Classic Rock n.76


È in edicola il nuovo “Classic Rock”. Oltre che con le recensioni del nuovo Steve Gunn e delle ristampe dei Green River, ho contribuito con un lungo articolo sul Paisley Underground (la fase iniziale, con ampie schede su dieci dischi fondamentali), corredato della recensione del recente auto-tributo “3×4” e di un’intervista a Sid Griffin dei Long Ryders, nella quale si parla soprattutto dell’eccellente album del ritorno, “Psychedelic Contry Soul”.

Annunci
Categorie: presentazioni | Tag: | Lascia un commento

Siberia, il libro

Quanti nel 2010 erano abbonati al Mucchio ricorderanno di sicuro i librini della collana “Rock italiano – I grandi album” che gli venivano inviati tre volte all’anno: erano storie dettagliate di dischi di grande valore raccontate attraverso interviste appositamente raccolte a coloro che vi furono coinvolti, con l’autore nel ruolo di “voce fuori campo” che spiegava, contestualizzava, integrava con dati e aneddoti. La veste tipografica era un po’ cheap, ma a caval donato non si guarda in bocca, giusto?
Il quarto volumetto della serie, mai venduto nelle librerie e da un pezzo esaurito, era mio e si concentrava sul primo album dei Diaframma, “Siberia”, uno dei capolavori del rock italiano di ogni epoca e un disco al quale il tempo non ha sottratto fascino e “centralità”. Ora, la Hellnation Books in associazione con la Red Star Press ha voluto pubblicarne una versione aggiornata, integrata con ulteriori interviste e con un capitolo inedito sul “Reloaded”, nonché arricchita di materiale fotografico, il tutto in un lussuosa edizione formato 45 giri con copertina cartonata e carta di pregio. Ne vado naturalmente assai fiero e sarà per me un enorme piacere presentarlo al pubblico assieme a Federico Fiumani (il 17 marzo saremo a Milano al Book Pride e il 19 a Firenze al Libraccio, ma ce ne saranno di sicuro altre). Chi volesse acquistarlo può farlo presso il sito della Red Star (basta cliccare qui), oppure – dai prossimi giorni – nelle migliori librerie.
“Siberia” è dedicato all’amico che produsse il 33 giri nel 1984, Ernesto De Pascale, purtroppo scomparso nel 2011. Le sue parole, risalenti al 2010, sono però nel libro, assieme a quelle di Federico Fiumani, Gianni Cicchi, Miro Sassolini, Leandro Cicchi, Sergio Salaorni, Alberto Pirelli, Giampiero Barlotti, Bruno Casini, Nicola Vannini, Maurizio Guarducci, Edoardo Daidone, Luca Cantasano, Lorenzo Moretto, Gianni Maroccolo, Manuele Fior, Cristiano Godano, Madaski, The Niro ed Elena Stancanelli, che ringrazio nuovamente per i preziosi contributi.

 

 

Categorie: presentazioni | Tag: | 3 commenti

1981: la mia playlist

Quando all’inizio del 1982, per il n.50 del Mucchio, fu il momento di preparare la mia playlist dell’anno precedente, la quantità folle di album straordinari uscita nei dodici mesi precedenti mi costrinse a compiere scelte che oggi mi paiono discutibili. Compilai infatti un elenco di sessanta titoli comprendente solo dischi di rock “nuovo”, che divisi in due parti di trenta LP ognuna, la prima di irrinunciabili e la seconda di caldissimamente consigliati; tanta roba, ma era normale che volessi fornire il maggior numero possibile di consigli per gli acquisti e allo stesso tempo non essere obbligato a una selezione troppo dolorosa. In questa sede ho recuperato solo gli irrinunciabili (secondo me, ovvio), ma riducendoli a ventotto per coerenza con le altre liste: i due mancanti, Still dei Joy Division e Les hommes morts sont dangereux dei Metal Urbain, non sono infatti dischi “veri”, bensì raccolte assemblate con materiali d’archivio.
Adolescents – Adolescents
Alley Cats – Nightmare City
Black Flag – Damaged
Clock DVA – Thirst
Cure – Faith
Devo – New Traditionalists
D.O.A. – Hardcore ‘81
Echo & The Bunnymen – Heaven Up Here
Flesh Eaters – A Minute To Pray, A Second To Die
Fleshtones – Roman Gods
Flying Lizards – Fourth Wall
John Foxx – The Garden
Gun Club – Fire Of Love
Human Switchboard – Who’s Landing In My Hangar?
New Order – Movement
Public Image Ltd – The Flowers Of Romance
Red Rockers – Condition Red
Rip, Rig & Panic – God
Siouxsie & The Banshees – Ju-Ju
Stranglers – The Gospel According To The Meninblack
Stranglers – La folie
T.S.O.L. – Dance With Me
Tuxedomoon – Desire
Wah! – Nah-Poo – The Art Of Bluff
Wall Of Voodoo – Dark Continent
X – Wild Gift
VV.AA. – Hell Comes To Your House
VV.AA. – Rodney On The ROQ Vol.2

