Articoli con tag: editoria e mercato

Blow Up n.240


È disponibile nelle migliori edicole (e presso il sito) il numero di maggio di “Blow Up”, rivista con la quale ho il grande piacere di collaborare da ormai quasi cinque anni anche se, per varie ragioni, i miei contributi sono spesso esigui. Ad esempio, questo mese mi sono limitato a quattro recensioni (il concerto romano di Sid Griffin, l’album di Paolo “Spunk!” Bertozzi, due raccolte di materiale inedito dei tardi anni ’70 dei Real Kids e dei Gags), e quindi le ragioni per le quali dovreste proprio acquistare il giornale sono altre: l’articolo di copertina dedicato al mio amato Ryley Walker, un “de profundis” che Riccardo Bertoncelli ha dedicato al “New Musical Express”, altri pezzi lunghi su Quicksilver Messenger Service, Larry Heard e “Rimini” di Fabrizio De André, rubriche varie, recensioni, libri, fumetti, cinema. Qui, comunque, il sommario completo. 130 pagine per 6 euro, fatelo vostro.

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La Trap

Negli ultimi due giorni, causa forzato stazionamento in sale di attesa, ho avuto modo di leggere un’infinità di commenti sulla trap scritti – davvero da chiunque – sulla scia dell’onda emotiva provocata dalla scaletta del Concertone di Piazza San Giovanni. Giovani che la esaltavano, giovani che la schifavano, vecchi che la schifavano, vecchi che la esaltavano non so se per apertura mentale o se per non sembrare, appunto, vecchi, giovani e vecchi che nemmeno sapevano di cosa stessero parlando ma che qualcosa dovevano dirla per forza, eccheccazzo. Per lo più chiacchiere ottuse/senza senso, motivate da questa esigenza che tutti sembrano avere di far sapere al “popolo del web” che esistono, camminano su questa terra e che sono persino in grado di formulare delle opinioni (e chi pensa “ma tu non stai facendo lo stesso?”, si ricordi che commentare la musica e ciò che le sta attorno è da una quarantina d’anni il mio lavoro).
L’unica cosa che non ho letto (il che non vuol dire che da qualche parte non ci sia, eh; io, però, non mi ci sono imbattuto) è che, al di là di ogni giudizio estetico, artistico e concettuale, più che prendersela con la trap e con i pischelli che la suonano e ascoltano, figli dei loro tempi e della società disastrata nella quale vivono/viviamo, dovremmo interrogarci su quanta responsabilità noi (più o meno) vecchi abbiamo sull’andazzo dei tempi e della società che l’ha generata, ‘sta benedetta/maledetta trap. Trap che a me, a scanso di equivoci, rivolta le budella oltre ogni umana e disumana immaginazione, ma che mi sono impegnato almeno un minimo a conoscere per questioni professionali. Va da sé che su di essa non mi importa di esprimermi compitamente, a meno che qualcuno non mi paghi (e molto bene) per farlo… ma è molto improbabile che accada, e quindi benissimo così.
PS: Chi si stia chiedendo che c’entra con l’argomento trattato l’immagine a corredo del post (che è di puro cazzeggio: in questa circostanza, non si commetta l’errore di prendermi troppo sul serio), provi a digitare “la trap” su Google images. Io l’ho fatto per curiosità, e quando ho visto i primi risultati non ho resistito alla tentazione di costruirci attorno un post; fosse saltato fuori Sfera ebbasta, avrei di sicuro evitato.

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AudioReview n.398

È in edicola il nuovo numero di “AudioReview”, del mese di maggio, con un’infinità di articoli dedicati alla tecnica al servizio del buon ascolto e “la solita” sezione musicale da me curata con un centinaio di recensioni di Classica, Jazz e Rock-Pop. Io ho scritto di A Perfect Circle (disco del mese), della ristampa “deluxe” di “Burattino senza fili” di Edoardo Bennato e di altre novità come il tributo a Battisti/Panella “LB/R La bellezza riunita”, Anna von Hasselwolff, David Byrne, Filippo Andreani, Motta. Inoltre, nella ventiquattresima puntata della rubrica “Le canzoni raccontate” mi sono concentrato su “A Whiter Shade Of Pale” dei Procol Harum.

