Articoli con tag: editoria e mercato

Blow Up n.292

È in edicola il numero di settembre di Blow Up, 180 pagine per 9 euro, occupato in larga parte da uno speciale a più mani sull’argomento “rock e fantascienza” ma contenente anche altro che potrete approfondire cliccando qui. Per quanto mi riguarda direttamente, ho contribuito con una delle sezioni dello Speciale (quella dedicata a fantascienza e new wave) e con alcune recensioni: tre novità (2Hurt, Paolo Benvegnù, Chronics), e tre ristampe (Lou Reed, Dark Day, Savage Republic).

Ricordo inoltre che è disponibile l’ultimo libro della collana “Director’s Cut”, dedicato a Frank Zappa e firmato da Riccardo Bertoncelli. Chi non rientrasse nella categoria e lo volesse acquistare potrà provare a cercarlo nelle edicole più fornite o farlo direttamente sul sito cliccando qui

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Vinile 34

Dopo aver saltato qualche numero, sono tornato a firmare un pezzo per il trimestrale Vinile, reperibile in tutte le edicole. Si tratta di un articolo di una decina di pagine nel quale racconto cinquanta dischi formato 7 pollici di punk e new wave pubblicati in origine a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. Sotto il profilo stilistico c’è grande varietà, ma sono accomunati da due caratteristiche: sono in un modo o nell’altro significativi sul piano storico e artistico, e sono “collectible”. Il meno caro è stato venduto attorno ai cento euro, il più costoso attorno ai quindicimila. Chi lo leggerà si divertirà, anche se il pensiero di spendere certe cifre per dei dischi non l’ha mai sfiorato e mai lo sfiorerà.

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Prophilax: il libro

I miei lettori di Roma e zone limitrofe conoscono di sicuro i Prophilax, quanto meno per sentito dire. Quelli del resto d’Italia, forse sì e forse no. In ogni caso, sono una band decisamente fuori dalle righe, e per più valide ragioni. Se ne scrivo qui, è perché da pochissimo è uscito un libro che racconta in modo pirotecnico la loro stravagante storia, un libro del quale ho tra l’altro avuto il piacere di scrivere la prefazione. È una prefazione assolutamente in tema con lo spirito del gruppo che qui riporto a scopo per così dire promozionale, anche se con l’autore del volume non mi sono mai incontrato e in comune abbiamo quasi solo il cognome. Il Nerkionomicon– questo il geniale titolo – è reperibile da più parti (Amazon compreso); qui il link diretto alla pagina dell’editore, Settecittà di Viterbo. Un’ultima cosa: amici che “governate” Wikipedia, non prendetela a male: si fa per ridere, cosa della quale specie di questi tempi c’è un dannato bisogno.

Fino a qualche giorno fa, Daniele Guglielmi era solo uno dei miei amici di Facebook. Questo per precisare, a scanso di equivoci dei quali comunque mi fregherebbe il giusto (cioè nulla) che non è mio parente e che, quindi, quello che sto scrivendo qui non è in alcun modo “dovuto”. Perché lo sto scrivendo, allora? In primis, perché sono stato conquistato dal titolo di ciò che, con rispetto parlando, avete adesso in mano (il libro, che credevate?), e poi perché la lettura di tutto il resto mi ha sinceramente divertito. Nella vita e nel mio mestiere sono una persona serissima, ma nel privato ho anche un lato per così dire “cazzaro” che mi fa amare i giochi di parole, la goliardia meglio se greve, le battute politicamente scorrette, gli scarti fuori dalle righe e le missioni più o meno impossibili come questa affrontata da Daniele: raccontare in modo credibile e professionale una vicenda discretamente folle.
Lo ammetto senza problemi: dei Prophilax posseggo appena un paio di dischi che ho ascoltato di rado, su di loro non ho mai scritto alcunché di lungo e organico e il nostro legame più stretto, a parte l’essere concittadini, è che i due fondatori hanno frequentato – parecchi anni dopo me – il mio stesso liceo. Non sono insomma un fan, anche se li reputo a loro modo simpatici e sono affascinato dalla loro capacità di portare avanti per decenni un progetto per molti versi assurdo, oltretutto senza abbassare l’asticella del pessimo gusto. Provateci voi altri, a essere tanto caparbiamente e brillantemente stronzi dalla post-adolescenza fino (quasi) alla terza età.
In virtù di questo mio rispetto, uso tale termine anche se nel contesto fa un po’ ridere, non ho potuto esimermi dal prendere le loro parti in una insensata scaramuccia che si è svolta dietro le quinte di Wikipedia. Alcuni dei notabili dediti al controllo del rispetto delle locali Tavole della Legge (al confronto, quelle del Sinai sono robetta) miravano per la quarta volta alla cancellazione della voce in quanto “non enciclopedica”, e visto che una delle poche citazioni ritenute autorevoli a proposito del gruppo era farina del mio sacco, mi sono trovato in mezzo tra i feroci censori e quelli che, al contrario, difendevano il pieno diritto dei Prophilax ad avere una scheda a loro nome nella cosiddetta “Enciclopedia libera”. Alla fine le forze del bene hanno trionfato e gli inventori del porno-rock non sono stati cassati, ma che una mia brevissima riflessione pubblicata in un commento a un post nel mio blog sia divenuta un elemento a sostegno del valore di una band… beh, è per me esilarante alla pari degli pseudonimi Ceppaflex e Sbohr.
Tra l’altro, avere la certezza che quelle parole fossero realmente mie è ciò che ha spinto Daniele a contattarmi, perché lui non le trovava da nessuna parte e Google non lo aiutava. Da cosa è nata dunque cosa e alla fine, senza riflettere troppo sulle conseguenze che potrebbe avere per il mio finora buon nome, ho scritto – ma “vergare” sarebbe magari più appropriato – questa prefazione inevitabilmente sconclusionatissima. Con un libro autentico che ha pure il mio imprimatur, si auspica che i censori di Wikipedia soffocheranno per sempre le loro bramosie di cassare e si attaccheranno al… sì, quello che Giuseppe Gioachino Belli ha celebrato in una poesia che i Prophilax avrebbero il dovere morale di adattare in canzone.

