Archivio dell'autore: federicoguglielmi

Billboard Italia 32

BB32 copÈ già da un bel po’ disponibile sull’app, al prezzo di € 1,99, l’edizione digitale del numero 32 (dicembre 2020/gennaio 2021) di Billboard Italia (quella cartacea si può ricevere direttamente a casa, ordinandola sempre sull’app, a € 5). Vi ho contribuito con un focus su Brothers dei Black Keys, recentemente ristampato in occasione del decennale.
Ricordo che sull’app, alle stesse condizioni, sono disponibili anche tutti i numeri arretrati. Se qualcuno fosse interessato, nel n.31 (novembre) ho firmato una retrospettiva sui White Stripes; nel n.30 (ottobre) ho intervistato Wayne Coyne dei Flaming Lips e Francesco Bianconi; nel n.29 (settembre) ho intervistato Exene Cervenka a proposito del nuovo album degli X; nel n.28 (luglio/agosto) ho rievocato i giorni di Dry di PJ Harvey; nel n.27 (giugno) ho fatto lo stesso con quelli di Closer dei Joy Division; nel n.26 (maggio) mi sono occupato dell’edizione deluxe in vinile di High Violet dei National; nel n.25 (aprile) ho scritto di una serie di band composte da due elementi o comunque fondate sull’idea della coppia; nel n.23 (febbraio) ho intervistato Colin Newman degli Wire; nel n.22 (dicembre/gennaio) ho raccontato la genesi di Ko de mondo dei CSI; nel n.21 (novembre) ho intervistato Peter Hook.

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AudioReview n.427

Da vari giorni è nelle edicole il numero di gennaio di “AudioReview”, destinato agli audiofili ma apprezzato anche dei musicofili per via dell’ampia sezione (Classica, Jazz, Rock-Pop) da me curata. I miei contributi personali di questo mese sono la rubrica “Le canzoni raccontate” (nella quale mi sono occupato di Jeepster dei T.Rex) e alcune recensioni di novità (Paul Roland, Ligabue) e ristampe (Curved Air e Young Marble Giants in CD, Il Balletto di Bronzo in vinile).

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Popi vs Arthur Brown

Canzoni straniere, famose e non, adattate in italiano, con risultati ora interessanti, ora precari, ora spiazzanti o divertenti.
Serie “adattamenti”, n.27
Della trascinantissima Fire di Arthur Brown non è stato realizzato un solo adattamento. Il più noto è forse quello dei Motowns, gruppo di Liverpool trasferitosi in Italia in cerca di maggior fortuna, ma il mio preferito è questo di Popi, all’anagrafe Carlo Russo, che nel 1968 lo pubblicò su 45 giri per la CGD (qui l’ascolto). Va da sé che, nel testo di Claudio “Daiano” Fontana, il senso dell’originale è stato volontariamente travisato (si parla, ma va?, d’amore); la musica, arrangiata da Franco Monaldi, è per fortuna rimasta piuttosto energica e graffiante.

Adattamenti n.1: Michele vs Elvis Presley
Adattamenti n.2: Innominati vs Doors
Adattamenti n.3: Marco Masini vs Metallica
Adattamenti n.4: Ornella Vanoni vs Genesis
Adattamenti n.5: Caterina Caselli vs Rolling Stones
Adattamenti n.6: Duilio Del Prete vs Jacques Brel
Adattamenti n.7: Statuto vs Specials
Adattamenti n.8: Ribelli vs Supremes
Adattamenti n.9: Hugu Tugu vs Jefferson Airplane
Adattamenti n.10: Maurizio vs Who

Adattamenti n.11: Teho Teardo e Blixa Bargeld vs Tommy James And The Shondells
Adattamenti n.12: Gatto Panceri vs The Cure
Adattamenti n.13: Tito Schipa Jr. vs Bob Dylan
Adattamenti n.14: Barabba vs Kinks
Adattamenti n.15: Dik Dik vs The Band
Adattamenti n.16: Le Pecore Nere vs Troggs
Adattamenti n.17: Gian Pieretti vs Donovan
Adattamenti n.18: Satelliti vs Yardbirds
Adattamenti n.19: Roll’s 33 vs Blues Magoos
Adattamenti n.20: Lucio Dalla vs James Brown
Adattamenti n.21: Luigi Mariano vs Bruce Springsteen
Adattamenti n.22: Ligabue vs R.E.M.
Adattamenti n.23: Stormy Six vs Creedence Clearwater Revival.
Adattamenti n.24: Mimmo Locasciulli vs Leonard Cohen.
Adattamenti n.25: Rita Pavone vs Pete Seeger.
Adattamenti n.26: Angelo Branduardi vs Pogues.

