Action Time Vision

Riflettori puntati su un altro gran bel cofanetto della Cherry Red, questa volta dedicato alla uscite indipendenti della prima ondata punk britannica. Lo si può trovare a meno di quaranta euro, e come minimo c’è da pensarci seriamente.

aavv-action-time-vision-copChi non è particolarmente addentro alla materia ritiene che il punk originario, quello della seconda metà dei ’70, sia stato una faccenda di poche decine di band rilevanti, con il contorno di una pletora di insignificanti carneadi. Se pure la realtà fosse questa, e non lo è affatto, nelle produzioni di tali carneadi – spesso limitate qualche oscuro 45 giri – abbondano gemme di straordinario valore, inni da due o tre accordi che non hanno nulla da invidiare a canzoni ben più conosciute, e magari le superano in quanto a incisività, forza trascinante e brillantezza. Continua a leggere

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Mother Love Bone

Della storica band post-Green River e pre Pearl Jam mi sono già occupato piuttosto diffusamente in questo articolo, ma non era pensabile trascurare la maxi-ristampa in oggetto, il cui eloquente sottotitolo è “The Complete Works”.

On Earth As It Is
(Republic)
Come ogni esegeta del grunge ben sa, il trait d’union fra i pionieri Green River (che generarono pure i Mudhoney) e le rockstar Pearl Jam è costituito dai Mother Love Bone, cioè il gruppo che Jeff Ament e Stone Gossard fondarono assieme all’altro ex Green River Bruce Fairweather, al batterista degli Skin Yard Glen Gilmore e ad Andrew Wood, già cantante (carismatico) dei Malfunkshun. Fu proprio la fatale overdose di quest’ultimo, ad appena ventiquattr’anni e poco prima che l’album d’esordio Apple arrivasse nei negozi, a provocare la separazione della band, con conseguente innesco delle dinamiche che avrebbero portato al progetto Temple Of The Dog – un omaggio allo stesso Wood – e poi alla nascita dei Pearl Jam. Benché casualmente, il quintetto di Seattle ha dunque bene o male avuto un ruolo cruciale nella storia del rock dell’ultimo quarto di secolo, uno di quei ruoli che fornirebbero eccellenti spunti per un albo della collana “What If…?” o per un film alla “Sliding Doors”.
A raccontare in maniera persino un po’ pletorica la (breve) parabola dell’ensemble, giunge ora questa super-raccolta che riprende i contenuti nella già esauriente Mother Love Bone del 1992 (il mini Shine del 1989, il summenzionato album Apple del 1990 e alcune bonus), impinguandone la scaletta con una ventina di provini, versioni diverse, session varie, materiale dal vivo e ulteriori extra, più (non nella stampa in vinile, però) un DVD con il documentario The Love Bone Earth Affair, un videoclip e due pezzi in concerto. L’opera omnia, insomma, di questa sfortunata “meteora” che avrebbe avuto tutto ciò che occorreva per imporsi nel panorama rock del tempo: la perizia compositiva, la presenza scenica e la gran bella voce del frontman, un sound d’effetto legato a filo doppio a certi classici (Aerosmith, Led Zeppelin) e venato di street rock e grunge, un contratto major – la Stardog che pubblicò i loro dischi era un marchio creato ad hoc dalla PolyGram – atto a garantire notevole esposizione. Il destino ha disposto differentemente, ma On Earth As It Is ricorda e dimostra che, sì, il mondo è stato a un passo dall’avere altri Pearl Jam al posto di quelli ancora oggi in circolazione.
Tratto da Blow Up n.224 del gennaio 2017

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Pop Corn – Singoli, 1960-1979

isoradio-logoDal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017, ho curato e condotto per Rai Isoradio il primo ciclo di “Pop Corn“, uno spazio quotidiano (dal lunedì al venerdì) di circa venti minuti focalizzato sulla “musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70“. In pratica, partendo dalle classifiche di vendita più autorevoli, quelle di “Musica e Dischi”, ho costruito dei mini-percorsi settimanali di venti brani (quattro al giorno), ciascuno dei quali dedicato a un anno; otto anni sono però stati condensati in quattro settimane, a causa della carenza, ovviamente a mio sindacabilissimo giudizio, di proposte “di qualità”.
Ecco allora un post riepilogativo con i link – in ordine cronologico e non di trasmissione – a tutte le sedici settimane del ciclo, all’interno dei quali sono presenti le scalette e i link per l’ascolto in streaming delle ottanta puntate. Buon ascolto.

