Ritmo Tribale (1988-1990)

Non ricordo se illo tempore avessi recensito i primi due dischi dei Ritmo Tribale, ma non importa: mi pesa il culo a cercare i giornali dove i miei scritti potrebbero trovarsi, e dovrei fare la scansione, e poi la conversione, e chi ne ha voglia? Più semplice recuperare il commento su questa loro ristampa in CD, risalente a quindici anni fa, che a quanto sembra è oggi molto richiesta dai collezionisti, persino più dei vinili originali. Della band milanese è anche disponibile, qui, un’intervista del 1999, realizzata in contemporanea all’uscita di quello che fu il suo ultimo disco.

Bocca chiusa + Kriminale
(BlackOut)
Con un’iniziativa a dir poco sorprendente, vista la scarsa cura che le major riservano di norma al loro catalogo di rock italiano, la BlackOut/Universal ha appena ristampato in un doppio CD (al prezzo un singolo) i primi due album dei Ritmo Tribale, formazione milanese che ha avuto un ruolo di primaria importanza nella storia della musica di casa nostra dimostrando la concreta possibilità di suonare vero rock con liriche in italiano; a puro titolo di esempio, basti pensare che senza il gruppo di Stefano “Edda” Rampoldi, Fabrizio Rioda e Andrea Scaglia (e Alex Marcheschi, e Briegel, e Talia Accardi…) gli Afterhours non avrebbero forse mai abbandonato l’inglese a favore dell’idioma nazionale, con tutte le conseguenze del caso (ve lo immaginate, un mondo senza Hai paura del buio? brrr…). Continua a leggere

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Swans

Non ne ho scritto moltissimo (una manciata di recensioni, fra le quali quest’altra), ma seguo gli Swans da quando operavano come Circus Mort e ho sempre provato per loro rispetto, ammirazione e reale apprezzamento, anche se sono il primo ad ammettere che non sono sempre, in studio e dal vivo, una band facile. Più di un fan di stretta osservanza mi dice che questo Love Of Life, pur avendo ottime frecce al suo arco, non è uno dei titoli-cardine della discografia; comunque, in tempo reale, a me parve un capolavoro.

Love Of Life
(Young God)
Gli Swans non sono mai stati un gruppo di grande successo, sebbene abbiano facilmente ottenuto la stima della critica specializzata e un considerevole seguito di culto: colpa (o merito) di un estro troppo poliedrico per piegarsi alle regole di un qualsivoglia trend e di una creatività troppo esuberante per cedere alle subdole imposizioni di un music-biz che comunque tende ad emarginare il diverso. Continua a leggere

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Pop Corn (LP) – settimana 16

Dopo il ciclo di sedici settimane durato dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017 e dedicato ai 45 giri, “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio  – è entrato in una nuova fase con i riflettori puntati sugli LP. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dall’8 al 12 maggio, quelle della sesta settimana del sottociclo dedicato agli anni ’60.

Lunedì 8/5/17
Nico Fidenco – Tornerai Suzie
Domenico Modugno – L’avventura
Peppino di Capri – Roberta
Umberto Bindi – Arrivederci

Martedì 9/5/17
Domenico Modugno – Meraviglioso
Peppino di Capri – Let’s Twist Again
Umberto Bindi – Il mio mondo
Nico Fidenco – Goccia di mare

Mercoledì 10/5/17
Umberto Bindi – Il nostro concerto
Nico Fidenco – Se mi perderai
Domenico Modugno – Dio come ti amo
Peppino di Capri – I te vurria vasà

Giovedì 11/5/17
Nico Fidenco – What A Sky
Umberto Bindi – Se ci sei
Domenico Modugno – Libero
Peppino di Capri – Piccatura

Venerdì 12/5/17
Domenico Modugno – Che me ne importa a me
Peppino di Capri – Speedy Gonzales
Nico Fidenco – Una voce d’angelo
Umberto Bindi – Lasciatemi sognare

