Oltre le stelle (36)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.
BLONDE REDHEAD
Misery Is A Butterfly
* * *
Sì, d’accordo: i Blonde Redhead, l’evoluzione, l’indie-rock e il pop, i fratelli Pace, Kazu Makino, il nuovo contratto con la 4 AD… però, va detto, il precedente Melody Of Certain Damaged Lemons era meglio. Certo, questioni di sfumature e lana caprina, ma al di là delle sue oggettive qualità estetiche quest’album mi sembra più lezioso e meno propenso a lasciarsi andare del suo predecessore, quasi che la ricerca del gruppo – nella quale non c’è ormai più traccia delle asprezze sonicyouthiane degli esordi – sia ormai principalmente un fatto di forma. Ma sempre di ricerca si tratta, e dato che i tre continuano ad avere una concezione dinamica e non statica del proprio stile, non c’è davvero nulla di cui lamentarsi… a parte che Melody Of Certain Damaged Lemons mi piace di più, ecco.
(da Il Mucchio Selvaggio n.590 del 7 settembre 2004)

N*E*R*D*
Fly Or Die
* *
Don’t believe the hype, dicevano i Public Enemy, e avevano ragione. Non a caso sono costretto a fare appello a tutto il mio residuo ottimismo per vincere la cattiva predisposizione che inevitabilmente avverto verso ciò che è troppo visibile, spinto e pompato. A Vola o muori mi sono accostato senza tare ma con i piedi di piombo, e devo ammettere di aver scoperto un album migliore di quanto comunque credessi: i N*E*R*D* non lesinano certo in trovate brillanti/spiazzanti e tre/quattro tracce sono senza dubbio belle, belle sul serio. Però io, che ho iniziato a capire e apprezzare il soul e il funk classici solo in tempi (relativamente) recenti, non sono forse (ancora) pronto per esaltarmi a pelle per queste loro pur notevoli versioni mutanti. E dire che, seguendo il consiglio dei Funkadelic, ho liberato la mente… ma il culo non l’ha seguita, e la sostanziale e pur parca approvazione di Fly Or Die è rimasta solo di testa.
(da Il Mucchio Selvaggio n.591 del 14 settembre 2004)

PATTI SMITH
Trampin’
* * *
Potrà sembrare la solita frase fatta, da cultore/fan malato di eccessi di entusiasmo, ma a mio avviso ogni album di Patti Smith – anche quelli più o meno unanimemente considerati poco riusciti – posseggono qualcosa di speciale; e quindi, anche se siamo d’accordo sul fatto che i giorni di Horses e Radio Ethiopia (ma pure di Easter e del controverso Wave) non potranno più tornare, ritengo che tale specialità vada rispettata. Nel caso di Trampin’ non è stato comunque necessario compiere sforzi per vedere il bicchiere mezzo pieno, dato che il nono album della poetessa e rocker americana è comunque il suo più bello, pur con gli inevitabili alti e bassi, da venticinque anni a questa parte. Chi vuole, continui a dire che la Smith è bollita e inutile io me ne strafotto e continuo a bearmi delle note e delle parole di Stride Of The Mind, di My Blakean Year, di Radio Baghdad, di Gandhi.
(da Il Mucchio Selvaggio n.592 del 21 settembre 2004)

PRINCE
Musicology
* *
Se la memoria non mi inganna, è la prima volta che scrivo di Prince: una cosa che non mi stupisce, considerato che della mia collezione fa parte solo uno dei suoi lavori (Purple Rain; ne posseggo però anche il DVD) e che sull’artista ho un’idea non ben definita, fatta di stima e simpatia ma non di vera passione. Mi ha comunque rammaricato, negli ultimi anni, saperlo in difficoltà, così come mi ha fatto piacere vederlo ritornare in grande stile con questo Musicology: un album del quale ho apprezzato la cura, l’eclettismo e la sostanziale ispirazione, ma nel quale non ho potuto fare a meno di riscontrare una certa impressione di già sentito. Il Nostro sembra insomma essere più un brillante interprete di se stesso che non il genio a 360 gradi di un tempo; ma che Prince abbia nuovamente realizzato un disco “da Prince” è una notizia da non sottovalutare.
(da Il Mucchio Selvaggio n.593 del 28 settembre 2004)

