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Transex

Autentici outsider del circuito punk romano del decennio scorso, i Transex non erano certo una di quelle band che mettono d’accordo tutti; controversi, insomma, per varie (e valide) ragioni che potrete comprendere proseguendo nella lettura. Inevitabilmente, mi sono occupato di entrambi i loro album in tempo reale.

Transex
(Hangover)
Non bastasse il nome di battaglia, a spiegare con la massima chiarezza quali siano le attitudini dei Transex provvedono un titolo come White Girls Black Cocks e più in generale i testi dei dodici brani di questo loro album d’esordio (tiratura di cinquecento copie numerate, ovviamente solo in vinile), crudi e sboccatissimi esempi di “scorrettezza politica” a più livelli ma con il sesso sempre bene in evidenza. Il gruppo capitolino è infatti appassionato e competente interprete delle più nobili (per così dire) tradizioni del classico punk rock americano “provinciale”, quello che ha nella rozzezza, nella volgarità spettacolarizzata e nel gusto ludico dell’eccesso – verbale e sonoro – le sue armi più efficaci.
Di tali armi, l’ensemble capitolino dà ampio sfoggio in una scaletta che attinge a piene mani nel vastissimo serbatoio del più puro underground a stelle e strisce del periodo a cavallo tra la fine dei ‘70 e i primissimi ‘80: quello, cioè, delle tante formazioni portate da qualche anno alla ribalta da collane di raccolte come Killed By Death e Bloodstains e dalle uscite ufficiali di etichette come la Existential Vacuum e la Rave Up (della quale ultima il cantante dei Transex è, guarda un po’ che coincidenza, il responsabile). Con risultati encomiabili per grinta, qualità compositiva e degenerata sguaiataggine, perché il r’n’r può anche essere solo divertimento sfrenato, oltraggio gratuito e (salutare) disturbo della quiete pubblica. Fuck art & let’s pogo!
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.519 del 4 febbraio 2003

Domino
(Tre Accordi)
Nove brani per circa mezz’ora di durata totale: fosse anche stampato in vinile e non in cd, come il precedente Transex di tre anni fa, saremmo di fronte a una nuova, perfetta operazione-nostalgia, giocata questa volta sul campo di un r’n’r che guarda sia al punk storico che al glam senza rinunciare a certe aperture proto-new wave care a varie band di culto americane degli ultimi ‘70. Meno sudicio rispetto al passato, ma ancor più acido e (sottilmente) perverso, il quartetto romano si è insomma confermato voce fuori dal coro nel contesto della scena punk (non solo) nazionale, recuperando con competenza, genuino trasporto e ispirazione vividissima le più autentiche radici di un genere che a quasi trent’anni di distanza, per chi ha vissuto la primigenia blank generation così come per chi ne ha solo sentito parlare, continua a procurare fremiti, brividi e qualche sana reazione di raccapriccio.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.617 del dicembre 2005

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Nighters – Klaxon – Stigma

Escludendo gli Uniplux, che per vari motivi (li trovate in quest’altro post) costituiscono un caso a sé, quelli qui presentati sono il terzo, il quarto e il sesto documento a 45 giri del punk romano (il quinto è degli High Circle, ma me ne occuperò altrove), a seguire gli EP di Bloody Riot e Shotgun Solution. All’epoca, naturalmente, scrissi di tutti e tre, anche se dell’ultimo con qualche mese di ritardo.

Nighters
Drop Down Dead
(New Rose)
Terza formazione punk romana a uscire allo scoperto con un 7”EP contenente quattro brani sono i Nighters, capitanati dall’ex Shotgun Solution Robertino, cantante e bassista. Dal punto di vista sonoro, il gruppo si allaccia al più tipico punk rock britannico (primi Clash, Stiff Little Fingers…) e si rivela abilissimo nell’intepretare in modo rapido e trascinante brani assai validi sotto il profilo compositivo, anche se inevitabilmente prevedibili nelle strutture. Drop Down Dead, pubblicato con il marchio di una New Rose che non è quella New Rose lì, è dunque un EP ottimamente realizzato, nel quale i Nighters dimostrano di possedere buone capacità tecniche e un feeling non comune nel proporre un sound potente e compatto; unico difetto, se di difetto si può parlare, è la scarsa originalità delle canzoni, ma il debutto dei quattro romani è ugualmente da considerare molto positivo e appassionante. Dopo Bloody Riot e Shotgun Solution, anche i Nighters ribadiscono la varietà e la validità della scena punk capitolina, negli ultimi tempi in fase di crescita; non esitate, perciò, a procurarvi questo disco, fatto con il cuore oltre che con il cervello.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.75 dell’aprile 1984