La prima settimana (1970)
La seconda settimana (1971)
La terza settimana (1972)
La quarta settimana (1973)
La quinta settimana (1974)
La sesta settimana (1975)
La settima settimana (1976)
L’ottava settimana (1977)
La nona settimana (1978)
La decima settimana (1979)
L’undicesima settimana (anni ’60)

La dodicesima settimana (anni ’60)
La tredicesima settimana (anni ’60)
La quattordicesima settimana (anni ’60)
La quindicesima settimana (anni ’60)

 

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Cream

Se non ho dimenticato di archiviare qualcosa, ho scritto dei Cream solo due volte, entrambe in tempi più o meno recenti: la prima, a proposito di Wheels Of Fire, nell’ambito di un articolo sui dischi essenziali dell’hard rock UK uscito sul numero del settembre 2014 di Blow Up, la seconda un paio di mesi fa recensendo una ristampa (molto) estesa del debutto della band. Ripropongo con piacere quest’ultima.

Fresh Cream
(Polydor)
Per non incorrere in equivoci, meglio precisare subito che non è Fresh Cream l’album in grado di rivelare pienamente la grandezza della band, attiva per poco più di un paio d’anni fra il 1966 e il 1968, composta da tre assolute eccellenze dei rispettivi strumenti quali Eric Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker; tale palma spetta, semmai, allo psichedelico Disraeli Gears del 1967 (del quale nel 2004 fu confezionata una “deluxe” in due CD, con la scaletta standard sia stereo che mono e una quindicina tra outtake, demo e session alla BBC) e a quella sorta di prova generale dell’hard rock che fu, l’anno successivo, Wheels Of Fire. Comunque sia, è del debutto del 1966 che è ora giunta nei negozi una ristampa iperestesa, con confezione-libro da sessantaquattro pagine, che consta di quattro dischetti digitali (per la stampa in vinile, di sei LP, bisognerà attendere la primavera): un CD contiene i dieci brani dell’originale in mono più quindici fra singoli e take alternative sempre in mono, un altro gli stessi dieci pezzi più tre degli altre e sette remix (tutti in stereo), un altro ancora ventisette fra registrazioni in radio e versioni differenti (più un’intervista a Clapton), mentre il quarto è un Bluray Audio in alta risoluzione con gli album in stereo e mono e una selezione di bonus. Anche se sarebbe forse superfluo specificarlo, va da sé che molti episodi sono presenti in più vesti (di alcuni, addirittura una manciata), e che per trovare nel prodotto (pur relative) epifanie – qualche inedito stuzzicante, in ogni caso, c’è – bisogna per forza appartenere alla categoria dei cultori maniacali.
Sotto il profilo artistico, come si accennava, Fresh Cream (con il suo stringato corollario di 45 giri) è senza dubbio un lavoro di pregio, ma ha poco di leggendario. Il terzetto appare ancora piuttosto acerbo, combattuto fra la devozione al blues rivista in chiave rock (in scaletta, pure classici di Willie Dixon, Robert Johnson, Muddy Waters e Skip James, oltre a un traditional) e il desiderio in nuce di spingersi verso territori ancora da esplorare, con qualche velleità nemmeno tanto nascosta di raggiungere una platea “popular” invece di limitarsi agli adepti delle dodici battute. Le tracce sono quasi tutte brevi, senza le dilatazioni che arriveranno nel prosieguo della carriera, e benché evitino il compitino canonico – classe e talento già abbondano – non colpiscono alla giugulare ma si accontentano, per così dire, di farsi ascoltare con gusto e provocare sporadici brividi. Insomma, bello ma basta, e non è detto che per questo sia sufficiente a giustificare un esborso che oscilla fra i 55 e i 70 euro.
Tratto da Classic Rock n.52 del marzo 2017

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Pop Corn (LP) – settimana 15

Dopo il ciclo di sedici settimane durato dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017 e dedicato ai 45 giri, “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio  – è entrato in una nuova fase con i riflettori puntati sugli LP. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dall’1 al 5 maggio, quelle della quinta settimana del sottociclo dedicato agli anni ’60.

