Paolo De Bernardin

I nostri percorsi professionali si sono incrociati di rado e questo ha inevitabilmente avuto ripercussioni sui rapporti personali, mai approfonditi sul serio; anche quando facevamo parte della stessa squadra di “Stereonotte”, tardi anni ’90, lui trasmetteva nei weekend e io dal lunedì al venerdì, e si interagiva solo alle riunioni redazionali. La presenza di Paolo come conduttore radiofonico, giornalista e divulgatore di buona musica era comunque di gran peso: in quarant’anni e oltre di carriera ne ha combinate un’infinità, sempre belle e interessanti e autorevoli, e gli appassionati che grazie al suo lavoro hanno ampliato la loro cultura e i loro orizzonti saranno assai numerosi. Di lui ricordo soprattutto la garbata fermezza con la quale portava avanti le sue tesi su questo o quell’artista e l’entusiasmo con cui raccontava di quelle che più lo aveva colpito; memorie che mi tengo ben strette, con la triste consapevolezza che non si potranno purtroppo arricchire. Ciao, Paolo.

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Blow Up n.241

Il numero di giugno di “Blow Up”, del quale potete leggere qui il sommario completo, è pieno più che mai di contenuti inusuali e stimolanti, dai “20 Essentials” dello slowcore a Moebius & Conny Plank, dai My Cat Is An Alien agli Ain Soph. I miei contributi sono purtroppo esigui, in larghissima parte per colpa mia, e si limitano alle recensioni di un ottimo cofanetto della Cherry Red dedicato alla New Wave Of British Heavy Metal e dei nuovi album di Emma Tricca e Dead Cat In A Bag. Però a contare davvero è che vinca la squadra, chi mette a segno i gol ha importanza molto relativa. In tutte le edicole, 132 pagine per 6 fottutissimi euro.

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Classic Rock n.67

È un edicola il numero di giugno di “Classic Rock”, ricco come d’abitudine di contenuti interessanti che potrete scoprire passando in rassegna gli strilli della copertina. Minimi, in questa occasione, i miei contributi: una macrorecensione del nuovo Arctic Monkeys e una microrecensione dell’ultimo dei Damned.

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AudioReview n.399


Già dalla scorsa settimana è in edicola “AudioReview” di giugno, con la solita quantità di articoli dedicati sulla tecnica al servizio del buon ascolto e l’altrettanto abituale sezione musica da me curata con un centinaio di recensioni di Classica, Jazz e Rock-Pop. Io ho firmato quelle di Arctic Monkeys (disco del mese), Stephen Malkmus, Belly, Fabio Cinti Led Zeppelin (ristampa) e Paradise Lost (ristampa). La venticinquesima puntata della mia rubrica “Le canzoni raccontate” è stata invece dedicata a “Candle In The Wind” di Elton John.

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Pop Corn ’80 (55-57)

Dopo il lungo ciclo di ben 205 puntate dedicato agli anni ’60 e ’70 andato in onda nel 2016/17, lo scorso 15 gennaio sono riprese – sempre su Rai Isoradio – le trasmissioni di “Pop Corn”, con una nuova serie di 75 spazi incentrata sulla “musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ‘80”. Sarebbe forse superfluo dire, ma lo dico lo stesso perché non si sa mai, che il termine “musica di qualità” va interpretato in modo un po’ più esteso di quanto potrebbero pensare coloro che erano abituati ad altri miei programmi di rock a volte anche “estremo”, ma dato che “Pop Corn” è indissolubilmente legato ai Top 25 italiani, album e singoli, c’è da adeguarsi; il mio stile di conduzione, volto a fare intrattenimento culturale”, è però sempre lo stesso, le scelte musicali sono interamente mie e le sorprese continueranno a essere all’ordine del giorno.
“Pop Corn” va in onda su Rai Isoradio (anche in Rete) ogni lunedì, mercoledì e venerdì attorno alle 22 e 15; sono state pianificate anche repliche notturne, ma per chi preferisse la differita, tutte le puntate – comprese quelle del vecchio ciclo, nonché quelle di “Giovedì? Vinile!” e “Il mio canto libero” – sono disponibili per l’ascolto in streaming. Qui le scalette degli ultimi tre “Pop Corn”, focalizzati sul 1987.

