Oltre le stelle (27)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.
KILLS
Keep Your Mean Side
* * *
Assieme a Fever To Tell degli Yeah Yeahs Yeahs, Keep Your Mean Side dei Kills è il più fresco, eccitante e godibile tra i tanti (troppi) album di debutto con i quali mi sono scontrato nella prima metà del 2003. E potrei anche chiudere qui, strafregandomene delle osservazioni di chi lo snobba rinfacciandogli le sue carenze innovative. Il punto è che il rock’n’roll è una strana bestia: può anche essere banale, prevedibile, derivativo e persino plagiatore, ma se dà la scossa – e i Kills la danno, eccome – va valutato secondo criteri diversi da quelli cui ci si affida per giudicare altri generi musicali. VV e Hotel sanno fare il loro (sporco) lavoro, e su questo non ci piove: ascoltandoli mi capita di avvertire brividi lungo la schiena e di scoprirmi a muovere il piedino o addirittura a far finta di suonare la chitarra. Insomma, it’s only rock’n’roll but I like it… e che i soliti snob, peggio per loro, la pensino pure diversamente.
(da Il Mucchio Selvaggio n.544 del 29 luglio 2003)

TURIN BRAKES
Ether Song
* *
L’edizione limitata di Ether Song è davvero splendida: appena più stretta e circa un centimetro e mezzo più alta di un normale CD, è in pesante cartoncino plastificato – apribile come certi vecchi doppi 33 giri – e contiene un libretto con i testi più un altro compact enhanced con vario materiale video. Non sono comunque stati questi pur stuzzicanti requisiti a indurmi ad aggiungere una seconda stellina all’unica assegnata mesi fa al secondo album dei Turin Brakes, ma solo la constatazione che i suoi brani sembrino ora più apprezzabili: e questo nonostante il gruppo abbia optato per una formula elettrica che, senza peraltro eccedere in ridondanze, si presenta assai più piena e ricercata rispetto alle trame eteree dell’esordio. Cambiamenti a parte, l’impressione rimane comunque quella di una band non decisiva per il rock presente e futuro. Ispirata e piacevole, certo, ma una delle tante.
(da Il Mucchio Selvaggio n.545 del 9 settembre 2003)

WHITE STRIPES
Elephant
* * * *
Ecco un gruppo che adoro sul serio, da prima che divenisse uno dei trend più imprevedibili degli ultimi anni. Invece di raccontarvi cazzate come farebbero i tanti millantatori che infestano la stampa italica ed estera, confesserò di averli scoperti davvero solo ai tempi di White Blood Cells: da allora, però, sono la mia droga, al punto di avere acquistato Elephant in formato CD nonostante già ne possedessi l’edizione in doppio vinile fornitami dalla casa discografica. Per come la vedo io, da appassionato e da critico, Jack e Meg sono una forza della natura, superiore a Strokes, Interpol, Libertines, Kills, Yeah Yeah Yeahs e compagnia schitarrante, che pure hanno tutti ottime frecce ai loro archi; e quest’album, ruvido ed eccitante più o meno come i suoi tre predecessori (questioni di gusti e comunque di sfumature), frequenta il mio stereo da oltre cinque mesi senza avermi stancato. Una cosa che, in quest’epoca dominata dell’aurea mediocritas, non accade purtroppo granché spesso.
(da Il Mucchio Selvaggio n.546 del 16 settembre 2003)

DANIEL JOHNSTON
Fear Yourself
* * *
Immagino capiterà spesso anche a voi, per esperienza diretta più che per pregiudizio, di associare istintivamente qualcuno o qualcosa a qualcun altro o qualcos’altro; beh, nella mia mente – e credo non solo nella mia – Daniel Johnston è da sempre sinonimo di eccentrico, e di quelli che per insanità mentale se la giocano con un Syd Barrett o un Roky Erickson. Non ho dunque potuto non stupirmi quando, dopo esattamente un minuto e mezzo di allucinazioni lo-fi, Fear Yourself è divenuto un disco quasi normale; e anche un bel disco di pop-rock deviato, prodotto con acume ed eleganza da Mark Linkous degli Sparklehorse ma soprattutto illuminato da autentica ispirazione compositiva. Certo, il canto di Daniel è un po’ gracchiante e lamentoso, ma non bisogna dimenticare che il Nostro vive in un suo mondo personale; sono comunque stato contento di visitarlo qualche mese fa, e mi fa ugualmente piacere di esserci ritornato ora. Devo presumere che la stessa cosa accadrà accadrà di nuovo, molte volte.
(da Il Mucchio Selvaggio n.547 del 23 settembre 2003)

WIRE
Send
* * *
È cosa ben nota che di fronte alle reunion e ai ritorni, specie se fuori tempo massimo, ho un atteggiamento molto cauto. Anzi, a dirla tutta, prima di affidare il CD al lettore mi produco in una quantità di scongiuri che è direttamente proporzionale all’ammirazione e all’affetto da me provati per il gruppo o solista in questione; e questo spiega perché, poco più un anno fa, mi sono grattato per un buon quarto d’ora prima di ascoltare l’EP Read & Burn con il quale i Wire riapparivano a sorpresa sul mercato. Ben altra è invece stata la mia predisposizione d’animo nei confronti di Send, che del suddetto EP contiene peraltro vari brani: mi attendevo un disco della Madonna e non sono rimasto deluso. E l’entusiasmo permane ancora adesso, mentre le nuove canzoni urticanti e fantasiose di questi quattro terribili cinquantenni riportano la mente e il corpo ai lontani, gloriosi giorni del Roxy Club e della Bandiera Rosa. L’urlo, da non soffocare in gola, rimane 1-2-X-U, anche venticinque/ventisei anni dopo.
(da Il Mucchio Selvaggio n.548 del 30 settembre 2003)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.
In “Oltre le stelle” 23: Steve Von Till, Sigur Ros, The Libertines, Badly Drawn Boy, Pearl Jam.
In “Oltre le stelle” 24: Johnny Cash, Suicide, Beth Gibbons & Rustin Man, Audioslave, The Roots.
In “Oltre le stelle” 25: Nick Cave, Jimi Tenor, Calexico, Zwan, Marlene Kuntz.
In “Oltre le stelle” 26: Go-Betweens, Massive Attack, Lou Reed, Cat Power, Stephen Malkmus.

Categorie: Oltre le stelle | Lascia un commento

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