Lunedì 1/5/17
Caterina Caselli – Nessuno mi può giudicare
Adamo – Cade la neve
Patty Pravo – Ragazzo triste
Don Backy – Cara

Martedì 2/5/17
Patty Pravo – La bambola
Caterina Caselli – Sono bugiarda
Adamo – Che funerale
Don Backy – Poesia

Mercoledì 3/5/17
Adamo – Inch’Allah
Patty Pravo – Yesterday
Don Backy – Canzone
Caterina Caselli – Perdono

Giovedì 4/5/17
Don Backy – Agosto
Adamo – Non voglio nascondermi
Caterina Caselli – Puoi farmi piangere
Patty Pravo – Se perdo te

Venerdì 5/5/17
Caterina Caselli – Il cammino di ogni speranza
Adamo – Non sei tu
Don Backy – L’amore
Patty Pravo – Il paradiso

La prima settimana (1970)
La seconda settimana (1971)
La terza settimana (1972)
La quarta settimana (1973)
La quinta settimana (1974)
La sesta settimana (1975)
La settima settimana (1976)
L’ottava settimana (1977)
La nona settimana (1978)
La decima settimana (1979)
L’undicesima settimana (anni ’60)

La dodicesima settimana (anni ’60)
La tredicesima settimana (anni ’60)
La quattordicesima settimana (anni ’60)

 

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Il post numero mille

Mica lo so, cosa sarebbe “giusto” scrivere in un’occasione del genere. C’ho riflettuto su per qualche mese, ogni volta che notavo il counter avvicinarsi sempre più alla fatidica cifra, ma non ho avuto alcuna illuminazione: qualsiasi idea mi sembrava troppo sciocca o troppo complicata. E allora, dato che non posso tener bloccato il blog in attesa di un “eureka” che magari non arriverebbe, me la gioco in modo semplice, ricordando tappe per me significative di questo percorso avviato ormai quattro anni e (quasi) quattro mesi fa; lo so, è autoreferenziale, ma se non ve ne frega nulla smettete di leggere. A chi è rimasto, buon divertimento seguendo i link.

Il primo post vero e proprio, dopo quello in cui annunciavo il varo del blog, venne pubblicato il 10 gennaio del 2013, e conteneva le mie prime due recensioni in assoluto, apparse sulla stampa nel luglio del 1979.

In questi cinquantadue mesi, il post più letto in assoluto è stato questo, relativo alle mie burrascose dimissioni dal Mucchio.

I tre meno letti sono stati invece questo, questo e questo, e vedendo i nomi degli artisti trattati ammetto che, cari lettori, mi verrebbe da mandarvi (cordialmente) un po’ affanculo.

Delle tante interviste qui disponibili, il maggior numero di visualizzazioni è finora toccato a questa a Elio e le Storie Tese, lodata apertamente e più volte linkata da loro stessi.

Il numero minore di “click”, invece, è stato per questa agli White Stripes periodo White Blood Cells, e mi sembra davvero assurdo.

La recensione più letta? Questa qui, su un libro di Piero Scaruffi. Voi che dite, c’è da esserne lieti o da deprimersi?

Il post più “de core” è questo scritto appositamente per il primo compleanno de “L’ultima Thule”.

Quello che più mi rappresenta, anche se non va preso come Vangelo, sulle mie 31 canzoni della vita.

Quello che vorrei fosse letto proprio da tutti, anche se l’argomento è triste: il mio necrologio per Syd Barrett.

Il post che più mi ha divertito approntare è questo relativo all’Indiesfiga, tema sul quale mi sono ripromesso di ritornare. Ma magari anche no.

Direi che posso fermarmi qui, ricordando solo che con la funzione “Search” in alto a sinistra potrete sapere cosa ho eventualmente recuperato dei miei scritti a proposito dei vostri artisti preferiti.

Grazie a tutti voi che, leggendolo e consultandolo, date un senso all’esistenza de “L’ultima Thule”.