MORRISSEY
You Are The Quarry
* * *
Mai stato uno smithsiano, io: tanto di cappello, per carità, ma negli anni ‘80 i quattro di Manchester erano – secondi forse solo ai Prefab Sprout – la band che più di ogni altra, “a pelle”, mi infastidiva. Da serio professionista li ho però sempre seguiti sia in vita che nelle successive avventure, e devo ammettere che con il tempo l’antipatia si è affievolita al punto che del vecchio Moz ho quasi iniziato a sentire (solo un pochino, però…) la mancanza. Da questo sospirato album del ritorno, in ogni caso, mi aspettavo una cagata pazzesca, e sono stato quindi lieto dell’inequivocabile smentita: You Are The Quarry non offre grandi novità (giusto la produzione è un po’ atipica) ma suona vivace, ricco di ispirazione e quindi godibilissimo, oltre che brillantemente spesso nei contenuti. Ascoltarlo continua a darmi una bella sensazione di “familiarità”, ma senza retrogusti di rancido. E non è poco.
(da Il Mucchio Selvaggio n.594 del 5 ottobre 2004)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.
In “Oltre le stelle” 23: Steve Von Till, Sigur Ros, The Libertines, Badly Drawn Boy, Pearl Jam.
In “Oltre le stelle” 24: Johnny Cash, Suicide, Beth Gibbons & Rustin Man, Audioslave, The Roots.
In “Oltre le stelle” 25: Nick Cave, Jimi Tenor, Calexico, Zwan, Marlene Kuntz.
In “Oltre le stelle” 26: Go-Betweens, Massive Attack, Lou Reed, Cat Power, Stephen Malkmus.
In “Oltre le stelle” 27: Kills, Turin Brakes, White Stripes, Daniel Johnston, Wire.
In “Oltre le stelle” 28: Blur, Cody ChesnuTT, Warlocks, Arab Strap, Yeah Yeah Yeahs.
In “Oltre le stelle” 29: Marilyn Manson, Radiohead, Grandaddy, Mogwai, Eels.
In “Oltre le stelle” 30: Thrils, Mars Volta, Kings Of Leon, The Coral, Neil Young.
In “Oltre le stelle” 31: Warren Zevon, Josh Rouse, Kraftwerk, Muse, Joe Strummer.
In “Oltre le stelle” 32: A Perfect Circle, Robert Wyatt, Belle And Sebastian, Outkast, Frankie HI-NRG MC.
In “Oltre le stelle” 33: Twilight Singers, Ryan Adams, Oi Va Voi, Damien Rice, Isobel Campbell.
In “Oltre le stelle” 34: Air, Sophia, Al Green, Verdena, Auf Der Maur.
In “Oltre le stelle” 35: Lambchop, Franz Ferdinand, Joss Stone, The Veils, Sondre Lerche.

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Ma come andò? (3)

Da ormai un po’ di tempo rilevo un accresciuto interesse per le vicende del giornalismo musicale italiano. C’è chi scrive libri sull’argomento, chi pubblica articoli e interviste di approfondimento, chi rivolge direttamente ai protagonisti la fatidica domanda “ma come andò con…” (e a me, che in oltre quarant’anni di professione mi sono trovato in mezzo a molte storie in effetti interessanti, capita spessissimo). Allora, prima che la memoria cominci a perdere colpi e prima che un qualche tipo di flagello possa distruggere il mio prezioso archivio, ho pensato di fissare i miei ricordi (con relativi documenti probanti, se ci sono) in una serie di pezzi che interesseranno magari una platea ristretta ma che saranno utili da inoltrare ogni volta che qualcuno mi chiederà per l’ennesima volta di eventi che ho vissuto in prima persona; e che senza dubbio saranno apprezzati da ogni eventuale cultore/studioso che volesse approfondire la materia.