Lunedì 28/05/18
Bangles – Walk Like An Egyptian
Level 42 – Lessons In Love
Richenel – Dance Around The World
New Order – True Faith

Mercoledì 30/05/18
Paul Simon – The Boy In The Bubble
Sting – Englishman In New York
Terence Trent D’Arby – If You Let Me Stay
Little Steven – Bitter Fruit

Venerdì 01/06/18
Los Lobos – La bamba!
Fleetwood Mac – Seven Wonders
U2 – In God’s Country
Pink Floyd – Learning To Fly

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1992: la mia playlist

Benché all’epoca scrivessi per tre mensili, il 1992 è stato un altro anno di quelli – non tanti, fortunatamente – per i quali non ho pubblicato una playlist “in tempo reale” (cioè nei primi mesi dell’anno dopo: “AudioReview” non proponeva alcun elenco, “Rumore” ne fece solo uno redazionale deciso non ricordo davvero come e “Velvet” morì prima di arrivare al 1993). Per quella che potete leggere qui sotto, allora, ho di nuovo adottato l’unico metodo possibile per evitare le playlist “con il senno di poi”, quelle che alla fine sono capaci di compilare un po’ tutti: ho esaminato le mie recensioni d’epoca e ho annotato gli album ai quali ho dato i voti più alti. Certo, mancano titoli che ventisei anni fa ho ascoltato tantissimo e dei quali per varie ragioni non ebbi la possibilità di scrivere (il primo che mi viene in mente: Slanted And Enchanted dei Pavement), ma pazienza: anche se meno “reale” di altre, rimane pur sempre una playlist pienissima di cose notevoli. O no?
Alice In Chains – Dirt
Assalti Frontali – Terra di nessuno
Black Crowes – The Southern Harmony…
Blind Melon – Blind Melon
Julian Cope – Jehovahkill
Cure – Wish
Danzig – How The Gods Kill
Faith No More – Angel Dust
Jesus And Mary Chain – Honey’s Dead
Kyuss – Blues For The Red Sun
Ministry – Psalm 69
Rage Against The Machine – Rage Against The Machine
Ride – Going Blank Again
Sonic Youth – Dirty
Swans – Love Of Life
Warrior Soul – Salutations From The Ghetto Nation

Le altre playlist annuali presenti ne “L’ultima Thule”:
19791980 – 19821983198419851986 – 198719881990 – 19911995 – 1996 – 199719982000 – 2001200220042006 – 2007 – 200820132014201520162017

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Kings Of Leon (2003-2007)

Quindici anni esatti fa i Kings Of Leon si apprestavano a pubblicare il primo album, che non passò inosservato tra gli addetti ai lavori e ottenne anche buoni riscontri di pubblico, in Europa più che negli Stati Uniti. In sede di recensione manifestai apprezzamento, peraltro con qualche dubbio destinato a rivelarsi fondato; non a caso della band americana mi sarei occupato un’altra volta, quattro anni dopo, commentando il terzo lavoro. Sugli ulteriori quattro dischi dei ragazzi non più ragazzini, di crescente successo a livello di riscontri nelle classifiche ma non di copie vendute (il mondo è cambiato, si sa), non ho invece speso una parola, pur avendoli assaggiati/ascoltati; magari mi sbaglierò, ma non credo di aver perso granché a non averli approfonditi.

