Articoli con tag: avanguardie

Swans

Non ne ho scritto moltissimo (una manciata di recensioni, fra le quali quest’altra), ma seguo gli Swans da quando operavano come Circus Mort e ho sempre provato per loro rispetto, ammirazione e reale apprezzamento, anche se sono il primo ad ammettere che non sono sempre, in studio e dal vivo, una band facile. Più di un fan di stretta osservanza mi dice che questo Love Of Life, pur avendo ottime frecce al suo arco, non è uno dei titoli-cardine della discografia; comunque, in tempo reale, a me parve un capolavoro.

Love Of Life
(Young God)
Gli Swans non sono mai stati un gruppo di grande successo, sebbene abbiano facilmente ottenuto la stima della critica specializzata e un considerevole seguito di culto: colpa (o merito) di un estro troppo poliedrico per piegarsi alle regole di un qualsivoglia trend e di una creatività troppo esuberante per cedere alle subdole imposizioni di un music-biz che comunque tende ad emarginare il diverso. Continua a leggere

Categorie: recensioni | Tag: , | Lascia un commento

John Cale

Ha fama di essere una persona scostante, John Cale. Non so se sia davvero così, non l’ho mai verificato (ma una volta ci sono andato vicino: pareva che avrei dovuto averlo ospite a “Stereonotte”), ma chi se ne strafrega: al di là di una produzione un po’ discontinua sul piano qualitativo, è un Artista con la maiuscola, e quindi può permetterselo. È la terza volta che recupero qui sul blog un mio scritto di lui (vedere qui e qui) e mi fa proprio piacere che sia una disamina di uno dei suoi album secondo me più belli, finalmente ristampato.

cale-copFragments Of A Rainy Season
(Double Six)
Pubblicato in origine dalla Hannibal nel 1992, Fragments Of A Rainy Season è un articolo atipico nella vasta produzione di John Cale, per di più andato piuttosto in fretta fuori catalogo e in seguito mai ristampato. Ottimo, quindi, che la sempre attenta Domino abbia voluto rimediare alla mancanza confezionandone attraverso il sottomarchio Double Six una nuova edizione arricchita di otto tracce, sia in doppio CD, sia in triplo LP; i cultori del vinile e della filologia si potranno invece orientare sulla versione solo doppia, priva di contenuti extra. Continua a leggere

Categorie: recensioni | Tag: , | 1 commento

Agnes Obel

Mi era già capitato di recensire un album di Agnes Obel – il precedente Aventine: ne avevo scritto tre anni fa su “Blow Up” – e il bel ricordo mi ha spinto ad accostarmi al nuovo lavoro con l’intenzione di replicare. La fiducia è stata ripagata da un disco davvero eccellente, che non a caso ho inserito nella mia personale playlist del 2016.

obel-copCitizen Of Glass (PIAS)
Quando all’inizio dell’estate venne diffusa in Rete la prima anticipazione di quest’album, Familiar, furono in molti a interrogarsi sull’identità – ipotesi più probabile, Anohni – di chi duettasse con Agnes Obel; con sorpresa, si scoprì che l’altra voce apparteneva sempre alla trentacinquenne danese, e che l’efficacissimo, straniante effetto era stato ottenuto “trafficando” in studio. Continua a leggere

Categorie: recensioni | Tag: , , | 3 commenti

Teho Teardo – Blixa Bargeld

Credevo di aver già recuperato almeno uno dei miei articoli su Teho Teardo, ma mi sbagliavo; qualcosa in Rete già c’era, ma si trattava di un pezzo per Fanpage a proposito di Still Smiling, primo atto della collaborazione fra il poliedrico artista di Pordenone e il leader degli Einstürzende Neubauten. In questo caso, invece, l’argomento è il secondo album della “strana coppia”, da me fra l’altro intervistata in video – vedere qui – in occasione dell’uscita.

teardo-bargeld-copNerissimo (Spècula)
Il sodalizio fra Teho Teardo e il leader degli Einstürzende Neubauten, che tre anni fa aveva trovato per la prima volta sbocco in un intero album (Still Smiling), aveva ottime possibilità di rimanere il tipico “one shot”, se non altro per i mille impegni del nostro eclettico compositore, molto attivo a livello internazionale nel campo della musica per immagini, e del suo più famoso compagno d’avventura tedesco, fra le icone dell’avant-rock degli ultimi trentacinque anni. Continua a leggere