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Vinile n.13

È in edicola il nuovo numero di “Vinile”, bimestrale che racconta “storie di musica, collezioni, emozioni” che, come potete vedere dagli strilli della copertina qui postata, abbonda di contenuti interessanti. Il mio contributo è un articolo di dieci pagine su Elio e le Storie Tese, con focus sulla loro discografia in vinile ma con qualche finestra aperta sulle più interessanti curiosità in CD. 132 pagine di grande formato e coloratissime per € 9,90.

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Mario De Luigi (1944-2018)

Ho trovato la triste notizia ieri notte, nella posta, dopo una giornata trascorsa fuori, e sono rimasto senza parole. Con Mario ci si conosceva da decenni, senza frequentazioni per via degli ostacoli geografici ma con simpatia e stima reciproca. In tempi recenti i rapporti si erano fatti più stretti, per via dell’Archivio di “Musica e Dischi” che è stato ed è fondamentale per il mio spazio a RAI Isoradio, per un bell’incontro all’ultimo MEI con lui, Guido Racca e Zibba a parlare di classifiche e per la ben nota vicenda delle dimissioni dalla giuria delle Targhe Tenco, argomento sul quale nell’ultimo anno ci siamo più volte confrontati correttamente, amichevolmente, affettuosamente. Pochi giorni fa mi aveva contattato per interposta persona, perché non stava bene e non aveva voce; pensavo fosse una sciocchezza, e invece se ne stava andando.
Nell’ambiente della musica tutti conoscevano il Mario De Luigi giornalista e studioso, che a tutti mancherà. A me e a tanti altri mancherà pure la persona gentile ma determinata, colta e attenta, con la quale scambiare idee e dalla quale ascoltare e imparare, perché ne aveva viste tantissime. Per quanto mi riguarda, da lui ho ricevuto solo gentilezze, che spero di avere adeguatamente contraccambiato. Ciao Mario, non ti dimenticherò.

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Blow Up n.239

Da prima di pasqua, in quei bellissimi posti denominati “edicole” che molti di voi purtroppo non frequentano (più) è disponibile numero di aprile 2018 di “Blow Up”, del quale potrete apprendere i ricchi contenuti leggendo gli strilli sulla copertina o, ancora meglio, cliccando qui. A questo giro le mie firme sono solo due, ma ho speso molte battute per raccontare due album italiani importanti, quelli di Motta e dei Bud Spencer Blues Explosion. € 6,00 per 132 pagine. In edicola si trova anche il decimo libro della collana “Director’s Cut”, opera di Christian Zingales e dedicato a Prince, che costa 10 euro (ed è ovviamente acquistabile anche sul sito). Gli abbonati alla rivista, però, l’hanno ricevuto o lo riceveranno gratis.

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AudioReview n.397


È da qualche giorno in edicola il n.397 (aprile) di “AudioReview”. Assieme alle tante pagine tecniche dedicate a tutto ciò che gira attorno al mondo dell’Hifi, la rivista contiene la solita, ampia sezione recensioni (34 pagine tra Classica, Jazz e Rock-Pop) da me organizzata. In questo numero mi sono occupato personalmente di Belle And Sebastian (disco del mese), Decemberists, Jack White, Breeders, Jack White, Baustelle, Ilaria Graziano/Francesco Forni, Decibel, Felt (ristampa) e Spirit (cofanetto antologico); nella ventitreesima puntata della rubrica “Le canzoni raccontate – Storie, retroscena e leggende della musica che gira intorno”, nella quale sono analizzati e spiegati in due pagine famosi brani rock, ho scritto di Born To Be Wild degli Steppenwolf.

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Classic Rock n.65

È da oggi in edicola il numero di aprile di Classic Rock, nel quale ho recensito molto in esteso il nuovo album di Jack White, mi sono occupato più sinteticamente dell’ultimo dei Sick Rose e di due cofanetti di New York Dolls e Jazz Butcher e soprattutto ho raccontato nel dettaglio, in tre pagine fittissime, una splendida storia di mezzo secolo fa, quella dei due concerti di Johnny Cash al Penitenziario di Folsom. Per il resto dei contenuti, basta uno sguardo agli strilli di copertina. 132 pagine di grande formato per € 5,90.