Klaxon
The Kids Today
(Klaxon)
Dopo parecchi contrattempi, anche la punk band romana Klaxon è riuscita finalmente a pubblicare il suo 7”EP, seguendo l’esempio di Bloody Riot, Shotgun Solution e Nighters. Il gruppo, composto da tre elementi, si ispira al punk stile ’77 (alla primi Clash) e alterna il canto in inglese a quello in italiano. Di questo disco fanno parte cinque canzoni dinamiche e abbastanza trascinanti, un po’ datate ma nel loro genere, ben realizzate; colpisce, il particolare, Prisoners, quattro minuti di sonorità coinvolgenti che riportano la mente a un periodo punk sicuramente più “puro” dell’attuale. Nonostante qualche imprecisione tecnica, l’EP si fa ugualmente apprezzare, e sono certo che i numerosi nostalgici di un suono mai dimenticato troveranno la sua relativa grezzezza e il suo feeling “primitivo” assai più stimolante di tante proposte hardcore piatte e insignificanti.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.78/79 del luglio/agosto 1984

Stigma
Stigma
(Rat Race)
Un altro disco formato sette pollici, con quattro pezzi: a proporlo sono i romani Stigma, una delle band al momento più attive del circuito punk capitolino, dell’organico dei quali fa parte il bassista dei Bloody Riot, Alex Vargiu. Nell’EP, sebbene la registrazione un po’ “amatoriale” pregiudichi (solo parzialmente) il risultato finale, il gruppo si segnala come abile artefice di un punk “caldo” e graffiante, relativamente personale anche se non del tutto maturo sotto il profilo compositivo. Staremo a vedere; nel frattempo, l’inizio è abbastanza incoraggiante.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.101 del giugno 1986

 

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Pop Corn (LP) – settimana 9

Dopo il ciclo di sedici settimane durato dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017 e dedicato ai 45 giri, “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio  – è entrato in una nuova fase con i riflettori puntati sugli LP. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 20 al 24 marzo, dedicate al 1978.

Lunedì 20/3/17
Ivan Graziani – Monna Lisa
Rino Gaetano – E cantava le canzoni
Fabrizio De André – Zirichiltaggia
Eugenio Finardi – Op.29 in Do Maggiore

Martedì 21/3/17
Rolling Stones – Lies
Electric Light Orchestra – Turn To Stone
Kate Bush – Moving
Wings – London Town

Mercoledì 22/3/17
Francesco De Gregori – Il ‘56
Antonello Venditti – Giulia
Francesco Guccini – Libera nos domine
Roberto Vecchioni – Stranamore

Giovedì 23/3/17
Boston – It’s Easy
The Band – The Night They Drove Old Diexie Down
Neil Young – Lotta Love
Bob Dylan – We Better Talk This Over

Venerdì 24/3/17
Lucio Dalla – Quale allegria
Angelo Branduardi – Il poeta di corte
Alan Sorrenti – C’è sempre musica nell’aria
Lucio Battisti – Donna selvaggia donna

La prima settimana (1970)
La seconda settimana (1971)
La terza settimana (1972)
La quarta settimana (1973)
La quinta settimana (1974)
La sesta settimana (1975)
La settima settimana (1976)
L’ottava settimana (1977)

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Pop Corn (LP) – settimana 8

Dopo il ciclo di sedici settimane durato dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017 e dedicato ai 45 giri, “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio  – è entrato in una nuova fase con i riflettori puntati sugli LP. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 13 al 17 marzo, dedicate al 1977.

Lunedì 13/3/17
Led Zeppelin – Rock And Roll
Rolling Stones – Tumbling Dice
Peter Frampton – Shine On
Genesis – Seconds Out

Martedì 14/3/17
Peter Gabriel – Solsbury Hill
David Bowie – Sons Of The Silent Age
Giorgio Moroder – Lost Angeles
Kraftwerk – Showroom Dummies

Mercoledì 15/3/17
Eugenio Finardi – Non è nel cuore
Alberto Radius – Carta straccia
Edoardo Bennato – Il gatto e la volpe
Lucio Battisti – Keep On Cruising

Giovedì 16/3/17
Amanda Lear – Tomorrow
Elton John – Cage The Songbird
Grace Jones – Sorry
Renato Zero – Sgualdrina