Il post-Mucchio e la nascita di Velvet
Nel gennaio del 1988, quando ero ormai fuori dal Mucchio, uscirono i miei primi articoli su “Rockerilla”. L’accordo con Claudio Sorge e Beppe Badino, definito a Genova con una stretta di mano (tra galantuomini non occorre altro), era perfetto: avevo la qualifica di redattore e in ogni numero mi venivano garantiti spazi che mi impegnavo a riempire con articoli, interviste e recensioni di loro e mio gradimento. A breve, mentre proseguivo a scrivere per “AudioReview”, venni contattato dal settimanale “Ciao 2001” e cominciai a pubblicare qualcosa anche con loro (in totale una decina di articoli; finì dopo tre mesi, ma ho dimenticato perché), il tutto continuando a pianificare uscite discografiche per la mia etichetta High Rise. L’idea di fondare una nuova rivista non mi sfiorava neppure e non rimpiangevo il Mucchio, su cui ero comunque informatissimo perché l’amicizia con più componenti dello staff non era ovviamente scomparsa con la mia fuoriuscita. Sapevo quindi del generale malcontento per la gestione disordinata, superficiale e umorale di Stèfani, sentimento provato anche dal ragazzo – non è un termine denigratorio: eravamo tutti giovani – che era stato ingaggiato per sostituirmi come coordinatore redazionale, il rigoroso e professionalissimo Ermanno Labianca (allora lo conoscevo appena; presto sarebbe diventato uno dei miei più cari amici, cosa che è tuttora). Sfogliando i numeri del Mucchio dal gennaio al settembre del 1988 mi vengono in mente tanti simpatici aneddoti; li tengo in serbo per un’altra occasione raccontandone uno solo, relativo al n.123 (aprile). Pierluigi Bella aveva consegnato una retrospettiva sui Minutemen, terzetto “punk” sui generis il cui nome era ispirato a una milizia civile della Guerra di Indipendenza americana (si chiamava così perché i suoi effettivi erano pronti all’azione in un minuto). Non avendo evidentemente trovato foto di qualità (all’epoca, per le band underground, non era sempre facile), il Megadirettore Galattico pensò di usare un’illustrazione raffigurante un omino che aveva un orologio al posto della testa, con due palazzi speculari anch’essi muniti di orologio ai lati del titolo. Chiusa la parentesi comica.
Verso il 20 di aprile, a una decina di giorni dalla partenza per il mio primo viaggio negli Stati Uniti, ricevetti una telefonata da Eddy Cilìa; voleva incontrarmi al più presto, a Roma, assieme a Maurizio Bianchini, per parlarmi di “una cosa molto importante”. Non posso ricordare i dettagli, ma il succo della chiacchierata fu questo: “al Mucchio va tutto a cazzo di cane, ne abbiamo le palle piene, vorremmo creare una nuova rivista e tu sei l’unico con ‘know how’, contatti e tigna di cui ci fidiamo al 100%. Che ne dici di costituire assieme una società editrice e provarci?”. L’idea mi parve folle e splendida, ma gli ostacoli erano molti: il mio “know how” sulle faccende burocratiche, legali e amministrative non era all’altezza di quello sulle questioni tecniche legate alla “semplice” organizzazione di un giornale, e poi… come fare con i soldi? Inoltre, chi altro coinvolgere, come chiamare la testata, che linea adottare? Nelle settimane successive al mio rientro dagli USA, mentre mi dividevo tra le collaborazioni giornalistiche e curavo preproduzione e produzione del primo LP dei Fasten Belt, gli interrogativi trovarono risposta. Si stabilì di metter su una SRL della quale Maurizio e io avremmo avuto ognuno il 40% delle quote ed Eddy il 20%; si decise che il capitale sociale sarebbe stato di cento milioni di lire, il minimo indispensabile per avviare “la macchina” sperando di ottenere risultati almeno accettabili; si chiarì che, al di là di quello che sarebbe stato scritto sul tamburino, tutti e tre avremmo avuto voce in capitolo nelle scelte editoriali, che gli impicci pratici (amministrazione, relazioni con fotocomposizione, tipografia, distributore e inserzionisti…) sarebbero stati di mia competenza e che avremmo cercato di “portar via” al Mucchio solo i collaboratori con i quali noi tre