Oltre le stelle (18)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.

NEIL YOUNG
Are You Passionate?
*
Come ben sanno quanti ne conoscono nel dettaglio il lungo e frastagliato percorso artistico, Neil Young ha firmato un discreto numero di dischi brutti, forse tanti quanti i suoi capolavori: si tratta, come dire?, di un “effetto collaterale” del fare ciò che si vuole, infischiandosene delle regole e seguendo solo la propria inquieta ispirazione. In questo caso, però, il problema non è di natura stilistica, poiché Are You Passionate? presenta il Loner in una veste espressiva tutt’altro che atipica: sono proprio (quasi) tutte le canzoni a dare l’idea di compitini senz’anima, esercizi sterili che non toccano le corde del cuore e che spesso affondano nell’autocompiacimento. Sia chiaro che di fronte all’artista Neil Young sarò sempre disposto a genuflettermi, e che non credo che questa sua ultima, opaca prova sia la cartina al tornasole di una crisi irreversibile; la realtà, comunque, è che Are You Passionate? va collocato nella seconda colonna della classifica dei migliori album del Canadese, e che l’unica graduatoria nella quale potrebbe ottenere un buon piazzamento è quella delle sue copertine più orripilanti.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.497 del 30 luglio 2002

ELVIS COSTELLO
When I Was Cruel
* * *
Padronissimi di considerarmi un eretico, ma l’altro Elvis del rock non è mai stato uno dei miei artisti preferiti: sia chiaro che a casa ho almeno una dozzina di suoi album e che mi è impossibile non provare stupore ed entusiasmo di fronte al suo straordinario talento di artigiano pop, ma la musica è anche una questione di pelle ed è quindi lecito che talvolta il critico possa non trovarsi in sintonia con l’appassionato. Le due figure, però, diventano una sola per commentare When I Was Cruel, senza ombra di dubbio una delle migliori prove del Costello pop-rocker (nel senso più ampio e nobile del termine). Ispirazione, armonia e classe superiore, lasciate libere di prorompere in canzoni bellissime – mi vengono in mente Tart, Alibi e Daddy Can I Turn This?, ma ce ne sono molte altre – il cui fascino tra classico e moderno è all’occorrenza reso ancor più intrigante da brillanti tocchi di eccentricità. Applausi.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.499 del 3 settembre 2002

JON SPENCER BLUES EXPLOSION
Plastic Fang
* * *
In assoluto, e l’affermazione non vi sembri snobistica, il Jon Spencer che preferisco è quello di Now I Got Worry; e, inoltre, sono certo che le scelte di Plastic Fang siano state guidate dalla cosiddetta paraculaggine – in altre parole, dalla scaltrezza – molto più che dall’istinto. Ma non importa: al di là di ogni altra considerazione, l’attuale Blues Explosion è una macchina da rock’n’roll davvero speciale, che vanta prestazioni da Ferrari, affidabilità da Mercedes e fascino da Cadillac d’epoca; e che, pur lasciando tuonare alla grande il motore, non finisce mai la benzina. Farci una corsa è un’esperienza esaltante per tutte le generazioni, dai giovani ribelli ai vecchi appassionati rimasti orfani dei Rolling Stones di Exile On Main St.. Nel caso, è consigliata la guida in stato di ebbrezza.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.500 del 10 settembre 2002

BADLY DRAWN BOY
About A Boy
* *
Mi rincresce di non avere ancora visto il film del quale questo disco costituisce la colonna sonora, se non altro per verificarne lo spessore in rapporto alle immagini per il cui accompagnamento è stato concepito. Come semplice prodotto musicale, About A Boy non offre comunque il fianco a critiche, rivelandosi un pregevole album di pop d’autore che ha le sue armi più efficaci nella freschezza, nell’ispirazione e nell’intelligenza anche quando i brani non sono canzoni in senso stretto ma strumentali. Non sarà propriamente il secondo album del “ragazzo mal disegnato”, ma la sua galleria non manca davvero di quadretti deliziosi e/o intriganti; e se le stelline sono solo due è perché il buon Gough continua a sembrarmi – sbaglierò, ma questa è l’impressione – più un professionista abituato a lavorare con la testa che non un artigiano propenso a seguire le ragioni dell’istinto e del cuore.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.501 del17 settembre 2002

PEDRO THE LION
Control
* *
Mentirei, se affermassi di impazzire per Pedro The Lion e il suo Control. La colpa dell’apprezzamento solo parziale è forse della personalità non troppo pronunciata dell’uomo nato David Bazan, e quindi della sua relativa incapacità di costruire, facendo uso di elementi già sfruttati da altri, un proprio mondo; non tutti, come Songs: Ohia o Smog, nascono con il dono, e da quel che ho potuto constatare il Nostro, pur possedendo talento e ispirazione, si limita a proporre una sorta di compendio in chiave cantautoriale del miglior indie-pop degli ultimi quindici anni. È comunque un bravissimo artigiano, l’amico Pedro, e le sue canzoni – avvolgenti ma spigolose, oltre che caratterizzate da un inconfondibile tocco REMiano, anche nella voce – vantano senza dubbio genuinità, spessore e anima: doti importanti, certo, ma che non sempre bastano a realizzare capolavori. Fortuna che la strada per la felicità può passare anche per dischi semplicemente belli cone questo.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n. 502 del 24 settembre 2002

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.

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