Youth & Young Manhood
(RCA)
Una storia atipica, quella dei Kings Of Leon, e non solo perché i quattro componenti – età media vent’anni – appartengono alla stessa famiglia: al di là delle questioni di parentela, i Followill (tre fratelli più un cugino) sono seguaci e praticanti della Chiesa Pentecostale della quale il padre di Caleb, Nathan e Jared è pastore, e propongono musica “positiva” nelle cui liriche affiorano riferimenti alla Bibbia; inoltre, pur esistendo da poco e pur essendo originari di un’area certo non centrale come il Tennessee, hanno ottenuto un contratto major, circostanza che potrebbe far pensare a un artificio della RCA per sfruttare la nuova moda del cosiddetto rock cristiano. Continua a leggere

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Pop Corn ’80 (52-54)

Dopo il lungo ciclo di ben 205 puntate dedicato agli anni ’60 e ’70 andato in onda nel 2016/17, lo scorso 15 gennaio sono riprese – sempre su Rai Isoradio – le trasmissioni di “Pop Corn”, con una nuova serie di 75 spazi incentrata sulla “musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ‘80”. Sarebbe forse superfluo dire, ma lo dico lo stesso perché non si sa mai, che il termine “musica di qualità” va interpretato in modo un po’ più esteso di quanto potrebbero pensare coloro che erano abituati ad altri miei programmi di rock a volte anche “estremo”, ma dato che “Pop Corn” è indissolubilmente legato ai Top 25 italiani, album e singoli, c’è da adeguarsi; il mio stile di conduzione, volto a fare intrattenimento culturale”, è però sempre lo stesso, le scelte musicali sono interamente mie e le sorprese continueranno a essere all’ordine del giorno.
“Pop Corn” va in onda su Rai Isoradio (anche in Rete) ogni lunedì, mercoledì e venerdì attorno alle 22 e 15; sono state pianificate anche repliche notturne, ma per chi preferisse la differita, tutte le puntate – comprese quelle del vecchio ciclo, nonché quelle di “Giovedì? Vinile!” e “Il mio canto libero” – sono disponibili per l’ascolto in streaming. Qui le scalette degli ultimi tre “Pop Corn”, dedicati a dischi o artisti particolarmente significativi a livello di riscontri commerciali nel biennio 1986/87.

Lunedì 21/05/18
Duran Duran – Notorious
Spandau Ballet – Through The Barricades
A-ha – The Living Daylights
Europe – The Final Countdown

Mercoledì 23/05/18
Smiths – Bigmouth Strikes Again
Depeche Mode – Strangelove
Whitney Houston – I Wanna Dance With Somebody
Madonna – Who’s That Girl

Venerdì 25/05/18
Prince – Sign O’ The Times
Zucchero – Pippo
Bruce Springsteen – War
Joe Cocker – You Can Leave Your Hat On

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Mars Volta (2003-2006)

Ricordo fin troppo bene quando, fra i quindici e i dodici anni fa, i Mars Volta erano oggetto di accese, accesissime discussioni tra appassionati. Poche band sapevano dividere come loro e io, da già attempato professionista, mi trovavo nel mezzo, un po’ ammirato e un po’ contrariato e pertanto costretto a fare la figura del “cerchiobottista”, di quello che non vuole schierarsi; in realtà, la mia posizione nei confronti del gruppo americano era genuinamente ambigua e i miei scritti lo riflettevano, come si può vedere da questa sequenza che comprende la recensione del primo album, una sorta di mini-articolo di riflessioni varie realizzato in occasione del secondo e altre due recensioni, quelle di un live e del terzo capitolo vero e proprio. In seguito, nel 2008, mi sarei concesso il piacere di una lunga intervista che accompagnò una copertina del Mucchio, dopo la quale in pratica smisi di occuparmi dei Mars Volta, in quanto stanco di ribadire sempre gli stessi concetti