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I miei libri (1-3)

A scanso di equivoci, l’intento di questa nuova serie di post è puramente informativo, non autocelebrativo né tantomeno speculativo (molti sono fuori catalogo e con qualche copia eventualmente venduta in più di quelli reperibili mi ci pagherei al massimo una colazione); ne sono destinatari tutti coloro – tanti, a giudicare dalle statistiche del blog – che amano leggere storie “dietro le quinte” relative alle mia attività nel campo dell’editoria musicale. Finora ho pubblicato trenta libri e il primo è uscito nel 1991, dunque trent’anni fa; una buona ricorrenza, direi, per ripercorrere sinteticamente questo cammino, ricordando circostanze, persone, retroscena.

Cure (Arcana, 1991)
Come da sottotitolo, “La storia di Robert Smith: interviste, dischi, leggende da Three Imaginary Boys a Entreat”. Vide la luce nell’ambito della collana “Manuali Rock” della Arcana e mi fu commissionato da Riccardo Bertoncelli, primo passo di una proficua collaborazione che dura ancora oggi. Si tratta di un’ampia raccolta – circa duecento pagine – di traduzioni di materiali apparsi su riviste straniere, per le quali ebbi un bell’aiuto da parte di Eddy Cilìa. All’epoca non sapevo bene come funzionassero le cose con i diritti: presentai un elenco di quello che avrei voluto inserire e mi fu risposto che era perfetto, ma dubito fortemente che gli autori o gli editori dei pezzi originali abbiano mai visto una lira (io fui pagato a forfait). Penso che i contenuti del libro siano stati in seguito “riciclati” dalla Arcana, ma non so come… né ho idea se sia stato in qualche modo accreditato. Ricordo che non ebbi modo di effettuare una revisione del testo dopo le modifiche apportate dall’editor, e rileggendo il volume stampato mi inferocii accorgendomi di una atroce modifica; a proposito della copertina di Faith avevo scritto più o meno che si trattava di “uno scatto di Bolton Abbey, un luogo dove Robert Smith era solito andare da bambino”, e nella frase “corretta” la diroccata ’Abbazia di Bolton è diventata il nome del fotografo.

Enciclopedia del rock italiano (Arcana, 1993)
Secondo e ultimo mio lavoro per la Arcana nella gestione di Bertoncelli, fu un’opera importante, perché mai prima di allora era stata tentata una mappatura dettagliata del rock autoctono. Curatore del libro risulta Cesare Rizzi, che si era già occupato delle enciclopedie Arcana dedicate al rock internazionale e che scrisse personalmente la parte sugli anni ’60, così come Giordano Casiraghi si occupò di quella sui ’70; a me toccò (ovviamente) quella “anni ’80 e oltre” e tutti e tre lavorò in autonomia, dopo un confronto iniziale in cui si decise in quali sezioni sarebbero dovuti finire gli artisti con carriere che si snodavano tra più decenni. Per il mio spazio, da pag.393 a pag.614, mi muovevo in un territorio che a livello di “giurisprudenza” precedente era pressoché vergine, con conseguente necessità di contattare direttamente band e solisti – e Internet mica c’era! – per ottenere certe informazioni (ad esempio, i veri nomi di quanti sui dischi si firmavano con pseudonimi). Fu un impegno notevole del quale, nonostante gli (inevitabili) errori che ho in seguito rilevato, vado tuttora orgoglioso, e che per anni è servito come “reference book”. Nel 2006 la Arcana ne confezionò una versione aggiornata, con schede in più (e alcune in meno) e senza suddivisioni in decenni, che fu realizzata dal quartetto Gianluca Testani-Aurelio Pasini- Alessandro Besselva Averame-Carlo Bordone, tutti con me al Mucchio; troppo impegnato su altri fronti, e spaventato dal gravoso cimento, me ne ne tenni alla larga, limitandomi a firmare una presentazione-endorsement. Dell’Enciclopedia del 1993 ricordo bene due cose: la prefazione (alla mia parte) di Piero Pelù, derivata da una lunga intervista ad hoc (che sviluppai in forma di prefazione e gli inviai affinché la approvasse; lo fece, proponendo un paio di aggiustamenti), e i tentativi di far sì che, al momento dell’uscita, il libro fosse quanto più possibile attuale (inutile dire che alcuni dischi aggiounti in bozza perché annunciati ufficialmente vennero poi annullati, con mio feroce disappunto). Da anni sto pensando di recuperare, correggere e riportare tutta la mia sezione in un sito o blog, non aggiungendo però nulla di quanto accaduto dopo il 1993 per conservare il “documento storico”, ma chissà se lo farò mai. Dimenticavo: ricevetti un anticipo di un terzo di cinque milioni di lire che bastò giusto per pagare le spese telefoniche e acquistare un po’ di vinili che mi mancavano; in base al contratto avrei poi dovuto percepire una percentuale sulle vendite, ma non ho mai ricevuto un conteggio royalties; Bertoncelli aveva nel frattempo lasciato la Arcana a favore della Giunti e, non avendo riferimenti all’interno, me ne fregai, dato che con il mancato rispetto degli accordi da parte dell’editore i diritti sui testi sarebbero tornati a mei.

