori delle radici e del songwriting di classe e l’altro a quello delle radio e delle charts. Quasi quasi, a questo punto, di Adams mi è più simpatico il Bryan, che fa cacare di più ma è anche più coerente.
(da Il Mucchio Selvaggio n.576 del 27 aprile 2004)

OI VA VOI
Laughter Through Tears
* *
Al tempo delle prime frequentazioni, sul finire dell’anno scorso, l’esordio degli Oi Va Voi mi era parso piuttosto intrigante, sul piano dell’estetica musicale e della forza d’impatto emotiva. Un giudizio lusinghiero che però non regge alla prova degli ascolti prolungati, visto come Laughter Through Tears non riesca, una volta esaurito il (piacevolissimo) effetto-sorpresa, a evocare le stesse suggestioni; rimane la forma, certo, e rimane anche la sostanza di un sound ricco di influenze, ma né l’una e né l’altra sembrano essere decisive ai fini della classificazione del disco tra le pietre miliari invece che, semplicemente fra i tanti lavori carini che (sovr)affollano il settore del moderno pop-rock contaminato. In fondo non mi dispiacciono, gli Oi Va Voi, pur trovandoli un po’ troppo manierati e non sempre efficaci nel songwriting… ma da qui a consigliarli a chiunque ce ne passa, parecchio.
(da Il Mucchio Selvaggio n.577 del 4 maggio 2004)

DAMIEN RICE
O
* * *
Ci ho messo un po’, a procurarmi l’esordio di Damien Rice: nonostante l’accurata descrizione (e le quattro stelle) del Vignola, pensavo al solito cantautore prescindibilissimo, di quelli che si ascoltano “per conoscenza” una sola volta e si abbandonano poi a prender polvere. Beh, mi sbagliavo: O non è un disco originalissimo ma ha tutte le carte in regola per conquistare in modo profondo e duraturo, forte di un folk-pop leggiadro e intenso (e a tratti un po’ tedioso, ma tant’è…) che pur seguendo schemi risaputi sa regalare emozioni genuine e persino qualche (piccola) sorpresa. Certo, i riferimenti a Jeff Buckley e Nick Drake sembrano esagerati, anche se in effetti il malinconico irlandese ricorda il primo nella voce e il secondo nelle atmosfere: quel che conta è che l’album sia bello. E bello lo è: forse addirittura il più bello, almeno in quest’ambito stilistico, tra quelli pubblicati da un bel pezzo nelle isole britanniche. Chi ritiene che sia un primato da poco, cominci pure a contare.
(da Il Mucchio Selvaggio n.578 dell’11 maggio 2004)

ISOBEL CAMPBELL
Amorino
* *
C’è una dote che più di ogni altra spicca, almeno a mio avviso, in questo primo vero debutto in proprio della ex cantante dei Belle And Sebastian: la piacevolezza. Amorino è infatti un album di quelli che – se ascoltati mentre si svolgono altre attività – si lasciano inevitabilmente scorrere fino al termine della scaletta. I suoi limiti possono magari venir fuori approcciandolo in maniera diversa, cioè pretendendo qualcosa di più di un gradevole accompagnamento: è allora che la vocina leggera di Isobel e le aggraziate strutture musicali di sfacciato gusto Sixties si rivelano alla lunga un tantino monotone, anche se la Nostra fa del suo meglio per vivacizzarle e conquistare maggiore attenzione. Comunque, un dischetto in buon equilibrio fra il sofisticato e il naïf, in grado di regalare attimi di autentico incanto. Ma solo se assunto a piccole dosi.
(da Il Mucchio Selvaggio n.579 del 18 maggio 2004)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.
In “Oltre le stelle” 23: Steve Von Till, Sigur Ros, The Libertines, Badly Drawn Boy, Pearl Jam.
In “Oltre le stelle” 24: Johnny Cash, Suicide, Beth Gibbons & Rustin Man, Audioslave, The Roots.
In “Oltre le stelle” 25: Nick Cave, Jimi Tenor, Calexico, Zwan, Marlene Kuntz.
In “Oltre le stelle” 26: Go-Betweens, Massive Attack, Lou Reed, Cat Power, Stephen Malkmus.
In “Oltre le stelle” 27: Kills, Turin Brakes, White Stripes, Daniel Johnston, Wire.
In “Oltre le stelle” 28: Blur, Cody ChesnuTT, Warlocks, Arab Strap, Yeah Yeah Yeahs.
In “Oltre le stelle” 29: Marilyn Manson, Radiohead, Grandaddy, Mogwai, Eels.
In “Oltre le stelle” 30: Thrils, Mars Volta, Kings Of Leon, The Coral, Neil Young.
In “Oltre le stelle” 31: Warren Zevon, Josh Rouse, Kraftwerk, Muse, Joe Strummer.
In “Oltre le stelle” 32: A Perfect Circle, Robert Wyatt, Belle And Sebastian, Outkast, Frankie HI-NRG MC.