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Pop Corn (LP) – settimana 14

Dopo il ciclo di sedici settimane durato dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017 e dedicato ai 45 giri, “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio  – è entrato in una nuova fase con i riflettori puntati sugli LP. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 24 al 28 aprile, quelle della quarta settimana del nuovo sottociclo dedicato agli anni ’60.

Lunedì 24/4/17
Nomadi – Come potete giudicar
Rokes – Che mondo strano
Dik Dik – Inno
Equipe 84 – Nel cuore, nell’anima

Martedì 25/4/17
Dik Dik – Guardo te e vedo mio figlio
Equipe 84 – Io ho in mente te
Rokes – Lascia l’ultimo ballo per me
Nomadi – Il nome di lei

Mercoledì 26/4/17
Rokes – Cercate di abbracciare tutto il mondo come noi
Dik Dik – Se io fossi un falegname
Nomadi – Spegni quella luce
Equipe 84 – Nel ristorante di Alice

Giovedì 27/4/17
Rokes – È la pioggia che va
Dik Dik – Dolce di giorno
Nomadi – Noi non ci saremo
Equipe 84 – Auschwitz

Venerdì 28/4/17
Nomadi – Vola bambino
Equipe 84 – Resta
Rokes – Finché c’è musica mi tengo su
Dik Dik – Il primo giorno di primavera

La prima settimana (1970)
La seconda settimana (1971)
La terza settimana (1972)
La quarta settimana (1973)
La quinta settimana (1974)
La sesta settimana (1975)
La settima settimana (1976)
L’ottava settimana (1977)
La nona settimana (1978)
La decima settimana (1979)
L’undicesima settimana (anni ’60)

La dodicesima settimana (anni ’60)
La tredicesima settimana (anni ’60)

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Cheetah Chrome Motherfuckers

I CCM, da Pisa, sono stati una delle più grandi band punk italiane degli anni ’80, come provato da una discografia purtroppo non molto nutrita della quale ho avuto il piacere di scrivere in tempo reale con le sole eccezione del 7”EP d’esordio 400 Fascists del 1981, raro già all’epoca (giuro, non riuscii a procurarmene una copia, se non con notevole ritardo), e dell’epitaffio Live In So.36 del 1987 inciso in concerto a Berlino (al posto della recensione feci però pubblicare un’intervista, non mia e quindi non recuperabile in questa sede). L’intera produzione ufficiale del gruppo, meno il live ma con una mezza dozzina di tracce bonus, è stata ora raccolta in un doppio CD o LP confezionato dalla Area Pirata, corredato di note, foto, testi e memorabilia; si intitola The Furious Era 1979-1987 e… insomma, che ve lo dico a fare?

Permanent Scare
(GDHC)
Sebbene sia in circolazione già da qualche mese, vale lo stesso la pena di soffermarsi su questa cassetta volenterosamente assemblata, 50% ciascuno, dai fiorentini I Refuse It! e dai pisani Cheetah Chrome Motherfuckers. Il nastro costituisce, è bene sottolinearlo, uno dei più validi prodotti punk finora diffusi sul mercato italiano: gli I Refuse It sconvolgono con il loro hardcore “sperimentale” alla Meat Puppets, mentre i Cheetah Chrome Motherfuckers appassionano con un hardcore punk valorizzato da qualche influenza metal e da un canto vagamente alla Darby Crash. Un tape a mio parere eccezionale, che chiunque si definisca amante del punk dovrebbe acquistare immediatamente e, di riflesso, amare alla follia.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.72 del gennaio 1984
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Hollywood Brats

Per parecchio tempo, gli Hollywood Brats sono stati uno dei segreti meglio riposti del rock britannico dei Settanta. Lo scorso anno, il doppio CD qui segnalato dovrebbe aver messo il punto, per quanto riguarda il repertorio inciso, alla curiosa e pirotecnica vicenda della band.