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Baustelle (rassegna stampa)

Checchè ne dicano certe malelingue, ad autopromuovermi sono sempre stato una vera sega. Non è detto, del resto, che chi è convinto della validità del proprio lavoro, e magari vanti un ego un po’ pronunciato (almeno in riferimento al lavoro stesso), voglia per forza (cercare di) essere di continuo al centro di un’attenzione che il più delle volte, in sostanza, non esiste. Coerentemente, quando tre mesi e spiccioli fa la Giunti ha pubblicato L’amore e la violenza – Una storia dei Baustelle, la mia biografia autorizzata della band, mi sono limitato a darme notizia solo con questo post, poi condiviso un’unica volta su Facebook, evitando anche di dare notizia delle recensioni e degli approfondimenti apparsi sulla carta stampata e in Rete, o diffusi alla radio. Continua a leggere

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Blow Up n.238

È in edicola il nuovo numero di Blow Up, come sempre ricchissimo di contenuti speciali che potrete scoprire con la massima facilità cliccando qui. I miei contributi sono un articolo sui Fall degli anni ’70 all’interno di un lunghissimo excursus celebrativo a più mani con il quale abbiamo voluto salutare Mark E. Smith; inoltre, la recensione estesa del nuovo cofanetto antologico degli Spirit e quelle standard di Meganoidi e The Men. € 6,00 per 132 pagine.

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Classic Rock n.64

È già in edicola da qualche giorno il numero di marzo di Classic Rock, per il quale in verità non ho scritto granché: solo una recensione molto estesa della ristampa estesa del primo Roxy Music e due standard sul nuovo Yo La Tengo e di un doppio CD con l’opera opnia dei Rezillos. I contenuti importanti sono invece quelli che potete leggere negli strilli di copertina: Jim Morrison, Kate Bush, Elton John, Arthur Brown, Toto, Saxon e molto altro. 132 pagine di grande formato per € 5,90.

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AudioReview n.396


È in edicola il n.396 (febbraio-marzo) di “AudioReview” (qui il sommario completo). Assieme alle tante pagine tecniche dedicate a tutto ciò che gira attorno al mondo dell’Hifi, la rivista contiene la solita, ampia sezione recensioni (34 pagine tra Classica, Jazz e Rock-Pop) da me organizzata. In questo numero mi sono occupato personalmente di Jonathan Wilson (disco del mese), Franz Ferdinand, Zen Circus, Calibro 35, Grant-Lee Phillips e Dunk; nella puntata n.22 della rubrica di due pagine “Le canzoni raccontate – Storie, retroscena e leggende della musica che gira intorno”, dove sono analizzati e spiegati famosi brani rock, mi sono occupato di Sweet Home Alabama dei Lynyrd Skynyrd.

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Vinile n.12

Dopo due numeri in cui ho battuto la fiacca, ho scritto un nuovo articolo per il numero 12 di Vinile, appena uscito nelle edicole e, come si può desumere dagli “strilli” in copertina, ricchissimo di argomenti insoliti e ovviamente interessanti. Il mio contributo è un pezzo di dieci pagine dedicato al punk italiano degli anni ‘70, sia vero che più o meno finto: dai primi Skiantos ai Decibel, dai Chrisma ai Revolver, dai Rancid X agli Elektroshock, dai Judas alla serie “Rock ‘80” della Cramps, non senza qualche digressione laterale; solo punk e “fake punk”, solo uscite del periodo 1977-1980. Sono cose delle quali ho già scritto (in maniera diversa, certo), ma questa è la prima volta che l’ho fatto con taglio collezionistico oltre che divulgativo: quindi, anche con note sulle varie edizioni e con tutte le corrette quotazioni dei dischi.

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Blow Up n.237

È già in tutte le edicole il nuovo numero di Blow Up. pieno come sempre di belle cose: dalla prima parte di un excursus sui dischi essenziali della psichedelia britannica degli anni ’80 a trattazioni estese su Berth Jansch e Simple Minds, più i dischi da isola deserta di Simon Reynolds e tanto altro che potrete scoprire da voi cliccando qui. Per quanto mi riguarda, ho contributo con varie recensioni: Federico Fiumani e Alex Spack, Lalli e Stefano Risso, Mamavegas, Guignol, Filippo Andreani, un paio di chicche di oscuro punk settantasettino e il libro di Levi Henriksen Norwegian Blues. 132 pagine per € 6,00, non fate i micragnosi.

