Archivio dell'autore: federicoguglielmi

Gun Club (1981)

In quei lontani giorni dei primissimi anni ’80, il debutto dei Gun Club fu un’autentica rivelazione. Come tantissimi altri dischi oggi mitici ma all’epoca oscuri, ne scrissi in tempo reale, compensando con un entusiasmo evidentemente contagioso – quello che consigliavo difficilmente rimaneva negli espositori dei negozi specializzati – la mia scarsa verve espositiva, spesso condita di forzature linguistiche e/o semplici brutture che a rileggerle oggi mi fanno venir voglia di impiccarmi (per poi rinascere, ma solo per darmi fuoco), nonché di quantità industriali di refusi imputabili alla fotocomposizione (e alla sciatteria nella correzione delle bozze). Qui ce n’erano troppi e i più orridi li ho corretti… ma senza cambiare lo stile, che è rimasto lo schifo che era.
Fire Of Love
(Ruby)
Tra le rivelazioni di Los Angeles per l’anno 1981 sarebbe ingiusto non menzionare i Gun Club, che già da qualche tempo si prodigano nella creazione di una musica nuova e interessante. Composta da Jeffrey Lee Pierce (voce, slide guitar), Ward Dotson (chitarra e slide guitar), Rob Ritter (basso) e Terry Graham (batteria) – gli ultimi due ex Bags – questa geniale formazione propone un sound particolarissimo, fusione di influenze diverse: blues, punk, psichedelia, country. In sostanza, si potrebbe dire che i Gun Club sono una punk band che crea le sue canzoni filtrandole in una sintesi fresca ed eccitante attraverso la lezione degli altri generi musicali prima citati.
Il suono di Fire Of Love ha il fascino irresistibile di un certo tipo di Sixties rock (più o meno alla Nuggets) e in alcuni suoi episodi sembra essere molto presente l’ispirazione dei Cramps. I Gun Club, comunque, sono molto diversi da Lux Interior e compagni, giacché sono assai più violenti e non pongono il rockabilly in cima alle proprie preferenze; a ogni modo, le analogie tra i due gruppi non mancano come il culto di entrambi per il dark e l’orrido, e non è certo un caso che Kid Congo Powers, chitarrista dei Cramps, abbia firmato uno dei brani di questo primo album, edito dalla Ruby Records di Chris Desjardins. Dodici canzoni, tra le quali spiccano le veloci e aggressive She’s Like Heroin To Me e Ghost On The Highway, le più pacate Promise Me e Jack On Fire, le piacevolissime Sex Beat, For The Love Of Ivy e Black Train, dalle ritmiche spezzettate e dalle chitarre laceranti. Uno degli elementi principali della musica del quartetto è la contrapposizione fra la chitarra “normale” usata prevalentemente in modo secco e incisivo, e la slide-guitar, con il suo caratteristico suono limpido. Fire Of Love è indubbiamente un disco singolare, al di fuori di ogni semplicistica classificazione, ma costituisce anche una delle più belle sorprese di quest’anno; è un disco californiano fino in fondo. che recupera sonorità anche piuttosto datate presentandole in modo attuale, stimolante, coinvolgente. Comunque la si pensi, merita almeno un attento ascolto.
(da Il Mucchio Selvaggio n.46 del novembre 1981)

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Panceri vs Cure

Canzoni straniere, famose e non, adattate in italiano, con risultati ora interessanti, ora precari, ora spiazzanti o divertenti.Serie “adattamenti”, n.12
Potrei facilmente capire perché uno che si chiama Luigi Giovanni Maria decida che per la carriera di cantante sia meglio utilizzare qualcosa di più breve e facilmente memorizzabile, ma… Gatto?!? Affari suoi, comunque. In questa sede se ne parla non per il curioso nom de plume del Panceri, bensì per la sua non meno bizzarra scelta di “italianizzare” – con un testo (a sua firma) privo di legami con l’originale inglese e, diciamolo, non proprio irresistibile – Lullaby dei Cure, il maggior successo in UK di Robert Smith e compagni. Nelle mani (nelle zampe? nelle grinfie?) del Gatto, nel 2003, il brano divenne Alla prossima e fu inserito nell’album 7 vite.