Sick On You
(Cherry Red)
Non durò granché, l’avventura di questa band operante a Londra nella prima metà dei ‘70 e da poco riunitasi a quattro decenni di distanza, ma fu bizzarra e ricca di colpi di scena al punto di essere stata raccontata in un libro (ora in ristampa) e in un documentario della BBC di prossima diffusione. Nell’attesa ci si deve accontentare, ma non è poco, del ricco booklet di questo doppio CD che propone le undici tracce del “famoso” unico album Grown Up Wrong – inciso nel 1973 e uscito due anni dopo per la filiale scandinava della Mercury a nome Andrew Matheson & The Brats – e quindici pezzi altrove inediti di diversa provenienza. Continua a leggere

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Julian Cope

Lo so bene che in quello straordinario, irripetibile 1991 andava per la maggiore altra musica, ma che importanza ha? Proprio all’inizio dell’anno, l’amato Arcidruido tirò fuori dal cilindro uno dei suoi album più belli di sempre, forse il migliore in assoluto; sì, ok, c’è da considerare Fried, ma Peggy Suicide è più complesso e ambizioso. Recensendolo, come “disco del mese” di una delle tante incarnazioni di Velvet, gli diedi addirittura 10. Un abbondante quarto di secolo dopo, non me lo rimangio, proprio no.

Peggy Suicide
(Island)
Erano in molti a darlo ormai per disperso. Smarrito, attenendosi alle iconografie più pertinenti al caso, nella ricerca del proprio senno sulla luna o fra le porte da croquet di una qualche improbabile Wonderland. Invece, Julian Cope è tomato nel mondo dei sani, almeno a giudicare dalle liriche insolitamente “impegnate” di questo suo ultimo doppio album. Oppure, è sprofondato ancora di più negli abissi della follia, perché Peggy Suicide – per quanto assai più lucido nell’approccio e ne11’esposizione rispetto a Skellington e Droolían, i due recenti lavori-beffa del Nostro – è ancora una volta un inno alla più assoluta anticonvenzionalità, a quel gusto innato che guida lontano da ogni cliché e da ogni forma più o meno grave di sclerotizzazione creativa. Continua a leggere

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Warrior Soul

Ho scoperto i Warrior Soul già con il primo disco, nel 1990, ma l’amore è scoccato con il secondo, del quale ripropongo ora una delle mie due recensioni d’epoca (l’altra uscì su AudioReview). Mi dispiace davvero tanto che la band di Kory Clarke, da me intervistato due volte (la prima, realizzata in occasione del terzo album Salutations From The Ghetto Nation, è qui; la seconda chissà, magari un giorno…), non abbia ottenuto consensi plebiscitari, ma così va il mondo. Ah, quasi dimenticavo: Drugs, God And The New Republic è scolpito nella mia playlist di quell’irripetibile 1991.

Drugs, God
And The New Republic
(DGC)
A ben guardare, i Warrior Soul hanno tutte le carte in regola per aspirare a una posizione di primissimo piano nel rock degli anni Novanta. Vantano infatti uno stile moderno e originale, abbastanza eclettico da garantire una sorprendente quantità di possibili sviluppi; un notevole impegno politico-sociale, a stento compresso nelle liriche, che potrebbe renderli portavoce di larghe cerchie di pubblico giovanile; una immagine “barricadera” quanto basta a richiamare l’attenzione dei media, già condizionati dalle loro origini in quel di Detroit al punto di averli nominati “eredi” dei mitici MC5, anch’essi figli della Motor City; un’etichetta giovane e intraprendente, ricca di mezzi e determinazione; soprattutto, il carattere necessario per andare avanti per la propria strada, spinti dalla fiducia in sé stessi e dalla consapevolezza che la ricezione di un messaggio è tanto più ampia quanto più fortemente esso viene diffuso. Continua a leggere

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In edicola (aprile)

edicolaDopo un mese di pausa, dovuto allo scoramento perché i numeri delle visualizzazioni ottenute dai post “In edicola” sono deprimenti rispetto a quelli dei post normali, torno a ricordare come ogni mese, nelle edicole, sia possibile acquistare riviste con miei articoli, interviste e recensioni che non sono diffusi contemporaneamente in Rete e che potrebbero apparirvi con sensibile ritardo (o mai). Questo il quadro completo di aprile.

