Oltre le stelle (15)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.
SODASTREAM
The Hill For Company
* * *
Avete acquistato il n. 4 del Mucchio Extra, in edicola da Natale fino a poche settimane fa? Se la risposta è no… che posso dirvi se non “peggio per voi”? In caso contrario, affidate al lettore il CD allegato alla rivista, programmate il quarto brano e lasciate che scorra in tutta la sua onirica e suadente morbidezza. Quando il counter segnerà 1’ e 42’, sentirete aprirsi un ritornello di quelli memorabili, dolcissimo ed evocativo come lo sono soltanto certe cose dei Love, della famiglia Belle And Sebastian, dei Triffids o degli ingiustamente sottovalutati Walkabouts. Ecco, di The Hill For Company mi sono innamorato con quel ritornello, che peraltro è solo una delle molte meraviglie contenute nelle undici canzoni del duo australiano. Non sono granché originali, i Sodastream, ma posseggono cuore e anima da vendere. E almeno tre quarti degli esponenti del N.A.M. dovrebbero prendere lezioni da loro.
(da Il Mucchio Selvaggio n.481 del 9 aprile 2002)

JIM O’ROURKE
Insignificance
* *
Che devo dirvi? Un disco carino, nel senso che lo ascolto con piacere ma che non mi regala speciali emozioni; e non perché, badate bene, ritenga a priori che l’ex Gastr Del Sol dovrebbe rimanere uno “sperimentatore”, specie visto che un buon 70% di ciò che proviene dall’area post-rock mi fa venire l’orchite. Insignificance è sostanzialmente un album di pop-rock dalle marcate influenze psycho-folk, con cinque canzoni morbide e carezzevoli e due accese di ruvidezze rock’n’roll: il problema, mio e non necessariamente di O’Rourke, è che di dischi così ne escono centinaia all’anno, e che di fronte al livellamento stilistico/qualitativo provo sensazioni di tedio o addirittura di irritazione. Insomma, un lavoro ben fatto, cui mi sembra pero che manchi il guizzo in più: dubito fortemente che, senza la firma da Jim O’Rourke, avrebbe riscosso i consensi critici dei quali è stato gratificato.
(da Il Mucchio Selvaggio n.482 del 16 aprile 2002)

PAUL McCARTNEY / MICK JAGGER
Driving Rain / Goddessinthedoorway
* * / * *
Per condensare le mie astruse teorie sul geronto-rock non basterebbe uno dei maxi-articoli di Extra, e dunque mi astengo dal provare a esporle in questa sede. Limitandomi ai casi in esame, devo dire che ritengo vicine allo zero le probabilità che i due “vecchietti” di cui sopra realizzino altri album belli e/o rilevanti come svariati di quelli già pubblicati in gioventù, e quindi che ogni corretta valutazione critica su quello che oggi passa il convento deve per forza di cose non tener conto di ciò che è stato: se fissassimo come termini di confronto, ad esempio, Aftermath e Sgt. Pepper (cioé titoli da quattro stelle), qui si oscillerebbe tra la palla e le due palle. Le due stelle ciascuno (per Jagger, una in meno di quelle assegnate in origine: o c’è stato un errore di trascrizione, oppure quel giorno dovevo essere davvero di buon umore) vanno pertanto intese in senso relativo: una sorta di riconoscimento, insomma, a due musicisti che si sforzano – McCartney, magari, un po’ di più – di non essere cariatidi, e che oltre al mestiere hanno dalla loro ancora qualche piccola scintilla. Per questo entrambi i dischi, invece di essere permutati con qualche splendida ristampa di soul o di blues, sono rimasti nella mia collezione. Come? Volete sapere se ci avrei investito i quaranta euro necessari per acquistarli? Beh, anche se non è educato vi rispondo con un’altra domanda: conoscete il gesto dell’ombrello?
(da Il Mucchio Selvaggio n.483 del 23 aprile 2002)

BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB
B.R.M.C.
* * * *
Sul fatto che i Black Rebel Motorcycle Club non inventino nulla non ci sono dubbi. Ma non importa, visto che il caro, vecchio r’n’r non deve, in fondo, essere originale: a contare sono la qualità e la forza emotiva delle canzoni, e l’omonimo primo album della band americana non offre in tal senso il fianco a critiche. Qualche mese dopo il primo approccio, B.R.M.C. resta sempre fresco, vitale e godibilissimo, al punto che i “semi-plagi” operati dal trio – contravvenendo alla regola in base alla quale i riascolti portano a galla i limiti dei dischi molto più di quanto accada all’epoca della scoperta – continuano a non dare il minimo fastidio. La domanda, dunque, non è se oggi i Black Rebel Motorcycle Club meritino di essere frequentati, ma se saranno in grado di ripetersi a questi livelli: una questione della quale, sulla scia del rinnovato entusiasmo, possiamo però oggi soprassedere. Alzando il volume.
(da Il Mucchio Selvaggio n.484 del 30 aprile 2002)

NOTWIST
Neon Golden
* * *
Ho scoperto i Notwist parecchi anni fa, quando erano ancora una band hardcore punk con inflessioni metal. E poi, un po’ a causa della loro verve all’epoca non proprio esaltante e un po’ perché travolto dalle solite migliaia di uscite discografiche, li ho dimenticati. Cioé, sapevo che continuavano a incidere e che avevano cambiato genere, ma non sentivo particolari stimoli a frequentarli, come spesso accade quando si hanno troppi dischi ai quali star dietro. Li ho però riscoperti con questo Neon Golden, e ho deciso di recuperare quel che mi sono perso: non capita spesso, infatti, di imbattersi in esempi così validi di “pop” moderno e creativo, atipico e cerebrale ma anche ricco, a ben vedere, di immediatezza e calore. Non è un album del quale posso dire di essermi innamorato, ma lo trovo intelligente, ben costruito e molto piacevole all’ascolto, a tutti i livelli. Non mi sembra poco.
(da Il Mucchio Selvaggio n.485 del 7 maggio 2002)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.

Categorie: Oltre le stelle | Lascia un commento

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