Adattamenti n.1: Michele vs Elvis Presley
Adattamenti n.2: Innominati vs Doors
Adattamenti n.3: Marco Masini vs Metallica
Adattamenti n.4: Ornella Vanoni vs Genesis
Adattamenti n.5: Caterina Caselli vs Rolling Stones
Adattamenti n.6: Duilio Del Prete vs Jacques Brel
Adattamenti n.7: Statuto vs Specials
Adattamenti n.8: Ribelli vs Supremes
Adattamenti n.9: Hugu Tugu vs Jefferson Airplane
Adattamenti n.10: Maurizio vs Who

Adattamenti n.11: Teho Teardo e Blixa Bargeld vs Tommy James And The Shondells

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Oltre le stelle (30)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.THE THRILLS
So Much For The City
* *
Mente sapendo di mentire, chi afferma che l’apprezzamento di un disco non dipende anche dall’umore: ve lo dice uno che adesso come adesso, con gli zebedei che girano come pale di elicottero, trova So Much For The City addirittura irritante. Però, visto che oggi persino Pet Sounds mi sembra – ho fatto la prova, sia chiaro – di una stucchevolezza insopportabile, il problema deve risiedere nel mio animo tormentato dai rodimenti, e non c’è dunque da farne una colpa alla più californiana delle band irlandesi; i Thrills sono infatti, e con un pizzico di obiettività non si può non rilevarlo, una band carina, ispirata, abile nel dipingere acquerelli pop-rock dalle tinte tenui. Perché solo due stelle, allora? No, gli zebedei ruotanti non c’entrano nulla: è solo che assegnandone di più mi sentirei disonesto, considerato come questi dodici brani (ghost track compresa) mi scivolino addosso tra impressioni di “già sentito” e un senso di torpore non proprio stimolante. Ma forse il mio parere non è attendibile, avendo al momento come “disco che non riesco a togliere dallo stereo” il Raw Power nel mixaggio riveduto e corretto da Sua Iguanità James Osterberg.
(da Il Mucchio Selvaggio n.559 del 16 dicembre 2003)

MARS VOLTA
De-Loused In The Comatorium
* *
Mesi fa, quando ancora vigeva la vecchia valutazione, a De-Loused In The Comatorium assegnai una sola stellina: a mio avviso, il “mah!” era magari un po’ irriguardoso nei confronti della sua personalità e dei suoi notevoli spunti creativi, così come il “buono” mi sembrava esagerato per un album che, a dirla con la massima sincerità, non si era limitato a lasciarmi indifferente ma mi aveva anche un po’ irritato. A rimettere le cose nella giusta prospettiva ha provveduto la nuova scala di voti: due stelle, cioè “apprezzabile”, è assolutamente perfetto. Specie dal mio punto di vista, perché non esclude che possa piacere (e infatti a taluni piace, e parecchio) ma non esclude neppure che possa far cagare. Poche storie, io con questo disco non mi ci trovo: tanto di cappello per le idee, ma potrei inserirlo tra i CD che non riesco a togliere dal lettore solo se ci rimanesse incastrato dentro.
(da Il Mucchio Selvaggio n.560 del 23 dicembre 2003)

