Oltre le stelle (17)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.
TEENAGE FANCLUB – JAD FAIR
Words Of Wisdom And Hope
* *
Di primo acchito, questo strano incontro fra i Teenage Fanclub e Jad Fair non aveva granché suscitato la mia curiosità: il mio apprezzamento per i primi è sempre stato sincero ma di circostanza, mentre con il secondo ho un rapporto distaccato da quando, una venticinque anni fa, turbava le mie orecchie con le cacofonie dei suoi Half Japanese. Le parole di saggezza e speranza scaturite dalla collaborazione scoto-americana mi hanno in ogni caso impressionato favorevolmente, sia per la voce di Fair – pacata e confidenziale nei suoi toni spudoratamente loureediani – e sia per le strutture musicali non meno carezzevoli (seppur con qualche spigolo) allestite dai suoi (improvvisati) compagni. Non ne sono stato folgorato come accaduto ad altri colleghi, ma… insomma, Words Of Wisdom And Hope è decisamente un buon album: che crea un’atmosfera, come recitava tanti anni fa lo spot pubblicitario di un celebre brandy.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.491 del 18 giugno 2002

MARIANNE FAITHFULL
Kissin Time
* * *
In generale provo parecchia simpatia per gli artisti con molti anni di carriera che, invece di limitarsi a ribadire i soliti cliché, stringono sodalizi con colleghi più giovani per acquisire spunti utili a rinnovare e/o modernizzare la loro formula espressiva. Figurarsi nel caso della mitica e sempre affascinante Marianne, che con quest’ultimo album ha toccato uno dei punti più alti – e intriganti – della sua storia di chanteuse ombrosa e inquieta. Sono canzoni splendide, quelle di Kissin Time, nelle (attualissime) musiche sospese tra dolcezza e perversione tanto quanto nei (personalissimi) testi intonati con voce androgina e incredibile eleganza (poche possono permettersi di pronunciare una frase come “Suburban shits who want some class / All queue up to kiss my ass” rimanendo una vera signora). Sorprendenti, persino. E se la scaletta avesse compreso anche un duetto con Nick Cave, avrei di sicuro strappato dal cielo la quarta stellina.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.492 del 25 giugno 2002

BOARDS OF CANADA
Geogaddi
* * *
Fino a poche ore prima dell’inderogabile consegna di questo “Oltre le stelle” non avevo a casa Geogaddi: considerato che sapevo di non doverlo recensire, e che non ero sfiorato dal pensiero che Testani lo avrebbe inserito in questa rubrica (al buon Gianluca, si sa, la sola idea di musica elettronica provoca un florilegio di eruzioni cutanee), non mi ero preoccupato più di tanto di procurarmelo. Una volta entratone in possesso, in circostanze anche piuttosto rocambolesche, ho scoperto con gioia un lavoro di grande forza suggestiva e notevole interesse, che per mia fortuna evita l’approccio dance-oriented tipico di tanta odierna elettronica “intelligente” per cercare trame avvolgenti, visionarie e ricche di intensità a dispetto della rarefazione spesso estrema dei suoni. Di un disco così ci si può anche innamorare, non c’è dubbio: e anche se nel mio caso non si può parlare di colpo di fulmine, una valutazione di tre stelle di sembra francamente il minimo.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.493 del 2 luglio 2002

GOMEZ
In Our Gun
* *
Mi piacciono, i Gomez, ma in generale trovo il loro stile – a metà strada tra gli XTC e certo avvolgente rock di ispirazione classica – un tantino dispersivo: non mi sembra cioè che il loro repertorio rispecchi appieno, dal punto di vista stilistico così come da quello qualitativo, un talento che a tratti sembra davvero straordinario. Alla luce della già discreta anzianità di servizio della band e del numero di dischi già realizzato, ho idea che difficilmente il problema – che magari è tale solo per me – potrà essere superato; temo quindi che dovrò “sopportare” altri album come questo In Our Gun, ricco di felicissime intuizioni ma anche (seppure in misura minore) di cadute di tono e stucchevolezze. Un bel sopportare, non c’è dubbio, che non basta però a reprimere il desiderio di trovarmi un giorno di fronte a dei Gomez più concreti e meno farfalloni; anche se riconosco che proprio questa carenza di senso pratico potrebbe celare la chiave del loro indiscutibile fascino.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.493 del 9 luglio 2002

DESAPARECIDOS
Read Music / Speak Spanish
* *
Ammetto che quando ho notato che Gianluca, in “Oltre le stelle”, aveva assegnato a Read Music / Speak Spanish il massimo dei voti, ho pensato a un refuso. Chiarito che non era così, ho recuperato il CD dal buco nero nel quale era stato risucchiato e l’ho riascoltato per capire i motivi di questa notevole diversità di valutazione. Senza approdare a nulla, perché il debutto dell’altra band di Conor Oberst continua a sembrarmi un buon disco ma nulla più: non tanto perché troppo derivativo o perché troppo bizzarro, ma soprattutto perché troppo sconclusionato. Non vedo metodo, nella follia di Oberst, che fa un casino infernale e canta (e spesso compone anche) come un Robert Smith in preda a deliri psicotici: a piccole dosi può anche starmi bene (e qualche pezzo – ad esempio il Manana scelto non a caso per il CD del Mucchio – addirittura benissimo) ma le stelle preferisco serbarle per qualcosa di più compiuto.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.494 del 16 luglio 2002

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tools, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.

 

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Categorie: Oltre le stelle | Lascia un commento

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