1960 (nona settimana, 21-25 novembre 2016)
1961/1962 (tredicesima settimana, 19-23 dicembre 2016)
1963 (quinta settimana, 24-28 ottobre 2016)
1964/1965 (undicesima settimana, 5-9 dicembre 2016)
1966 (prima settimana, 26-30 settembre2016 )
1967 (settima settimana, 7-11 novembre 2016)
1968 (terza settimana, 10-14 ottobre 2016)
1969 (quindicesima settimana, 2-6 gennaio 2017)
1970 (sesta settimana, 31 ottobre-4 novembre 2016)
1971 (decima settimana, 28 novembre-2 dicembre 2016)
1972 (seconda settimana, 3-7 ottobre 2016)
1973 (sedicesima settimana, 9-13 gennaio 2017)
1974/1975 (ottava settimana, 14-18 novembre 2016)
1976/1977 (dodicesima settimana, 12-16 dicembre,2016)
1978 (quattordicesima settimana, 26-30 dicembre 2016)
1979 (quarta settimana, 17-21 ottobre 2016)

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Tracy Chapman

Possibile che chi al tempo non c’era penserà “Tracy… chi?”, ma fidatevi: quando questo disco vide la luce, nel lontano 1988, se ne parlò tantissimo, e per parecchio il nome della Chapman rimase molto gettonato. Essendo un album anche ben suonante, nei primi anni Novanta lo trattai in “Audiophile Recordings”, la rubrica di “AudioReview” che contemplava un’analisi di taglio tecnico oltre che storico-artistico; è l’ultimo recupero della miniserie di cinque, dopo quelli di Ozric Tentacles (Erpland), XTC (English Settlement), This Mortal Coil (Filigree & Shadow) e Kraftwerk (The Mix).

chapman-copTracy Chapman
(Elektra)
Appartiene al novero degli esordi che hanno fatto epoca, l’omonimo esordio di Tracy Chapman, per le sue peraltro rimarchevoli qualità intrinseche e per essere stato venduto in ben cinque milioni di esemplari; un risultato sulla carta impensabile per l’allora ventiquattrenne cantautrice di colore, il cui repertorio elettroacustico di matrice squisitamente folk non si distaccava certo da quelli di centinaia di altre interpreti che da anni battevano senza grande successo i club statunitensi. Merito delle ispiratissime canzoni, tanto leggiadre nelle loro asciutte linee melodiche quanto spesso pungenti nei testi? Della splendida voce, grave nella timbrica ma anche estremamente duttile? Dell’immagine schietta, così lontana dagli stereotipi anni ‘80 della star al femminile? Della campagna pubblicitaria allestita per il disco, indicativa della cieca fiducia dei responsabili della Elektra nella loro scoperta? Di sicuro di tutti questi elementi, combinati assieme con un dosaggio casuale e dunque irripetibile; e chi pensava che nel ventesimo secolo non ci fosse spazio per le favole (a lieto fine, è ovvio) non ha potuto far altro che ricredersi. Continua a leggere

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Pop Corn (LP) – settimana 3

isoradio-logoDopo il ciclo di sedici settimane durato dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017 e dedicato ai 45 giri, “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio  – è entrato in una nuova fase con i riflettori puntati sugli LP. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 30 gennaio al 3 febbraio, dedicate al 1972.