De-Loused In The Comatorium
(GSL)
Provate a immaginare un incrocio in chiave più crossover tra Rush e Yes e avrete un’idea accettabile del suono di questo primo album dei Mars Volta, la cui indole prog è dichiarata anche dall’impostazione concept: insomma, non proprio il tipo di disco che ci si sarebbe potuti attendere – a meno di non avere ascoltato il Tremulant ep del 2002 – da una band capitanata dal cantante Cedric Bixler e dal chitarrista Omar Rodriguez-Lopez, già in forza agli At The Drive-In. Eppure, è proprio così: i dieci episodi di De-Loused In The Comatorium, ispirati alla figura e alla vita dell’artista di El Paso Julio Venegas (un amico di Bixler morto suicida nel 1996 dopo aver sperimentato ogni sorta di eccesso) e co-prodotti nientemeno che dal vate Rick Rubin, costituiscono a tutti gli effetti un’autentica opera rock, di quelle che il punk aveva cacciato a calci in culo dalla porta e che invece rientrano all’improvviso dalla finestra e si accomodano anche nel salotto buono. Fuor di metafora, De-Loused In The Comatorium è un lungo gioco di “botta e risposta” tra gli arditi gorgheggi di Cedric e gli onanismi chitarristici di Omar, il tutto sostenuto da ritmiche per lo più serrate e incalzanti in un’atmosfera a metà strada fra allucinazione e delirio; uno stile mutante dove non è semplice capire cosa sia improvvisato sulla base dell’istinto espressivo o dell’emozione e cosa sia, al contrario, il risultato di aride masturbazioni a tavolino, e dove il gusto dell’evocatività che solitamente si accompagna al genere – si pensi agli A Perfect Circle, band parallela di Maynard James Keenan dei Tool – è soffocato da affastellamenti sonori e virtuosismi sui quali si stende opprimente l’ombra del kitsch. Continua a leggere

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Pop Corn ’80 (49-51)

Dopo il lungo ciclo di ben 205 puntate dedicato agli anni ’60 e ’70 andato in onda nel 2016/17, lo scorso 15 gennaio sono riprese – sempre su Rai Isoradio – le trasmissioni di “Pop Corn”, con una nuova serie di 75 spazi incentrata sulla “musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ‘80”. Sarebbe forse superfluo dire, ma lo dico lo stesso perché non si sa mai, che il termine “musica di qualità” va interpretato in modo un po’ più esteso di quanto potrebbero pensare coloro che erano abituati ad altri miei programmi di rock a volte anche “estremo”, ma dato che “Pop Corn” è indissolubilmente legato ai Top 25 italiani, album e singoli, c’è da adeguarsi; il mio stile di conduzione, volto a fare intrattenimento culturale”, è però sempre lo stesso, le scelte musicali sono interamente mie e le sorprese continueranno a essere all’ordine del giorno.
“Pop Corn” va in onda su Rai Isoradio (anche in Rete) ogni lunedì, mercoledì e venerdì attorno alle 22 e 15; sono state pianificate anche repliche notturne, ma per chi preferisse la differita, tutte le puntate – comprese quelle del vecchio ciclo, nonché quelle di “Giovedì? Vinile!” e “Il mio canto libero” – sono disponibili per l’ascolto in streaming. Qui le scalette dei tre “Pop Corn” della settimana scorsa, nella quale si è parlato per la seconda volta del 1986.

Lunedì 14/05/18
Gianna Nannini – Bello e impossibile
Fabio Concato – Il bel pianista
Tina Turner – Typical Male
James Brown – Living In America

Mercoledì 16/05/18
Bob Dylan – Got My Mind Made Up
Joe Jackson – Home Town
Billy Joel – Modern Woman
Rod Stewart – Love Touch

Venerdì 18/05/18
David Sylvian – Taking The Veil
Pete Wylie – Sinful
Steve Winwood – Higher Love
Peter Gabriel – Sledgehammer