 

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Billboard Italia 48


Da oggi è disponibile sull’app, al prezzo di € 1.99, l’edizione digitale del n.48 (luglio/agosto) di Billboard Italia (quella cartacea si può ricevere direttamente a casa, ordinandola sempre sull’app, a € 5), ricco come al solito di musica sia di grande popolarità sia di nicchia. Il mio contributo è un articol(in)o dedicato agli Ash, in occasione di due ristampe in vinile.

Ricordo che sull’app, alle stesse condizioni, sono acquistabili anche tutti i numeri arretrati. Se qualcuno fosse interessato, nel n.47 ho scritto della Third Man Records di Jack White; nel n.46 ho raccontato il fondamentale momento di emancipazione femminile nel punk e nella new wave nel periodo a cavallo tra gli anni ’70 e ’80; nel n.45 c’è un mio articolo”divulgativo” sulla psichedelia emersa nell’ultima decina di anni; nel n.44 mi sono occupato dei Broadcast; per il n.43 ho scritto una retrospettiva sui Felt; nel n.41 c’è un mio articolo sulle Peel Sessions dei Green Day; per il n.40 ho realizzato una lunga intervista a Carmen Consoli; nel n.39 ho pubblicato un articolo sui Beach Boys del periodo a cavallo tra i ’60 e i ’70; nel n.38 ci sono un articolo sui Van der Graaf Generator, uno sulla ristampa de Le radici e le ali dei Gang e una microrecensione del nuovo album di Jackson Browne; il n.37 ospita un mio articolo sui successi reali o presunti del rock italiano nel mondo; nel n.36 ci sono due mie interviste a Motta e Rachele Bastreghi, più una recensione della ristampa superestesa di Déjà vu di CSN&Y; nel n.35 (aprile) c’è un mio articolo sulla lontana, breve stagione del cosiddetto Sunshine Pop; nel n.32 (dicembre/gennaio) ho scritto in esteso della ristampa di Brothers dei Black Keys; nel n.31 (novembre) ho firmato una retrospettiva sui White Stripes; nel n.30 (ottobre) ho intervistato Wayne Coyne dei Flaming Lips e Francesco Bianconi; nel n.29 (settembre) ho intervistato Exene Cervenka a proposito del nuovo album degli X; nel n.28 (luglio/agosto) ho rievocato i giorni di Dry di PJ Harvey; nel n.27 (giugno) ho fatto lo stesso con quelli di Closer dei Joy Division; nel n.26 (maggio) mi sono occupato dell’edizione deluxe in vinile di High Violet dei National; nel n.25 (aprile) ho scritto di una serie di band composte da due elementi o comunque fondate sull’idea della coppia; nel n.23 (febbraio) ho intervistato Colin Newman degli Wire; nel n.22 (dicembre/gennaio) ho raccontato la genesi di Ko de mondo dei CSI; nel n.21 (novembre) ho intervistato Peter Hook.

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AudioReview n.444

È finalmente nelle edicole il numero di luglio/agosto di “AudioReview”, mensile per cultori dell’Hi-Fi ma seguito anche da molti appassionati di musica per via dell’ampia sezione di recensioni (Classica, Jazz, Rock-Pop) da me curata. A livello personale, oltre alla consueta rubrica “Le canzoni raccontate” nella quale ho scritto di My Sweet Lord di George Harrison, ho firmato quattro recensioni di novità (Porcupine Tree, disco del mese, Almamegretta, Belle And Sebastian, Moderat) e due di ristampe (Pavement e Gabriella Ferri, quest’ultima in vinile). 

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