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Classic Rock n.63

È in edicola il numero di febbraio di Classic Rock. Per festeggiare i cinquant’anni appena compiuti dall’epocale come Vincebus Eruptum ho scritto un articolo di ben cinque pagine sull’indimenticabile 1968 dei Blue Cheer; ho inoltre recensito molto in esteso il nuovo album dei Warrior Soul e l’ennesima ristampa dei Radio Birdman, e più sinteticamente i nuovi lavori di Television Personalities, Turin Brakes e Winstons. Nel numero si parla inoltre di Yardbords, King Crimson, ZZ Top, Pink Floyd, Post-Rock, Federico Fiumani e molto altro. 132 pagine di grande formato per € 5,90.

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AudioReview n.395


È in edicola il n.395 (gennaio-febbraio) di “AudioReview” (qui il sommario completo). Assieme alle tante pagine tecniche dedicate a tutto ciò che gira attorno al mondo dell’Hifi, all’interno è contenuta un’ampia sezione recensioni (34 pagine tra Classica, Jazz e Rock-Pop) organizzata da me, che si avvale della collaborazione di Riccardo Bertoncelli, Eddy Cilìa, Donato Zoppo, Aldo Gianolio, Piercarlo Poggio, Filippo Gonnelli, Marco Cicogna, Laura Albergante, Guido Festinese, Enzo Pavoni, Paolo Occhiuto, Massimo Privitera, Luca Buti e Fabio Chiarini. In questo numero mi sono occupato personalmente, tra le altre cose, di Calexico, GianCarlo Onorato, Atomic Rooster, Glen Hansard e Neil Young; ho inoltre firmato la ventunesima puntata di “Le canzoni raccontate – Storie, retroscena e leggende della musica che gira intorno”, rubrica di due pagine che racconta, analizza e spiega famosi brani rock, nella quale ho preso in esame Won’t Get Fooled Again degli Who.