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Marco Rovelli

Il panorama musicale italiano, storico e attuale, non manca certo di segreti fin troppo ben riposti, ovvero artisti che non cercano il successo nei canali standard (e se anche lo facessero, difficilmente centrerebbero il bersaglio, in quanto incapaci di ammicare in alcun modo al mercato) ma si muovono in contesti più o meno di nicchia, seguendo percorsi espressivi di tipo intellettual-culturale che molto spesso si nutrono di contaminazioni con altro, dalla scrittura al teatro. Tra costoro – un altro paio di esempi: Stefano Giaccone e Lalli – c’è senza dubbio Marco Rovelli, che tra mille attività “alte” (per farsene un’idea basta leggere la sua scheda su Wikipedia) ha pure messo in fila una non lunga ma significativa serie di dischi, due come cantante e autore del collettivo Les Anarchistes e altri tre da solista.
Mi fa grande piacere recuperare qui le mie recensioni dei primi quattro, aggiungendo che il quinto – uscito da pochi mesi – è un’altra
operazione di grande spessore: si intitola
Bella una serpe con le spoglie d’oro, è stato edito (nel formato libro/CD abituale per l’etichetta) dalla Squilibri ed è un omaggio a Caterina Bueno, ricercatrice e cantante toscana – dunque, conterranea di Rovelli – ben nota a chiunque sia interessato alla nostra musica popolare.

 

Les Anarchistes
Figli di origine oscura
(Storie di Note)
Les Anarchistes è una formazione toscana di ben otto elementi il cui album autoprodotto dello scorso anno è stato insignito del Premio Ciampi nella categoria “miglior debutto”. Riedito da un paio di settimane dalla Storie di Note, Figli di origine oscura è il risultato di un progetto davvero singolare e intrigante, dove vecchi canti di lotta e riletture d’autore (spiccano gli adattamenti di tre pezzi di Leo Ferrè) acquistano nuova vita attraverso l’interazione tra sonorità folk a 360°, rock meticcio, jazz mutante e tecnologia; il tutto all’insegna di una curiosa – e prodigiosa – contaminazione acustico-elettronica nella quale le matrici popolaresche e una creatività decisamente estrosa – attribuibile per lo più, ma non solo, ai leader Nicola Toscano e Max Guerrero, rispettivamente chitarrista e tastierista/programmatore – trovano sviluppo in soluzioni che lasciano trasparire un forte amore per la teatralità. La presenza in qualità di ospiti (libertari, come da note) di Raiz degli Almamegretta, di Blaine L. Reininger dei Tuxedomoon e del celebre fisarmonicista Antonello Salis sono il valore aggiunto di un disco particolare e a tratti anche un po’ ostico, capace comunque di coniugare brillantemente estetica, etica e sostanza poetica e musicale. Cultura, insomma, figlia soprattutto della strada, del sentimento e della lezione della storia; quanto basta per farne un titolo senza dubbio da conoscere, anche se per amarlo occorre magari possedere una sensibilità non tanto comune. Purtroppo.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.522 del 25 febbraio 2003 Continua a leggere

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2008: la mia playlist

Estrarre dall’archivio la playlist del 2008 e rendersi conto di quanto sia “recente” anche se gli anni trascorsi sono ben dieci suscita pensieri contrastanti. Al di là di ciò, rileggendola con occhio critico mi sembra bella, nel senso che i dischi in essa contenuti rimangano validi e in qualche caso importanti, e “interessante” nel suo saltare dal classico al moderno, dal ruvido all’aggraziato, dal rock al pop di qualità, dall’italiano allo straniero; una selezione sincera di quelli che furono al tempo i miei ascolti più frequenti, senza filtri legati all’importanza più o meno oggettiva né forzature da addetto ai lavori che ci tiene a apparire brillante acuto alla moda yeah.
Afterhours – I milanesi ammazzano il sabato
Baustelle – Amen
Black Mountain – In The Future
Bonnie “Prince” Billy – Lie Down In The Light
Dirtbombs – We Have You Surrounded
Marianne Faithfull – Easy Come Easy Go
Last Shadow Puppets – The Age Of The Understatement
Le Luci della Centrale Elettrica – Canzoni da spiaggia deturpata
Portished – Third
TV On The Radio – Dear Science

Le altre playlist annuali presenti ne “L’ultima Thule”:
1979
1980
1982
1983
1984
1985
1986
1987
1988
1990
1991
1995
1996
1997
1998
2000
2001

2002
2004
2006
2007
2013
2014
2015
2016
2017

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Pop Corn ’80 (46-48)