avevamo rapporti stretti e che magari erano arrivati alla rivista per nostro tramite. Massimo Cotto, Ermanno Labianca, Marco De Dominicis, Davide Sapienza, Paolo Ferrari, Peter Sarram, Maurizio Favot, Riccardo Bonanni, Roberto Fratini, Pierluigi Bella, Maurizio Lucenti, Vittorio Amodio e Thomas Lasarzik risposero senza esitazioni di sì; Elliott Murphy accettò a patto di non dover lasciare il Mucchio, e visto di chi si trattava ingoiammo il rospo; Mauro Zambellini, l’unico “uomo di Stèfani” che credevo di poter convincere, declinò alla fine non senza titubanze l’offerta, promettendo però piena riservatezza. Non contattammo, invece, Antonio Tettamanti, Stefano Ronzani e Gianni Canova, che avremmo voluto con noi ma che erano troppo “vicini” al Direttore, e per completare l’organico ci guardammo attorno, trovando altre validissime firme in Piero A. Corsini, Valerio Corzani, Marina Petrillo e Paolo Arduini. Alla mia onestà intellettuale tengo assai e devo quindi spiegare la questione della riservatezza, con la premessa di non essermi sentito proprio pulitissimo perché, ecco, ciò che si stava orchestrando non era granché leale, per usare un gentile eufemismo. Tutti eravamo però convinti che le fortune del Mucchio derivassero dalla nostra competenza, dalle nostre intuizioni e dalla nostra genuina passione e non da chi, mettendosi in tasca parecchi soldi, si faceva fondamentalmente i fatti suoi, salvo intervenire occasionalmente a gamba tesa per ricordare di essere il padrone. Si fosse trattato di interventi “illuminati” pazienza, ma purtroppo le cose non stavano esattamente così. Si può non credere a me, ma come non fidarsi delle parole dello stesso Stèfani, pubblicate a pag.68 della sua autobiografia autoprodotta “Wild Thing” (che, no, non significa “Pensare selvaggio”), a proposito del suo approccio?
Il padrone è il padrone, e nulla da obiettare sul fatto che sia lui a dettar legge. Se però il padrone dà l’ok a portare avanti una proposta e la proposta è realizzata coinvolgendo terzi con i quali ci si è impegnati, il padrone non dovrebbe rimangiarsi tutto l’intero progetto perché ha cambiato idea in base a come si è alzato la mattina, o perché in realtà la proposta non gli è mai piaciuta ma non ha avuto il coraggio di bocciarla subito per non dover discutere. C’è insomma una differenza tra esercitare il proprio diritto decisionale e il “giocare” non rispettando la professionalità e il lavoro dei propri collaboratori/subalterni, specie non possedendo gli strumenti necessari per valutazioni sensate. E allora nessuno stupore se, a un certo punto, i collaboratori di cui sopra preferiscono andarsene per la propria strada, magari portandosi via quanto più possibile di quello che avevano dato alla causa. Il ragionamento di Maurizio, Eddy e mio, oltre che degli altri “ex” fu, in sostanza, “riprendiamoci il nostro”, con tutti i rischi che ciò comportava; essendomene andato già da mesi, io ero in una posizione differente, ma che una quindicina di persone abbiano voluto abbandonare le loro certezze per un salto nel buio che per di più comportava un ridimensionamento economico… beh, mi sembra un inequivocabile segnale di quanto la misura fosse colma. Da quei giorni sono trascorsi più di trent’anni, e in questo lungo arco di tempo mi è capitato spesso di chiedermi, cambiando più volte opinione al proposito, quanto fossi stato “stronzo”. Al momento direi “abbastanza”, ma non sempre “giusto” e “corretto” coincidono e dunque dico che, sì, lo rifarei; quello che forse non rifarei, o magari sì (non lo so, mentre ci ripenso mi scopro a sorridere), è invitare i transfughi a spedire le proprie dimissioni tramite corriere a spese del destinatario, al posto degli articoli che avevano concordato per il numero post-estivo; l’intento era ritardarne l’uscita, in modo che chiunque fosse passato in edicola nella prima settimana di ottobre avrebbe trovato la nostra rivista e non il Mucchio. Andò in effetti così, ma il destino ci avrebbe poi presentato il conto.