Venerdì 17/3/17
Premiata Forneria Marconi – Breakin’ In
ELP – Nobody Loves You Like I Do
Jethro Tull – The Whistler
Goblin – Suspiria Theme

La prima settimana (1970)
La seconda settimana (1971)
La terza settimana (1972)
La quarta settimana (1973)
La quinta settimana (1974)
La sesta settimana (1975)

La settima settimana (1976)

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Taxi

I Taxi sono la band dalla quale, a seguito della scomparsa del batterista Francesco, sono nati gli oggi popolarissimi Giuda. Al di là dei consensi raccolti dal nuovo gruppo, i ragazzi erano straordinari, una delle migliori realtà punk romane (e italiane) di sempre; per fortuna, a testimoniarne le qualità, rimangono due album e quattro 45 giri, i primi due contenenti anche brani che non sarebbero stati ripresi sugli LP. Di questi dischi scrissi, con grande piacere, al tempo dell’uscita.

Eat Me (Hate)
Alle tradizioni del punk-rock filo-americano più rabbioso e convulso sono legati i Taxi, che nei quattro minuti del loro singolo d’esordio – contenente due brani, Eat Me e My Fingers – mettono in luce una brillante verve compositivo-interpretativa che si spera di vedere presto confermata da un nuovo prodotto discografico. L’incisione del 45 giri dal quartetto, originario dell’hinterland romano, risale infatti al lontano dicembre 1999, e sarebbe proprio un peccato se rimanesse senza seguito. Una piccola gemma, stampata ovviamente in tiratura molto ridotta.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.440 dell’1 maggio 2001

I’m Dead (Hangover)
Circa un paio d’anni dopo Eat Me, i Taxi ritornano con un nuovo 7 pollici di pregevole fattura, fortemente legato alle radici del ‘77 e influenzato – pur vantando caratteristiche di entrambe – più dalla “scuola” americana che da quella britannica. Nel complesso meno grezzo e selvaggio rispetto alla precedente prova, anche a causa dell’incisione nettamente più curata, il quartetto romano prosegue dunque brillantemente il suo discorso, dedicandosi con freschezza e entusiasmo a un punk-rock già ascoltato infinite volte ma che comunque ci piace definire “classico” piuttosto che “revivalistico”. Secchi, energici e trascinanti, I’m Dead, Je tombe en bas e R & R Is All I Want sono tre ottime ragioni per attendere con una certa impazienza il primo album della band, annunciato entro la primavera per un’etichetta statunitense.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.519 del 4 febbraio 2003

Like A Dog (Dead Beat)
A seguire due apprezzati 7 pollici, anche per i Taxi è giunta l’ora del cosiddetto esordio adulto, edito sotto forma di album 33 giri – sacro vinile, quindi: che il dio del rock’n’roll ce lo conservi ancora a lungo – da un’agguerrita etichetta di Los Angeles. Registrato circa un anno fa, Like A Dog è l’ideale cartina al tornasole della crescita del quartetto romano, che passo dopo passo ha imparato a convogliare la sua naturale irruenza in brani sempre più elaborati sul piano formale (ma senza che ciò ne soffochi la carica animalesca) e sempre efficacissimi dal punto di vista dell’impatto fisico ed emotivo: undici tracce mai particolarmente veloci nell’esecuzione, ma non per questo povere di compattezza e grinta, che rileggono soprattutto le nobili tradizioni del ‘77 più concreto e meno sotto le luci dei riflettori, quello della provincia americana e della Gran Bretagna extra-Londra.
Una storia da “magnifici perdenti”, insomma, racccontata attraverso dieci episodi autografi e una cover di Rabies Is A Killer della cult-band dei ‘70 Agony Bag (riproposta anche, in tempi abbastanza recenti, dai Death SS: in certi casi, punk e metal non sono poi così lontani) con estrema competenza della materia e con l’approccio sanguigno che occorre per valorizzarla al meglio; e un album di notevole spessore, almeno rispetto ai canoni del genere, che surclassa per energia e freschezza compositiva molta dell’attuale produzione punk d’Oltremanica e d’Oltreoceano. Quanti avevano messo in pensione il caro, vecchio giradischi faranno bene a spolverarlo e a controllare lo stato d’uso della
puntina.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.532 del 6 maggio 2003

