Articoli con tag: punk e dintorni

Contrazione (1983-1985)

“Costituitisi nella prima metà degli anni ’80, i piemontesi Contrazione si sono distinti per la coerenza e l’impegno con i quali hanno portato avanti il proprio discorso sociopolitico, esprimendosi attraverso un hardcore punk crudo e convulso cui il particolare uso delle voci maschile e femminile conferiva una certa originalità. Estremamente radicale nella sua filosofia anti-establishment, il gruppo ha debuttato con la cassetta (poi ristampata come LP) Contr-Azione/Franti, che vede la partecipazione di Stefano Giaccone dei Franti; in seguito ha contribuito (con un brano tratto dall’album) alla raccolta P.E.A.C.E. Benefit Compilation edita dall’americana Radical e sempre nel 1985 si è sciolto contemporaneamente all’uscita del mini-LP Cineocchio! Storia e memoria (BluBus). Dopo la separazione, il bassista Gianpiero Capra ha proseguito con i Kina, mentre il cantante Sergio Tosato ha messo a frutto la sua esperienza nel campo del free punk fondando i Panico assieme all’ex Franti Vanni Picciuolo”. Così scrissi nell’Enciclopedia del Rock Italianopubblicata dalla Arcana nel 1993, e già il fatto che avessi dedicato ai Contrazione una scheda, invece di limitarmi a una noticina come di norma ho fatto con quanti vantavano una discografia esigua, la dice lunga sul valore che attribuissi alla band (che in tempo reale avevo comunque ben recensito sulle pagine del Mucchio Selvaggio).
Fa quindi piacere che Area Pirata abbia recuperato l’intera produzione ufficiale del gruppo, raccogliendola in un LP (in allegato il codice per il download) con copertina apribile (all’interno, testi e foto). L’album si intitola Cieli rossi sull’Europa, come uno dei quattordici brani che contiene, ed è acquistabile a 20 euro presso www.areapirata.com. Oppure, va da sé, nei migliori negozi specializzati.

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Gun Club (1982)

Uscito il 20 settembre 1982, il secondo LP dei Gun Club mi arrivò appena in tempo per essere recensito nel numero di novembre del defunto Mucchio Selvaggio. Lo reputo ancora oggi un capolavoro e, dunque, quanto scrissi all’epoca con tutto l’entusiasmo, la forma legnosa e un pizzico di non tanto giustificata saccenza dei miei ventidue anni non mi meraviglia affatto.

Miami
(Animal)
Abbandonata la Ruby a favore della neonata Animal Records di Chris Stein, i Gun Club tornano su vinile con il loro secondo LP, a seguire lo strepitoso debutto Fire Of Love. La conferma che tutti attendevamo è giunta puntuale e inequivocabile, giacché Miami si rivela un signor disco, valido almeno quanto il suo predecessore, e per di più ricco di interessanti innovazioni: i Gun Club, infatti, danno prova di essere notevolmente maturati, proponendo un sound più curato e policromo, complice probabilmente anche l’attenta produzione di Chris Stein.
A un primo ascolto, Miami evidenzia immediatamente le sue differenze da Fire Of Love, presentando brani nel complesso più pacati e raffinati. I Gun Club, cioè, sembrano avere parzialmente rinunciato all’aggressività e alla voluta grezzezza di molti episodi del primo lavoro a favore di una musica meno violenta, più pulita e più curata negli arrangiamenti ma sempre in grado di trasmettere sensazioni forti e affascinanti. La lezione del Gun Club, come molti di voi (spero) già sapranno, è sostanzialmente rock e si allaccia a molti differenti aspetti dell’ampia tradizione musicale statunitense: punk, rockabilly, country e psichedelia, tanto per citare qualche esempio, confluiscono come per incanto in brani di rara bellezza, nei quali la chitarra secca e graffiante di Ward Dotson domina, assieme alla voce potente e versatile di Jeffrey Lee Pierce; un impasto sonoro dove basso, batteria, steel guitar (strumento tipico del country-rock), piano, percussioni e (in un pezzo) addirittura violino fanno a gara nel costruire efficacissime armonie lanciando un “messaggio” che non può non essere recepito da chi sente sulla pelle il brivido e il feeling del r’n’r. L’album è stupendo dall’inizio alla fine e non credo che gli estimatori (numerosi, a quanto pare) di Fire Of Love avranno difficoltà ad apprezzarlo, nonostante quelle sue novità che, per quanto positive, potrebbero di primo acchito disorientare; la vena e le capacità dei Gun Club, comunque, emergono maggiormente (a mio parere) in composizioni come Carry Home, Run Through The Jungle, Watermelon Man, John Hardy (rilettura di un noto traditional) o Fire Of Love e soprattutto nella conclusiva Mother Of Earth, un capolavoro come pochi. Sì, d’accordo, Miami viene a costare la bellezza di quindici biglietti da mille, ma vi assicuro che, ora come ora, non potreste impiegare la cifra in maniera migliore. I Gun Club hanno tutte le carte in regola per riscuotere il vostro incondizionato consenso, e la presenza di Miami nella vostra discoteca di amante del rock più “vero” è per lo meno doverosa.
(da Il Mucchio Selvaggio n.58 del novembre 1982)

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D.H. Peligro (1959-2022)

Lo scorso 28 ottobre se n’è andato per sempre, a causa di un incidente domestico, Darren Henley (per tutti D.H. Peligro), storico batterista dei Dead Kennedys, ma con in curriculum numerose altre avventure musicali di rilievo. Ricordo con piacere le ore trascorse assieme a Roma, nel 1981, quando gli scattai questa foto all’interno della basilica di San Pietro: era un ragazzo molto simpatico e sono sinceramente dispiaciuto della sua prematura scomparsa, anche se da allora non mi è più capitato di incontrarlo.
Riposa in pace, Darren.

