Dario Parisini (1966-2022)

Dario Parisini fotoApprendo adesso della scomparsa, dovuta a un tumore, di Dario Parisini, che in tanti ricordano semplicemente come “il chitarrista dei Disciplinatha” (in effetti, la sua esperienza principale), ma che ha fatto molto altro, dando vita a progetti come Post Contemporary Corporation e Dish-Is-Nein, suonando negli El Muniria di Emidio Clementi, partecipando come attore a una dozzina di film. Non posso dire di averlo conosciuto, visto che in tanti anni abbiamo avuto solo pochi e fugaci incontri, ma ho sempre trovato intrigante quello che ha realizzato in ambito musicale e sono sinceramente dispiaciuto. Un forte abbraccio a chi gli ha voluto bene.
Per ricordare il suo importante passaggio nel panorama rock nazionale ho scelto queste due mie recensioni.

Disciplinatha copDisciplinatha
Tesori della patria
(Black Fading)
Esperienza fra le più singolari e controverse dell’intera storia del rock tricolore, i Disciplinatha consumarono la loro parabola fra il 1987 e il 1997, pubblicando tre album e seminando con estrema abilità provocazioni ed equivoci: basti pensare che venivano considerati dai più “la versione fascista dei CCCP-Fedeli alla linea”. L’intera produzione della compagine bolognese, con la gradita aggiunta di un quarto CD di inediti (assoluti e non) e di un DVD con l’ottimo documentario Questa non è un’esercitazione, è stata ora raccolta in questo box stampato in cinquecento copie numerate e contraddistinto da una veste grafica tanto unica e bella da lasciare a bocca aperta. Tutto ciò serve ad accompagnare e amplificare una musica di notevole impatto all’insegna di furori punk, contaminazioni elettroniche, declamazioni e cori, enfasi teatrale e amore per l’eccesso sapientemente incanalato in strutture comunque articolate ed equilibrate: un quadro di grande ricchezza e ancora al passo con i tempi sotto il profilo estetico e concettuale, dal quale prorompono brani autografi più o meno epocali e una folgorante rilettura di Up Patriots To Arms di Battiato. Senza i CCCP il gruppo non sarebbe probabilmente mai esistito, questo va detto, ma va detto pure che la sua eredità sonora brilla in ogni senso di luce propria e non riflessa. E colpisce e spiazza tanto quanto quella dei più famosi ispiratori.
(da Il Mucchio Selvaggio n.701 del dicembre 2012)

Dish in Nein Prova SudarioDish-Is-Nein
Dish Is Nein
(Contempo)
Contando anche il “mordi e fuggi” del 2012 che accompagnò la pubblicazione del cofanetto di materiali d’archivio Tesori della patria, per i Disciplinatha questo dovrebbe essere il secondo ritorno. Benché l’organico comprenda tre dei quattro membri originali (Dario Parisini, Cristiano Santini e Marco Maiani), la volontà di guardare avanti limitando l’effetto-nostalgia e qualche bega legata all’assenza del batterista storico Daniele Albertazzi hanno portato all’adozione di una nuova sigla sociale che sta per “Non è Disciplinatha”, dove la negazione serve logicamente per affermare. Un fatto di forma e non di sostanza, comunque, perché i brani del disco targato 2018 dichiarano apertamente la loro discendenza dal repertorio del passato; allo stesso modo, la scelta di un mini-album con sei tracce in vinile bianco (e download) rimanda in linea diretta ad Abbiamo pazientato 40 anni. Ora basta!, il debutto che tre decenni fa fece superficialmente etichettare il gruppo emiliano “i CCCP Fedeli alla linea, ma di destra”.
Gli anni passano, le vecchie polemiche sono ormai sepolte (o almeno si spera) e i nomi cambiano, ma i fu Disciplinatha non rinunciano alle provocazioni esplicite come la corona di spine della copertina e ovviamente i testi colti e poetici, scritti per di più in collaborazione con un (altro) autore controverso quale Renato “Mercy” Carpaneto degli Ianva. La musica, nel complesso meno aggressiva e graffiante di quella degli esordi ma in piena sintonia con quanto proposto nel prosieguo di carriera (gli album Un mondo nuovo del 1994 e Primigenia del 1996, marchiati dalla I Dischi del Mulo di Ferretti e Zamboni), è un fosco, austero intrico di rock spigoloso, suggestioni industrial, elettronica evocativa, parole declamate e atmosfere solenni (si pensi al Coro Alpino di Monte Calisio, presente in due pezzi), il tutto pervaso da echi CCCP/CSI. Che si tratti di un episodio a sé stante o del primo capitolo di un’avventura destinata a proseguire, Dish-Is-Nein è un lavoro che certo non lesina di forza di impatto e intensità dall’inizio alla fine, con L’ultima notte, Macht Frei ed Eva (che ospita alla seconda voce la “ex” Valeria Cevolani) a imporsi come momenti più eclatanti della purtroppo esigua scaletta.
(da Blow Up n.236 del gennaio 2018)

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