Archivio dell'autore: federicoguglielmi

Carlo, you rock!

In decenni di carriera ho conosciuto tantissimi discografici major, ma non posso dire di aver legato con tutti. Anzi. Dal mio distorto punto di vista, il problema era che, almeno un molti casi, non amavano davvero la musica e la vedevano per lo più come uno strumento di autoaffermazione all’interno della compagnia nella quale erano assunti. Tutto legittimo, ovvio, ma nella mia ottica chiunque lavori con la musica (e con qualsiasi altro genere di arte) dovrebbe affrontare la materia e le sue dinamiche in modo un po’ diverso da come si fa con un normale prodotto da vendere; non a caso, per molto tempo, rimanevo basito apprendendo che il nuovo dirigente della multinazionale X aveva come qualifica solo il fatto di essere stato dirigente della multinazionale Y, che però non produceva dischi bensì latticini, pneumatici, macchine agricole et similia. Sia chiaro, ci sono state (e ci sono tuttora) auree eccezioni, ma a mio avviso in una compagnia discografica non dovrebbero mai essere assunte persone che con la musica non abbiano coltivato rapporti stretti, che non abbiano esperienza “sul campo”, che non considerino un artista come una lavatrice o uno snack.
Tra le auree eccezioni di cui sopra, una delle più preziose e scintillanti con le quali ho incrociato il mio percorso è senza dubbio Carlo Basile. Ho scritto tante volte e in più contesti che fu praticamente l’unico in Italia a capire in tempo reale il valore e l’importanza di punk e new wave: i tanti dischi che volle fortissimamente pubblicare dalla RCA, della quale era appunto impiegato, parlano chiaro, ma tutta la sua storia è una sorta di inno alla passione, all’estro, a quel pizzico di follia che fa la differenza. Con lui mi sono trovato in sintonia fin da quando lo conobbi, direi 1978 o 1979, e tra l’altro gli devo anche un ringraziamento per avermi fatto ottenere il singolo lavoro pagato meglio della mia vita in termini di retribuzione rispetto al tempo impiegato.
Il proficuo impegno a favore di punk e new wave è però stato solo una piccola parte del percorso di Carlo. La sua è stata una vita decisamente avventurosa (basti dire che adesso vive nelle Filippine…) e ci sta che, ormai da anni in pensione, abbia voluto raccontarla in un libro, eloquentemente intitolato Carlo, you rock!. Me ne inviò una stesura provvisoria chiedendomi se avessi avuto voglia di scriverne una prefazione e io, dopo averla letta (spesso sobbalzando sulla sedia per come certe vicende fossero narrate senza alcun tipo di filtro) fui lieto di accontentarlo. Qualche mese fa, mentre aspettavo notizie sulla data di uscita del volume, appresi che l’editore svizzero Marmot Publishing non avrebbe commercializzato – come pensavo – un semplice tomo di testo con qualche foto di corredo, bensì una collana di volumi – in totale pare saranno quattro – ricchissimi di foto a colori. Quello inaugurale, fuori da un paio di mesi, consta di 96 pagine formato A4 in carta lucida e pesante e si ferma prima ancora che il protagonista diventasse un uomo della RCA, offrendo testimonianze dirette di come un giovane (un po’ particolare, ok…) potesse vivere il suo travolgente entusiasmo per il rock nell’Italia dei ’60 e dei primi ’70. Tutto è estremamente pirotecnico e qualche passaggio può lasciare increduli, ma la sua estrema godibilità non si discute. Inoltre, quell’autoreferenzialità che taluni – invidiosi? – potrebbero ritenere un difetto è a ben vedere l’opposto, oltre che un inequivocabile segnale di genuinità. Del resto lui è Carlo Basile e rocca & rolla, e questa sua autobiografia non può che riflettere la sua personalità, la sua indole. È “one of a kind”, Carlo, esattamente come ho scritto in chiusura alla mia prefazione.
Per ulteriori informazioni e per l’acquisto: https://marmot-publishing.com/

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Blow Up n.266/267

C’entra poco, ma lo dico: ho sempre odiato questa regola editoriale che impone (nemmeno è vero: c’è chi non la applica) alle riviste di contrassegnare il numero di luglio/agosto con un doppio numero. Che motivo c’è? Che senso ha? E comunque, anche se una ragione seria ci fosse, mi starebbe sulle palle ugualmente. Ciò premesso, segnalo l’uscita nelle edicole del numero di luglio/agosto di “Blow Up”, che consta di 196 pagine, costa 9 euro e contiene tante cose belle che potrete approfondire cliccando qui. Io purtroppo ci ho scritto pochino, solo le recensioni del nuovo dei Dalton e del docu-film sui Chills (nel quale con mia sorpresa sono finito tra gli “special thanks”), ma ai fini della qualità generale non ha alcuna importanza.
Inoltre, come ben sanno gli abbonati che l’avranno già ricevuto in omaggio, in alcune edicole, su Amazon e presso il sito https://www.blowupmagazine.com/ è possibile acquistare il nuovo volumetto della collana “Director’s Cut”, scritto da Paolo Bertoni e dedicato ai Coil. Per saperne di più. cliccare qui.

