Ralph McTell

Più passa il tempo, e più mi convinco che il formato CD sia perfetto per operazioni antologiche come questa, dedicata a un maestro assoluto del british folk. Quattro album storici (e splendidi) in due compact, libretto informativo, prezzo più che invitante, suono limpido e privo di tutti i crepitii e i disturbi da usura che purtroppo flagellano i vinili, specie quando la musica è pacata e rarefatta.

All Things Change
(Cherry Tree)
Detto che la qualità degli oltre venti album di studio da lui messi in fila in mezzo secolo di uscite discografiche scende di rado sotto il “buono”, i numerosi cultori del british folk “moderno” – quello affacciatosi alla ribalta nei Sixties e più o meno vicino all’universo rock – sono pressoché concordi nel collocare al vertice della produzione di Ralph McTell, che del genere è uno dei padri, i quattro usciti fra il 1968 e il 1970 per l’etichetta-culto Transatlantic: Eight Frames A Second, Spiral Staircase, My Side Of Your Window e quell’ancor più notevole Revisited assemblato solo con reincisioni o remix di brani in origine pubblicati nei tre precedenti. Continua a leggere

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Cody ChesnuTT

Come tutti dovreste ben sapere, non scrivo tantissimo di black music, sia per averla iniziato a conoscere sul serio, e quindi amarla, non proprio da giovanissimo, sia perché in tutte le riviste con le quali ho lavorato c’era sempre chi, sull’argomento, ne sapeva più di me. Quando me ne occupo, però, lo faccio con piacere, e trattando solo artisti che conosco bene. Come questo signore qui.

My Love Divine Degree
(One Little Indian)
Sono trascorsi quindici anni da quando Cody ChesnuTT, allora già trentaquattrenne, stupì addetti ai lavori e appassionati di black music – e non solo: quel disco era incredibilmente eclettico – con il monumentale The Headphone Masterpiece, complice la ripresa della sua The Seed (con presenza nel brano e nel videoclip) in un successo internazionale come Phrenology dei Roots. Continua a leggere

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Pop Corn – Finale (7 di 7)

Dopo il ciclo di sedici settimane dedicato ai 45 giri (dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017) e quello di diciotto focalizzato sugli LP (dal 15 gennaio al 26 maggio 2017), “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di “intrattenimento culturale” di circa venti minuti da me ideato e condotto per Rai Isoradio – ha terminato la sua terza e ultima fase, di sette settimane.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 10 al 14 luglio, le ultime di un ciclo di quindici dedicato a canzoni che avrebbero sicuramente potuto (e magari dovuto) entrare nelle zone alte delle nostre classifiche, ma non l’hanno fatto.

Lunedì 10/7/17
Aerosmith – Walk This Way
Van Halen – Runnin’ With The Devil
Fleetwood Mac – Don’t Stop
Styx – Babe

Martedì 11/7/17
Piero Ciampi – Ha tutte le carte in regola
Umberto Bindi – Via Cavour in quel caffè
Herbert Pagani – Cento scalini
Duilio Del Prete – La canzone di Jackie

Mercoledi 12/7/17
Jacques Brel – Amsterdam
Serge Gainsbourg/Brigitte Bardot – Bonnie & Clyde
Lee Hazlewood/Nancy Sinatra – Summer Wine
Scott Walker – Mathilde

Giovedì 13/7/17
Elvis Costello – Oliver’s Army
Nick Lowe – Cruel To Be Kind
The Jam – The Eton Rifles
Clash – London Calling

Venerdì 14/7/17
Mauro Pelosi – Vent’anni di galera
Tito Schipa Jr. – La bomba A
Ivan Cattaneo – Boys And Boys
Franco Battiato – L’era del cinghiale bianco

Pop Corn – Finale (1 di 7)
Pop Corn – Finale (2 di 7)
Pop Corn – Finale (3 di 7)
Pop Corn – Finale (4 di 7)
Pop Corn – Finale (5 di 7)
Pop Corn – Finale (6 di 7)

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1997: la mia playlist

Rileggo questa playlist di vent’anni fa, al tempo edita sul Mucchio e/o Rumore, e un po’ mi stupisco: è davvero strana. Accanto a dischi che, sì, ci stanno tutti, contiene due/tre titoli che non riascolto probabilmente da allora, e qualcun altro che fatico a credere di avere inserito. In ogni caso, dato che nelle liste di fine anno ho inserito sempre e solo gli album dai quali ero stato più impressionato nei dodici mesi precedenti, non posso che prendere atto della relativa bizzarria di queste scelte.