Yu Tolk Tu Mach
(Gonna Puke)
Già titolari di alcuni singoli e di Like A Dog, edito nel 2003 dall’americana Dead Beat, i Taxi giungono al secondo album un po’ cambiati: non feroce punk-rock settantasettino, bensì una formula sempre energica e incisiva nel quale lo stile originario si rivela però ottimamente ibridato con hard e power-pop. Dieci tracce, fra le quali un’oscura cover della cult-band inglese Agony Bag (dopo la “famosa” Rabies Is A Killer del precedente disco) e una sorprendente, brillante Qui est in, qui est out di Serge Gainsbourg, che ardono di vivacità e passione, eseguite in modo secco e compatto e impreziosite dall’eccellente voce di quel Tenda che – provare per credere – è anche uno dei migliori frontman rock italiani di sempre, forte di un’assoluta, travolgente naturalezza nel porsi come “animale da palcoscenico”. Fa bene, il titolo, a invitare al silenzio: meglio alzare il volume e lasciarsi spettinare dalle vibrazioni.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.635 del giugno 2007

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Elektroshock

Lentamente ma inesorabilmente, proseguo il mio percorso a tappe nell’underground romano legato al punk. In questo caso, i riflettori illuminano il primo disco dell’area musicale in questione pubblicato da una band capitolina, band che certo non era punk in senso stretto ma che di sicuro fu in qualche misura influenzata dai fermenti del ‘76/’77. Edito in origine sotto l’ombrello della major RCA, l’album è al momento reperibile nella ristampa (in vinile) confezionata dalla Sony nel 2012.

Asylum (Numero Uno)
Pubblicato nei primi mesi del 1979, l’album degli Elektroshock è l’unica testimonianza discografica della prima scena “punk” romana (le virgolette, in questo caso, sono d’obbligo). Quando uscì il gruppo esisteva da circa un anno, ma fin dall’inizio la sua effettiva adesione al movimento è stata messa seriamente in dubbio: correva infatti voce che l’approccio tra lo spregiudicato, l’aggressivo e il ribelle ostentato dai cinque – e sottolineato da efficaci trovate sceniche – non fosse naturale ma derivasse dallo studio di una decina di album di Lou Reed, Stooges, Sex Pistols, Ramones e altri consigliati loro dai produttori Carlo Basile (il primo tra i discografici nostrani a credere nel punk: a lui si debbono tutte le stampe italiane realizzate dalla RCA, nonché la storica raccolta Punk Collection) e Aldo Bagli (giornalista di “Ciao 2001” del quale, se non gli scritti infarciti di informazioni e commenti a dir poco discutibili, si deve lodare almeno la genuina passione). Continua a leggere

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Pop Corn (LP) – settimana 7

Dopo il ciclo di sedici settimane durato dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017 e dedicato ai 45 giri, “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio  – è entrato in una nuova fase con i riflettori puntati sugli LP. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 6 al 10 marzo, dedicate al 1976.

Lunedì 6/3/17
David Bowie – Golden Years
Cat Stevens – Jzero
Neil Young – Drive Back
Bob Dylan – Sara

Martedì 7/3/17
Area – Luglio, Agosto, Settembre (nero) (live)
Perigeo – Looping
Le Orme – Amico di ieri
Napoli Centrale – Pensione Floridiana

Mercoledì 8/3/17
Electric Light Orchestra – Evil Woman
Genesis – A Trick Of The Tail
Deep Purple – Love Child
Rolling Stones – Hey Negrita

Giovedì 9/3/17
Antonello Venditti – Nostra Signora di Lourdes
Lucio Dalla – Nuvolari
Roberto Vecchioni – A.R.
Francesco Guccini – L’avvelenata

Venerdì 10/3/17
Beatles – I’m Down
Angelo Branduardi – Gli alberi sono alti
Crosby And Nash – Broken Bird
Keith Carradine – It Don’t Worry Me

La prima settimana (1970)
La seconda settimana (1971)
La terza settimana (1972)
La quarta settimana (1973)
La quinta settimana (1974)
La sesta settimana (1975)

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Pop Corn (LP) – settimana 6

Dopo il ciclo di sedici settimane durato dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017 e dedicato ai 45 giri, “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio  – è entrato in una nuova fase con i riflettori puntati sugli LP. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 27 febbraio al 3 marzo, dedicate al 1975.