Lunedì 30/1/17
Cat Stevens – Morning Has Broken
Joe Cocker – With A Little Help From My Friends
Stephen Stills – The Love Gangster
Neil Young – Old Man

Martedì 31/1/17
Alan Sorrenti – Vorrei incontrarti
Claudio Rocchi – La realtà non esiste
Delirium – Favola o storia del lago di Kriss
Premiata Forneria Marconi – È festa

Mercoledì 1/2/17
Genesis – Harold The Barrel
Van Der Graaf Generator – Out Of My Book
Colosseum – Jumping Off The Sun
Gentle Giant – Three Friends

Giovedì 2/2/17
Deep Purple – Space Truckin’
Pink Floyd – San Tropez
Led Zeppelin – Black Dog
Bee Gees – Trafalgar

Venerdì 3/2/17
Fabrizio De André – Un chimico
Lucio Battisti – Confusione
Francesco Guccini – Incontro
Adriano Celentano – Un albero di trenta piani

La prima settimana (1970)
La seconda settimana (1971)

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Soundgarden

Non starò qui a dilungarmi per l’ennesima volta sulla follia delle ristampe sempre più ampliate di album storici (e non), e vi eviterò piagnistei su quanto faccia riflettere trovarsi a recensire edizioni commemorative (di quarti di secolo, di trentennnali, persino di quarantennali…) di dischi che già recensii in tempo reale, come questo lavoro dei Soundgarden ora riproposto nel solito delirio di formati più o meno costosi. Non aggiungo altro se non una domanda: qualcuno di voi ha per caso acquistato la “super deluxe”?

Badmotorfinger (A&M)
Pubblicato in origine nell’ottobre del 1991 e gratificato di notevoli consensi, Badmotorfinger è uno dei tre album coevi – gli altri, Ten dei Pearl Jam e Nevermind dei Nirvana, nei negozi rispettivamente sei e due settimane prima – ad avere segnato nel profondo la scena a stelle e strisce dell’epoca, dimostrando che certe sonorità dure e graffianti di scuola underground potevano scalare le classifiche tanto quanto il pop di consumo. Continua a leggere

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Pop Corn (LP) – settimana 2

isoradio-logoDopo il ciclo di sedici settimane durato dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017 e dedicato ai 45 giri, “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio  – è entrato in una nuova fase con i riflettori puntati sugli LP. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 23 al 27 gennaio, dedicate al 1971.

Lunedì 23/1/17
John Lennon – Working Class Hero
Frank Zappa – Road Ladies
T. Rex – Ride A Wild Swan
Rolling Stones – Brown Sugar

Martedì 24/1/17
George Harrison – All Things Must Pass
Bob Dylan – If Not For You
James Taylor – Long Ago And Far Away
Paul (& Linda) McCartney – Back Seat Of My Car

Mercoledì 25/1/17
Le Orme – Sguardo verso il cielo
Osanna – L’uomo
Formula 3 – Vendo casa
New Trolls – Shadows (per Jimi Hendrix)

Giovedì 26/1/17
Chicago – Lowdown
Moody Blues – The Story In Your Eyes
Creedence Clearwater Revival – Have You Ever Seen The Rain?
Santana – Samba pa ti

Venerdì 27/1/17
Jethro Tull – Locomotive Breath
Uriah Heep – Real Turned On
Emerson, Lake & Palmer – A Time And A Place
Black Sabbath – Electric Funeral

La prima settimana (1970)

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In edicola (gennaio)

edicola Come ogni mese, nelle edicole è possibile acquistare riviste con miei articoli, interviste e recensioni che non sono diffusi contemporaneamente in Rete e che potrebbero apparirvi con sensibile ritardo (o mai). Questo il quadro di gennaio.

AudioReview n.383Sezione musicale da me curata, rubrica “Le canzoni raccontate” sulla storia e il significato di brani famosi (questo mese, Hallelujah dei Rolling Stones), recensione estesa dei Pink Floyd, recensioni di Baustelle, Roberto Cacciapaglia, Ligabue, Soundgarden, Theatre Of Hate, Paul Revere & The Raiders.

 

 

Blow UpBlow Up n.224. Playlist 2016, recensioni di Bleach Boys, Leviathan, Mother Love Bone.

 

 

 

 

 

 

cr50-copClassic Rock n.50. Recensioni di Soundgarden, Diamond Head, Mother Love Bone e del cofanetto punk “Action Time Vision”.

 

 

 

 

 

 

pf-copPink Floyd (Classic Rock Monografie n.3). Articoli sui Pink Floyd del periodo Barrett e su A Saucerful Of Secrets, ampia scheda di Relics.