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Oltre le stelle (32)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.
A PERFECT CIRCLE
Thirteenth Step
* * *
Alcuni mesi fa, ai tempi della prima assegnazione delle stelle, sono stato quello che ha trattato Thirteenth Step con maggiore benevolenza, ma spero – anche se ci credo pochino – che i colleghi qui (ri)chiamati al voto abbiano anche in parte rivalutato questo disco. Un disco che non è magari un capolavoro epocale, ma che per quanto riguarda l’ispirazione di scrittura, l’evocatività e la diversità da quanto oggi si ascolta in giro non teme granché i confronti, nell’ambito ufficiale così come in quello alternativo. Sì, qualcosa suona un po’ troppo magniloquente e a tratti affiorano tracce di onanismo, ma i musicisti coinvolti vantano tutti una notevole creatività e le canzoni posseggono senza dubbio un loro fascino. Non proprio una “o” di Giotto, insomma, ma sicuramente neppure un ovale sbilenco… e per un supergruppo, per giunta così particolare, non è un risultato da poco.
(da Il Mucchio Selvaggio n.570 del 16 marzo 2004)

ROBERT WYATT
Cuckooland
* * *
Non faccio alcuna fatica a comprendere le ragioni di quanti, a dispetto della sua leggerezza strutturale, considerano la musica di Robert Wyatt pesante: apprezzarne o meno le delicate alchimie elettroacustiche e il singolarissimo approccio canoro è infatti questione di sensibilità, di predisposizioni, di sintonie istintive. Confesso però che il mio sincero e incondizionato sostegno all’ex Soft Machine deriva più dalla stima per l’artista e l’uomo che dal trasporto emotivo per le sue composizioni, certo ricche di eleganza ed evocatività ma un po’ povere di… sangue, ecco: una caratteristica che si ripropone in questo peraltro eccellente Cuckooland, che trovo notevole sul piano dell’estetica e dell’intensità ma che proprio non mi riesce di amare fino in fondo. Un problema mio, in ogni caso, perché si tratta di uno dei capitoli migliori della produzione di un personaggio davvero al di sopra: delle categorie, così come della mediocrità più o meno aurea che purtroppo ci circonda.
(da Il Mucchio Selvaggio n.571 del 23 marzo 2004)

BELLE AND SEBASTIAN
Dear Catastrophe Waitress
* * *
Pur consapevole che gli ultrà del gruppo scozzese potrebbero per questo detestarmi, butto lì quella che alle mie orecchie appare come una realtà inconfutabile: i Belle And Sebastian non sono più gli stessi di un tempo, nel senso che la loro formula è oggi un po’ più “scontata” e meno magica. I loro standard qualitativi, però, rimangono sempre molto elevati, e ogni loro album contiene quella manciata di canzoni fantastiche che lo rendono speciale: in questa circostanza, a mio avviso la solenne ma non ridondante title track, l’incantesimo folk di Piazza, New York Catcher e quella gemma quasi-Love intitolata Wrapped Up In Books. Ma bastano, tre soli brani, a fare grande un disco? Se i brani sono come questi, la risposta non può che essere affermativa; comunque, Dear Catastrophe Waitress ne contiene altri nove che hanno le carte in regola per essere considerati incantevoli…
(da Il Mucchio Selvaggio n.572 del 30 marzo 2004)