Categorie: recensioni | Tag: , | Lascia un commento

Yoko Ono

Non sono sicuro di avere un’opinione precisa su Yoko Ono, e questo la dice lunga – credo – sull’inafferrabilità della signora. Ho scritto poche volte di lei, e l’ultima è stata in occasione dell’uscita di quello che dovrebbe tuttora essere il suo ultimo, vero album.

ono-copTake Me To The Land Of Hell
(Chimera)
Nel bene e talvolta nel male, Yoko Ono è senza dubbio un’icona. Non ha espiato la colpa – ammesso che colpa sia stata: magari è andata meglio così – di aver fatto sciogliere i Beatles, ma nei circa quarantacinque anni successivi al suo incontro con John Lennon è stata un personaggio atipico e spesso destabilizzante. Comunque, una donna bruciata dal sacro fuoco dell’arte, tanto che alla bellezza di ottant’anni – li ha compiuti nel febbraio scorso – preferisce continuare a creare, realizzare dischi ed essere attiva in più ambiti invece di tirare i remi in barca e godersi in pace il suo enorme patrimonio. Continua a leggere

Categorie: recensioni | Tag: , , | Lascia un commento

Kraftwerk

Dopo quello degli Ozric Tentacles di un mesetto fa, ecco un secondo recupero dalla breve serie di dischi “atipici” che nei primi anni ’90 ho consigliato al pubblico audiofilo – da qui il taglio strano dell’articolo, con tanto di citazione degli apparecchi utilizzati – per testare in modo diverso dal solito gli impianti Hi-Fi.

kraftwerk-copThe Mix (EMI)
Molta acqua è passata sotto i ponti da quando i Kraftwerk iniziarono a codificare in suoni le immagini di un futuro che il progresso ha oggi reso per parecchi versi presente: per la precisione, tutta l’acqua che il grande fiume del rock ha portato a valle in ventidue anni – se si vuole fissare come punto di partenza il loro omonimo primo album del 1971, fedele come il suo diretto successore ai dettami dell’avanguardia colta – o “soltanto” quattro lustri se si sceglie di avviare il calcolo da quel Ralf & Florian che annunciò senza mezze misure il proposito dell’ensemble di Düsseldorf di indirizzare la propria ricerca elettronica verso schemi più facilmente fruibili. Una metamorfosi che ha condotto a risultati eclatanti in termini sia artistici che commerciali, tanto da rendere doveroso l’inserimento dell’atipica «creatura» di Ralf Hutter e Florian Schneider nel novero delle band-cardine della storia della musica moderna. Continua a leggere

Categorie: articoli | Tag: | Lascia un commento

Lydia Lunch

Non ci sono motivi particolari, tipo anniversari o altre ricorrenze, per recuperare la recensione d’epoca – del 2004 – apparsa in uno degli ultimi Mucchio in versione settimanale di questo bel disco di Lydia Lunch. Sul blog non avevo però ancora inserito nulla a proposito della regina della no wave newyorkese, e allora perché no? Anche se nel caso specifico, a scanso di equivoci, la no wave non c’entra nulla.