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Ciao, Tenco, ciao

Non ricordo proprio, quando ho iniziato a far parte della giuria che assegna le Targhe Tenco, ma a braccio direi dai primi ’90. Mi chiamò, ovviamente, Enrico De Angelis, che per decenni ha rivestito il ruolo non sempre comodo di direttore artistico; non ho problemi a dire che, nel mio ambiente, è tra quelli che stimo di più, per qualità professionali e umane oltre che per l’assoluta dedizione alla causa della musica giusta/alta. Per tanto tempo ho consegnato ogni anno le mie ponderate votazioni, cogliendo spesso l’occasione per segnalare a Enrico piccole cose che non mi tornavano e per proporre possibili correttivi; chi mi conosce lo sa, alla musica tengo sul serio, e se c’è da far bene qualcosa, non esito a dedicarmici. In quest’ottica, nel 2014 ho accettato di far parte di una ristretta commissione – venti persone in tutto – che aveva il compito di preselezionare la valanga di uscite allo scopo di redigere una lista di “votabili” da sottoporre poi alla giuria vera e propria, quella composta da circa duecento votanti; un lavoraccio, per il quale non ho mai visto (né chiesto) un euro, che mi ha costretto ad ascoltare una folle quantità di materiale prescindibilissimo (e, a volte, autentica immondizia) per limitare l’eccessiva dispersione di voti. Credo che, con tutti i colleghi che si sono via via avvicendati (la commissione prevedeva alcuni elementi fissi, con altri che cambiavano), abbiamo fatto un buon lavoro, nell’interesse della musica e della credibilità del Tenco; e senza nemmeno un qualche tipo di ritorno in termini di “gloria” (virgolette d’obbligo), dato che i nomi dei commissari erano pressoché ignoti all’esterno, onde evitare rotture di palle superiori a quelle che già si subivano. Nelle ultime tre edizioni, ho dunque ascoltato e vagliato oltre 1.500 titoli, scambiato centinaia di mail con i colleghi, stilato liste, suggerito ascolti, fatto ricerche per capire se un disco avesse i requisiti tecnici (la musica non c’entra, sono questioni oggettive; chi volesse capire meglio, vada a leggersi il regolamento delle Targhe).
L’anno scorso, per la prima volta, sono anche andato alle serate delle premiazioni, a Sanremo (tutto a mie spese: lo sottolineo non per sostenere implicitamente la tesi che mi fosse dovuto qualcosa, ma solo per stroncare in partenza gli eventuali cerebrolesi che potrebbero parlare di “vacanza pagata in Liguria”); è stato bellissimo esserci ed è stato splendido poter consegnare un meritatissimo Premio Tenco all’amato Stan Ridgway. Credevo sarebbe stata solo la prima di una lunga serie di trasferte lassù, ma a breve è arrivata la doccia fredda: Enrico De Angelis dimissionario, per impossibilità di continuare a lavorare degnamente, assieme alla sua preziosissima “spalla” Annino La Posta e ad altri membri del direttivo, l’ufficio stampa non riassegnato all’ottimo Enrico Deregibus, il nuovo direttore artistico Sergio Secondiano Sacchi – che non ho mai incontrato, ma per il quale ho sempre nutrito rispetto in virtù di un’attività di notevole livello – a rilasciare preoccupanti (per me e non solo) dichiarazioni sul futuro, le motivazioni delle dimissioni di De Angelis. Ho atteso per alcuni mesi l’evolversi della situazione, ma quanto accaduto ha superato le mie peggiori aspettative: nessun comunicato sulle iniziative del Club Tenco da parte del nuovo ufficio stampa, la Commissione di cui sopra cancellata senza una parola, la richiesta di partecipare “alla prima votazione” pervenuta con notevole anticipo rispetto alla consuetudine con tutto ciò che questo comporta, dimissioni di giurati illustri (e chissà quante altre ce ne saranno…) come Fausto Pirito ed Elisabetta Malantrucco.
In sintesi: vista la situazione, ho deciso di abbandonare la giuria. Fregherà a pochi, forse a nessuno, ma non voglio continuare ad associare il mio nome a qualcosa che non so cosa bene sia, che non so quanto voglia essere fedele alla “missione” – quella del sostegno e della propaganda della musica d’autore, affinché essa emerga e non rimanga costantemente affossata dai soliti nomi arcinoti. Non so se sia vero, ma circola la voce che l’obiettivo primario sia “riempire il Teatro Ariston”, e il pensiero mi turba. È il Club Tenco o il Club Ramazzotti? Prima era diverso: non conoscevo tutti i dettagli, certo, ma mi sentivo totalmente garantito dalla presenza di Enrico De Angelis. Ora, invece, nessuno ha avuto il buon senso/gusto di cercare un contatto o quantomeno comunicare a tutti noi le novità; è evidente che la considerazione per il nostro lavoro di giurati è nulla, e che tutta quella sfilza di nomi serve soltanto a conferire autorevolezza all’assegnazione delle Targhe. È scontato che la mia assenza non renderà tutto, in apparenza, meno autorevole, ma dato che per onestà intellettuale non me la sento di prender parte alle votazioni, ci tengo che il circo della musica italiana sappia che con le Targhe Tenco 2017 non avrò nulla a che spartire. Il Tenco non ha di sicuro bisogno di me, ma nemmeno io ho bisogno del Tenco. Cioè, di questo Tenco.

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In edicola (aprile)

edicolaDopo un mese di pausa, dovuto allo scoramento perché i numeri delle visualizzazioni ottenute dai post “In edicola” sono deprimenti rispetto a quelli dei post normali, torno a ricordare come ogni mese, nelle edicole, sia possibile acquistare riviste con miei articoli, interviste e recensioni che non sono diffusi contemporaneamente in Rete e che potrebbero apparirvi con sensibile ritardo (o mai). Questo il quadro completo di aprile.

Vinile n.7. Lungo articolo sulla prima produzione di Fabrizio De André per l’etichetta Karim, con “lettera aperta” a chi di dovere affinché essa sia finalmente valorizzata come merita.

 

 

 

 

 

AudioReview n.386Sezione musicale da me curata, rubrica “Le canzoni raccontate” sulla storia e il significato di brani famosi (questo mese, Bohemian Rhapsody dei Queen), recensione estesa dei Depeche Mode, recensioni di Jesus And Mary Chain, Edda, Le Luci della Centrale Elettrica, Cesare Basile e Lift To Experience (ristampa).

 

 

Blow Up n.227. Recensioni di Crowd e Scent Merci.

 

 

 

 

 

 

 

Classic Rock n.53. Intervista ai Residents, recensioni di Bardo Pond, Buzzcocks (ristampa), Father John Misty, Red Lorry Yellow Lorry (ristampa), Soundgarden (ristampa), Wire.

 

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