Lunedì 27/2/17
Wings – Listen To What The Man Said
Ringo Starr – All By Myself
George Harrison – Ding Dong, Ding Dong
John Lennon – Stand By Me

Martedì 28/2/17
Francesco De Gregori – Il signor Hood
Fabrizio De André – Dolce Luna
Enzo Jannacci – Il monumento
Edoardo Bennato – Meno male che adesso non c’è Nerone

Mercoledì 1/3/17
Pink Floyd – Wish You Were Here
Genesis – Lilywhite Lilith
Poco – One Horse Blue
Led Zeppelin – Custard Pie

Giovedì 2/3/17
Banco del Mutuo Soccorso – L’albero del pane
Premiata Forneria Marconi – Chocolate Kings
Lucio Battisti – Due mondi
Alan Sorrenti – Poco più piano

Venerdì 3/3/17
Jack Nicholson-Ann Margret – Go To The Mirror
NCCP – Li saracini adorano lu sole
Inti Illimani – Tinku
Deodato – Do It Again

La prima settimana (1970)
La seconda settimana (1971)
La terza settimana (1972)
La quarta settimana (1973)
La quinta settimana (1974)

 

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Uniplux

Benché li abbia conosciuti in tempo reale, ho sempre avuto difficoltà a considerare gli Uniplux un gruppo punk; un po’ senza dubbio lo erano, ma il loro sound e il loro approccio erano comunque piuttosto diversi da quelli degli esponenti “classici” del genere. Lo prova il loro primo 45 giri, edito nel 1982 addirittura dalla RCA, con un lato rock (melodico, e con voce femminile) e uno ben più aggressivo; se tutti i pezzi del repertorio fossero stati nello stile del secondo, i ragazzi avrebbero di sicuro raccolto consensi maggiori in quel circuito alternativo che fondamentalmente li snobbava, preferendogli colleghi più feroci e allineati – anche sul piano dell’estetica – al Verbo dominante. Trentacinque (e più) anni più tardi, un album solo in vinile – della cui esistenza sono indirettamente responsabile – consente di inquadrare meglio gli Uniplux.

Storia piuttosto breve ma parecchio intricata, quella della prima fase di attività del gruppo romano che, dopo essersi chiamato inizialmente Smash, adottò un nome che si ispirava a un diffuso farmaco da assumere per via rettale: tre anni da quando Fabio Nardelli e Francesco “Papero” Mancinelli – ben presto raggiunti da Renato Dal Piaz – trovarono l’uno nell’altro l’ideale partner in crime a quando, nel 1982, la band si sciolse, salvo poi rinascere e proseguire in modo discontinuo la propria parabola con altri organici facenti capo al solo Nardelli. Questo 33 giri si concentra però solo sui giorni ricchi di entusiasmo in cui gli Uniplux si impegnavano per fondere il loro antico amore per l’hard rock dei ’70 con l’attrazione per quel punk che pure da noi, in cronico ritardo sul resto del mondo, stava provando ad alzare la testa; un progetto, insomma, in piena sintonia con il clima di giorni in cui energia e voglia di fare – e dire: essenziali i testi in italiano, non privi di ingenuità ma determinati nella loro denuncia di disagio esistenziale e insoddisfazione socio-politica – compensavano le eventuali carenze di lucidità e i problemi incontrati per suonare dal vivo, registrare in maniera decente, semplicemente esser presi sul serio. Nonché farsi ingaggiare da un’etichetta… che doveva essere major, ovvio, perché il piccolo circuito indipendente snobbava quel tipo di sound e autoprodursi era una faccenda assai complicata. Continua a leggere

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Luxfero

È inutile piangere sul latte versato, ma i Luxfero furono un’occasione mancata; se avessero realizzato un disco a cavallo fra gli anni ’70 e ’80, quando erano uno dei nomi di punta della Roma underground, oggi sarebbero ricordati molto, molto di più. Il vinile, con materiale d’epoca, si fece invece aspettare fino al 2010, e per me fu un vero piacere scriverne le note di presentazione per il retrocopertina.

Nel foglio sul quale elenco tutti i concerti ai quali ho avuto il piacere (o il dispiacere) di assistere dal giurassico 1974 a ora il nome Luxfero figura nel 1983 e nel 1985, ma nella mia memoria è rimasta impressa – indelebilmente, è ormai lecito supporre – una band diversa. Quelli scolpiti nella Storia sono infatti i Luxfero dai connotati punk (e post-punk) che all’inizio del 1980 avevano infiammato la platea del “1° Festival Rock Italiano”, patrocinato dalla rivista “Ciao 2001” e ospitato in origine dal Cinema Teatro Palazzo e quindi dal Cinema Teatro Espero di Via Nomentana (oggi, ahinoi, sala bingo): un momento-cardine per un circuito punk capitolino decisamente sommerso a causa dei pochi club dove esibirsi, del numero piuttosto ridotto di gruppi degni di tal nome e della scarsissima documentazione discografica (solo l’album degli Elektroshock, edito dalla Numero Uno/RCA), risultato del generale clima di diffidenza che avvolgeva non solo la nostra piccola e provinciale blank generation ma pure i suoi ispiratori d’oltremanica e d’oltroceano. La disinformazione autoctona, del resto, dipingeva i punk come fascisti, violenti e inetti sul piano musicale, e dunque perché il pubblico degli appassionati avrebbe dovuto appoggiarli? Continua a leggere