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Pionierismo (1980)

A volte, i social servono. Giorni fa un amico di Facebook, Johnny Duhamel, mi ha ringraziato per un articolo che avevo realizzato nel 1980 per la fanzine Red Ronnie’s Bazaar nel quale spiegavo nei minimi dettagli tutta la procedura per ordinare negli Stati Uniti dischi di punk e new wave editi da piccole etichette, indicando anche qualche “trucco” per evitare o almeno limitare eventuali criticità. Va da sé che della sua esistenza mi ero totalmente dimenticato; spinto dalla curiosità, ho così cercato e faticosamente ritrovato i numeri della fanzine in questione – che era fatta proprio da quel Red Ronnie lì, al tempo profondissimo conoscitore oltre che appassionato di nuove musiche e non solo: eravamo diventati amici – e mi sono messo a sfogliarli alla ricerca del pezzo. Era nell’ultimo numero e, rileggendolo, capisco perché al tempo il Johnny di cui sopra ne rimase folgorato: dove mai si potevano trovare informazioni così dettagliate utili ad appagare le bramosie di possesso di titoli che qui da noi era quasi impossibile reperire? Johnny mi ha anche invitato a recuperarlo qui sul blog in quanto testimonianza storica di un’epoca pionieristica: procurarsi certi dischi quattro decenni fa era complicato e farraginoso, roba che chiunque abbia oggi dai quarant’anni in giù non può neppure lontanamente immaginare. Adesso per far tutto bastano alcuni click stando comodamente seduti a casa, allora ci si faceva un mazzo inaudito.
Ecco allora, scansionata e dunque con tutte le nefandezze grammaticali e sintattiche del me diciannovenne o ventenne, la parte rilevante dell’articolo (prima c’era una lunga introduzione e la segnalazione ormai obsoleta di un tot di negozi che offrivano il servizio di mail order), con tanto di refuso alla fine della prima colonna: la fanzine era ovviamente di fattura artigianale e saltò una riga nella quale, secondo logica, c’era probabilmente scritto “(se) proprio vi prende la frenesia” o qualcosa di analogo.

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Rikk Agnew (1982)

Quarant’anni fa, quando ero totalmente “in fissa” per il punk californiano, uno dei protagonisti della scena da me maggiormente apprezzati era Rikk Agnew, chitarrista degli Adolescents e dei Christian Death. Immaginate quanto grande fu il mio entusiasmo alla pubblicazione – avvenne in un giorno imprecisato dell’ottobre 1982 – del suo primo LP da solista, che infatti recensii con grande spiegamento di superlativi. Oggi è ancora uno degli album di quel periodo che riascolto più spesso; ci trovo qualche difettuccio che al tempo non riscontrai, ma nel complesso i suoi brani mi paiono quasi tutti ancora eccezionali.

All By Myself
(Frontier)
“Tutto da solo”, informa il titolo dell’album, e in effetti Rikk Agnew mantiene le promesse di tale enunciazione componendo tutti i brani, suonando tutti gli strumenti, cantando e producendosi in sodalizio con Thom Wilson. A parte la curiosità che un lavoro così concepito poteva suscitare, ci si chiedeva che tipo di sound Agnew avrebbe proposto: punk elaborato e trascinante alla Adolescents, atmosfere cupe e demoniache alla Christian Death (le due band più note in cui il chitarrista ha militato), oppure qualcosa di ancora diverso? Tali interrogativi, per fortuna, non sono di quelli che restano insoluti: basta un ascolto del disco per trovarvi risposta, e per scoprire anche di cosa e realmente capace Rikk nel momento in cui, libero dalle costrizioni che l’essere parte di un gruppo inevitabilmente impone, decide di fare tutto da sé. Il risultato, è bene dirlo subito, è positivo oltre ogni previsione: All By Myself comprende infatti dieci tracce quasi sempre eccellenti, basate in linea di massima sugli schemi tipici del miglior punk californiano più o meno melodico e arricchite da soluzioni un po’ atipiche per il genere ma comunque, nel contesto, azzeccatissime. I brani sono in generale piuttosto veloci e violenti (non mancano peraltro deviazioni verso il pop), impostati alla Adolescents ma più raffinati negli arrangiamenti, con l’aggiunta di qualche intervento di tastiere. Oltre a dimostrarsi polistrumentista di talento, Agnew rivela anche doti canore non indifferenti, riuscendo a sfruttare al meglio la sua voce potente e non roca come quelle di moltissimi cantanti punk; della perizia compositiva sarebbe inutile parlare in quanto già ampiamente dimostrata in pezzi come No Way, Creatures e Kids Of The Black Hole, capolavori del LP degli Adolescents, ma O.C. Life, 10, One Shot o Falling Out sono alla loro altezza. Disco imperdibile in tutti i sensi, che non smetterà facilmente di esaltarvi e stupirvi con ogni suo episodio.
(da Il Mucchio Selvaggio n.59 del dicembre 1982)

Per moltissimo altro materiale sull’hardcore punk californiano: http://www.tsunamiedizioni.com/index.php?page=shop.product_details&flypage=flypage.tpl&product_id=172&category_id=2&option=com_virtuemart&Itemid=38

 

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