Oltre le stelle (23)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.
STEVE VON TILL
If I Should Fall To The Field
* * * *
Se avete letto il numero scorso, sapete già che If I Should Fall To The Field è stato il mio album dell’anno; al di là del problema di non sapere cosa inventarsi dovendone riscrivere appena sette dopo, l’inclusione in “Oltre le stelle” mi fa comunque piacere, in quanto attestato di importanza da non sottovalutare. Ribadisco pertanto con gioia il valore di questa seconda prova solistica del co-leader dei Neurosis, diversissima da quelle della sua band-madre e stilisticamente collocabile nell’area del cantautorato neo-folk evocativo e un tantino “depresso”: più o meno la stessa, insomma, dei Songs: Ohia, dei Will Oldham e dei Bill Callahan, ma anche dei Johnny Cash e dei Mark Lanegan (con il quale esistono oltretutto evidentissime assonanze di timbrica vocale). Shakerate il tutto, aggiungeteci qualche umore cupo alla Nick Cave, e avrete Steve Von Till: musica non nuova, ma meravigliosa. Quattro stelle, of course, ma per quanto mi riguarda potrebbero essere quaranta o quattrocento: al cuore, si sa, non si comanda.
(da Il Mucchio Selvaggio n.524 dell’11 marzo 2003)

SIGUR RÓS
( )
* *
Non so come la pensiate voi, ma per come la vedo io intitolare un album con un niente tra due parentesi è un atto discretamente segaiolo. Un atto che con tutta probabilità sarebbe stato deplorato (o deriso) con maggior veemenza se non ne fossero stati protagonisti i Sigur Rós, gente che vive in un mondo (e che mondo!) tutto suo. Parentesi a parte, questo nuovo CD mi sembra però inferiore al precedente: nulla da eccepire sul piano dell’estetica, almeno rispetto all’estetica che la band ha voluto sviluppare e rappresentare, ma… insomma, ( ) rompe abbastanza le palle. Le rompe torpidamente e con grazia, questo sì, ma il risultato finale è lo stesso. Il giudizio è comunque positivo, sia per le ragioni estetiche di cui sopra e sia per la innegabile tenerezza ispirata dagli islandesi, ma non mi dispiacerebbe se nel prossimo futuro i nostri sostituissero – in senso figurato, va da sè – gli oppiacei con qualche anfetamina.
(da Il Mucchio Selvaggio n.525 del 18 marzo 2003)

THE LIBERTINES
Up The Bracket
* * *
Non faccio fatica a capire quanti trovano eccessivi i giudizi entusiastici a proposito di questo esordio dei Libertines: in effetti, Up The Bracket è un disco grezzo e naïf, sulle cui canzoni aleggia un’aria di incompiutezza nella quale non sarebbe assurdo leggere sintomi di scarsa lucidità, se non addirittura di confusione. Per quanto mi riguarda, però, sono proprio tali requisiti a conferire alla band quell’eccezionalità che così tanto me la fa amare: la spontaneità dell’approccio, gli atteggiamenti indolenti così inequivocabilmente “british” e l’abilità nel concepire uno psycho-pop-punk stralunato, rumoroso e melodicissimo, rendono infatti i Libertines davvero speciali. La mia paura è che, acquisendo maggiore professionalità, perdano qualcosa della loro magia. E questo, quantomeno nella mia ottica distorta, sarebbe proprio un peccato. Anzi, un delitto.
(da Il Mucchio Selvaggio n.526 del 25 marzo 2003)

BADLY DRAWN BOY
Have You Fed The Fish?
* *
Oggi come oggi, il mercato è pieno di dischi semplicemente buoni: dischi, cioè, che posseggono un loro equilibrio, un loro stile, persino un loro fascino, ma che in definitiva non lasciano segni profondi in coloro che – pur con soddisfazione – li ascoltano, né tantomeno nella storia. Sono i classici titoli da due stelle, non a caso la categoria più numerosa nella nostra tabella settimanale: categoria alla quale appartiene questo secondo “vero” album del Ragazzo Mal Disegnato (o terzo, se si vuole contare la colonna sonora di About A Boy), che si snoda piacevolmente in una serie di canzoni pop-rock senza dubbio ricche di estro e gusto ma non decisive. Oltre a vantare notevoli doti di freschezza e fantasia, il nostro Damon è certo un abile artigiano del binomio ritmo-melodia (Born Again o You Were Right sono in tal senso illuuminanti), ma Have You Fed The Fish? non è una pietra miliare. È solo un buon album, di quelli da due stelle.
(da Il Mucchio Selvaggio n.527 del 1° aprile 2003)

PEARL JAM
Riot Act
* * * *
Doverosa premessa: in assoluto, i Pearl Jam mi piacciono molto. Mi piace il loro suono, mi piacciono le loro canzoni e mi piace la loro attitudine, e quindi le mie valutazioni – diversamente dalle altre pagine del Mucchio o di Extra, qui è consentito – potrebbero avere un vago sapore di partigianeria. Anche coloro che non amano particolarmente Eddie Vedder e compagni, però, non possono non riscontrare la caratura superiore di Riot Act: un album rock intensissimo ed emozionante, oltre che davvero ispirato a livello compositivo, dove la band ha recuperato l’urgenza degli esordi senza per questo rinunciare alla maturità nel frattempo acquisita. Tre mesi dopo, il riascolto “a freddo” non comporta ripercussioni sulla quantità di stelle all’epoca assegnate. Ed è bello accorgersi, in questo mondo dominato dall’incertezza, che i Pearl Jam sono ancora qualcosa in cui credere.
(da Il Mucchio Selvaggio n.528 dell’8 aprile 2003)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.

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