 

 

 

 

 

can2-cop(Noi siamo) Cantautori n.2. Recensioni di David Crosby e Robbie Robertson.

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Rinf + Adrian Sherwood

rinf-cop-4Nella Firenze degli anni ’80, e di conseguenza nel resto dell’Italia interessata ai nuovi suoni, Paolo Cesaretti era un vero eroe di culto. Non era un musicista, ma realizzava una magnifica fanzine (con allegato sonoro) chiamata “Free” e pubblicava splendidi dischi caratterizzati da una estrema cura per ogni aspetto, compreso quello estetico; bastava il curioso nome della sua etichetta, Industrie Discografiche Lacerba, per illuminarsi. A un certo punto, Paolo ha chiuso baracca e burattini per dedicarsi, con la stessa perizia e la stessa classe, ad altro; la scimmia gli era però rimasta sulla spalla e così, decenni dopo, ha pensato di rimettere mano al suo glorioso catalogo e renderlo disponibile in una veste diversa, ma sempre in sacro vinile. L’ultima uscita è un album dei Rinf, storica compagine post-punk (fiorentina), che raccoglie i brani prodotti dal mitico Adrian Sherwood e in origine usciti in due 12 pollici nel 1987 e nel 1988; il 33 giri in questione si intitola Der Westen ist Am Ende, ha una confezione eccezionale (ovviamente) ed è disponibile via Spittle/Goodfellas. Ho quindi pensato di riesumare le mie recensioni d’epoca dei due EP, aggiungendoci per completezza quella del precedente mini dell’ensemble (che, a scanso di equivoci, in Der Westen ist Am Ende non c’è; volendo, ne esiste la ristampa in CD, con tracce bonus, nel cofanetto quadruplo Silence Over Florence 1982-1984 del 2007, sempre marchiato Spittle).

rinf-cop-1Rinf EP
(Materiali Sonori)
Provate a immaginare una struttura ritmica dall’ossessività costante, sulla quale chitarra, synth, sax e tromba imbastiscono sonorità acide e nevrotiche, taglienti come la lama di un rasoio ma incredibilmente dinamiche ed eccitanti. Aggiungeteci una voce dai toni acuti e drammatici a recitare liriche in tedesco e avrete un’idea sufficientemente chiara della musica dei fiorentini Rinf, già noti per la partecipazione (non particolarmente esaltante) alla raccolta Body Section. Questo EP formato 12 pollici realizzato dalla sempre vigile Materiali Sonori si impone come uno dei prodotti più interessantl e significativi del “nuovo rock” italiano, offrendo una fusione trascinante e intelligente di funk stravolto, atmosfere malsane e suoni graffianti di rara potenza espressiva: canzoni tetre e convulse, paradossalmente partorite da una città di solito alla ribalta per altri generi di proposte non proprio metropolitane. Continua a leggere

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Stroncature (3)

Quando cerco qualcosa nel mio archivio di testi, mi capita di imbattermi in recensioni molto negative che raccolgo in attesa di aver voglia di pubblicare un post come questo, il terzo di una serie dedicata alla musica italiana. Nel primo, della primavera 2013, mi sono concentrato su nove dischi di artisti cosiddetti alternativi; nel secondo, dell’estate 2014, i riflettori si sono spostati su sei uscite più visibili; in questo ci sono solo tre recensioni (ma parecchio lunghe) nelle quali sono rappresentate entrambe le categorie. Due sono stroncature senza appello, l’altra è volutamente interlocutoria ma… vabbè, leggendola capirete che in questo contesto sta comunque benissimo.
bugo-copBugo
Dal lofai al cisei
(Universal)
Immaginate Beck e Jon Spencer nati e cresciuti nella provincia italiana, aggiungetevi delle ballatone tristi alla Will Oldham, l’amore per il blues e il rock’n’roll, i rap folli dei Soul Junk, la sua faccia estasiata quando gli ho fatto sentire i Pussy Galore e infine una palese somiglianza col Celentano rockabilly dei tempi d’oro”. Così si leggeva nel comunicato stampa relativo a Questione di eternità/Canta che ti passa, 45 giri di debutto di Bugo. Così, invece, si chiudeva la mia recensione del disco, apparsa sulle nostre pagine nel luglio del 1999: “benché rozzo, caotico, abrasivo e purtroppo molto breve, il 7 pollici merita senza dubbio la qualifica di oggetto di culto, anche perché – ci credereste? – si fa ascoltare con piacere”. Continua a leggere