Dopo il lungo ciclo di ben 205 puntate dedicato agli anni ’60 e ’70 andato in onda nel 2016/17, lo scorso 15 gennaio sono riprese – sempre su Rai Isoradio – le trasmissioni di “Pop Corn”, con una nuova serie di 75 spazi incentrata sulla “musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ‘80”. Sarebbe forse superfluo dire, ma lo dico lo stesso perché non si sa mai, che il termine “musica di qualità” va interpretato in modo un po’ più esteso di quanto potrebbero pensare coloro che erano abituati ad altri miei programmi di rock a volte anche “estremo”, ma dato che “Pop Corn” è indissolubilmente legato ai Top 25 italiani, album e singoli, c’è da adeguarsi; il mio stile di conduzione, volto a fare intrattenimento culturale”, è però sempre lo stesso, le scelte musicali sono interamente mie e le sorprese continueranno a essere all’ordine del giorno.
“Pop Corn” va in onda su Rai Isoradio (anche in Rete) ogni lunedì, mercoledì e venerdì attorno alle 22 e 15; sono state pianificate anche repliche notturne, ma per chi preferisse la differita, tutte le puntate – comprese quelle del vecchio ciclo, nonché quelle di “Giovedì? Vinile!” e “Il mio canto libero” – sono disponibili per l’ascolto in streaming. Qui le scalette dei tre “Pop Corn” della settimana scorsa, nella quale si è parlato per la prima volta del 1986.

Lunedì 07/05/18
Run DMC – Walk This Way
Talking Heads – Wild Wild Life
Rolling Stones – One Hit (To The Body)
Queen – Who Wants To Live Forever

Mercoledì 09/05/18
Lucio Battisti – Don Giovanni
Lucio Dalla – Se io fossi un angelo
Angelo Branduardi – Quando tu sarai
Enrico Ruggeri – Il portiere di notte

Venerdì 11/05/18
Doctor & The Medics – Spirit In The Sky
Human League – Human
Double – The Captain Of Her Heart
Berlin – Take My Breath Away

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Blow Up n.240


È disponibile nelle migliori edicole (e presso il sito) il numero di maggio di “Blow Up”, rivista con la quale ho il grande piacere di collaborare da ormai quasi cinque anni anche se, per varie ragioni, i miei contributi sono spesso esigui. Ad esempio, questo mese mi sono limitato a quattro recensioni (il concerto romano di Sid Griffin, l’album di Paolo “Spunk!” Bertozzi, due raccolte di materiale inedito dei tardi anni ’70 dei Real Kids e dei Gags), e quindi le ragioni per le quali dovreste proprio acquistare il giornale sono altre: l’articolo di copertina dedicato al mio amato Ryley Walker, un “de profundis” che Riccardo Bertoncelli ha dedicato al “New Musical Express”, altri pezzi lunghi su Quicksilver Messenger Service, Larry Heard e “Rimini” di Fabrizio De André, rubriche varie, recensioni, libri, fumetti, cinema. Qui, comunque, il sommario completo. 130 pagine per 6 euro, fatelo vostro.

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Santo Niente

Contando solo quelli principali, nella loro frammentaria carriera i Santo Niente di Umberto Palazzo hanno pubblicato tre album e due “mini”. Ho avuto il piacere di recensire ben quattro di questi cinque dischi (unico escluso, l’esordio “La vita è facile” del 1995), ed è con altrettanto piacere che adesso recupero qui l’intero blocco.