Afterhours – Hai paura del buio?
Auntie Christ – Life Could Be A Dream
Blur – Blur
Nick Cave – The Boatman’s Call
Cheater Slicks – Forgive Thee
Demolition Doll Rods – Tasty
Dirtys – You Should Be Sinnin’
Litfiba – Mondi sommersi
Modena City Ramblers – Terra e libertà
Oblivians – Play 9 Songs With Mr.Quintron

Le altre playlist annuali presenti ne “L’ultima Thule”:
1979
1980
1982
1984
1986
1987
1991
1996
2000
2006
2007
2013
2014
2015
2016

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Pop Corn – Finale (6 di 7)

Dopo il ciclo di sedici settimane dedicato ai 45 giri (dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017) e quello di diciotto focalizzato sugli LP (dal 15 gennaio al 26 maggio 2017), “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio – è entrato nella sua terza e ultima fase, di sette settimane. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 3 al 7 luglio, che fanno parte di un ciclo di quindici dedicato a canzoni che avrebbero sicuramente potuto (e magari dovuto) entrare nelle zone alte delle nostre classifiche, ma non l’hanno fatto.

Lunedì 3/7/17
Ragazzi del sole – Atto di forza n.10
Bit-Nik – Manifesto beat
Ranger Sound – Ricordarmi
Jaguars – Devi combattere

Martedì 4/7/17
Zombies – She’s Not There
Gerry % The Pacemakers – I’m The One
Standells – Dirty Water
Box Tops – The Letter

Mercoledì 5/7/17
Iggy Pop – The Passenger
Lou Reed – Walk On The Wild Side
Joni Mitchell – Help Me
Janis Joplin – Me And Bobby McGee

Giovedì 6/7/17
Area – L’elefante bianco
Biglietto per l’Inferno – Il nevare
Metamorfosi – E lui amava i fiori
Stormy Six – Stalingrado

Venerdì 7/7/17
Steppenwolf – Magic Carpet Ride
Sly & The Family Stone – Everyday People
Johnny Cash – I Walk The Line
Roy Orbison – Oh, Pretty Woman

Pop Corn – Finale (1 di 7)
Pop Corn – Finale (2 di 7)
Pop Corn – Finale (3 di 7)
Pop Corn – Finale (4 di 7)
Pop Corn – Finale (5 di 7)

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Brunori Sas

Se anche volessi non potrei negarlo, perché scripta manent, ma comunque non ho problemi a dirlo di nuovo: almeno all’inizio, diffidavo di Dario Brunori. Mi era anche parecchio simpatico, ma mi sembrava l’ennesimo furbetto che dal mondo cosiddetto alternativo voleva spiccare il balzo verso la “Serie A” e si comportava di conseguenza. Magari avevo pure ragione, eh, ma conta poco. Importa invece ben di più che, con Il cammino di Santiago in taxi, l’artista calabrese abbia impartito alla sua formula una sterzata che ho assai apprezzato, come dimostrano questa videointervista e, pochi mesi fa, questo articolo. Per (Noi siamo) Cantautori, rivista dalla vita purtroppo breve, ho invece scritto questa microrecensione dell’ultimo disco, un brano del quale – La verità – ha vinto la Targa Tenco per la miglior canzone dell’anno. Mi è parso giusto recuperare tutto ciò, perché ieri sera ho assistito al concerto tenuto al “Rock In Roma” da Brunori Sas e… mi sono divertito, sono stato bene e non posso che consigliarlo caldamente a quanti volessero trascorrere un paio d’ore all’insegna dell’entertainment di spessore.