Lunch copSmoke In The Shadows
(Breakin’ Beats)
Percorso lungo e per più di un verso ricco di gloria, quello di Lydia Lunch, avviato nella seconda metà dei ‘70 nel circuito della no wave newyorkese e sviluppatosi in una notevole quantità di dischi all’insegna del rock quanto più possibile ibrido e della spoken word, in un’attività peraltro sempre parallela a quella coltivata in campo letterario (poesia, prosa, fumetto); comunque, una carriera spesso sotterranea, seguita con attenzione da una ristretta ma agguerrita schiera di vecchi cultori – acquisita quando, giovanissima, rantolava nei Teenage Jesus & The Jerks, o quando appena ventenne si proponeva come sofisticata-malata dark lady con il classico Queen Of Siam – e/o di coloro che sono rimasti folgorati dall’espressività a più livelli estrema mostrata anche nei sodalizi allestiti con personaggi di spicco quali Nick Cave (al tempo dei Birthday Party), Rowland S. Howard, Marc Almond, Michael Gira, Henry Rollins, Foetus e vari membri dei Sonic Youth.
Smoke In The Shadows, primo album di canzoni da non poco tempo a questa parte, consegna all’ascoltatore esattamente quanto promesso dal titolo: il fumo e le ombre di una musica intrisa di suggestioni notturne e un po’ angosciose, dove il pop-rock si contamina felicemente con trame jazzy e più velate aperture a exotica e hip-hop. Una forma ben congegnata, seppur non proprio personalissima, il cui fascino inquieto e inquietante è dato soprattutto dal carisma evidenziato dalla Lunch nel raccontare le sue storie per lo più torbide con una confidenzialità dai toni alcolici: non urlando, insomma, ma limitandosi – con il sostegno dell’estro istrionico acquisito grazie ai tantissimi reading – a parlare, sussurrare, recitare, giocare con melodie sospese sul filo tra il carezzevole e l’abrasivo, a volte persino gemere.
Difficile dire se il lavoro in questione rimarrà un episodio più o meno occasionale o se al contrario – considerata la verve dei recenti concerti tenuti dalla Lunch anche in Italia, indicativa di una ritrovata voglia di rock – sarà l’inizio di una nuova fase creativa contraddistinta da una minore frammentarietà di stile e di esposizione discografica. E se è vero che l’analisi dei trascorsi dell’eclettica performer fa propendere per la prima ipotesi, non avrebbe comunque senso privarsi delle bad vibrations di quest’album scuro e sanguigno, non rivoluzionario ma (perversamente) godibile.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio 603 del 7 dicembre 2004

Categorie: recensioni | Tag: , , , | Lascia un commento

Björk

Quindici anni, più o meno di questi tempi, Björk completava il lavoro su Vespertine, uno dei suoi album più singolari, belli e significativi; sarebbe uscito il 27 agosto del 2001 e vatti a ricordare perché lo recensii sul numero autunnale di Extra, e dunque in tempo pressoché reale invece che, come si faceva, “con il senno di poi”. Questo è ciò che scrissi, e non mi rimangio nemmeno un segno di imterpunzione.

Bjork copVespertine
(One Little Indian)
Ama cambiare, Björk. Spesso, come provato da un repertorio discografico che non lascia dubbi sulla sua titolarità ma che si muove zigzagando nell’ambito di un “pop sperimentale” – l’ossimoro è solo apparente – aperto a diverse e ardite soluzioni. Alla regola non sfugge nemmeno Vespertine, figlio più della catarsi legata a Selma Songs (e soprattutto all’esperienza di recitazione in Dancer In The Dark) che dei pur efficaci “deliri di onnipotenza” di Homogenic: un album concepito e realizzato da sola in casa, e dunque naturalmente portato all’intimismo, attraverso il quale l’artista islandese ha liberato la sua indole più nascosta e (parzialmente) inedita; e realizzato qualcosa che non sembra affatto un arzigogolo intellettualistico, un’operazione modaiola o un esercizio di stile, ma che ha l’aspetto di un viaggio nell’abisso della propria anima. Affrontato, però, più per curiosità che per soddisfare bisogni interiori. Continua a leggere

Categorie: recensioni | Tag: | Lascia un commento

Anohni

Lo ammetto, ero piuttosto prevenuto. Non posso farci nulla, ma a me i cambi di nome irritano, e pertanto la trasformazione di Antony in Anohni ha d’istinto acceso in me la speranza che il suo disco mi avrebbe fatto schifo, onde poter dar sfoggio di caustica ironia. La considerazione che dietro la metamorfosi si celavano ragioni personali e non sensazionalistiche, e soprattutto l’ascolto dell’album, mi hanno poi indotto ad abbandonare ogni proposito battagliero.

Anohni copHopelessness
(Rough Trade)
Il nome Anohni potrebbe far pensare a un esordiente e sotto un certo profilo è in effetti così, ma la sostanza è ben diversa. Dietro questa nuova identità artistica e umana – i due aspetti non possono essere scissi – c’è infatti Antony Hegarty, figura tra le più interessanti e affascinanti degli ultimi quindici anni di musica; più o meno eccellenti i suoi lavori alla testa degli Antony And The Johnsons, con una menzione speciale per il secondo (I Am A Bird Now, 2005), numerosissime e sempre prestigiose le sue collaborazioni (da Lou Reed a Björk fino a Marianne Faithfull, Joan As Police Woman, CocoRosie, Hercules & Love Affair, Hudson Mohawke, Current 93 e Rufus Wainwright, passando per Battiato ed Elisa). Continua a leggere

Categorie: recensioni | Tag: , | Lascia un commento

M- Squared Records

Un altro articolo, in questo caso davvero giurassico, recuperato da una rivista (Il Mucchio Selvaggio n.59 del dicembre 1982) per offrirlo al sito OndaRock. Accadde nell’aprile 2013 e credo sia sensato linkarlo qui a beneficio di quanti non l’avessero mai letto. L’argomento è una interessantissima etichetta di new wave sperimentale australiana.