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Memorabilia (17)

Una serie di post dedicata a oggetti particolari legati alla musica che mi sono trovato a possedere più o meno per caso; a differenza di tanti colleghi che ne vanno a caccia e ne posseggono centinaia se non migliaia, io me ne sono sempre abbastanza fregato, però in tanti anni di attività un tot di cose le ho raccolte e allora ho pensato di presentarle qui e raccontarne la storia, un po’ come sto ancora facendo con i dischi più strani che ho e le foto da me scattate, e come ho fatto con le spillette. In linea di massima si tratta di gadget realizzati dalle case discografiche a scopo promozionale o celebrativo, ma non mancherà qualche chicca privata.Come da qualche parte di sicuro ho scritto, gli oggetti presentati in questa serie mi sono quasi sempre arrivati “da soli”, senza che li cercassi; questo perché le mie “deviazioni dal buon senso” si sono indirizzate al massimo su qualche disco, fumetto/libro o VHS/DVD, e mai su feticci solo indirettamente legati alla musica, alla lettura e/o alla visione. Quella qui presentata, però è l’eccezione alla regola: appreso della sua esistenza, quarant’anni abbondanti fa, misi in moto alcuni contatti che avevo in Ohio e alla fine ne saltò fuori una copia, che mi arrivò assieme ai primi quattro singoli autoprodotti dei Pere Ubu al prezzo totale di 100 dollari spese postali incluse. Si tratta del libro – tiratura di settecento esemplari – nel quale Mark Mothersbaugh, con la complicità degli altri Devo, esponevano con “rigore scientifico” la teoria della De-Evolution sulla quale la band ha costruito le sue canzoni e buona parte della sua fama. È un libro di piccolo formato, tipo messale, consta di 284 pagine assemblate artigianalmente, si intitola My Struggle ed è ovviamente attribuito a Booji Boy, l’alter ego di Mark. Il mio, quello qui fotografato, è al 100% la prima edizione, priva del titolo in copertina (che invece c’è in una ristampa successiva) e con copertina rossa (sempre della prima stampa ne esistono alcune gialle, perché a quanto sembra il cartoncino rosso era finito e ci si arrangiò con quello che c’era).
Memorabilia 1: Cartonato di In Utero dei Nirvana.
Memorabilia 2: Spaghetti dei Guns N’Roses.
Memorabilia 3: Bevute con Modena City Ramblers, Gaznevada e Skiantos.
Memorabilia 4: L’accendino Zippo dei Litfiba.
Memorabilia 5: Il “mobile” dei Sonic Youth.
Memorabilia 6: Il whisky dei Calibro 35.
Memorabilia 7: I testi rilegati dei Sisters Of Mercy.
Memorabilia 8: La lente di ingrandimento dei Litfiba.
Memorabilia 9: Le carte da gioco dei Casino Royale.
Memorabilia 10: Blocnotes e Mousepad dei Litfiba.
Memorabilia 11: Doppio disco di platino dei Nirvana.
Memorabilia 12: Foto autografata degli Hoodoo Gurus.
Memorabilia 13: Scaletta e locandina Sick Rose.
Memorabilia 14: Disegno originale Tre Allegri Ragazzi Morti.
Memorabilia 15: Statuetta di Jim Morrison.
Memorabilia 16: Set dei Metallica.

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Classic Rock 92

È già reperibile in tutte le edicole il numero di luglio di “Classic Rock”, nel quale c’è di tutto (Beatles, Pink Floyd, Marc Bolan, Little Richard, Joy Division e molto altro). Per quanto riguarda i miei contributi: un’intervista a Cristiano Godano in occasione dell’uscita del suo album da solista, più due recensioni di novità (Cristiano Godano e i Jarv Is, ovvero il più recente progetto di Jarvis Cocker) e due di ristampe (Grateful Dead e Joy Division).

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Roll’s 33 vs Blues Magoos

Canzoni straniere, famose e non, adattate in italiano, con risultati ora interessanti, ora precari, ora spiazzanti o divertenti.Serie “adattamenti”, n.19
We Ain’t Got Nothing Yet dei Blues Magoos è una quarantina d’anni delle mie canzoni garage punk preferite di sempre, ma ci misi un po’ a scoprire che del brano esisteva un adattamento italiano e ancora di più, vista la rarità del 45 giri dell’epoca, ad ascoltarlo. Oggi, invece tutti possono ascoltarlo con estrema facilità, anche cliccando qui: si intitola 33/1a verità e a realizzarlo furono i Roll’s 33, band dell’area torinese che lo pubblicò nel suo secondo singolo e nell’unico album I Roll’s 33 (entrambi usciti nel 1967 per la CBS). La musica è piuttosto fedele al modello, mentre il testo – opera del leader del gruppo, Giuseppe Vinci – non ricalca l’originale ma, invece di cadere nelle solite tematiche sentimentali, abbozza un tentativo di impegno sociale.

Adattamenti n.1: Michele vs Elvis Presley
Adattamenti n.2: Innominati vs Doors
Adattamenti n.3: Marco Masini vs Metallica
Adattamenti n.4: Ornella Vanoni vs Genesis
Adattamenti n.5: Caterina Caselli vs Rolling Stones
Adattamenti n.6: Duilio Del Prete vs Jacques Brel
Adattamenti n.7: Statuto vs Specials
Adattamenti n.8: Ribelli vs Supremes
Adattamenti n.9: Hugu Tugu vs Jefferson Airplane
Adattamenti n.10: Maurizio vs Who

Adattamenti n.11: Teho Teardo e Blixa Bargeld vs Tommy James And The Shondells
Adattamenti n.12: Gatto Panceri vs The Cure
Adattamenti n.13: Tito Schipa Jr. vs Bob Dylan
Adattamenti n.14: Barabba vs Kinks
Adattamenti n.15: Dik Dik vs The Band
Adattamenti n.16: Le Pecore Nere vs Troggs
Adattamenti n.17: Gian Pieretti vs Donovan
Adattamenti n.18: Satelliti vs Yardbirds

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