Vinile n.7. Lungo articolo sulla prima produzione di Fabrizio De André per l’etichetta Karim, con “lettera aperta” a chi di dovere affinché essa sia finalmente valorizzata come merita.

 

 

 

 

 

AudioReview n.386Sezione musicale da me curata, rubrica “Le canzoni raccontate” sulla storia e il significato di brani famosi (questo mese, Bohemian Rhapsody dei Queen), recensione estesa dei Depeche Mode, recensioni di Jesus And Mary Chain, Edda, Le Luci della Centrale Elettrica, Cesare Basile e Lift To Experience (ristampa).

 

 

Blow Up n.227. Recensioni di Crowd e Scent Merci.

 

 

 

 

 

 

 

Classic Rock n.53. Intervista ai Residents, recensioni di Bardo Pond, Buzzcocks (ristampa), Father John Misty, Red Lorry Yellow Lorry (ristampa), Soundgarden (ristampa), Wire.

 

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Pop Corn (LP) – settimana 13

Dopo il ciclo di sedici settimane durato dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017 e dedicato ai 45 giri, “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio  – è entrato in una nuova fase con i riflettori puntati sugli LP. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 17 al 21 aprile, quelle della terza settimana del nuovo sottociclo dedicato agli anni ’60.

Lunedì 17/4/17
Beatles – Ticket To Ride
Rolling Stones – Heart Of Stone
Otis Redding – Satisfaction
Bob Dylan – I Want You

Martedì 18/4/17
Rolling Stones – Street Fighting Man
Bob Dylan – From A Buick 6
Beatles – Eleanor Rigby
Otis Redding – A Change Is Gonna Come

Mercoledì 19/4/17
Bob Dylan – Blowin’ In The Wind
Otis Redding – Respect
Beatles – With A Little Help From My Friends
Rolling Stones – Ruby Tuesday

Giovedì 20/4/17
Otis Redding – Day Tripper
Beatles – I Want To Hold Your Hand
Bob Dylan – Lay Lady Lay
Rolling Stones – Lady Jane

Venerdì 21/4/17
Beatles – Happiness Is A Warm Gun
Bob Dylan – Girl From The North Country
Otis Redding – Ton Of Joy
Rolling Stones – Under My Thumb

La prima settimana (1970)
La seconda settimana (1971)
La terza settimana (1972)
La quarta settimana (1973)
La quinta settimana (1974)
La sesta settimana (1975)
La settima settimana (1976)
L’ottava settimana (1977)
La nona settimana (1978)
La decima settimana (1979)
L’undicesima settimana (anni ’60)

La dodicesima settimana (anni ’60)

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High Circle

Attivi dal 1983 al termine del decennio, gli High Circle sono stati il primo gruppo di Roma a ispirarsi al classico hardcore punk più o meno melodico di scuola californiana. Sulla carta avevano insomma quello che occorreva per essere la mia band cittadina preferita, ma i loro dischi – un 7 pollici e due LP, poi in parte raccolti in un CD – avevano sempre, almeno a mio parere, qualche lacuna che gli impediva di ottenere il mio pieno consenso. Credevo di aver recensito proprio tutto, del gruppo, cioè il 7 pollici, i due LP e il CD antologico, e ne sono tuttora convinto, ma il mio scritto a proposito del primo album, pubblicato nel 1987, non sono riuscito a trovarlo, benché abbia sfogliato pagina dopo pagina e più volte ogni rivista nella quale avrei potuto pubblicarlo. Mistero.

