Oltre le stelle (28)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.BLUR
Think Tank
* * *
Non ho alcun problema ad ammettere che quelli di Think Tank non sono esattamente “i miei” Blur (perché di Blur ce ne sono parecchi: non dico uno per album, ma quasi): di norma, la band di Damon Albarn la preferisco in versione meno sofisticata e più scanzonata, forse addirittura meno “contaminata”. Però… cazzo!, per fare un disco così ci vuole genio e – vista la sua immediatezza assai relativa – anche coraggio. Non è certo facile, al giorno d’oggi e anche di ieri (nonché, è sicuro, di domani), imbattersi in un “pop” così creativo, eclettico e stimolante, che vanta anche la rara caratteristica di crescere ascolto dopo ascolto: ed è per questo che le stelline, da due (nei giorni a ridosso della pubblicazione dovevo proprio avere la luna per traverso…) sono diventate tre. Dove andranno, i Blur? Nessuno può saperlo. Per il momento, comunque, stanno splendidamente dove sono, ed è bello trovarsi in loro compagnia.
(da Il Mucchio Selvaggio n.549 del 7 ottobre 2003)

CODY CHESNUTT
The Headphone Masterpiece
* * * *
Negli ultimi anni, la mia sete di conoscenza musicale mi ha portato ad approfondire l’argomento black music, soprattutto in riferimento a quei “sottogeneri” – soul, funk, rhythm’n’blues – sui quali mi sentivo meno preparato: una scelta dettata più da serietà professionale – perché per far bene questo mio strano lavoro, sapete, è necessario studiare – che non da istintivo trasporto verso un suono che in linea di principio mi lascia tiepidino. Il mio apprezzamento per The Headphone Masterpiece è invece esploso, e subito, non solo sul piano estetico-critico ma anche emotivo e fisico: e questo perché Cody ChesnuTT è nello stesso tempo un autore ispiratissimo, un geniale organizzatore di suoni, un coinvolgente entertainer, un talento vero che dichiara in modo inequivocabile la propria genuinità. Insomma, “say it loud, he’s black and he’s proud”, e (ri)ascoltate questo suo imponente esordio: io lo faccio da mesi, e non mi ha ancora stancato. Neanche un po’.
(da Il Mucchio Selvaggio n.550 del 14 ottobre 2003)

WARLOCKS
Phoenix
* * *
Avrei davvero voluto inserire un brano tratto da Phoenix in uno dei nostri CD per gli abbonati, ma non è stato possibile: quando abbiamo scoperto il disco, appena uscito, la piccola etichetta che lo aveva pubblicato non ne possedeva più i diritti, e la Mute che li aveva nel frattempo acquistati non concede (almeno a noi) canzoni per i cosiddetti sampler. Un peccato, perché i Warlocks sono decisamente più meritevoli di tanti esordienti fin troppo esposti alle luci dei riflettori; non che propongano musica nuova, questo no, ma la loro mistura pop-psichedelica – di scuola britannica alla Spacemen 3 ma con un tocco intellettuale che fa tanto New York: comunque, ben poco della California che all’ensemble ha dato i natali – vanta certo ispirazione, spessore e soprattutto un’estrema godibilità. A mio avviso, un “classico” album da tre stelle: magari non fondamentale per il futuro del rock, ma bello.
(da Il Mucchio Selvaggio n.551 del 21 ottobre 2003)

ARAB STRAP
Monday At The Hug & Pint
* * *
Gia da alcuni anni, a chi mi chiede lumi sulle “nuove” band britanniche di pop “profondo” più meritevoli di ascolto rispondo inevitabilmente con due nomi: Belle And Sebastian e Arab Strap. Gruppi senza dubbio diversi sul piano stilistico, anche se in qualche misura “complementari”, che trattano la materia con una sensibilità, una classe e un carisma di gran lunga superiori alla media, attingendo a piene mani nella tradizione ma non facendosi imprigionare nei suoi cliché. Splendido esempio di questo approccio è il Monday At The Hug & Pint in questione, piccolo capolavoro di pop elettroacustico “sporcato” di elettronica che avvolge nelle sue sonorità vellutate e crepuscolari: un album intensissimo, molto più ricco di sfumature di quanto appaia al primo ascolto, che ammalia e conquista con la sua straripante interiorità. Chi vuole si diverta pure a inseguire le next big thing, io mi tengo stretti gli Arab Strap e la loro eterea concretezza.
(da Il Mucchio Selvaggio n.552 del 28 ottobre 2003)

YEAH YEAH YEAHS
Fever To Tell
* * * *
Sì, lo so cosa state pensando: che non se ne può più di tutta questa propaganda a favore dei nuovi gruppi newyorkesi, specie quando suonano “solo” il solito, caro vecchio rock’n’roll un po’ punk, un po’ art e un po’ pop. Però c’è rock’n’roll e rock’n’roll, e quello proposto dai tre ragazzacci è senza dubbio tra i migliori in circolazione: sporco ma non lercio, alticcio ma non ubriaco, cattivo ma non perfido, veloce ma non mozzafiato, spoglio ma non scheletrico, cool ma non poseur. Non è un titolo da scolpire nella Storia, Fever To Tell, ma è un album fresco, dinamico, eccitante, sincero, costruito con intelligenza ma anche con furbizia. Un album che funziona, per “spiegare“ il quale può bastare ruotare in senso orario la manopola, o muovere verso l’alto il cursore, o premere il tasto “+” del telecomando per aumentare il volume.
(da Il Mucchio Selvaggio n.553 del 4 novembre 2003)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.
In “Oltre le stelle” 23: Steve Von Till, Sigur Ros, The Libertines, Badly Drawn Boy, Pearl Jam.
In “Oltre le stelle” 24: Johnny Cash, Suicide, Beth Gibbons & Rustin Man, Audioslave, The Roots.
In “Oltre le stelle” 25: Nick Cave, Jimi Tenor, Calexico, Zwan, Marlene Kuntz.
In “Oltre le stelle” 26: Go-Betweens, Massive Attack, Lou Reed, Cat Power, Stephen Malkmus.
In “Oltre le stelle” 27: Kills, Turin Brakes, White Stripes, Daniel Johnston, Wire.

Categorie: Oltre le stelle | 1 commento

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Un pensiero su “Oltre le stelle (28)

  1. Guardavamo e ascoltavamo le stesse stelle, Warlocks compresi 🙂

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