Successero però varie altre cose, in quel periodo. A giugno, quando l’appuntamento dal notaio per costituire la società era imminente, Bianchini ci rivelò di non avere più i soldi della sua quota; Eddy e io eravamo annichiliti, ma fortuna volle che uno dei collaboratori diede la sua disponibilità a un prestito (spero restituito: non ne ho saputo più nulla) e tutto si sistemò come da programma. La SRL fu chiamata Essediemme e fu un grave errore, perché nominandola per questioni burocratiche dovevo sempre precisare che non era una sigla e che si scriveva proprio “Essediemme”, ma inevitabilmente si creavano equivoci. Cosa significava? Beh, “Scappati Dal Mucchio”, ma quando ci fu fatto notare che poteva essere anche interpretato come un acronimo per “Stèfani Deve Morire” non frenammo la diffusione della voce perché ci sembrava divertente; nessuno di noi desiderava effettive dipartite e il termine “morire” andava inteso in senso figurato, nella sua accezione ben più blanda di “soffrire”, “patire”, “sucare”. La rivista, su proposta di Eddy, venne invece battezzata “Velvet” (con sottotitolo “Percorsi di altro rock, cinema e culura”): facile da ricordare, corto per favorire l’ideazione di una testata visivamente efficace, in qualche modo evocativo di uno dei più grandi gruppi rock della storia. Scoprimmo in seguito, grazie alle risatine di qualche intervistato, che negli Stati Uniti esisteva un giornale porno con lo stesso nome (il che, con il precedente del Mucchio Selvaggio, era piuttosto bizzaro); per la cronaca, anni più tardi si sarebbero chiamati “Velvet” una band pop-rock romana e un supplemento mensile di “Repubblica” dedicato alla moda. Ad agosto, dopo un “mordi e fuggi” a Brindisi per la pre-produzione del mini-LP dei Blackboard Jungle, dovetti quindi comunicare a Sorge e Badino quel che stava per accadere, che naturalmente era incompatibile con la mia permanenza a “Rockerilla”; non se la presero e, sebbene non fossero felici della nascita di un nuovo concorrente, apprezzarono il preavviso e rimanemmo in ottimi rapporti.
A quel punto, si doveva partire sul serio. Affittai un microufficio che in pratica non usammo mai e che lasciammo già a fine 1989. Presi accordi con la Photosistem, eccellente laboratorio di fotocomposizione in cui lavorava con un ruolo “di peso” un professionista che avevo conosciuto all’epoca del Mucchio, e il titolare mi mise in contatto con la tipografia Grafiche PFG di Ariccia per la stampa. Infine, per quanto concerne la distribuzione, mi affidai alla Parrini & C., che oltre a essere un’azienda di grandi dimensioni aveva sede a Roma; a loro era già legato il Mucchio e questo mi seccava un bel po’, ma le potenziali alternative non mi convincevano e dunque firmai un contratto che, come tutti quelli offerti alle piccole case editrici, non era vantaggiosissimo, ma pazienza. Come abbia trovato il coraggio di lanciarmi in un simile casino, a ventotto anni e quasi privo di esperienze imprenditoriali dirette, rimane un beato mistero, specie considerando come il mio aspetto molto giovanile – chiunque mi riteneva ventenne o giù di lì – portava di primo acchito gli interlocutori a trattarmi con sospetto e/o paternalismo. L’altro mistero è come abbia fatto a occuparmi di tutto ciò mentre si impostavano l’apparato grafico e il timone del n.1 e mentre mi organizzavo per “Stereodrome”, la trasmissione di Radiorai che da ottobre a febbraio avrei condotto per cinque sere alla settimana. La superattività e gli impegni frenetici finirono di logorare la quinquennale relazione con la mia prima compagna importante, con conseguente, doloroso addio. Nell’ottobre del 1988 ero insomma, oltre che single, conduttore – assieme a Luisa Mann, cara e bravissima amica che purtroppo se n’è andata troppo presto – di un ascoltatissimo programma radio della RAI, responsabile di un’etichetta discografica indipendente, collaboratore di “AudioReview” ed editore/condirettore di un neonato mensile. Avendo gà scritto quasi dodicimila battute, devo però per forza rimandare alla prossima puntata i dettagli sulla vita e la morte quest’ultimo.