OUTKAST
Speakerboxx/The Love Below
* * *
Cinque mesi fa mi sono accostato al nuovo Outkast avendo nelle orecchie la raccomandazione del Cilìa e gli echi del per me stupefacente esordio di Cody ChesnuTT: abbastanza per rimanere un po’ suggestionato – si sa, non sono un profondo conoscitore di musiche black, e quindi il mio grado di apprezzamento dei dischi di quest’area dipende anche da cause esterne – e valutare l’imponente doppio cd sulla base dell’iniziale entusiasmo, peraltro giustificato dalla varietà delle strutture, dall’estro messo in luce in fase interpretativa, dai mille dettagli di un lavoro sembrato da subito assai stimolante. A distanza di quasi mezzo anno, non mi vergogno di ammetterlo, Speakerboxx/The Love Below non mi ha colpito con la stessa intensità: nel suo genere rimane un capolavoro di eclettismo, creatività e classe, ma al riascolto la sensazione di piacere si è un po’ attutita. Questo non mi è accaduto, invece, con ChesnuTT. Vorrà dire qualcosa? Non so. Le stelle rimangono comunque tre, ma solo per questioni di testa e non di pancia.
(da Il Mucchio Selvaggio n.573 del 6 aprile 2004)

FRANKIE HI-NRG MC
Ero un autarchico
* * * *
A prescindere dai risultati, gente come Frankie meriterebbe una statua equestre solo per il fatto di pubblicare un album ogni sei anni: in un mercato che come l’attuale è reso infrequenatbile da migliaia di uscite pretestuose, è bello verificare che c’è ancora chi crede nella necessità di parlare quando si hanno davvero cose da dire e non solo per fare atto di presenza e/o giustificare tournée e campagne di marketing. Inoltre, “particolare” non trascurabile, Ero un autarchico è il classico disco della madonna, per verve e spessore delle parole, brillantezza delle basi musicali e carisma delle interpretazioni, alla faccia di chi indica come segnali negativi i brevi (e gustosi) “siparietti” posti tra le canzoni propriamente dette. È chiaro, chi non sopporta l’hip hop (italiano e non) avrà difficoltà a digerirlo, ma tutti gli altri hanno di che godere. E io, che l’hip hop addirittura lo preferisco in italiano, sono tra questi ultimi.
(da Il Mucchio Selvaggio n.574 del 13 aprile 2004)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.
In “Oltre le stelle” 23: Steve Von Till, Sigur Ros, The Libertines, Badly Drawn Boy, Pearl Jam.
In “Oltre le stelle” 24: Johnny Cash, Suicide, Beth Gibbons & Rustin Man, Audioslave, The Roots.
In “Oltre le stelle” 25: Nick Cave, Jimi Tenor, Calexico, Zwan, Marlene Kuntz.
In “Oltre le stelle” 26: Go-Betweens, Massive Attack, Lou Reed, Cat Power, Stephen Malkmus.
In “Oltre le stelle” 27: Kills, Turin Brakes, White Stripes, Daniel Johnston, Wire.
In “Oltre le stelle” 28: Blur, Cody ChesnuTT, Warlocks, Arab Strap, Yeah Yeah Yeahs.
In “Oltre le stelle” 29: Marilyn Manson, Radiohead, Grandaddy, Mogwai, Eels.
In “Oltre le stelle” 30: Thrils, Mars Volta, Kings Of Leon, The Coral, Neil Young.
In “Oltre le stelle” 31: Warren Zevon, Josh Rouse, Kraftwerk, Muse, Joe Strummer.

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Oltre le stelle (31)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.
WARREN ZEVON
The Wind
* * * *
Difficile che sul giudizio finale a proposito di The Wind non pesi in qualche misura la tragica fine del suo autore, ed è giusto che sia così: insomma, se un musicista in punto di morte inserisce nel disco che sarà il suo testamento artistico una cover di Knocking On Heaven’s Door (e non solo: i testi sono pieni di riferimenti sereni anche se malinconici alla situazione), per non commuoversi bisogna essere vegetali o minerali. Sì, d’accordo, ma quanto vale questa emozione? A mio avviso, al massimo una mezza stellina: perché l’ultimo album di Warren Zevon è davvero bello, carico di sentimento, curato in ogni dettaglio e intensissimo sul piano ispirativo. Certo, per chi segue con assoluto rigore le logiche indie e/o alternative la sua classicità stilistica potrebbe essere un problema, ma gli altri avranno di che star bene. Seppure con gli occhi inumiditi dalle lacrime.
(da Il Mucchio Selvaggio n.565 del 10 febbreio 2004)