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Pop Corn (LP) – settimana 1

isoradio-logoDopo il ciclo di sedici settimane durato dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017 e dedicato ai 45 giri, “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio  – è entrato in una nuova fase con i riflettori puntati sugli LP. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 16 al 20 gennaio, dedicate al 1970.

Lunedì 16/1/17
Crosby, Stills, Nash & Young – Teach Your Children
Joan Baez – Farewell Angelina
Donovan – Riki Tiki Tavi
Simon & Garfunkel – The Boxer

Martedì 17/1/17
Deep Purple – Bloodsucker
Vanilla Fudge – Need Love
Led Zeppelin – Immigrant Song
Jimi Hendrix – Message To love

Mercoledì 18/1/17
Fabrizio De André – La guerra di Piero
Herbert Pagani – Albergo a ore
Enzo Jannacci – Mexico e nuvole
Sergio Endrigo – L’arca di Noè

Giovedì 19/1/17
John Mayall – Sitting In The Rain
Rolling Stones – Gimme Shelter
Blind Faith – Can’t Find My Way Home
Doors – Roadhouse Blues

Venerdì 20/1/17
Steppenwolf – Born To Be Wild
Jefferson Airplane – Volunteers
Pink Floyd – Crumbling Land
Elephant’s Memory – Jungle Gym At The Zoo

 

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John Cale

Ha fama di essere una persona scostante, John Cale. Non so se sia davvero così, non l’ho mai verificato (ma una volta ci sono andato vicino: pareva che avrei dovuto averlo ospite a “Stereonotte”), ma chi se ne strafrega: al di là di una produzione un po’ discontinua sul piano qualitativo, è un Artista con la maiuscola, e quindi può permetterselo. È la terza volta che recupero qui sul blog un mio scritto di lui (vedere qui e qui) e mi fa proprio piacere che sia una disamina di uno dei suoi album secondo me più belli, finalmente ristampato.

cale-copFragments Of A Rainy Season
(Double Six)
Pubblicato in origine dalla Hannibal nel 1992, Fragments Of A Rainy Season è un articolo atipico nella vasta produzione di John Cale, per di più andato piuttosto in fretta fuori catalogo e in seguito mai ristampato. Ottimo, quindi, che la sempre attenta Domino abbia voluto rimediare alla mancanza confezionandone attraverso il sottomarchio Double Six una nuova edizione arricchita di otto tracce, sia in doppio CD, sia in triplo LP; i cultori del vinile e della filologia si potranno invece orientare sulla versione solo doppia, priva di contenuti extra. Continua a leggere

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Metallica

Non mi sono mai vergognato del mio apprezzamento “globale” (disco più, disco meno) dei Metallica, che in passato non ho mancato di manifestare attraverso recensioni e addirittura un’intervista. Certo, è estremamente improbabile che possano ancora risultare “decisivi”, ma in fondo fanno pochi dischi e ritrovarseli ogni tanto davanti non dispiace. Almeno a me.

metallica-copHardwired… To Self Destruct
(Mercury)
Non contando l’anomalo Lulu, realizzato “a dieci mani” con Lou Reed, il precedente album dei Metallica – il controverso Death Magnetic – era stato pubblicato ben otto anni e due mesi prima di questo nuovo lavoro; mai la band californiana aveva fatto passare così tanto tempo fra un disco e l’altro, mai dal 1983 in cui era entrato in organico il chitarrista Kirk Hammett non aveva apposto la sua firma su alcun brano. Continua a leggere