(1) 1980: Shock!, la rivista mancata.
(2) 1987: le (prime) dimissioni dal Mucchio.

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Nemico del prog?

Da anni e anni, solo in minima parte fondatamente, molti appassionati di progressive mi considerano un nemico. Tra questi non va annoverato il super-esperto Guido Bellachioma, direttore del bimestrale Prog Italia, che ha deciso di lanciare una serie di interviste parecchio approfondite ai presunti denigratori della materia, inaugurandola proprio con me. Non posso che ringraziarlo per avermi dato l’opportunità di spiegare nel dettaglio la mia “visione” attraverso una serie di domande azzeccate.
Per chi fosse interessato, le sei pagine di chiacchierata si possono leggere nel n.31 di “Prog Italia”, appena uscito in tutte le edicole.

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Speciale Psichedelia


È in edicola un albo speciale dedicato alla Psichedelia, ovviamente ricchissimo di contenuti e immagini (maggiori dettagli qui). Il materiale è stato scritto appositamente da parte dello staff di Classic Rock e da alcuni ospiti. Vi ho contribuito con ventitré schede dei 100 album fondamentali del genere e con un articolo di dieci pagine (sempre a schede) dedicato a 30 album fortemente consigliati di psichedelia post-1980.

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Oltre le stelle (35)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.
LAMBCHOP
Awcmon/Noyoucmon
* * *
Un amico in vena di facezie, al rientro da una data dell’ultimo tour dei Lambchop, ha commentato: “bello, ma per arrivare alla perfezione mi sarei dovuto portar dietro una brandina”. La cosa non mi stupisce, visto come questo doppio album della band eserciti su di me un effetto piacevolmente soporifero: dopo tre/quattro pezzi mi trovo tra le braccia di Morfeo, a meno che non decida di contrastare il torpore con un’overdose di caffé. A parte ciò, Awcmon/Noyoucmon è ineccepibile tanto sul piano estetico quanto per le suggestioni che sa evocare, con le sue assortite morbidezze roots e una voce che almeno a tratti – specie quando i toni dei brani tendono al folk-pop – mi ricorda tantissimo quella di Cat Stevens; se quel che si cerca è un suono d’atmosfera, ma ricco di affascinanti dettagli tutti da scoprire, la soddisfazione è assicurata. Ma il caffé, comunque, è sempre bene tenerlo a portata di mano.
(da Il Mucchio Selvaggio n.585 del 29 giugno 2004)

FRANZ FERDINAND
Franz Ferdinand
* * * *
Ho tanti difetti, ma senza dubbio non subisco il fascino dell’hype; anzi, sono quasi sempre irritato da ciò di cui si parla molto. Così, prima di ascoltare i Franz Ferdinand, ero certo che fossero un gruppetto da poco con un nome idiota che i soliti critici cool e trendy avevano non si sa bene perché messo sugli scudi, imitati poi dalla solita critica di serie B, quella pecorona e beota. Beh, può anche darsi che l’impressione “al buio” corrisponda a verità, ma non importa: trovo quest’album uno dei più godibili, freschi (al di là dei mille riferimenti che per forza di cose vi affiorano) e divertenti che abbia ascoltato da molti mesi a questa parte. Mi fa star bene, con i suoi ritmi scoppiettanti e le sue melodie un po’ bizzarre, e questo non succede spesso; non lo metterei mai tra i dischi fondamentali per il rock presente e futuro, questo no, ma tra i miei “top 15” del 2004 ha ottime possibilità di esserci.
(da Il Mucchio Selvaggio n.586 del 6 luglio 2004)

JOSS STONE
Mind Body & Soul
* *
Sulla voce nulla da dire: magari un pochino sottile, cosa del resto più che comprensibile, ma bella, forte e duttile a livelli davvero notevoli. E nulla da dire anche sull’album, molto ben strutturato – nella scelta dei brani, nella produzione raffinata ma non stucchevole, persino nella copertina – oltre che intriso di genuina passione. Però, lo ammetto, c’è qualcosa che mi puzza: certo non – ci mancherebbe soltanto il razzismo al contrario! – che la Stone, bianchissima, si dedichi a una musica “da neri”, ma l’istinto mi spinge a una pur moderata diffidenza. Non so, proprio non lo so, perché questo disco non mi esalta come, al contrario, esalta chi il soul lo frequenta molto più di me: sarà un mio limite, suppongo, di sintonia con il genere o di fiducia nel music business, ma le mie stelle rimangono due; chissà se un domani aumenteranno.
(da Il Mucchio Selvaggio n.587 del 13 luglio 2004)