M Squared

 

 

 

 

 

 

 

 

Categorie: articoli | Tag: , | Lascia un commento

Los Angeles… in trance

Nel marzo del 2013, invece di recuperarlo sul blog, destinai al sito OndaRock  questo articolo dedicato alla mitica scena “trance rock” fiorita a Los Angeles negli anni ’80 e facente capo ai Savage Republic, in origine apparso sul numero 18 (marzo 1990) del mensile “Velvet”. Dato che vorrei far convergere in qualche modo qui ne “L’ultima Thule” tutto il materiale a mia firma presente in Rete, ma mi parrebbe scorretto “sottrarre” qualcosa a chi mi aveva offerto spazio, non rimpagino il testo, ma mi limito a fornire il link.

Los Angeles trance

Categorie: articoli | Tag: , , | Lascia un commento

Cinque miei culti (2)

Poco più di tre settimane fa ho qui riproposto cinque titoli di una selezione di schede da me realizzate per un elenco di album “di culto” apparso su un Mucchio Extra di tredici anni fa. Eccone ora altri cinque, ma nel prossimo futuro altri cinque ne seguiranno.

Chrome copCHROME
Alien Soundtracks
(Siren, 1978)
Nell’estate del 1995 Damon Edge, che dei Chrome era fondatore, cantante, polistrumentista e leader, fu trovato morto nella sua casa di L.A.: non doveva essere un bello spettacolo, visto che nessuno si era preoccupato della sua scomparsa e il corpo era lì da circa un mese. Una fine dolorosa e ingloriosa per un musicista da sempre impegnato a coniugare rock ed elettronica, ottenendo risultati di rilievo per definire i quali non è sbagliato utilizzare la definizione “seminali”. Secondo capitolo di una carriera prolifica seppur qualitativamente discontinua, Alien Soundtracks è il primo atto del sodalizio tra Edge e l’altro polistrumentista Helios Creed, che resterà con lui fino ai primi anni ‘80 e dopo la sua scomparsa rileverà la sigla della band di San Francisco: uno straordinario concept a sfondo fantascientifico nel quale avanguardia e psichedelia convivono felicemente in un tripudio di fantasie melodiche e dissonanze e di trame strumentali all’insegna dell’anticonvenzionalità. Con la folle, abrasiva Slip It To The Android a fungere da manifesto di una formula totalmente libera e la copertina sottilmente inquietante a gettare ulteriore benzina sul fuoco. Continua a leggere

Categorie: discografie base | Tag: , , , , , | 2 commenti

Pere Ubu: gli inizi

Ah, i Pere Ubu, che meraviglia. E non è la solita iperbole con intenti sensazionalistici, perché la band di Cleveland è stata davvero, specie nei suoi primi anni di attività, qualcosa di assolutamente straordinario. Non vorrei passare per masochista, ma mi piacerebbe tantissimo imbattermi in una canzone di oggi in grado di darmi le stesse sensazioni – a grandi linee: uno tsunami di inquietudine, una rasoiata e un calcio nelle palle, tutti assieme – che illo tempore mi furono provocate dal primo ascolto di brani quali 30 Seconds Over Tokyo, Final Solution o The Modern Dance. Doveroso richiamare l’attenzione su un bellissimo cofanetto in (sacro) vinile, da poco immesso sul mercato, che del gruppo americano documenta in modo più che esaustivo la fase degli inizi.