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Rolling Stones

Sembra incredibile, ma nel 2017 si parla ancora dei Rolling Stones non come vecchie glorie ma come eccellenti musicisti e formidabile macchina da spettacolo r’n’r. Il loro ultimo album avrebbe avuto ottime possibilità di essere “robetta”, e invece…

rolling-stones-copBlue & Lonesome
(Polydor)
Sul piano squisitamente concettuale, va detto, sarebbe stata una chiusura del cerchio perfetta: una raccolta di cover blues da pubblicare a cinquantacinque anni esatti (o magari addirittura a sessanta, perché porre limiti alla luciferina provvidenza?) dall’esordio ufficiale in concerto, risalente al luglio 1962, o dall’omonimo 33 giri d’esordio, giunto nei negozi nell’aprile del 1964; e quindi, non appena rinsaldato in modo eclatante il legame – peraltro mai reciso, anzi – con le proprie radici e il proprio periodo di “palestra” all’insegna dell’emulazione, salutare le luci della ribalta e godersi in serenità la vecchiaia. Continua a leggere

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Pop Corn – settimana 16

isoradio-logoDal 26 settembre 2016, ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15, è possibile ascoltare su Rai IsoRadio uno spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto: “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70”. Una preziosa occasione per approfondire canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop, ascoltandole e sentendone raccontare le storie.
Qui le scalette e i link diretti per lo streaming delle cinque puntate trasmesse dal 9 al 13 gennaio, dedicate al 1973.

Lunedì 9/1/17
Gabriella Ferri – Sempre
Carly Simon – You’re So Vain
Cat Stevens – Sitting
George Harrison – Give Me Love

Martedì 10/1/17
Francesco De Gregori – Alice
Fabrizio De André – Suzanne
Domenico Modugno – Amara terra mia
Antonello Venditti – Roma capoccia

Mercoledì 11/1/17
Stevie Wonder – Superstition
Curtis Mayfield – Superfly
Timmy Thomas – Why Can’t We Live Together
Temptations – Masterpiece

Giovedì 12/1/17
Bee Gees – Wouldn’t I Be Someone
Dr. Hook & The Medicine Show – Sylvia’s Mother
Tritons – Satisfaction
Pink Floyd – Money

Venerdì 13/1/17
Don McLean – Vincent
Elton John – Crocodile Rock
Patty Pravo – Pazza idea
Lucio Battisti – La collina dei ciliegi

La prima settimana (26-30 settembre): 1966
La seconda settimana (3-7 ottobre): 1972
La terza settimana (10-14 ottobre): 1968
La quarta settimana (17-21 ottobre): 1979
La quinta settimana (24-28 ottobre): 1963
La sesta settimana (31 ottobre-4 novembre): 1970
La settima settimana (7-11 novembre): 1967
L’ottava settimana (14-18 novembre): 1974/1975
La nona settimana (21-25 novembre): 1960
La decima settimana (28 novembre-2 dicembre): 1971
L’undicesima settimana (5-9 dicembre): 1964/1965
La dodicesima settimana (12-16 dicembre): 1976/1977
La tredicesima settimana (19-23 dicembre): 1961/1962
La quattordicesima settimana (26-30 dicembre): 1978
La quindicesima settimana (2-6 gennaio): 1969

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Valentina dorme

Qualcuno lo ricorderà: ci sono stati giorni felici in cui il termine “indie” veniva associato a musica bella e non, come per lo più accade oggi, a merda pop modaiola che non brilla né per lo spirito, né per il gusto e nemmeno per l’ingegno, cacata da ultratrentenni divenuti adulti solo per l’anagrafe a beneficio di ottusi fancazzisti schiavi della Rete e delle sue infinite stronzate. Con il letamaio di cui sopra, i Valentina dorme – da Treviso – non hanno mai avuto nulla a che spartire, e mi fa dunque piacere ricordarli in questa sede con le recensioni dei loro tre album editi dalla compianta Fosbury fra il 2002 e il 2009, il primo dei quali vinse anche il premio del MEI per il miglior esordio; manca quella del quarto e ultimo (in ogni senso: la band si è poi ritirata delle scene) La estinzione naturale di tutte le cose, uscito per la Lavorarestanca nel 2015, che purtroppo non ho avuto l’opportunità di scrivere. Ah, dimenticavo: due loro pezzi figurano in una raccolta di “rock d’autore” da me curata nel 1997, alla quale prima o poi dedicherò un post.