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Social Distortion

Un (costoso) box, solo in vinile, di una band straordinaria, alla quale ho regalato il mio cuore oltre trentacinque anni fa senza esserne mai deluso.

social-distortion-copThe Independent Years 1983-2004
Moltissima acqua è passata sotto i ponti da quando i Social Distortion erano una delle band di punta della seconda/terza generazione punk californiana, quella cresciuta soprattutto nei sobborghi costieri di Los Angeles. Benché legato anche all’hardcore, emerso con prepotenza a partire dal 1980, il gruppo di Mike Ness non ha quasi mai cercato di nascondere il proprio legame con certo r’n’r classico e le sue radici folk, con lo storytelling che con quelle tradizioni marcia di pari passo, con l’epica del “perdente”; semplificando ed estremizzando al massimo, un atipico e personalissimo trait d’union tra Clash e Johnny Cash, che in trentacinque anni di onorata carriera – documentati, però, da appena sette veri album di studio – è rimasto fedele alle direttive di base tracciate all’epoca degli esordi, perfezionando la forma e concedendosi parziali deviazioni ma lasciando inalterata la sostanza. La produzione non è tutta di pari livello e, a ben vedere, nei tre lavori editi dalla major Epic fra il 1990 e il 1996 affiorano persino (timide) strizzatine d’occhio al grande mercato, ma nessun disco dei Nostri può definirsi deficitario e qualcosa vorrà pur dire.
Nell’attesa di un nuovo capitolo che si fa attendere ormai dall’ottimo Hard Times And Nursery Rhymes del 2011, arriva ora nei negozi questo cofanetto di quattro LP (sì, niente CD) che ripropone lo straordinario esordio Mommy’s Little Monster del 1983 (il punk che qualsiasi cultore del rock non può non amare), il suo più raffinato successore Prison Bound del 1988, la devastante antologia Mainliner (Wreckage From The Past) del 1995 con singoli, EP e brani assortiti incisi prima del debutto a 33 giri e il penultimo, notevole Sex, Love And Rock’n’roll (2004). Il filo conduttore è, come da titolo, l’uscita originaria per etichette indipendenti, ma più delle faccende merceologiche conta che questo box – ben confezionato, seppur privo di sfarzi e gadget; unica particolarità, i vinili di tinte diverse – offra materiale di spessore assoluto nel suo supporto “naturale”. Certo, per affrontare la spesa di circa cento euro occorrono forti motivazioni, ma se c’è una band che merita un esborso del genere, quella si chiama Social Distortion; la sua musica rimane comunque intensissima, travolgente e immortale – in estrema sintesi: splendida – al di là del mezzo scelto per ascoltarla, e ciò che conta è, appunto, che la si ascolti. Ancor meglio se a volumi da denuncia.
Tratto da Classic Rock n.51 del febbraio 2017

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1987: la mia playlist

A due mesi abbondanti dall’ultima volta, torno a proporre una mia vecchia playlist annuale. “Vecchia” nel senso di “pubblicata in tempo reale su qualche rivista” e non “compilata adesso con il senno di poi”. Questa del 1987, che apparve sul Mucchio, è semplice, “secca”: i dieci album che trent’anni fa mi piacquero (e che ascoltai) di più.
playlist-1987-cop
Band Of Outsiders – Acts Of Faith
Bevis Frond – Inner Marshland
Breathless – Three Times And Waving
City Kids – The Orphans Parade
Hoodoo Gurus – Blow Your Cool
Hüsker Dü – Warehouse: Songs And Stories
Jesus And Mary Chain – Darklands
Lizard Train – Slippery
Paul Roland – Danse Macabre
Sisters Of Mercy – Floodland

Le altre playlist presenti ne “L’ultima Thule”:
1979
1980
1984
1986
1996
2006
2014
2015
2016

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Pop Corn (LP) – settimana 5

isoradio-logoDopo il ciclo di sedici settimane durato dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017 e dedicato ai 45 giri, “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio  – è entrato in una nuova fase con i riflettori puntati sugli LP. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 20 al 24 febbraio, dedicate al 1974.