JOSH ROUSE
1972
* *
Dipenderà magari anche dal fatto che il 1972 è l’anno in cui ho iniziato a interessarmi seriamente di musica (che volete farci, invecchiando si diventa più sentimentali), ma a quest’album mi sono un po’ affezionato; e questo nonostante le sue trame sonore siano decisamente leggere e forse troppo calligrafiche nel loro tentativo di rievocare il periodo storico esplicitamente celebrato dal titolo. Alla prova del riascolto, il disco risulta ancora godibile e paradossalmente fresco, grazie a canzoni che non inventano nulla (ma proprio nulla…) ma mettono in mostra una felice ispirazione: molto più mainstream che indie, ma comunque non per questo superficiale o loffio, Josh Rouse è il perfetto easy listening di classe – e di sostanza, non solo di forma – per ogni rockista impenitente. E a piccole dosi, sapete, serve anche quello.
(da Il Mucchio Selvaggio n.566 del 17 febbraio 2004)

KRAFTWERK
Tour de France Soundtracks
* * *
Non so cosa capiti a voi, ma per quanto mi riguarda la troppa attesa di un disco porta, una volta ottenuto l’agognato oggetto del desiderio, a una delusione. Non è un rigido principio matematico, ma quasi; e con i diciassette anni trascorsi da Electric Cafe (un buon disco ma non proprio una pietra miliare, tra l’altro), penso che solo i fan più accecati dalla devozione pensavano che i manichini teutonici non avrebbero rifilato un “pacco” clamoroso. Tour de France Soundtracks è stato invece una bella sorpresa: non da togliere il fiato, visto che i Kraftwerk del 2003 non vantano fra le loro doti l’imprevedibilità, ma in grado di appassionare quanti apprezzano la classica elettronica minimale della band, a base di ritmi ipnotici, voci aliene filtrate che scandiscono più che cantare e suggestivi incontri fra pop e quella che un tempo si sarebbe definita avanguardia. Un buon album, dunque; verrebbe da chiedersi, vista la sua indole passatista, se a spingere i suoi autori a realizzarlo sia stata la nostalgia, il bisogno di denaro o la voglia di “protagonismo”… ma siamo sicuri che non sarebbe una domanda oziosa?
(da Il Mucchio Selvaggio n.567 del 24 febbraio 2004)

MUSE
Absolution
* * *
Poveri Muse: ero convinto che, alla resa dei conti, Absolution avrebbe fatto la sua figura tra i migliori dischi del 2003, e invece si è dovuto accontentare del diciottesimo posto: d’altronde persino io, seppure per un soffio, non sono riuscito a farlo entrare tra i miei quindici. Al di là di ciò, ritengo che Matthew Bellamy e soci soffrano in qualche modo aspetti come l’hype, la popolarità presso i giovanissimi, l’aver fornito l’accompagnamento allo spot di un profumo e la loro propensione al kitsch di queeniana memoria (una cosa, quest’ultima, che ben pochi rockettari sono disposti a tollerare). Però, anche se musicalmente pletorici, i tre ragazzi scrivono buone canzoni e vantano uno stile personale, requisiti talmente rari da meritare comunque un plauso. Non so come giustificarmi, visto che alla luce delle mie inclinazioni dovrebbero farmi schifo, ma a me i Muse continuano a piacere, pur con la loro solennità e il loro forse discutibile senso del (melo)dramma.
(da Il Mucchio Selvaggio n.568 del 2 marzo 2004)