FIRELP406 Pere Ubu - Elitism For The People BOX LIDElitism For The People
1975-1978 (Fire)
Esponenti fra i più originali e creativi di quel fantastico, ribollente calderone che è stata la prima new wave americana, i Pere Ubu – con il cantante David Thomas come unico punto di contatto fra i vari organici succedutisi in quattro decenni – proseguono tutt’oggi una carriera magari meno rivoluzionaria di un tempo ma certo rispettabilissima. È comunque opinione più che consolidata, se non incontrovertibile, che il meglio sia stato realizzato fra il 1975 e il 1978, quando il gruppo di Cleveland, Ohio, era un fiume in piena di intuizioni e di folgorazioni impossibili da contenere nei pur alti e robusti argini della canzone tradizionalmente intesa; i ragazzi, in parte reduci dalla fondamentale esperienza proto-punk Rocket From The Tombs, si dedicavano infatti a un rock allucinato e aperto a ogni possibilità espressiva dove la trasgressione filo-punk conviveva con la cerebralità e la libertà formale di certa avanguardia, il tutto avvolto in atmosfere cupe e dominato dalla voce stridula e straniante del frontman. Continua a leggere

Categorie: recensioni | Tag: , | 5 commenti

Subterranean Modern

Trentacinque abbondanti anni fa presentavo sulle pagine di un Mucchio ancora molto tradizionalista una splendida raccolta poi destinata alla storia, marchiata dalla Ralph Records dei Residents. La recupero, ripulendola della folle quantità di refusi – causati dalla (ri)battitura del testo e dalla scarsa attenzione di chi avrebbe dovuto correggere le bozze – e da qualche abominio – della mia prosa di autodidatta nemmeno ventenne. Da classificare comunque alla voce “com’eravamo brutti da piccoli”, visto che lo stile farraginoso e naïf è rimasto.

Subterranean Modern copSubterranean Modern è molto più di una semplice compilation. In essa sono infatti racchiusi brani di quattro fra le più famose e apprezzate band sperimentali californiane, che mai finora avevano unito i loro sforzi per rappresentare e dimostrare con un unico album la validità delle proposte musicali del ricco circuito underground di San Francisco e dintorni. L’etichetta è (naturalmente) la Ralph Records, per la quale i Residents hanno realizzato un gran numero di dischi, oggetto di culto maniacale da parte di collezionisti e semplici appassionati.
Il progetto di questa antologia affiorò nelle menti dei diabolici manager della Ralph nel 1978: il filo conduttore era la registrazione da parte dei quattro gruppi di altrettante versioni del classico I Left My Heart In San Francisco. La realizzazione si è poi rivelata piuttosto laboriosa, ma il prodotto finale risulta senza dubbio di alto livello: Chrome, MX80 Sound, Residents e Tuxedomoon offrono brani molto personali e caratteristici, che non potranno non interessare tutti coloro che vedono in un certo tipo di ricerca l’unica valida via per la musica del domani. Continua a leggere

Categorie: recensioni | Tag: , | 3 commenti

Serj Tankian (live ’10)

Ho scritto più volte che considero i System Of A Down uno dei massimi vertici del cosiddetto nu-metal. In parallelo, però, nutro da sempre sconfinata ammirazione per il loro frontman Serj Tankian: uno di quelli che non poteva rimanere rinchiuso nel recinto del rock e che infatti non c’è rimasto, come si evince da una carriera in proprio parecchio interessante. Dopo il recupero della recensione dell‘unica uscita del progetto Serart torno ora a occuparmi di lui riesumando quanto scrissi quasi cinque anni fa a proposito di un suo concerto al quale volli fortemente assistere. E feci bene, anzi, benissimo.
live TankianCavea Auditorium
(Roma, 5 luglio 2010)
Da sempre il mondo hard & heavy subisce il fascino di quello sinfonico, e quando decide di incontrarlo i risultati sono spesso deludenti e a volte raccapriccianti. Questo non è però accaduto a Serj Tankian, frontman dei magnifici System Of A Down, che dopo aver inserito alcune parti di archi nel proprio debutto solistico – Elect The Dead, 2007 – ha allestito una versione orchestrale dell’album, presentata con successo in giro per il mondo e documentata mesi orsono anche da un CD/DVD significativamente intitolato Elect The Dead Symphony. Continua a leggere

Categorie: recensioni live | Tag: , | Lascia un commento

Peter Hammill – Gary Lucas

Uscito un annetto fa, quest‘album è finito tra i quindici della mia personalissima playlist del 2014. Sarebbe una menzogna dire che lo ascolto molto spesso, perché comunque è un disco che richiede attenzione, ma tutte le volte che gli ho fatto fare un giro, anche dopo quelli che mi sono serviti per recensirlo, ha saputo nuovamente intrigarmi. Non è cosa da poco.

