Oltre le stelle (16)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.

BAD RELIGION
The Process Of Belief
* * *
Pur non essendo affatto scadenti, gli ultimi album dei Bad Religion avevano senza dubbio messo in luce qualche problema di ripetitività e calo di tensione: surclassavano sempre per personalità, estro e qualità dei brani il 90% delle produzioni dell’area popcore/hardcore melodico, ma senza dubbio non vantavano la stessa intensità e la stessa furia dei lavori realizzati prima del contratto major e dell’uscita dall’organico di Brett Gurewitz. The Process Of Belief, invece, ci ha restituito i Bad Religion di un tempo: sarà l’influsso del doppio rientro, quello di Brett e quello in casa Epitaph, ma la band californiana non era così in forma da molti anni. Esuberanza giovanile e maturità tecnico-espressiva assieme: a gente con oltre vent’anni di carriera sulle spalle, non si può davvero chiedere di più.
(da Il Mucchio Selvaggio n.486 del 14 maggio 2002)

CORNELIUS
Point
* * *
Capita spesso, facendo seriamente il nostro lavoro, di ascoltare dischi solo per conoscenza: mentre gran parte dei sedicenti “critici”, cioé, si limita a coltivare il proprio più o meno vasto orticello, da queste parti si compie invece – spesso soffrendo – un autentico lavoro di analisi e studio su quanto offerto dal mercato. Un impegno che nel caso di questo nuovo album di Cornelius è stato assolto anche con soddisfazione, vista l’imprevedibilità del musicista e la sua capacità di mescolare assieme elementi diversi in brani spesso bizzarri ma stimolanti: e in questo, fatti salvi i dovuti distinguo di genere, mi ha ricordato un vecchio geniaccio della creatività eccentrica, Todd Rundgren. Dunque, massimo rispetto e ossequioso inchino. Dubito però fortemente, per pura e semplice questione di gusto personale, che riascolterò Point.
(da Il Mucchio Selvaggio n.487 del 21 maggio 2002)

CHEMICAL BROTHERS
Come With Us
* *
Sono bravi, i Chemical Brothers, ma il ta-pum elettronico da discoteca ha sempre lasciato molto freddino. Un mio limite, magari accentuato da una cronica repulsione per il ballo e per tutto ciò che sa in qualche modo di trendismo? Sicuramente sì, ma non è un problema: rispetto chiunque la veda diversamente, ma la cosiddetta club culture mi interessa solo come fenomeno musicale e/o antropologico. È guidato da questa filosofia, dunque, che mi accosto ai Chemical Brothers, rilevandone in maniera solo cerebrale pregi e difetti: tra i primi, l’abilità nel contaminare e la grande classe, tra i secondi, almeno per il mio gusto, la tendenza a esagerare con i martellamenti ritmici. Non è un caso che il mio pezzo preferito di Come With Us sia il languido The State We’re In (quello con la voce di Beth Orton), che in sede di recensione l’amico Vignola ha definito “uno dei meno convincenti del lotto”. Ma il mondo è bello perché è vario, e le sane divergenze di opinioni danno alla vita un po’ di sale in più.
(da Il Mucchio Selvaggio n.488 del 28 maggio 2002)

Lambchop
Is A Woman
* *
Non è un mistero che il precedente album dei Lambchop, Nixon, non mi era affatto piaciuto, nonostante la ragion critica – con la quale non riesco proprio a non fare i conti – mi avesse alla fine costretto ad assegnargli una stellina. Mi ha convinto assai di più, invece, questo Is A Woman, che pur non lesinando in raffinatezza e in ricerca “estetica” – che comunque sono impresse nel DNA sonoro della band – è in generale più sobrio e, o almeno così mi sembra, più intenso e vissuto. Non credo che potrei mai entusiasmarmi neppure per questi Lambchop, ma devo ammettere che Is A Woman contiene canzoni estremamente suggestive (Flick la mia preferita) e che il discorso portato avanti da Kurt Wagner e soci vanta un notevole spessore; peccato solo che, sulla lunga distanza dell’album, la noia da “mosceria” e da eccessi di uniformità prenda un po’ il sopravvento.
(da Il Mucchio Selvaggio n.489 del 4 giugno 2002)

Joey Ramone
Don’t Worry About Me
* * *
Non mi accade spesso di commuovermi per dischi nuovi: le lacrimucce e i momenti di malinconia sono solitamente provocati dalla musica che mi ha segnato in tempi di maggior ingenuità e minor cinismo. A scuotermi nel profondo è riuscito l’album del compianto cantante dei Ramones: undici brani frizzanti e positivi che mai si direbbero incisi rubando i minuti alle cure e la poca energia superstite a un fisico ormai devastato dal cancro. Cinquantenne eterno ragazzo, Joey ha esorcizzato la morte con il titolo “non preoccupatevi per me” e con una cover di What A Wonderful World posta in apertura, e ciò deve far riflettere: tre stelle al cd, che musicalmente è senza dubbio tra i più riusciti degli ultimi vent’anni di saga del combo newyorkese, ma per il personaggio e la persona – così dicono amici, conoscenti e colleghi – non basterebbero tutte quelle del cielo. Gabba gabba hey, vecchio fratello.
(da Il Mucchio Selvaggio n.490 dell’11 giugno 2002)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.

Categorie: Oltre le stelle | Lascia un commento

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