Lunedì 20/2/17
Genesis – I Know What I Like
Jethro Tull – Bungle In The Jungle
Emerson, Lake & Palmer – Karn Evil 9: 1st Impression, Part 2
Mark-Almond – Organ Grinder

Martedì 21/2/17
Bob Dylan – Forever Young
Neil Young – Walk On
David Bowie  – Big Brother
Elton John – The Bitch Is Back

Mercoledì 22/2/17
Rolling Stones – It’s Only Rock’n’roll
Who – The Real Me
Suzi Quatro – 48 Crash
Deep Purple – Burn

Giovedì 23/2/17
Mike Oldfield – Tubular Bells
Buddy Holly – Maybe Baby
Franco Micalizzi – L’ultima neve di primavera
Carl Anderson – Superstar

Venerdì 24/2/17
Eric Clapton – I Shot The Sheriff
Joe Cocker – You Are So Beautiful
Santana – Black Magic Woman
Ike & Tina Turner – River Deep, Mountain High

La prima settimana (1970)
La seconda settimana (1971)
La terza settimana (1972)
La quarta settimana (1973)

 

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Pop Corn (LP) – settimana 4

isoradio-logoDopo il ciclo di sedici settimane durato dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017 e dedicato ai 45 giri, “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio  – è entrato in una nuova fase con i riflettori puntati sugli LP. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 13 al 17 febbraio, dedicate al 1973.

Lunedì 13/2/17
America – Ventura Highway
Byrds – Full Circle
Carly Simon – Night Owl
Carole King – Believe In Humanity

Martedì 14/2/17
Yes – Total Mass Retain
Pink Floyd – The Great Gig In The Sky
King Crimson – Book Of Saturday
Traffic – Evening Blue

Mercoledì 15/2/17
New Trolls – I cavalieri del lago dell’Ontario
Orme – L’equilibrio
Banco del Mutuo Soccorso – Cento mani e cento occhi
Franco Battiato – Areknames

Giovedì 16/2/17
Curtis Mayfield – Pusherman
Joe Tex – Women Stealer
Stevie Wonder – You Are The Sunshine Of My Life
Temptations – Law Of The Land

Venerdì 17/2/17
Black Sabbath – Tomorrow’s Dream
Grand Funk Railroad – Rock’n’Roll Soul
David Bowie – Starman
Alice Cooper – School’s Out

La prima settimana (1970)
La seconda settimana (1971)

La terza settimana (1972)

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Pink Floyd (1965-1972)

Provateci voi, a raccontare/descrivere in maniera un minimo dettagliata, avendo a disposizione circa 3.300 caratteri, un “mostro” come questo cofanetto dei (primi) Pink Floyd edito lo scorso 11 novembre. Non si può, e non a caso sono ritornato sull’argomento, nel numero di AudioReview appena arrivato nelle edicole (il 384), nell’ambito di un ampio articolo a più mani che propone anche prove tecniche e di ascolto del prezioso boxone. Nella recensione qui riesumata, uscita a gennaio, mi ero invece limitato a inquadrare l’oggetto e a spiegare perché il prezzo richiesto, in assoluto molto alto, fosse comunque “giustificato”.
pink-floyd-fotoThe Early Years 1965-1972
Si può commercializzare un prodotto discografico, seppure “multiplo” e ricco come questo, a una cifra – di listino – così folle? Ovviamente sì, se il numero è l’amore dei tuoi cultori sono tali da garantire l’adeguato ritorno economico; in sintesi, devi essere in grado di permettertelo, e i Pink Floyd appartengono senza dubbio alla élite di coloro “che possono”. Nel novembre scorso ha dunque fatto irruzione sul mercato, in sincronia con il natale, questo mostruoso box con trentadue (in realtà, trentatré) dischi di più formati (CD, DVD, Blu-ray, vinili) e tanto prezioso materiale iconografico, che raccoglie solo registrazioni rare e per lo più ufficialmente inedite – insomma, i normali album non vi sono compresi – della fase iniziale di attività del gruppo di Roger Waters, David Gilmour, Richard Wright, Nick Mason e, per il primissimo periodo, Syd Barrett. Continua a leggere

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In edicola (febbraio)

edicola Come ogni mese, nelle edicole è possibile acquistare riviste con miei articoli, interviste e recensioni che non sono diffusi contemporaneamente in Rete e che potrebbero apparirvi con sensibile ritardo (o mai). Questo il quadro di febbraio.