KINGS OF LEON
Youth & Young Manhood
* *
Anche se non mi riconosco nella parte del “vecchio saggio” che sa (o crede di sapere) tutto, non mi riesce proprio di esaltarmi per questo disco: sapete, ho avuto la fortuna di seguire in tempo (più o meno) reale tanto l’epopea del southern rock originale – per capirci: dagli Allman Brothers ai Lynyrd Skynyrd – quanto il suo “revival” attuato nemmeno troppi anni fa da band come Black Crowes e Raging Slab, e la musica di questi pur bravissimi ragazzini può al massimo strapparmi un benevolo sorriso e qualche applauso sincero ma di circostanza. Non c’è però da stupirsi che i cultori del genere, così come chi ne è a digiuno, considerino Youth & Young Manhood una ventata d’aria fresca, il cui genuino impeto rock’n’roll è abbastanza coinvolgente da far passare in secondo piano il fatto che il gruppo predichi gli ideali del cosiddetto christian-rock. Un disco molto carino, non c’è dubbio, ma vedere nei Kings Of Leon una potenziale next big thing artistica e non solo commerciale mi sembra decisamente azzardato.
(da Il Mucchio Selvaggio n.561 del 13 gennaio 2004)

THE CORAL
Magic And Medicine
* * *
Sono ragionavolmente certo che il secondo album dei Coral non riuscirà a ritagliarsi uno spazio rilevante nella storia della nostra musica: non è originale e nemmeno troppo personale, non indica nuove strade da seguire (anzi: guarda decisamente indietro a quelle già battute), non vanta una qualità di songwriting così elevata da togliere il fiato. Eppure è stato “disco del trimestre” del penultimo Extra, e ha raccolto stelline a iosa: merito, a mio avviso, della notevole freschezza espositiva, figlia di un talento innato ma anche dell’esuberanza tipica dei vent’anni. Spero di sbagliarmi, ma temo che quando quest’ultima avrà lasciato il posto a una più consapevole maturità i Coral perderanno parte del loro fascino… ma intanto Magic And Medicine resta senz’altro “adorabile”, a un piccolo passo dal “formidabile”. C’è di che goderne, e non solo perché viviamo tempi di vacche emaciate.
(da Il Mucchio Selvaggio n.562 del 20 gennaio 2004)

NEIL YOUNG
Greendale
* *
A mio avviso Greendale era e resta un’occasione sprecata, una splendida idea di base – sorretta, oltretutto, da una felice verve letteraria – in buona parte rovinata dal solito approccio poco assennato al quale Neil Young ci ha da sempre abituati. Sarebbe stato così difficile, mi chiedo, vincere l’indolenza musicale che pervade il lavoro e provare a rivestire questi concetti e questi testi di arrangiamenti più vivaci e compiuti? No, ma è risaputo che il Loner canadese segue logiche tutte sue; eccoci quindi alle prese con un disco “a metà”, costruito su trame rock’n’roll sorde e drammaticamente ripetitive che addirittura appesantiscono la verbosità delle parole invece di alleggerirle. Neil Young, comunque, è sempre Neil Young, e gli si deve rispetto; ma se le stelle sono ora diventate due non è dipeso da ripensamenti sul valore di Greendale, ma solo dalla modifica dei criteri di valutazione.
(da Il Mucchio Selvaggio n.563 del 27 gennaio 2004)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.
In “Oltre le stelle” 23: Steve Von Till, Sigur Ros, The Libertines, Badly Drawn Boy, Pearl Jam.
In “Oltre le stelle” 24: Johnny Cash, Suicide, Beth Gibbons & Rustin Man, Audioslave, The Roots.
In “Oltre le stelle” 25: Nick Cave, Jimi Tenor, Calexico, Zwan, Marlene Kuntz.
In “Oltre le stelle” 26: Go-Betweens, Massive Attack, Lou Reed, Cat Power, Stephen Malkmus.
In “Oltre le stelle” 27: Kills, Turin Brakes, White Stripes, Daniel Johnston, Wire.
In “Oltre le stelle” 28: Blur, Cody ChesnuTT, Warlocks, Arab Strap, Yeah Yeah Yeahs.
In “Oltre le stelle” 29: Marilyn Manson, Radiohead, Grandaddy, Mogwai, Eels.

