Michael Pergolani

A volte leggo libri quando ormai è trascorso troppo tempo dall’uscita per recensirli su una rivista. Meno male che, se voglio comunque scriverne perché è cosa buona e giusta, ho il mio blog…

A chiunque ascoltasse musica già negli anni ’70, il nome di Michael Pergolani – giornalista, voce della radio, volto televisivo, attore, varie ed eventuali – può evocare solo bei ricordi: uno su tutti, il mitico servizio dalla Londra dov’era corrispondente, trasmesso da L’altra domenica di Renzo Arbore, che nel 1977 fece scoprire ai giovani italiani il punk. Ne ha combinate tante, il buon Michael, tantissime, forte di uno spirito libero e brillante dal quale è sorretto ancora oggi, a settantasei anni splendidamente portati. Non c’è quindi affatto da stupirsi che abbia voluto raccontarsi con un libro, Nudo, pubblicato a fine 2021 da L’altra città, oltre quattrocentocinquanta pagine che non hanno però nulla a che spartire con le abituali autobiografie in cui l’autore si abbandona, quasi sempre autoincensandosi, alle nostalgie; non sarebbe stata roba da Michael, non scherziamo. Le storie di vita vissuta più o meno pericolosamente ci sono, ma sono esposte in modo nient’affatto canonico: né cronologicamente, né a livello di organicità, né per quanto concerne lo stile di scrittura.
Visionario e spiazzante, crudo così come ricco di slanci che si possono definire poetici, Nudo è un memoir romanzato che attraversa svariati decenni, tra salti temporali, vicende (s)collegate e una prosa assai singolare (specie nell’uso filo-joyceiano della punteggiatura). Un flusso di coscienza nel quale non è facile distinguere la realtà dalla fantasia e dal quale può capitare di essere un po’ confusi, ma non ha importanza: il tutto avvince, anche quando sembra che Michel voglia sfidare il lettore a seguirlo nel suo mondo fatto di immagini allo stato brado, ricordi onirici e traiettorie a-lineari. Com’è scontato che sia visto chi è il protagonista, il sesso, la droga e il rock’n’roll non mancano, ma non sono preponderanti e comunque si inseriscono con naturalezza nel gioco di specchi concavi e convessi della narrazione. Per quanto mi riguarda, un gran bel trip in cui vale la pena di smarrirsi; per poi ritrovarsi.
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Categorie: recensioni | Tag: | 6 commenti

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6 pensieri su “Michael Pergolani

  1. Richard

    x MARIOCX
    La Foto non era riferita ad un roadie ma al “il batterista” di Buckley…

  2. Paolo Backstreet Iglina

    Quindi è meglio del “Pensiero selvaggio” 🙂 🙂 🙂

  3. MarioCX

    I bei tempi di Ciao 2001, perché ricordo che Pergolani scriveva anche lì.
    Avevo 13-14 anni e si era alla fine degli anni ’70. Forse 2001 aveva vissuto il suo momento d’oro qualche anno prima, ma io qualche anno prima ero troppo giovane e comunque nel 1978 era ancora una bella rivista in cui si poteva trovare musica di (quasi) ogni genere.
    Poi Manuel Insolera, Armando Gallo, Piergiuseppe Caporale, Pino Caffarelli…quando usciva (il giovedì mi pare) mi chiudevo nella mia cameretta e non ne uscivo per due giorni se non per andare a scuola.
    Bei tempi si…

    • Rusty

      Non ricordo su quale rivista, ma di Caporale ricordo una tòpica clamorosa: stroncando This note’s for you di Neil Young scrisse che il canadese avrebbe fatto meglio a rifondare i Manassas. Che con Young credo c’entrino come i cavoli a merenda. Ma va bene, tutti possono sbagliare, ci mancherebbe.

      • MarioCX

        Basti pensare alla copertina del Mucchio con un roadie o qualcosa del genere) di Jeff Buckley spacciato per tale.

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