A casa tutto bene
(Picicca)
È tutto perfetto, in questo quarto album (o quinto: dipende da come si considera la colonna sonora È nata una star?) di Dario Brunori: il songwriting accattivante ma non banale, i testi capaci di legare personale e sociale – ascoltare, per credere, L’uomo nero: in tal senso, è una potenziale canzone dell’anno – con linguaggio diretto e assieme ricercato, gli arrangiamenti di misurata ricchezza (l’illuminata produzione è di Taketo Gohara), il senso di autenticità che prorompe da note e parole. Insomma, il naturale ma non scontato punto di (temporaneo) arrivo di un processo di crescita che già con il precedente Vol.3 – Il cammino di Santiago in taxi aveva raggiunto risultati di grande rilievo, e che ora si mostra inequivocabile in dodici episodi baciati da un’ispirazione vivace in bilico fra colto e popolare. Non è ormai più una sorta di Rino Gaetano 2.0, l’artista cosentino: visti anche i cambiamenti nell’approccio canoro, si può semmai rilevare qualche affinità con Daniele Silvestri, ogni tanto Niccolò Fabi, persino Lucio Battisti.
Tratto da (Noi siamo) Cantautori n.3 del gennaio/febbraio 2017

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Doctors Of Madness

Ricordo benissimo che nella seconda metà degli anni ’70, nel periodo in cui cominciavo ad accostarmi seriamente a punk e new wave, un amico mi segnalò l’esistenza di questa “strana” band britannica. Mi misi subito sulle tracce dei suoi album, ma fu solo nel 1979 che riuscii a procurarmi un doppio LP di produzione USA, uscito l’anno prima, che accoppiava i primi due. Mi piacque e, di conseguenza, appena mi capitò sotto gli occhi, acquistai anche il terzo. Per una curiosa forma di affetto per l’antologia che mi fece conoscere la band, non ho mai preso – benché le abbia viste infinite volte a due lire – le edizioni originali dei due 33 giri del 1976, diversamente dalle belle ristampe in CD, con bonus track, di tutti i dischi. Ora è arrivato addirittura un cofanetto, e non ho potuto esimermi dal dire la mia.

Perfect Past
(RPM)
L’epopea del rock abbonda di pagine curiose e interessanti, e parecchie di esse sono state scritte – su entrambe le sponde dell’Atlantico – attorno alla metà degli anni ’70. In quei giorni nei quali si capiva che qualcosa di importante sarebbe arrivato ma nessuno sapeva esattamente cosa, furono in tanti a battere strade atipiche, non preoccupandosi di compiacere il mercato e dunque condannandosi ad attività di solito sommerse. I più fortunati riuscivano a ritagliarsi uno spazio di culto e tra questi sono da citare i Doctors Of Madness, londinesi di Brixton che operarono fra il 1975 e il 1978, firmando tre LP – per la Polydor, mica un’etichettina! – che mentre attingevano nel glam, senza disdegnare affondi nell’hard, anticipavano motivi della new wave ancora da venire. Continua a leggere

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Radio Stars

Non so nemmeno io per quanto tempo non ho ascoltato i Radio Stars. Forse una decina d’anni, se – come mi sembra sensato – mi rinfrescai la memoria quando stavo preparando il mio librone Punk!, ma nel caso non l’abbia fatto in quel 2007, potrebbe anche essere più di tre decenni. Di sicuro, però, l’ho rifatto alcuni mesi fa per scrivere del loro ricco box antologico targato Cherry Red, e li ho trovati migliori di quanto li ricordassi. La recensione qui a seguire è un po’ più lunga di quella pubblicata su Classic Rock.

Thinking Inside The Box
(Cherry Red)
Quando si affacciarono sulle scene, nell’infuocata Londra del 1977, i Radio Stars non fecero esattamente scalpore. Il loro r’n’r era corposo e spigoloso come i tempi imponevano ma gli episodi possedevano un’accentuata vena pop, specie per quanto riguarda il canto; inoltre, alcuni dei ragazzi avevano già più di trent’anni e tutti vantavano esperienze discografiche con altri gruppi (Sparks, John’s Children e Jet i più conosciuti), cose che mal si conciliavano con le logiche giovaniliste, dilettantesche e underground tipiche del punk. Continua a leggere

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Pop Corn – Finale (5 di 7)

Dopo il ciclo di sedici settimane dedicato ai 45 giri (dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017) e quello di diciotto focalizzato sugli LP (dal 15 gennaio al 26 maggio 2017), “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio – è entrato nella sua terza e ultima fase, di sette settimane. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 26 al 30 giugno, che fanno parte di un ciclo di quindici dedicato a canzoni che avrebbero sicuramente potuto (e magari dovuto) entrare nelle zone alte delle nostre classifiche, ma non l’hanno fatto.