6 Track EP
(Contagio)
Pur avendo da tempo abbandonato le recensioni di dischi punk di livello meno che eccellente, ho ritenuto di fare un’eccezione per questo 7 pollici degli High Circle, gruppo romano all’esordio su vinile. Sei brani, quattro dei quali cantati in italiano e uno strumentale, legati a schemi hardcore di stampo statunitense; nulla di particolarmente innovativo, dunque, in un dischetto non disprezzabile anche se un po’ scontato.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.72 del settembre 1985 Continua a leggere

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Nirvana – Nevermind

Rileggere anni dopo quanto scritto in tempo reale di dischi poi divenuti pietre miliari è una pratica rischiosa, almeno se si ha paura di aver preso una topica. Personalmente, mi capita di avvertire quel “timore”, fra virgolette, quando organizzo il mio giudizio, ma non ricordo casi di commenti incredibilmente positive o negative che, con il senno di poi, mi sono trovato a ribaltare; qualche sfumatura senza dubbio sì, l’8 che doveva essere un 7 o viceversa, pure, ma nulla più. Ripescando la recensione di Nevermind, al quale assegnai un bell’8 e mezzo, ho rilevato di averci preso in pieno, anche nelle previsioni sul possibile futuro della band; che nessuno, però, si stupisca nello scoprire che nel 1991 i Nirvana non erano ancora considerati stelle: chi non c’era magari non ci crederà, ma al tempo dell’uscita nessuno al mondo vide nel secondo album di Cobain e compagni un disco che, grazie soprattutto alla sua hit Smells Like Teen Spirit, avrebbe cambiato il corso della storia.

Nevermind
(DGC)
Nella vibrante sfida all’ultima chitarra che contrappone Soundgarden e Mudhoney per la leadership della scena di Seattle non sembrava fino a oggi esserci spazio per il proverbiale terzo incomodo. Non sembrava… ma se anche questo secondo album dei Nirvana non può vantare la caratura delle ultime produzioni dei due sopracitati “colossi”, è innegabile che esso abbia tutte le carte in regola per imporre la band di Kurt Cobain come outsider da non sottovalutare: non più emergenti da guardare al massimo con benevola accondiscendenza, ma un ensemble ormai maturo e perfettamente in grado di ritagliarsi un suo ruolo tutt’altro che secondario. Del resto, non ci risulta che alla David Geffen Company siano soliti regalare contratti ai primi venuti. Continua a leggere

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Growing Concern

Pur avendoli visti più volte dal vivo, fino al 1998 non ho curiosamente mai recensito i Growing Concern, la band più importante dell’hardcore punk romano degli anni ’90. Quindi, niente mie cronache in tempo reale sul 7”EP What We Say (Break Even Point, 1991) e sul 12”EP Disconnection (SOA, 1992) – raccolti, con l’aggiunta di due bonus, nel CD Disconnection Plus (Banda Bonnot, 1993) – e nemmeno sull’album Seasons Of War (Banda Bonnot/SOA, 1994), che concluse il primo ciclo della carriera dell’ensemble. Il mio unico articolo d’epoca è dunque quello a proposito del mini-CD Never Fades Away, che contro ogni previsione suggellò la gloriosa storia dei ragazzi.

Never Fades Away
(SOA)
Nell’ambito dell’hardcore punk italiano, il nome Growing Concern ha il peso di un marchio D.O.C.: un marchio che mantiene il suo valore anche se dell’organico non fa più parte il cantante Paolo Piccini, personaggio di indubbio carisma che con le sue performance canore e sceniche ha fortemente caratterizzato la fase storica della carriera della band capitolina. Con questo nuovo Never Fades Away, sette tracce per nemmeno quindici minuti di durata totale, il quartetto conferma la brillantezza della sua nuova vena, accentuando sulla potenza d’impatto – messa comunque al servizio di strutture articolate ed eclettiche – a parziale danno di certe atmosfere cupe e malate sulle quali puntava in passato. È un suono più “melodico”, quello dei Growing Concern di oggi, ma non per questo meno estremo: sia per quanto riguarda la voce cruda e rabbiosa di Massimo Corona (un tempo bassista) che nei sapienti abbracci di sezione ritmica (Davide Mancini e Gianni Pantaloni) e chitarra abrasiva e lancinante (Andrew Mecoli). E proprio questa coerenza concettuale, unita alle notevoli doti compositive e interpretative dei musicisti e al coraggio da essi dimostrato nel voltare almeno parzialmente pagina, fa sì che all’ensemble sia dovuto quantomeno rispetto; ai numerosi aficionados del miglior hardcore l’invito a non fermarsi lì e a tributare a Never Fades Away le meritate ovazioni.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.304 del 5 maggio 1998