‘Sei Na Ru Mo ‘No Wa ‘Na I
(CPI)
Abilmente prodotto da Giorgio Canali e registrato in presa diretta allo scopo di privilegiare istinto ed energia, ‘Sei Na Ru Mo ‘No Wa ‘Na I è un album potente e sofferto, scosso da ruvidi sussulti elettrici – singolare che in apertura di solchi sia stato collocato proprio Junkie, una rarefatta litania acustica – ed edificato su strutture chitarristiche e vocali per lo più cupe e malsane. “Abbiamo preso la canzone italiana, abbiamo tolto il superfluo, il melenso e l’orrido e quel poco che è rimasto lo abbiamo montato su un solido telaio metallico”: questa, in breve, la genesi dello stile della band bolognese nell’opinione per forza di cose autorevole di Umberto Palazzo e compagni. E noi, convinti più dai suoni che non dalle parole, annuiamo, ribadendo a chiare lettere l’assoluta bontà della formula e della sua applicazione pratica: episodi come È aria, già presente in altra veste nella colonna sonora di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, come i non meno aggressivi Elettricità e Fiction o come Divora (splendida!), Pornostar, la title track e Angelo nero – schizofrenici e suggestivi nel loro avvicendarsi di armonie eteree e deliranti esplosioni di crudezza e rabbia – dicono infatti di un raro talento nel fondere assieme elementi già noti (dal grunge “rumorista” di importazione statunitense al rock “d’autore” di Afterhours e Marlene Kuntz) in un apparato sonoro forse non rivoluzionario ma senza dubbio carismatico. Sarà magari difficile che possiate ascoltarli alle radio non “alternative” – in fondo, come da comunicato-stampa, si tratta di “un disco pop (nel senso di Iggy)” – ma se li sparerete a massimo volume (ooops!) sul vostro impianto casalingo, le proteste dei vicini vi convinceranno definitivamente della validità dell’acquisto.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.247 del 4 marzo 1997 Continua a leggere

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Pop Corn ’80 (43-45)

Dopo il lungo ciclo di ben 205 puntate dedicato agli anni ’60 e ’70 andato in onda nel 2016/17, lo scorso 15 gennaio sono riprese – sempre su Rai Isoradio – le trasmissioni di “Pop Corn”, con una nuova serie di 75 spazi incentrata sulla “musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ‘80”. Sarebbe forse superfluo dire, ma lo dico lo stesso perché non si sa mai, che il termine “musica di qualità” va interpretato in modo un po’ più esteso di quanto potrebbero pensare coloro che erano abituati ad altri miei programmi di rock a volte anche “estremo”, ma dato che “Pop Corn” è indissolubilmente legato ai Top 25 italiani, album e singoli, c’è da adeguarsi; il mio stile di conduzione, volto a fare intrattenimento culturale”, è però sempre lo stesso, le scelte musicali sono interamente mie e le sorprese continueranno a essere all’ordine del giorno.
“Pop Corn” va in onda su Rai Isoradio (anche in Rete) ogni lunedì, mercoledì e venerdì attorno alle 22 e 15; sono state pianificate anche repliche notturne, ma per chi preferisse la differita, tutte le puntate – comprese quelle del vecchio ciclo, nonché quelle di “Giovedì? Vinile!” e “Il mio canto libero” – sono disponibili per l’ascolto in streaming. Qui le scalette dei tre “Pop Corn” della settimana scorsa, nella quale si è parlato ancora – per l’ultima volta – del 1985.

Lunedì 30/04/18
Simply Red – Money’s Too Tight
Fine Young Cannibals – Johnny Come Home
Prefab Sprout – Faron Young
Marillion – Keyleigh

Mercoledì 02/05/18
Madonna – Like A Virgin
Paul Hardcastle – 19
Paolo Conte – La fisarmonica di Stradella
Renzo Arbore – Ma la notte no

Venerdì 04/05/18
Grace Jones – Slave To The Rhythm
Sade – The Sweetest Taboo
Pat Metheny/David Bowie – This Is Not America
Huey Lewis And The News – The Power Of Love