Le altre playlist annuali presenti ne “L’ultima Thule”:
19791980 – 19821983198419851986 – 1987198819891990 – 199119921995 – 1996 – 1997199819992000 – 20012002200320042006 – 2007 – 200820132014201520162017

Categorie: playlist | 3 commenti

Oltre le stelle (4)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.

U2
All That You Can’t Leave Behind
*
Per quanto mi riguarda, la valutazione in termini di “stelle” e “palle” dipende da vari elementi non sempre combinati nelle medesime proporzioni: l’obiettività del critico, la soggettività dell’appassionato, il valore di un determinato album nel contesto della discografia del gruppo (o del solista) che ne è titolare e anche – perchè no? – le aspettative in esso originariamente riposte. Chiunque non sia accecato dal fanatismo per Bono e compagni non potrà dunque negare che questo All That You Can’t Leave Behind, annunciato come il disco del “ritorno al rock” della band irlandese, sia una cocente delusione. Certo, è formalmente impeccabile. Certo, è più “classicamente” U2 di tutti i titoli degli anni ‘90. Certo, contiene due/tre canzoni di buon livello… però, dico, vi ricordate di War? di The Joshua Tree? di Rattle And Hum? Se quegli U2 li avete vissuti con il cuore, questi loro surrogati riusciranno solo ad irritarvi. Se invece, fortunati voi, siete giovani, guardatevi attorno: in giro troverete centinaia di album più freschi e vitali questo omaggio autoindulgente e un po’ patetico a giorni che non torneranno.
(da Il Mucchio Selvaggio n.424 del 9 gennaio 2001)

MARLENE KUNTZ
Che cosa vedi
* * *
Giorni fa la mia figliola quattordicenne, i cui gusti sono pesantemente influenzati dalla programmazione di MTV, mi ha chiesto “hai l’ultima dei Marlene Kuntz, quella con Skin?”. Dubito che ciò – io le ho dato l’album, ma lei ascolta solo La canzone che scrivo per te – peserà almeno a breve termine sulla sua crescita musicale, visto che per la sua concezione del mondo tra Gigi D’Alessio e Cristiano Godano non ci sono sostanziali differenze, ma l’evento mi ha parecchio colpito: possibile, mi sono domandato, che l’amore per il quartetto di Cuneo mi avesse rincoglionito al punto di non farmi accorgere del loro sputtanamento? Così, con una certa apprensione, ho riaffidato al lettore Che cosa vedi, e ho tirato un sospiro di sollievo: è un disco bellissimo, marleniano al 100% anche se nel complesso meno urticante rispetto ai predecessori. Poi, zitto zitto, l’ho rimesso tra i CD della giovane teledipendente, assieme a Backstreet Boys, Eminem e Anastacia: non si sa mai, il Divino Cristiano potrebbe fare il miracolo e io potrei prima o poi trovarmi con Alessia sotto un palco a urlare assieme Festa mesta o Retrattile. Come sarebbe bello…
(da Il Mucchio Selvaggio n.425 del 16 gennaio 2001)