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Teardo/Bargeld vs James

Canzoni straniere, famose e non, adattate in italiano, con risultati ora interessanti, ora precari, ora spiazzanti o divertenti.Serie “adattamenti”, n.11
Pubblicata sul finire del 1968, Crimson And Clover di Tommy James And The Shondells fu senza alcun dubbio una superhit: primo posto nella classifica dei singoli USA (e di altre nazioni), circa cinque milioni di copie vendute. L’adattamento italiano a cura di Mogol e Cristiano Minellono, intitolato Soli si muore, fu anche un buon successo, nell’interpretazione di Patrick Samson (ma la cantò pure Michele, sempre nel 1969). Due, tra loro diversissime, le cover di tale adattamento che voglio segnalare: la prima, in chiave punk, è della band veronese A.C.T.H. ed è contenuta nell’album Iguana, del 1990); la seconda, delicatamente spettrale, è di Teho Teardo & Blixa Bargeld ed è stata inserita (assieme alla rilettura della Crimson And Clover originale) nell’EP Spring del 2014.

Adattamenti n.1: Michele vs Presley
Adattamenti n.2: Innominati vs Doors
Adattamenti n.3: Masini vs Metallica
Adattamenti n.4: Vanoni vs Genesis
Adattamenti n.5: Caselli vs Rolling Stones
Adattamenti n.6: Del Prete vs Brel
Adattamenti n.7: Statuto vs Specials
Adattamenti n.8: Ribelli vs Supremes
Adattamenti n.9: Hugu Tugu vs Jefferson Airplane
Adattamenti n.10: Maurizio vs Who

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Memorabilia (11)

Una serie di post dedicata a oggetti particolari legati alla musica che mi sono trovato a possedere più o meno per caso; a differenza di tanti colleghi che ne vanno a caccia e ne posseggono centinaia se non migliaia, io me ne sono sempre abbastanza fregato, però in tanti anni di attività un tot di cose le ho raccolte e allora ho pensato di presentarle qui e raccontarne la storia, un po’ come sto ancora facendo con i dischi più strani che ho e le foto da me scattate, e come ho fatto con le spillette. In linea di massima si tratta di gadget realizzati dalle case discografiche a scopo promozionale o celebrativo, ma non mancherà qualche chicca privata.
Questo è proprio un bell’oggetto, al quale tengo assai. Si tratta del “doppio disco di platino” realizzato dalla Universal italiana per celebrare le oltre 260.000 copie vendute (come da certificazione della FIMI) di Nevermind dei Nirvana. È autentico e posso dirlo a ragion veduta perché conosco la sua provenienza: direttamente dalla Universal e, no, non l’ho rubato staccandolo da un muro, ma mi fu regalato da un dirigente della stessa casa discografica. Avendo appreso che a breve gli uffici romani sarebbero stati chiusi, provai a chiederglielo convinto che mi avrebbe risposto no, e la tranquillità con la quale mi disse “ma sì, prendilo pure” mi fa pensare che, forse, avrei potuto essere più sfacciato e provare a impadronirmi anche di quelli di In Utero e di Appetite For Destruction (dei Guns N’Roses) che gli stavano vicino. Forse, però, l’avidità sarebbe stata punita, e allora nessuna recriminazione: bene così.

Memorabilia 1: Cartonato di In Utero dei Nirvana.
Memorabilia 2: Spaghetti dei Guns N’Roses.
Memorabilia 3: Bevute con Modena City Ramblers, Gaznevada e Skiantos.
Memorabilia 4: L’accendino Zippo dei Litfiba.
Memorabilia 5: Il “mobile” dei Sonic Youth.
Memorabilia 6: Il whisky dei Calibro 35.
Memorabilia 7: I testi rilegati dei Sisters Of Mercy.
Memorabilia 8: La lente di ingrandimento dei Litfiba.
Memorabilia 9: Le carte da gioco dei Casino Royale.
Memorabilia 10: Blocnotes e Mousepad dei Litfiba.

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