Lunedì 26/6/17
Jefferson Airplane – Somebody To Love
Pink Floyd – See Emily Play
Jimi Hendrix – Purple Haze
Traffic – Paper Sun

Martedì 27/6/17
Bruce Springsteen – Prove It All Night
Randy Newman – Short People
Jackson Browne – Here Come Those Tears Again
Steve Miller Band – The Joker

Mercoledì 28/6/17
Claudio Lolli – Ho visto anche degli zingari felici
Gianfranco Manfredi – Ogino Knaus
Faust’O – Eccolo qua
Alberto Camerini – Neurox

Giovedì 29/6/17
Kinks – Waterloo Sunset
Small Faces – Itchycoo Park
Hollies – Stop Stop Stop
Who – Substitute

Venerdì 30/6/17
XTC – Making Plans For Nigel
Cars – Let’s Go
Talking Heads – Life During Wartime
Gary Numan – Cars

Pop Corn – Finale (1 di 7)
Pop Corn – Finale (2 di 7)
Pop Corn – Finale (3 di 7)
Pop Corn – Finale (4 di 7)

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2007: la mia playlist

Lo so bene che molti di voi preferiscono le playlist più vecchie, ma poiché intendo via via pubblicare tutte quelle che ho in archivio (per ora, dal 1979 al 2016) e non voglio giocarmi solo le carte “migliori”… accontentatevi del 2007. Che, a quanto (ri)vedo, è un gran bell’accontentarsi.

Arcade Fire – Neon Bible
Vic Chesnutt – North Star Deserter
Fiery Furnaces – Widow City
The Good, The Bad & The Queen – The Good, The Bad & The Queen
PJ Harvey – White Chalk
Jennifer Gentle – The Midnight Room
Liars – Liars
Neurosis – Given To The Rising
Tinariwen – Aman Iman
Verdena – Requiem

Le altre playlist annuali presenti ne “L’ultima Thule”:

1979
1980
1982
1984
1986
1987
1991
1996
2000
2006
2013
2014
2015
2016

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Neil Young – Freedom

Digito “Neil Young” nella casella di ricerca del blog e saltano fuori le recensioni di due album (Le Noise del 2010 e The Monsanto Years del 2015), più una breve presentazione del videoclip di Rockin’ In The Free World. Un po’ poco, no? Ecco allora cosa scrissi nel lontano 1989 di uno dei dischi del loner che preferisco, proprio quello di Rockin’ In The Free World. Certo, accorgermi che lo trattavo fondamentalmente “da vecchio” quando aveva quarantatré anni, mentre oggi io ne ho cinquantasette, un po’ stranisce.

Freedom
(Reprise)
Freedom. Un titolo davvero perfetto per l’ennesima fatica di un musicista – e soprattutto un Uomo – che della libertà di pensiero, di scelta e di espressione ha sempre fatto la sua bandiera, anche a costo di cocenti delusioni (e, artisticamente parlando, di clamorosi tonfi). Ed è rilevante che, in quest’epoca di interrogativi sui reali significati del rock, l’album si apra con una scarna (chitarra acustica, armonica e voce) Rockin’ In The Free World, registrata dal vivo; e che allo stesso brano, stavolta in una concitata versione elettrica con la band – alla maniera di Rust Never Sleeps – sia affidato il compito di chiuderlo, lasciando cosi echeggiare nella memoria il crudo e struggente grido di denuncia di un mondo malato e di un’America piena di contraddizioni. Continua a leggere

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Pop Corn – Finale (4 di 7)

Dopo il ciclo di sedici settimane dedicato ai 45 giri (dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017) e quello di diciotto focalizzato sugli LP (dal 15 gennaio al 26 maggio 2017), “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio – è entrato nella sua terza e ultima fase, di sette settimane. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 19 al 23 giugno, che fanno parte di un ciclo di venti incentrato sul fenomeno degli adattamenti in italiano di famose canzoni straniere.