Punk (Apache, 1994)
La prima delle “Guide Pratiche di Rumore” uscì in allegato al n.29/30 (luglio/agosto 1994) della rivista e fu anche – mi pare, ma non ci giurerei – il primo libro “riepilogativo” sul punk dalle origini al primo hardcore uscito in Italia. Decisamente conciso (96 pagine), è un bignamino che ha come cuore le schede di cento dischi consigliati (cinquanta più cinquanta) per un primo approccio al fenomeno. A distanza di oltre un quarto di secolo mi sembra ancora, a dispetto di qualche imprecisione, un lavoro con un suo perché, specie per l’epoca; sullo schema di massima da seguire, che mi era stato esposto dal direttore Claudio Sorge, non ebbi nulla da obiettare (era intelligente e funzionale), ed ebbi carta bianca sui contenuti. Il fatto che per tantissimi – l’ho scoperto grazie a Internet – sia stato fonte di rivelazioni musicali decisive è per me motivo di grande soddisfazione e devo quindi ringraziare Claudio, che volle affidarmelo vincendo – debbo supporre – la resistenza del caporedattore Alberto Campo, che non mi aveva granché in simpatia. Per la cronaca, il compenso che percepii fu di un milione di lire.

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Oltre le stelle (47)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.

BLACK MOUNTAIN
In The Future
* * * *
Benché già possedessi il CD promozionale, al concerto dello scorso maggio di In The Future ho acquistato una copia in (sacro) vinile, e giacché c’ero ho aggiunto il primo album (sempre in formato 33 giri) e una T-shirt (ovviamente nera): un gesto che, insomma, certifica un apprezzamento notevole, se non addirittura una sorta di “adesione alla causa” della band, che nella mia visione distorta (ehm…) della realtà è quasi un ibrido, con qualche deviazione verso il miglior prog, tra i primi Black Sabbath e i Jefferson Airplane. Al momento – un domani, chissà: i mezzi non sembrano comunque mancargli – i Black Mountain non fanno certo rivoluzioni, ma i loro brani turgidi e potenti, abrasivi e al contempo evocativi, sono di quelli che aprono le famose “porte della percezione” care a William Black così come a Jim Morrison. Anzi, che le buttano giù a spallate.
(da Il Mucchio Selvaggio n.651 dell’ottobre 2008)

MARS VOLTA
The Bedlam In Goliath
* * *
Sono un bel problema, i Mars Volta, e non solo nel contesto di uno staff mucchiesco che – storicamente – si turba e/o si inalbera non appena sente anche un vago odore di progressive; suscita odio feroce o amore travolgente, la band americana, e i pochi che non sposano una delle due posizioni finiscono per essere accusati di cerchiobottismo. L’avevo detto, a Testani: “Gianluca, ma non puoi scegliere un altro disco?”. Lui però non mi ha voluto ascoltare, ed eccomi così a ripetere per la millesima volta di essere profondamente affascinato da questo gruppo così diverso e creativo, ma di apprezzarlo a livello di testa e non di cuore. Globalmente più vicino alla forma-canzone rispetto agli altri titoli dei Mars Volta, The Bedlam In Goliath mette come al solito un sacco di carne al fuoco: peccato che, come al solito, non c’è uniformità di giudizio sulla riuscita della cottura e la qualità del condimento. A scanso di equivoci, comunque, io mangio di gusto, ma senza correre il rischio di indigestioni.
(da Il Mucchio Selvaggio n.652 del novembre 2008)

PORTISHEAD
Third
* * * *
Ormai quasi tutti lo consideravano un album perduto, di quelli che se fosse stato “ritrovato” avrebbe deluso e che sarebbe dunque stato meglio ipotizzare (ah, il vecchio gioco dei what if…) che ascoltare. Contro ogni legittima previsione, il terzo album dei Portishead a undici anni dal precedente è stato invece una gran bella sorpresa: nella formula in larga parte rinnovata, che nonostante gli inevitabili agganci al passato mostra un ensemble ancora una volta nuovo, e nella qualità del suono e del songwriting, che almeno nei momenti migliori non fa invidiare quella di Dummy e Portishead. Insomma, un disco notevole: intenso, avvolgente e coinvolgente sul piano emotivo, con i suoi arditi equilibri di ombre, luci e malinconie spesso di sapore folk, e ricco di fascino e motivi di interesse sotto il profilo stilistico, grazie al felice connubio tra freddezza elettronica e calore umano. Una stella in più rispetto alla valutazione originaria, giacché l’autunno lo esalta ancor più della primavera, e una considerazione oziosa: sarebbe stato perfetto per il catalogo della 4AD. Applausi.
(da Il Mucchio Selvaggio n.653 del dicembre 2008)