JOE STRUMMER & THE MESCALEROS
Streetcore
* * *
Lo so, siamo d’accordo, stilare certe graduatorie è tutt’altro che bello. Se però un paio d’anni fa fossimo stati costretti a compilare una lista di musicisti che assolutamente non avremmo voluto vedere andare anzitempo al creatore, di sicuro il nome di Joe Strummer sarebbe stato uno dei primi a esservi trascritto… anche se il suo ultimo disco davvero bello risaliva al 1982 (per inciso, era Combat Rock dei Clash). E questo perché Strummer era… Strummer, cazzo. Autore di canzoni straordinarie e figura-simbolo di un rock che, lo si afferma senza retorica ma con tanto rimpianto, non esiste né potrà esistere mai più. Nella tragedia che ha colpito il nostro mondo il 22 dicembre del 2002, c’è una sola nota positiva: che Joe, prima di andarsene, sia riuscito a fissare su nastro un tot di materiale, seppure non all’altezza della sua leggenda, (più che) abbastanza valido da onorarne degnamente la memoria. Ovvero, Il materiale raccolto in quest’album, incompiuto finché si vuole e anche un po’ raffazzonato, ma vivo.
(da Il Mucchio Selvaggio n.569 del 9 marzo 2004)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.
In “Oltre le stelle” 23: Steve Von Till, Sigur Ros, The Libertines, Badly Drawn Boy, Pearl Jam.
In “Oltre le stelle” 24: Johnny Cash, Suicide, Beth Gibbons & Rustin Man, Audioslave, The Roots.
In “Oltre le stelle” 25: Nick Cave, Jimi Tenor, Calexico, Zwan, Marlene Kuntz.
In “Oltre le stelle” 26: Go-Betweens, Massive Attack, Lou Reed, Cat Power, Stephen Malkmus.
In “Oltre le stelle” 27: Kills, Turin Brakes, White Stripes, Daniel Johnston, Wire.
In “Oltre le stelle” 28: Blur, Cody ChesnuTT, Warlocks, Arab Strap, Yeah Yeah Yeahs.
In “Oltre le stelle” 29: Marilyn Manson, Radiohead, Grandaddy, Mogwai, Eels.
In “Oltre le stelle” 30: Thrils, Mars Volta, Kings Of Leon, The Coral, Neil Young.

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Oltre le stelle (30)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.THE THRILLS
So Much For The City
* *
Mente sapendo di mentire, chi afferma che l’apprezzamento di un disco non dipende anche dall’umore: ve lo dice uno che adesso come adesso, con gli zebedei che girano come pale di elicottero, trova So Much For The City addirittura irritante. Però, visto che oggi persino Pet Sounds mi sembra – ho fatto la prova, sia chiaro – di una stucchevolezza insopportabile, il problema deve risiedere nel mio animo tormentato dai rodimenti, e non c’è dunque da farne una colpa alla più californiana delle band irlandesi; i Thrills sono infatti, e con un pizzico di obiettività non si può non rilevarlo, una band carina, ispirata, abile nel dipingere acquerelli pop-rock dalle tinte tenui. Perché solo due stelle, allora? No, gli zebedei ruotanti non c’entrano nulla: è solo che assegnandone di più mi sentirei disonesto, considerato come questi dodici brani (ghost track compresa) mi scivolino addosso tra impressioni di “già sentito” e un senso di torpore non proprio stimolante. Ma forse il mio parere non è attendibile, avendo al momento come “disco che non riesco a togliere dallo stereo” il Raw Power nel mixaggio riveduto e corretto da Sua Iguanità James Osterberg.
(da Il Mucchio Selvaggio n.559 del 16 dicembre 2003)

MARS VOLTA
De-Loused In The Comatorium
* *
Mesi fa, quando ancora vigeva la vecchia valutazione, a De-Loused In The Comatorium assegnai una sola stellina: a mio avviso, il “mah!” era magari un po’ irriguardoso nei confronti della sua personalità e dei suoi notevoli spunti creativi, così come il “buono” mi sembrava esagerato per un album che, a dirla con la massima sincerità, non si era limitato a lasciarmi indifferente ma mi aveva anche un po’ irritato. A rimettere le cose nella giusta prospettiva ha provveduto la nuova scala di voti: due stelle, cioè “apprezzabile”, è assolutamente perfetto. Specie dal mio punto di vista, perché non esclude che possa piacere (e infatti a taluni piace, e parecchio) ma non esclude neppure che possa far cagare. Poche storie, io con questo disco non mi ci trovo: tanto di cappello per le idee, ma potrei inserirlo tra i CD che non riesco a togliere dal lettore solo se ci rimanesse incastrato dentro.
(da Il Mucchio Selvaggio n.560 del 23 dicembre 2003)