Lunedì 19/6/17
Ribelli – Chi mi aiuterà
Camaleonti – Io lavoro
Rita Pavone – Stai con me
Ornella Vanoni – Non dirmi niente

Martedì 20/6/17
Sorrows – Mi si spezza il cuore
Everly Brothers – Susie Q
Paul Anka – Ogni giorno
Dion – Donna la prima donna

Mercoledì 21/6/17
Casuals – Massachusetts
Augusto Righetti – Venus
Pooh – Vieni fuori
Dik Dik – Il mondo è con noi

Giovedì 22/6/17
Mia Martini – Nel rosa
Maurizio Vandelli – Era lei
Satelliti – La vita è come un giorno
Profeti – L’amore mi aiuterà

Venerdì 23/6/17
Don Backy – Una ragazza facile
Gino Santercole – Sono un fallito
Adriano Pappalardo – Ai miei figli che dirò
Corvi – Questo è giusto?

Pop Corn – Finale (1 di 7)
Pop Corn – Finale (2 di 7)
Pop Corn –  Finale (3 di 7)

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Vinile n.8

Sul nuovo numero di Vinile, in edicola già da qualche giorno e ancora per alcune settimane (si tratta di un bimestrale), c’è un mio lungo articolo – ben 14 pagine – dedicato agli Afterhours. Il taglio è “sui dischi” e quindi anche “da collezionisti”, con tutte le uscite dal 1987 a oggi (compresi promozionali e stranezze) e le relative quotazioni medie di ciascuna. Mi diverte, per così dire, sottolineare quanto io sia un pessimo “promoter” di me stesso: da nessuna parte ho scritto (o fatto scrivere) che sono l’autore di Senza appartenere a niente mai, la biografia atipica (ma ufficiale) di Manuel Agnelli uscita per Vololibero ormai un anno e nove mesi fa e tuttora acquistabile pressoché ovunque.
Ovviamente, il n.8 di Vinile contiene un sacco di altre cose interessanti, a partire da un articolo sui dischi più rari (e quindi cari, ma non potete immaginare quanto) di Vasco Rossi che mi ha lasciato basito.

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Magnetic Fields

Non saprei proprio cosa aggiungere, su Stephin Merritt alias Magnetic Fields, a ciò che ho scritto nella recensione – qui recuperata – del suo ultimo, notevolissimo album. Ah, sì, posso rimandare a un’altra recensione, di sedici anni fa, relativa a 69 Love Songs, il suo altro magnum opus.

50 Song Memoir
(Nonesuch)
Non è la prima volta che i Magnetic Fields – ovvero Stephin Merritt, unico responsabile del progetto dal 1991 in cui fu varato – realizzano un disco inusuale; molti appassionati ricorderanno di sicuro 69 Love Songs del 1999, triplo CD costruito, come da titolo, attorno a sessantanove canzoni d’amore (ma una decina erano bozzetti o poco più). Di quel particolarissimo album, 50 Song Memoir è una sorta di replica appena più stringata, ovviamente con un altro filo conduttore: in questo caso, ogni traccia è incentrata su un singolo anno della vita del Nostro, dal 1966 a quel 2015 in cui, proprio nel giorno in cui ha soffiato sulle cinquanta candeline, il cantautore statunitense ha dato il via alle session di incisione. Continua a leggere

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Pop Corn – Finale (3 di 7)

Dopo il ciclo di sedici settimane dedicato ai 45 giri (dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017) e quello di diciotto focalizzato sugli LP (dal 15 gennaio al 26 maggio 2017), “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio – è entrato nella sua terza e ultima fase, di sette settimane. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 12 al 16 giugno, che fanno parte di un ciclo di venti incentrato sul fenomeno degli adattamenti in italiano di famose canzoni straniere.