valentina-dorme-cop-1Capelli rame
(Fosbury)
Dopo dieci anni di carriera sotterranea, vari demo e alcuni contributi a raccolte di un certo rilievo (Ritmi Globali 1996 e la nostra Fuori dal Mucchio Vol.1 – Rock d’autore), anche per i Valentina Dorme è arrivato il momento dell’esordio ufficiale. Ecco così che Capelli rame, dodici episodi per quasi quaranta minuti di musica, fotografa con nitidezza il valore della band, sempre più abile e ispirata nel legare sonorità ombrose di scuola anni ‘80 (con i primi Diaframma come modello, ma senza scivoloni nel plagio) e liriche in italiano oscillanti tra visioni oniriche e poesia maudit. Continua a leggere

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Audioslave

Non so voi, ma io degli Audioslave mi ero dimenticato o quasi, benché li abbia pure visti dal vivo. Così, quando mi è capitato sotto gli occhi quello che quattordici anni fa avevo scritto del loro esordio, sono andato a ripescare il disco e l’ho riascoltato, trovandolo ancora buono. Magari non così tanto buono, ma comunque valido; lo stesso non potrei dire dei suoi due successori, Out Of Exile (che non ho recensito) e Revelations (al quale riservai, come si può leggere qui sotto, una pesante stroncatura).

audioslave-cop-1Audioslave (Epic)
Sulla carta, le nozze fra i tre strumentisti dei Rage Against The Machine e l’ex cantante dei Soundgarden vantavano un alto tasso di improbabilità, nonostante a benedirle fosse stato chiamato quel Rick Rubin che da molti anni è giustamente considerato uno dei migliori produttori (il migliore?) nell’area del rock pesante e contaminato: l’approccio ultra-politicizzato e musicalmente ferocissimo dei tre ex RATM Tom Morello, Tim Commerford e Brad Wilk, reso ancor più efficace dalla straordinaria presenza vocale e scenica del dimissionario Zach De La Rocha, dava infatti l’impressione di essere difficilmente conciliabile con l’immagine di Chris Cornell, per di più in qualche modo compromessa da un album solistico ben poco esaltante. Con questo atteso esordio, invece, i quattro hanno dimostrato che la loro unione funziona a meraviglia e ha tutte le carte in regola per continuare a lungo, smentendo così la consolidata regola per la quale i supergruppi – orrendo termine di scuola Seventies, ma tant’è – sono progetti effimeri e poveri di particolari spinte di carattere artistico, basati più sull’ego e sulla cupidigia che non sul genuino trasporto. Continua a leggere

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Quell’8 gennaio del 1977

Come sapete, ogni tanto mi concedo qualche post per parlare di me, anche se sempre in relazione al mio lavoro e alla musica. Questo, che è pure un po’ lunghetto, appartiene alla categoria, e dunque è autoreferenziale; se la cosa è per voi irritante, potete tranquillamente fare a meno di leggerlo. Io, però, non potevo fare a meno di scriverlo. Ah, dimenticavo… se qualcuno si domandasse come sia possibile che date e dati siano così precisi, sappia che dal 1976 ho la mania di annotare, a grandissime linee, quello che faccio ogni giorno, tutti i giorni; ogni tanto qualcosa sfugge, ma per quanto concerne le vicende qui esposte per fortuna non è accaduto.
radio-five-fotoCi sarebbero tanti piccoli e grandi dettagli da raccontare e magari nel 2027 – sempre che riesca ad arrivarci – lo farò pure in una sorta di autobiografia musicale, ma per adesso accontentavi di questo breve amarcord. Nel primo pomeriggio di sabato 8 gennaio 1977 bussai alla porta di Radio Five, una delle numerose, piccole emittenti spuntate fuori come funghi a partire da quel glorioso 1975 in cui le frequenze FM erano state liberalizzate; nel mio quartiere, situato su una collina, abbondavano, perché se gli impianti di trasmissione erano situati in alto il segnale si propagava in modo più capillare per la città. Continua a leggere

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L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

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Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

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Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

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Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)