 

ar384AudioReview n.384Sezione musicale da me curata, intervista di tre pagine a Enrico Rava, rubrica “Le canzoni raccontate” sulla storia e il significato di brani famosi (questo mese, Aqualung dei Jethro Tull), articolo di approfondimento sul box The Early Years dei Pink Floyd, recensione estesa degli XX, recensioni di Mannarino, Paul Roland e Gianni Maroccolo (ristampa in vinile).

 

Blow UpBlow Up n.225. Cura e introduzione, più cinque schede, dell’articolo di diciotto pagine “20 Essentials: Punk 1978-1979”.

 

 

 

 

 

 

cr51-copClassic Rock n.51. Introduzione del lungo articolo di copertina sui Clash e pezzi specifici su “Cut The Crap”, i live della band e la carriera solistica di Joe Strummer.Recensioni di Michael Chapman e dei cofanetti Let’s Go Down And Blow Our Minds (psichedelia britannica dei Sixties) e dei Social Distortion.

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can3(Noi siamo) Cantautori n.3. Recensioni di Brunori Sas, Mannarino, Ivan Graziani, Mick Harvey e Neil Young.

 

 

 

 

 

 

vinile6-copVinile n.6. Schede sui dischi da solista di Mauro Pagani.

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Gimme Danger

stooges-film-locSono appena rientrato dalla visione in anteprima di Gimme Danger, il docu-film di Jim Harmusch dedicato all’epopea degli Stooges. Non di Iggy Pop, la cui carriera in proprio non è in pratica trattata, ma di Iggy & The Stooges: quindi, The Stooges, Fun House, Raw Power, Kill City e il periodo della “ricostruzione” della band, stranamente senza neppure accennare a The Weirdness e Ready To Die. Continua a leggere

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Addio, Robert (Fisher)

Nonostante le ricerche, non sono riuscito a scoprire quanti anni avesse Robert Fisher, mente e anima dei Willard Grant Conspiracy. Comunque, suppongo, non molti più di me. Non è importante, però; a esserlo, tristemente, è invece la sua scomparsa, dopo una lunga lotta contro il cancro, lo scorso 12 febbraio. A testimonianza delle sue capacità artistiche e della sua sensibilità rimangono numerosi dischi che sono di norma classificati – riduttivamente, ma appropriatamente – come alt-country, i migliori dei quali sono forse Flying Low, Mojave, Everything’s Fine e Regard The End. Era una bella persona, Robert, come ebbi occasione di verificare attraverso vari scambi di e-mail e un paio di incontri che avemmo fra il 2003 e il 2004; ovvero, quando mi concesse la possibilità di allegare al n.15 del Mucchio Extra un CD dal vivo della sua band, inciso all’Harmonie di Bonn, Germania, il 25 marzo del 2004. In quell’occasione mi inviò anche le “note di copertina” dell’album. che decidemmo di intitolare At Rockpalast-Crossroads; e sono proprio le sue parole che ho voluto riproporre qui per ricordarlo. Addio, Robert, e grazie ancora di tutto.
fisher-wgc-foto-110 luglio 2004, Antelope Valley, California
Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa a proposito di un concerto dei Willard Grant Conspiracy. Non avendone mai visto uno dalla prospettiva del pubblico, sono la persona meno indicata per farlo. Quindi cercherò di raccontarvi qualche impressione della serata in cui questo CD è stato registrato osservata dalla mia parte del palco. La sera dell’esibizione al Club Harmonie di Bonn, ho sognato che l’Olanda era stata invasa da un enorme numero di cavalli neri. Gli animali erano determinati a causare un putiferio dovunque fosse possibile e decisero di sdraiarsi per terra su tutti gli svincoli a sinistra delle strade dell’intero Paese. Nulla poteva muoverli. La brava gente olandese fu costretta a un dibattimento a livello nazionale per stabilire il modo più efficace e umano di sbarazzarsi di questi cavalli. Credo che gli animali avessero disposto la pur tardiva protesta per essere stati rimpiazzati come principale mezzo di trasporto oltre un secolo fa. Ai cavalli occorre un po’ di tempo per organizzare una risposta, ma quando lo fanno ciò avviene secondo modalità “da grandi cavalli”. Anche solo per questo motivo, non posso dimenticarmi di quella sera. Continua a leggere

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