Lunedì 12/6/17
Ornella Vanoni – Immagina che
Dalida – Sola più che mai
Gianni Morandi – Ha gli occhi chiusi la città
Mal – Tu sei una donna ormai

Martedì 13/6/17
Riki Maiocchi – Non dite a mia madre
Motowns – Fuoco
Martò – Hey Joe
Lucio Dslla – Mondo di uomini

Mercoledì 14/6/17
I 4 Califfi – Ti giuro è così
Nuovi Angeli – L’orizzonte è azzurro anche per te
Pooh – Nessuno potrà ridere di lei
Nomadi – Un figlio dei fiori non pensa al domani

Giovedì 15/6/17
Petula Clark – Quelli che hanno un cuore
Michel Delpech – L’isola di Wight
Dusty Springfield – Tanto so che poi mi passa
David Bowie – Ragazzo solo ragazza sola

Venerdì 16/6/17
Mia Martini – Un uomo per me
Patty Pravo – Bello
Maurizio – Guardami, aiutami, toccami, guariscimi
Gens – Per chi

Pop Corn – Finale (1 di 7)
Pop Corn – Finale (2 di 7)

 

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Giancarlo Frigieri

Non so quanto sia corretto definire Giancarlo Frigieri “un mio amico”: abitiamo ad alcune centinaia di chilometri di distanza, non ci frequentiamo, non sappiamo granché delle rispettive questioni personali, non ci sentiamo al telefono e al massimo ogni tanto ci scampiamo qualche email. Però lo stimo e gli voglio bene, tanto da aver recensito quasi per intero la sua discografia; discografia che comprende alcuni titoli con i Joe Leaman, un album da solista in inglese, un altro – sempre in inglese – realizzato assieme ai Mosquitos e sei con testi in italiano, tre autoprodotti e tre editi sotto l’ombrello della Controrecords. Un settimo arriverà a settembre e non potete avere idea di quanto mi siano girate le palle alla scoperta di non essermi occupato – suppongo per distrazione – di quello che al momento è ancora il suo ultimo lavoro, Troppo tardi del 2015, che pure posseggo e che ho ascoltato. Irritato per l’assenza, vi (ri)propongo le recensioni delle precedenti cinque prove corredate di testi nella lingua che fu di Dante, aggiungendo un link a una vera curiosità: una divertente intervista di Gianluca Frigieri a… me. La trovate qui.

L’età della ragione
(autoprodotto)
Sembrerà incredibile ma, nonostante il panorama “alternativo” italiano abbondi di etichette di ogni genere, Giancarlo Frigieri – non proprio l’ultimo arrivato, come testimoniano i suoi numerosi lavori alla guida dei Joe Leaman, da solista e accompagnato dai Mosquitos – non è riuscito a trovarne una interessata a sponsorizzare questo suo debutto con liriche in italiano; incredibile anche perché L’età della ragione, edificato in linea di massima su scarne architetture di chitarra e voce e solo qua e là arricchito dagli interventi di alcuni ospiti, è lavoro di bellezza davvero rara, con il suo intimismo sofferto ma non opprimente che solo in un pezzo su dieci – l’emblematica title track – sfoggia un pur misurato vigore r’n’r. Continua a leggere

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Pop Corn – Finale (2 di 7)

Dopo il ciclo di sedici settimane dedicato ai 45 giri (dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017) e quello di diciotto focalizzato sugli LP (dal 15 gennaio al 26 maggio 2017), “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio – è entrato nella sua terza e ultima fase, di sette settimane. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 5 al 9 giugno, che fanno parte di un ciclo di venti incentrato sul fenomeno degli adattamenti in italiano di famose canzoni straniere.

Lunedì 5/6/17
Dino e i Kings – Cerca di capire
Camaleonti – Se ritornerai
Ribelli – Obladì obladà
Mike Liddell e gli Atomi – Nelle mani tue

Martedì 6/6/17
Fabrizio De André – Giovanna D’Arco
Gianni Morandi – Ho visto un film
Don Backy – Mr. Tamburino
Bobby Solo – Mrs. Robinson

Mercoledì 7/6/17
Mina – Per ricominciare
Patty Pravo – I giardini di Kensington
Dalida – Stivaletti rossi
Caterina Caselli – Il volto della vita

Giovedì 8/6/17
Equipe 84 – Papà e mammà
Nomadi – Un riparo per noi
Corvi – Bang Bang
Hugu Tugu – Fino a ieri

Venerdì 9/6/17
Ricky Gianco – Tu vedrai
Michele – Negro
Maurizio – L’amore è blu… ma ci sei tu
Nicola Di Bari – Il mondo è grigio il mondo è blu