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Primal Scream(adelica)

Oggi il terzo album dei Primal Scream è scolpito nella storia del rock come album epocale, ma nel 1991 – fatto salvo il generale apprezzamento – fu per molti un oggetto misterioso e spiazzante. Non senza sorpresa, ho scoperto – lo so, sembra assurdo, ma l’avevo proprio rimosso – che al tempo avevo dedicato al disco una recensione non lunga – il formato della rivista dove apparve era ridotto – ma inequivocabile, con tanto di voto altissimo (addirittura un 9). La propongo adesso qui, con piacere.

Screamadelica
(Creation)
Qualcuno li ricorderà per Sonic Flower Groove, che nel 1987 aveva proposto per la prima volta sulla lunga distanza dell’album il loro guitar sound aggraziato e avvolgente, forse prevedibile ma certo brillante nelle sue citazioni anni Sessanta; per altri, invece, il nome del quartetto di Bobby Gillespie è legato a Primal Scream, che due anni più tardi suscitò non pochi consensi altemando ballate eteree e incisivi rock’n’roll; la maggioranza, infine, avrà certo impresse nella memoria le note di Loaded, lo stravagante hit-single che in men che non si dica ha proiettato la band britannica dai club underground alle pedane delle discoteche più alla moda. Continua a leggere

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Pop Corn (LP) – settimana 12

Dopo il ciclo di sedici settimane durato dal 26 settembre 2016 al 13 gennaio 2017 e dedicato ai 45 giri, “Pop Corn: musica di qualità nelle classifiche italiane degli anni ’60 e ’70” – lo spazio di circa venti minuti da me ideato e condotto che va in onda ogni sera dal lunedì al venerdì attorno alle 22 e 15 su Rai Isoradio  – è entrato in una nuova fase con i riflettori puntati sugli LP. L’obiettivo rimane quello dell’intrattenimento culturale, attraverso l’ascolto e le storie di canzoni belle, significative o comunque interessanti che andavano per la maggiore nella Penisola in quel periodo d’oro per il rock e il pop.
Ecco le scalette, con i link diretti per l’ascolto in streaming, delle cinque puntate trasmesse dal 10 al 14 aprile, quelle della seconda settimana del nuovo sottociclo dedicato agli anni ’60.

Lunedì 10/4/17
Fabrizio De André – Amore che vieni, amore che vai
Luigi Tenco – Una brava ragazza
Sergio Endrigo – Io e la mia chitarra
Gino Paoli – La gatta

Martedì 11/4/17
Luigi Tenco – Vedrai, vedrai
Gino Paoli – Che cosa c’è
Sergio Endrigo – Era d’estate
Fabrizio De André – Leggenda di Natale

Mercoledì 12/4/17
Gino Paoli – Un uomo che vale
Sergio Endrigo – I tuoi vent’anni
Luigi Tenco – Ognuno è libero
Fabrizio De André – Bocca di rosa

Giovedì 13/4/17
Luigi Tenco – E se ci diranno
Sergio Endrigo – Adesso sì
Gino Paoli – Ricordati
Fabrizio De André – Marcia nuziale

Venerdì 14/4/17
Sergio Endrigo – il treno che viene dal Sud
Gino Paoli – Prima di vederti
Fabrizio De André – Preghiera in gennaio
Luigi Tenco – Lontano, lontano

La prima settimana (1970)
La seconda settimana (1971)
La terza settimana (1972)
La quarta settimana (1973)
La quinta settimana (1974)
La sesta settimana (1975)
La settima settimana (1976)
L’ottava settimana (1977)

La nona settimana (1978)
La decima settimana (1979)
L’undicesima settimana (anni ’60)

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