THE VEILS
The Runaway Found
* * *
Colpa dei troppi discacci che si devono frequentare: quando ne capita uno palesemente al di sopra della tristissima media, il cervello innalza “in automatico” il livello di apprezzamento, e servono poi attenti riascolti per comprendere se il giudizio iniziale fosse fondato oppure no. Con The Runaway Found ho deciso di mantenere le tre stelle allora assegnategli, anche se il CD, prima, mi era sembrato migliore; pur attingendo in modo sfacciato ispirazioni a destra e a manca (a proposito, chi ha notato come il suo approccio canoro ricalchi spesso quello di Ian McCulloch degli Echo & The Bunnymen?), Andrews jr. è infatti un songwriter ispirato, e questo non è poco. Dubito che i Veils, eventuali riscontri di pubblico a parte, diventeranno mai un cardine del rock contemporaneo, ma è innegabile che questo loro esordio sia piacevole e ben realizzato; e che, nell’attuale mediocrità, si erga dalla cintola in su.
(da Il Mucchio Selvaggio n.588 del 20 luglio 2004)

SONDRE LERCHE
Two Way Monologue
* * *
D’accordo che in questa mia strana professione le sorprese sono all’ordine del giorno, ma devo dire che mai avrei immaginato che tra i miei beniamini della primavera/estate 2004 ci sarebbe stato un norvegese di vent’anni, per di più dedito a un pop-rock che – per quanto brillante sul piano della scrittura e delle interpretazioni – piace alle masse e non solo ai cultori delle “alternative”. Eppure, è proprio così: il secondo album di Sondre Lerche è un miracolo di genuina ispirazione, freschezza e buon gusto, e non importa se la classicità delle sue canzoni, o magari il suo successo, dovrebbe farmelo snobbare. Di certo c’è che se, tutta la musica “leggera” fosse di questo livello, le classifiche non sarebbero quella discarica che invece, purtroppo, sono.
(da Il Mucchio Selvaggio n.589 del 27 luglio 2004)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.
In “Oltre le stelle” 21: Red Hot Chili Peppers, Primal Scream, Flaming Lips, Coldplay, Queens Of The Stone Age.
In “Oltre le stelle” 22: Interpol, Underworld, Peter Gabriel, Beck, Black Heart Procession.
In “Oltre le stelle” 23: Steve Von Till, Sigur Ros, The Libertines, Badly Drawn Boy, Pearl Jam.
In “Oltre le stelle” 24: Johnny Cash, Suicide, Beth Gibbons & Rustin Man, Audioslave, The Roots.
In “Oltre le stelle” 25: Nick Cave, Jimi Tenor, Calexico, Zwan, Marlene Kuntz.
In “Oltre le stelle” 26: Go-Betweens, Massive Attack, Lou Reed, Cat Power, Stephen Malkmus.
In “Oltre le stelle” 27: Kills, Turin Brakes, White Stripes, Daniel Johnston, Wire.
In “Oltre le stelle” 28: Blur, Cody ChesnuTT, Warlocks, Arab Strap, Yeah Yeah Yeahs.
In “Oltre le stelle” 29: Marilyn Manson, Radiohead, Grandaddy, Mogwai, Eels.
In “Oltre le stelle” 30: Thrils, Mars Volta, Kings Of Leon, The Coral, Neil Young.
In “Oltre le stelle” 31: Warren Zevon, Josh Rouse, Kraftwerk, Muse, Joe Strummer.
In “Oltre le stelle” 32: A Perfect Circle, Robert Wyatt, Belle And Sebastian, Outkast, Frankie HI-NRG MC.
In “Oltre le stelle” 33: Twilight Singers, Ryan Adams, Oi Va Voi, Damien Rice, Isobel Campbell.
In “Oltre le stelle” 34: Air, Sophia, Al Green, Verdena, Auf Der Maur.

Categorie: Oltre le stelle | 2 commenti

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