Pop Corn – Finale (1 di 7)

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Lino e i Mistoterital

Sinceramente, non pensavo proprio che nel mio archivio di testi potesse esserci qualcosa in grado di stupirmi, ma mi sono dovuto ricredere. Una volta trovato questo articolo, dell’esistenza del quale avevo un vago ricordo, l’ho letto e… non mi sono riconosciuto. Cioè, mi sono riconosciuto in parte, e riflettendoci mi è parso di riconoscere nell’altra parte un Eddy Cilìa meno sofisticato (nel senso migliore del termine, eh) dei suoi abituali standard. Eppure, l’articolo era firmato da me e solo da me, e non essendo mai stato – a differenza di vari colleghi anche molto illustri – uno di quelli che mette il proprio nome sotto un testo del quale non è autore, non sapevo davvero spiegarmelo. Ho allora scritto a Eddy, chiedendogli lumi e ricevendo come risposta un “ottimo articolo, che problema c’è?”; la mia ulteriore replica è stata “problema nessuno, ma a me pare più tuo che mio, non è che l’abbiamo fatto a quattro mani ed è saltata la tua firma o roba del genere?”. Eddy ha così compiuto delle ricerche nel suo archivio di quasi vent’anni fa, trovandovi una stesura parzialmente diversa del pezzo in questione. Sentendoci a voce, siamo quindi arrivati alla spiegazione che segue, senz’altro plausibile ma, appunto, ricostruita colmando secondo logica i “buchi” nelle nostre memorie, un po’ come gli scienziati di Jurassic Park che sostituivano con DNA di rospo le sezioni mancanti del DNA dei dinosauri. Questa la sequenza: avevo programmato un articolo sui Lino e i Mistoterital; non facevo in tempo a dedicarmici a dovere; ho chiesto a lui, l’unico che conoscessi ferrato quanto me (se non di più) sull’argomento, se avesse voglia di buttarmi giù, al volo, una traccia; lui, che di natura è perfezionista persino più di me, me ne ha inviata una fatta benissimo; io sono intervenuto un tot sulla traccia in questione e l’ho pubblicata solo a mio nome perché lui non era ancora rientrato al Mucchio e inserire sul giornale un articolo con la sua firma avrebbe potuto turbare la direzione, viste le burrascose modalità di interruzione del rapporto di un decennio prima. Conoscendoni, è probabile che abbia valutato l’idea di utilizzare uno pseudonimo di fantasia, ma che l’abbia poi esclusa ritenendo che un nome ignoto avrebbe sottratto interesse/autorevolezza al lavoro. Lo so, ho scritto un pippone terrificante, ma tutta la vicenda fa ridere e sono certo che farà ridere anche molti dei miei/nostri più affezionati lettori.
Comunque sia, c’è una ragione precisa per la quale ho voluto riesumare questa retrospettiva di diciotto anni fa a proposito di una band italiana della quale mi ero occupato pure in tempo reale; la ragione è che da qualche mese è disponibile, con il marchio Again, il CD Fischi per nastri: demoz y rarez, contenente ben ventitré brani estratti, appunto, dalle cassette del gruppo, e direi che non è necessario aggiungere altro. Per la cronaca, i due album d’epoca, il primo uscito in formato LP e cassetta e il secondo in LP e CD, non sono mai stati ristampati, ma le edizioni originali sono di norma reperibili a cifre oneste.

Visto il nome con cui decisero di battezzarsi la cosa suona un po’ come una battuta, ma è vero: Lino e i Mistoterital avevano la stoffa dei campioni. E fra un sorriso e una risata di gusto, riascoltando i due album che documentano la storia del gruppo (assieme ad alcuni demo conosciuti e apprezzati solo dai fan della primissima ora), è difficile non avvertire un po’ di tristezza: sembra impossibile, infatti, che queste due dozzine scarse di canzoni non siano diventate famose, e con esse coloro che le interpretarono. L’anello mancante fra gli Skiantos e gli Elio e le Storie Tese, nientemeno, nonché uno dei migliori esempi di beat non revivalistico dello scorso decennio. Continua a leggere

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