R.E.M.
Accelerate
* * *
Come poi inequivocabilmente sottolineato dall’ottimo tour che ha toccato in due tranche anche l’Italia, con Accelerate i R.E.M. hanno ritrovato quell’energia e quella voglia di r’n’r che in Around The Sun erano state pressoché “congelate”: un’eccellente notizia, senza dubbio, alla faccia del megasuccesso planetario e di una carriera discografica avviata verso il trentennale. Piuttosto che lo stile e la qualità compositiva, ambedue ben noti a chiunque conosca un minimo la band, di queste undici nuove canzoni sorprendono però la carica, la vitalità e l’entusiasmo, a partire dal manifesto programmatico Living Well Is The Best Revenge alla persino più fragorosa chiusura della divertente I’m Gonna DJ: roba da esordienti con il fuoco nel cuore/al culo e non da veterani cinquantenni, che per quanto mi riguarda non va oltre le tre stelle solo per via di precedenti che si intitolano, per fare alcuni esempi, Life’s Rich Pageant, Document, Green, Automatic For The People, New Adventures In Hi-Fi: un grandissimo passato può essere un problema, come no.
(da Il Mucchio Selvaggio n.654 del gennaio 2009)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.
In “Oltre le stelle” 23: Steve Von Till, Sigur Ros, The Libertines, Badly Drawn Boy, Pearl Jam.
In “Oltre le stelle” 24: Johnny Cash, Suicide, Beth Gibbons & Rustin Man, Audioslave, The Roots.
In “Oltre le stelle” 25: Nick Cave, Jimi Tenor, Calexico, Zwan, Marlene Kuntz.
In “Oltre le stelle” 26: Go-Betweens, Massive Attack, Lou Reed, Cat Power, Stephen Malkmus.
In “Oltre le stelle” 27: Kills, Turin Brakes, White Stripes, Daniel Johnston, Wire.
In “Oltre le stelle” 28: Blur, Cody ChesnuTT, Warlocks, Arab Strap, Yeah Yeah Yeahs.
In “Oltre le stelle” 29: Marilyn Manson, Radiohead, Grandaddy, Mogwai, Eels.
In “Oltre le stelle” 30: Thrills, Mars Volta, Kings Of Leon, The Coral, Neil Young.
In “Oltre le stelle” 31: Warren Zevon, Josh Rouse, Kraftwerk, Muse, Joe Strummer.
In “Oltre le stelle” 32: A Perfect Circle, Robert Wyatt, Belle And Sebastian, Outkast, Frankie HI-NRG MC.
In “Oltre le stelle” 33: Twilight Singers, Ryan Adams, Oi Va Voi, Damien Rice, Isobel Campbell.
In “Oltre le stelle” 34: Air, Sophia, Al Green, Verdena, Auf Der Maur.
In “Oltre le stelle” 35: Lambchop, Franz Ferdinand, Joss Stone, The Veils, Sondre Lerche.
In “Oltre le stelle” 36: Blonde Redhead, N*E*R*D*, Patti Smith, Prince, Morrissey.
In “Oltre le stelle” 37: Polly Paulusma, Devendra Banhart, Felix Da Housecat, PJ Harvey, Keane.
In “Oltre le stelle” 38: Kings Of Convenience, Badly Drawn Boy, Wilco, Beastie Boys, Brian Wilson.
In “Oltre le stelle” 39: Mark Lanegan, Interpol, Tom Waits, R.E.M., U2.
In “Oltre le stelle” 40: Bright Eyes, Low, Beck, Arcade Fire, Eels.
In “Oltre le stelle” 41: Black Rebel Motorcycle Club, dEUS, Sigur Rós, Franz Ferdinand, Cat Power.
In “Oltre le stelle” 42: Arctic Monkeys, Vinicio Capossela, Flaming Lips, Tool, Pipettes.
In “Oltre le stelle” 43: Primal Scream, Thom Yorke, Bob Dylan, Joanna Newsom, Tom Waits.
In “Oltre le stelle” 44: The Good, The Bad & The Queen, Grinderman, Arcade Fire, Modest Mouse, Wilco.
In “Oltre le stelle” 45: Björk, Battles, White Stripes, Liars, Amy Winehouse.
In “Oltre le stelle” 46: Vic Chesnutt, Bruce Springsteen, PJ Harvey, Radiohead.

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