Oltre le stelle (19)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.

WILCO
Yankee Hotel Foxtrot
* *
Sì, Gianluca, OK: bravi, i Wilco, lo sono senz’altro, ma scomodare per loro un’espressione come “sacralità della musica” mi sembra un tantino esagerato. Io, francamente, li trovo brillantissimi per quanto concerne il lavoro di cesello strumentale, non proprio trascendentali a livello compositivo e abbastanza irritanti – causa scarsa vivacità – sotto il profilo canoro. D’accordo, svolgono un’eccellente lavoro di recupero in chiave “moderna” delle tradizioni che tutti noi tanto amiamo, ma li preferirei più passionali e meno leziosi; la mia impressione è che per loro il pop sia una faccenda più estetico-intellettuale che non “di cuore”, ed è per questo che non riescono a prendermi. Insomma, due sole stelline: concederne di più mi sembrerebbe scorretto nei confronti di quegli altri artisti che mi piacciono davvero, sia come attitudine che come suono.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.503 del 1° ottobre 2002

TOM WAITS
Alice / Blood Money
* * * / * * *
A caldo, anche dopo ripetuti ascolti, i dischi “gemelli” del grande Tom mi erano piaciuti – e tanto – allo stesso modo: tre stelle ciascuno, quindi, perché le quattro sono e devono rimanere una rarità. A porli su piani diversi avrebbe forse pensato il tempo, quando la scelta meccanica dell’uno o più dell’altro, o dell’altro più dell’uno, avrebbe rivelato l’eventuale preferenza non critica ma “di cuore”. Da tale prova è uscito vincente Alice, ma non in maniera così schiacciante da fargli assegnare il massimo della valutazione o da indurre ad abbassare quella di Blood Money, che in sostanza gli è analogo per livello qualitativo. Il giudizio rimane dunque invariato: due ottimi dischi, indipendentemente dal fatto che uno sia più accattivante e l’altro più impegnativo. È in occasioni come questa che si sente la mancanza delle mezze stelline.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.504 dell’8 ottobre 2002

BRUCE SPRINGSTEEN
The Rising
* * * *
Succede, anche se di rado, che le tre stelline finiscano per diventare quattro. È accaduto per quest’ultimo album di Springsteen, che con i ripetuti ascolti non solo ha “giustificato” la presenza in scaletta di quei (pochi) brani leggeri inizialmente reputati debolucci, ma ha anche messo in luce in maniera ancor più chiara il suo equilibrio, la sua ispirazione e il suo carisma. Il disco si è insomma confermato un brillantissimo compendio del Bruce passato, presente e (forse) futuro, sperando che quanto ci riserva il domani sia come l’incantesimo Worlds Apart; e sebbene la discografia del piccolo grande uomo del New Jersey conti di sicuro vari titoli globalmente migliori (per il sottoscritto, in ordine decrescente: Nebraska, The River, Darkness On The Edge Of Town e The Ghost Of Tom Joad), negare a The Rising il massimo della valutazione significherebbe essere davvero esigenti. Troppo esigenti, consentitemelo.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.505 del 15 ottobre 2002

MOBY
18
* *
Premetto che per Moby non sono mai andato pazzo, pur riconoscendone le doti di “alchimista musicale” e pur provando per lui – o, meglio, per il suo personaggio: non avendolo mai incontrato, non posso dire se le due cose coincidano – un’istintiva simpatia; e in linea di massima le sue canzoni mi piacciono, anche se non le ritengo così geniali come sono state definite dai colleghi che, dopo aver snobbato il Nostro per tutta la sua lunga carriera, hanno iniziato (tardivamente) a incensarlo dopo essere rimasti spiazzati dallo straordinario successo commerciale di Play. È indubbio che l’intrigante contaminazione tra pop ed elettronica di 18, così intrisa di aromi ‘80, vanti varie ottime intuizioni, ed è altrettanto indubbio che si lasci ascoltare con piacere a dispetto dei numerosi spunti di maniera; ma a un disco da classificare alla voce “easy listening”, per quanto intelligente, ispirato e di classe, mi è davvero difficile assegnare più di due stelle.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.506 del 22 ottobre 2002

DOT ALLISON
We Are Science
* *
È ricchissimo di qualità, questo nuovo album di Dot Allison: eleganza, equilibrio, soluzioni musicali intelligenti e bellissime atmosfere, il tutto abbinato a una voce fascinosa e insinuante che non reclama con prepotenza attenzione ma che la ottiene comunque con facilità. Perché, allora, non riesco ad innamorarmene? Mistero. Sarà a causa delle dosi eccessive di pop elettronico più o meno colto assunte negli anni ‘80? Oppure dell’uniformità – monotonia mi sembra troppo – che non viene del tutto soffocata dalle (pur relative) variazioni delle strutture e degli arrangiamenti? O, ancora, dalla leggera sensazione di freddezza che a tratti traspare dalle canzoni? Inutile sforzarsi di capirne di più. Meglio lasciar perdere e limitarsi a dire che, come per il precedente Afterglow, il critico assegnerebbe tre stelle, mentre il semplice appassionato si ferma a due; dubito fortemente, però, che sia sarebbe possibile – per chiunque, al di là dei gusti personali – scendere al di sotto di questa valutazione.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.507 del 29 ottobre 2002

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.

Categorie: Oltre le stelle | 4 commenti

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4 pensieri su “Oltre le stelle (19)

  1. RockOnlyRare

    In effetti anche se le critiche che fai ai Wilco non sono del tutto infondate, penso che le tre stelle questo album le meriti comunque.

    • Beh, sì, diciamo che le basi c’erano. Però la logica di “Oltre le stelle” era quella di dare giudizi meno mediati possibile dalla “ragion critica”. Di sicuro l’avevo ascoltato una volta all’inizio per rendermi conto, ma non dovendo scrivere una recensione vera e propria non mi sono messo più di tanto ad approfondire, e l’ascolto che altrettanto di sicuro avrò fatto per scriverne in “Oltre le stelle” ha confermato la prima impressione. Adesso mi sembrano poche anche quattro!

  2. Hai più fatto pace con Yankee Hotel Foxtrot? Anch’io la prima volta che lo ascoltai rimasi abbastanza tiepido…

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