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La Trap

Negli ultimi due giorni, causa forzato stazionamento in sale di attesa, ho avuto modo di leggere un’infinità di commenti sulla trap scritti – davvero da chiunque – sulla scia dell’onda emotiva provocata dalla scaletta del Concertone di Piazza San Giovanni. Giovani che la esaltavano, giovani che la schifavano, vecchi che la schifavano, vecchi che la esaltavano non so se per apertura mentale o se per non sembrare, appunto, vecchi, giovani e vecchi che nemmeno sapevano di cosa stessero parlando ma che qualcosa dovevano dirla per forza, eccheccazzo. Per lo più chiacchiere ottuse/senza senso, motivate da questa esigenza che tutti sembrano avere di far sapere al “popolo del web” che esistono, camminano su questa terra e che sono persino in grado di formulare delle opinioni (e chi pensa “ma tu non stai facendo lo stesso?”, si ricordi che commentare la musica e ciò che le sta attorno è da una quarantina d’anni il mio lavoro).
L’unica cosa che non ho letto (il che non vuol dire che da qualche parte non ci sia, eh; io, però, non mi ci sono imbattuto) è che, al di là di ogni giudizio estetico, artistico e concettuale, più che prendersela con la trap e con i pischelli che la suonano e ascoltano, figli dei loro tempi e della società disastrata nella quale vivono/viviamo, dovremmo interrogarci su quanta responsabilità noi (più o meno) vecchi abbiamo sull’andazzo dei tempi e della società che l’ha generata, ‘sta benedetta/maledetta trap. Trap che a me, a scanso di equivoci, rivolta le budella oltre ogni umana e disumana immaginazione, ma che mi sono impegnato almeno un minimo a conoscere per questioni professionali. Va da sé che su di essa non mi importa di esprimermi compitamente, a meno che qualcuno non mi paghi (e molto bene) per farlo… ma è molto improbabile che accada, e quindi benissimo così.
PS: Chi si stia chiedendo che c’entra con l’argomento trattato l’immagine a corredo del post (che è di puro cazzeggio: in questa circostanza, non si commetta l’errore di prendermi troppo sul serio), provi a digitare “la trap” su Google images. Io l’ho fatto per curiosità, e quando ho visto i primi risultati non ho resistito alla tentazione di costruirci attorno un post; fosse saltato fuori Sfera ebbasta, avrei di sicuro evitato.

Categorie: cazzeggi | Tag: | 3 commenti

Pop Corn ’80 (40-42)

Dopo il lungo ciclo di ben 205 puntate dedicato agli anni ’60 e ’70 andato in onda nel 2016/17, lo scorso 15 gennaio sono riprese – sempre su Rai Isoradio – le trasmissioni di “Pop Corn”, con una nuova serie di 75 spazi incentrata sulla “musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ‘80”. Sarebbe forse superfluo dire, ma lo dico lo stesso perché non si sa mai, che il termine “musica di qualità” va interpretato in modo un po’ più esteso di quanto potrebbero pensare coloro che erano abituati ad altri miei programmi di rock a volte anche “estremo”, ma dato che “Pop Corn” è indissolubilmente legato ai Top 25 italiani, album e singoli, c’è da adeguarsi; il mio stile di conduzione, volto a fare intrattenimento culturale”, è però sempre lo stesso, le scelte musicali sono interamente mie e le sorprese continueranno a essere all’ordine del giorno.
“Pop Corn” va in onda su Rai Isoradio (anche in Rete) ogni lunedì, mercoledì e venerdì attorno alle 22 e 15; sono state pianificate anche repliche notturne, ma per chi preferisse la differita, tutte le puntate – comprese quelle del vecchio ciclo, nonché quelle di “Giovedì? Vinile!” e “Il mio canto libero” – sono disponibili per l’ascolto in streaming. Qui le scalette dei tre “Pop Corn” dell’ultima settimana, nella quale si è parlato del 1985.

Lunedì 23/04/18
Tears For Fears – Shout
Everything But The Girl – When All’s Well
Style Council – Walls Come Tumbling Down
Eurythmics – Sisters Are Doin’ It For Themselves

Mercoledì 25/04/18
Bryan Ferry – Slave To Love
Sting – Fortress Around Your Heart
Mick Jagger – Lonely At The Top
Phil Collins – Sussudio

Venerdì 27/04/18
U2 – Pride (In The Name Of Love)
Cure – Close To Me
Talking Heads – Road To Nowhere
Dead Or Alive – You Spin Me Round

 

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