KINGS OF LEON
Youth & Young Manhood
* *
Anche se non mi riconosco nella parte del “vecchio saggio” che sa (o crede di sapere) tutto, non mi riesce proprio di esaltarmi per questo disco: sapete, ho avuto la fortuna di seguire in tempo (più o meno) reale tanto l’epopea del southern rock originale – per capirci: dagli Allman Brothers ai Lynyrd Skynyrd – quanto il suo “revival” attuato nemmeno troppi anni fa da band come Black Crowes e Raging Slab, e la musica di questi pur bravissimi ragazzini può al massimo strapparmi un benevolo sorriso e qualche applauso sincero ma di circostanza. Non c’è però da stupirsi che i cultori del genere, così come chi ne è a digiuno, considerino Youth & Young Manhood una ventata d’aria fresca, il cui genuino impeto rock’n’roll è abbastanza coinvolgente da far passare in secondo piano il fatto che il gruppo predichi gli ideali del cosiddetto christian-rock. Un disco molto carino, non c’è dubbio, ma vedere nei Kings Of Leon una potenziale next big thing artistica e non solo commerciale mi sembra decisamente azzardato.
(da Il Mucchio Selvaggio n.561 del 13 gennaio 2004)

THE CORAL
Magic And Medicine
* * *
Sono ragionavolmente certo che il secondo album dei Coral non riuscirà a ritagliarsi uno spazio rilevante nella storia della nostra musica: non è originale e nemmeno troppo personale, non indica nuove strade da seguire (anzi: guarda decisamente indietro a quelle già battute), non vanta una qualità di songwriting così elevata da togliere il fiato. Eppure è stato “disco del trimestre” del penultimo Extra, e ha raccolto stelline a iosa: merito, a mio avviso, della notevole freschezza espositiva, figlia di un talento innato ma anche dell’esuberanza tipica dei vent’anni. Spero di sbagliarmi, ma temo che quando quest’ultima avrà lasciato il posto a una più consapevole maturità i Coral perderanno parte del loro fascino… ma intanto Magic And Medicine resta senz’altro “adorabile”, a un piccolo passo dal “formidabile”. C’è di che goderne, e non solo perché viviamo tempi di vacche emaciate.
(da Il Mucchio Selvaggio n.562 del 20 gennaio 2004)

NEIL YOUNG
Greendale
* *
A mio avviso Greendale era e resta un’occasione sprecata, una splendida idea di base – sorretta, oltretutto, da una felice verve letteraria – in buona parte rovinata dal solito approccio poco assennato al quale Neil Young ci ha da sempre abituati. Sarebbe stato così difficile, mi chiedo, vincere l’indolenza musicale che pervade il lavoro e provare a rivestire questi concetti e questi testi di arrangiamenti più vivaci e compiuti? No, ma è risaputo che il Loner canadese segue logiche tutte sue; eccoci quindi alle prese con un disco “a metà”, costruito su trame rock’n’roll sorde e drammaticamente ripetitive che addirittura appesantiscono la verbosità delle parole invece di alleggerirle. Neil Young, comunque, è sempre Neil Young, e gli si deve rispetto; ma se le stelle sono ora diventate due non è dipeso da ripensamenti sul valore di Greendale, ma solo dalla modifica dei criteri di valutazione.
(da Il Mucchio Selvaggio n.563 del 27 gennaio 2004)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.
In “Oltre le stelle” 23: Steve Von Till, Sigur Ros, The Libertines, Badly Drawn Boy, Pearl Jam.
In “Oltre le stelle” 24: Johnny Cash, Suicide, Beth Gibbons & Rustin Man, Audioslave, The Roots.
In “Oltre le stelle” 25: Nick Cave, Jimi Tenor, Calexico, Zwan, Marlene Kuntz.
In “Oltre le stelle” 26: Go-Betweens, Massive Attack, Lou Reed, Cat Power, Stephen Malkmus.
In “Oltre le stelle” 27: Kills, Turin Brakes, White Stripes, Daniel Johnston, Wire.
In “Oltre le stelle” 28: Blur, Cody ChesnuTT, Warlocks, Arab Strap, Yeah Yeah Yeahs.
In “Oltre le stelle” 29: Marilyn Manson, Radiohead, Grandaddy, Mogwai, Eels.

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