Hammill-Lucas copOther World
(Esoteric Antenna)
Peter Hammill è quel Peter Hammill, leader dei Van Der Graaf Generator e musicista di rara sensibilità e talento. Gary Lucas, di pochi anni più giovane, è uno dei chitarristi elettrici più creativi e attivi (ma assai meno noto di quanto meriterebbe, purtroppo) dell’ultimo quarto di secolo, con un carnet di esperienze e dischi da far impallidire per quantità ed eclettismo, ed è davvero ingeneroso che nelle cronache finiscano citati quasi solo la militanza nella Magic Band di Captain Beefheart e il ruolo di padrino artistico di Jeff Buckley (Mojo Pin e Grace sono firmate da entrambi). Continua a leggere

Categorie: recensioni | Tag: | Lascia un commento

Laurie Anderson

So che quanto sto per raccontare potrebbe squalificarmi ai vostri occhi, ma lo dico lo stesso. Sapete qual è la prima cosa che mi viene in mente quando mi imbatto (in qualsiasi modo) in Laurie Anderson? Il bellissimo tour program che trentadue anni fa comprai alla performance romana di United States I-IV e che Maurizio Bianchini – suppongo che tanti sappiano chi è – non mi ha mai restituito dopo che, ai tempi di Velvet, gliel‘avevo prestato su sua insistente richiesta. Non che me l‘abbia fregato apposta, ma chissà che fine gli ha fatto fare. È dunque non senza disappunto che ho riletto, per recuperarlo, questo articolo sull‘artista americana: per lo spiacevole ricordo e anche perché la mia prosa anni ‘80 era davvero troppo spesso didascalica e poco brillante.
Anderson fotoL‘artista. Di lei sapete o dovreste sapere già tutto. Dilungarsi sul suoi trascorsi, sui suoi precedenti dischi, sulle sue influenze e sul suo modo di esprimersi è inutile, anche perché l‘intervista e il lungo articolo pubblicati di recente sulle nostre pagine assolvono efficacemente ogni onere informativo. In questa sede basterà ricordare che Laurie Anderson è l‘unico personaggio della musica d‘avanguardia ad avere ottenuto le copertine di ogni genere di pubblicazione e ad avere venduto milioni di copie pur proponendo un sound sfacciatamente anticommerciale. Continua a leggere

Categorie: articoli | Tag: | Lascia un commento

Psychic TV

All‘epoca, secoli or sono, l‘uscita di scena dei Throbbing Gristle fece parecchio scalpore, ma anche il ritorno come Psychic TV di Genesis P. Orridge e Peter Christopherson non mancò di suscitare vivo interesse. Vista l‘importanza della faccenda, sul Mucchio decisi di non limitarmi alla solita recensione, ma buttai giù un articolo da una paginetta. Un articolo più o meno orrido come tutti o quasi quelli che scrivevo in quel periodo ma, come si suol dire, funzionale, che qui ripropongo correggendo solo ciò che con il senno di poi mi faceva troppo rabbrividire.

Psychic TV fotoFino a poco tempo fa, Genesis P. Orridge era il leader dei Throbbing Gristle, una delle band più sconvolgenti che mai abbiano calcato le scene. Sotto la bandiera della massima “industrial music for industrial people”, Genesis e compagni (Peter Christopherson, Chris Carter e Cosey Fanni-Tutti) hanno dato vita a un progetto sonoro/visivo di proporzioni vistose e di grandissima forza espressiva, concretizzatosi in una nutrita serie di vinili, cassette audio e video, lavori grafici. Per qualche anno i Throbbing Gristle sono stati uno dei principali gruppi di culto del panorama britannico e ogni loro realizzazione è stata bene accolta dai loro fan, le cui fila si infoltivano giorno dopo giorno; fra rumori, fischi, distorsioni, urla, accordi laceranti e composizioni atipiche, si scriveva una delle pagine più diverse e interessanti della storia di quel poliedrico fenomeno che porta il nome di new wave. Poi, proprio nel momento in cui l‘ensemble aveva conquistato una discreta notorietà, l‘inatteso scioglimento; Genesis dichiara che “la missione è terminata”, lascia Chris & Cosey alle loro alchimie elettroniche e annuncia una nuova esperienza audio-visiva da portare avanti assieme a Peter: la denominazione è Psychic Television Limited, il mezzo scelto per diffondere il Verbo è la videocassetta. Continua a leggere

Categorie: articoli | Tag: , | Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)