AMEN
We Have Come For Your Parents
* * * *
Non mi piace, il concetto di “disco dell’anno”: trovo infatti restrittivo che dodici mesi di ascolti e passioni, oltretutto molto diversificati sul piano stilistico, siano rappresentati da un unico album quando era già stato un bel problema selezionarne cinque da collocare a pari merito in cima alla mia personale classifica di gradimento. Alla fine, messo alle strette, tra le prove discografiche di Amen, Blonde Redhead, Deftones, PJ Harvey e Songs: Ohia ho scelto We Have Come For Your Parents: perchè, a dispetto dell’età non più verde, la ferocia e la trasgressione continuano ad esercitare su di me un profondo fascino, ma anche e soprattutto perchè gli Amen hanno saputo elaborare uno dei più straordinari esempi di punk-metal-dark di sempre. Qualcosa come i Dead Kennedys che sposano i Rage Against The Machine con Germs e Christian Death (ovviamente i primi) a benedire l’unione e un inquietante senso di minaccia ad aleggiare sulla cerimonia. Peccato solo che, dopo una seconda prova così grande, sarà molto difficile che il quintetto californiano potrà mai fare di meglio.
(da Il Mucchio Selvaggio n.426 del 30 gennaio 2001)

PJ HARVEY
Stories From The City, Stories From The Sea
* * * *
Quanti appartengono alla schiera purtroppo vasta che raccoglie bastian contrari per partito preso e “alternativi” più o meno snob, difficilmente potranno apprezzare Stories From The City, Stories From The Sea: troppo diretto, troppo melodico, troppo accessibile – OK, diciamo la parolaccia: pop – e almeno a tratti un po’ troppo devoto al modello Patti Smith. In ogni caso, queste canzoni dell’amata Polly Jean continuano da circa tre mesi ad allietare le mie giornate con la loro freschezza, la loro forza espressiva, il loro equilibrio e il loro fascino: e poiché non mi accade spesso, in questi tempi di forzate “sveltine”, di affezionarmi in questo modo a un album, non posso che ribadire quanto all’epoca affermato in sede di recensione. Ricordandovi comunque che le quattro stelline stanno a significare l’adoro (giudizio soggettivo) e non capolavoro (giudizio con pretese di oggettività).
(da Il Mucchio Selvaggio n.428 del 6 febbraio 2001)

GENTLE WAVES
Swansong For You
* * * *
Poteva anche essere un’infatuazione passaggera, quella per i Gentle Waves, destinata a dissolversi nell’arco di qualche settimana di pur travolgente passione. Invece, Swansong For You ha conservato senza difficoltà il suo posto d’onore accanto allo stereo, pronto a regalarmi suggestioni delicate e rilassanti – eppure così incredibilmente intense – ogni volta che lo stress, la stanchezza o il semplice rodimento cercano di attentare alla mia tranquillità psicologica. Sempre bellissimo, questo dischetto di Isobel Campbell (& friends), con le sue filastrocche a sfondo folk crepuscolari eppure paradisiache; forse, addirittura più godibile di parecchie opere della band-madre Belle And Sebastian. Prima lo amavo, adesso non riesco quasi a viverne senza. E quando arriva il ritornello di Falling From Grace a sussurrare “I’m always looking for the sun to shine”, è proprio difficile che gli occhi non mi si inumidiscano.
(da Il Mucchio Selvaggio n.429 del 13 febbraio 2001)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle 3“: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.

Categorie: Oltre le stelle | 1 commento

AudioReview n.406

È già da qualche giorno nelle edicole il numero di febbraio di AudioReview, del quale potete leggere qui il sommario completo. Oltre alla cura dell’ampia sezione musica (classica, jazz, rock-pop), ho contribuito con la trentaduesima puntata della rubrica “Le canzoni raccontate” (dedicata a “Woodstock” di Joni Mitchell) con un’intervista a Federico Zampaglione/Tiromancino e con le recensioni dei nuovi album di Roberto Vecchioni, Cass McCombs, Joe Jackson e BandaJorona, nonché della ristampa estesa di “Viaggio senza vento” dei Timoria.

Categorie: presentazioni | Tag: | Lascia un commento

Oltre le stelle (3)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.

BLACK HEART PROCESSION
Three
* * *
Arrivati al terzo album, i Black Heart Procession non possono essere più considerati una sorpresa, e forse è proprio per questo che il loro ultimo capitolo discografico – peraltro, come sempre, di austera e inquietante bellezza – non è riuscito a strapparmi la quarta stella. La voce ombrosa e visionaria dell’ensemble di San Diego rimane comunque una delle più originali e autorevoli oggi in circolazione, perfetta per intonare la poetica del disagio di un’America legata a filo doppio con la tradizione ma anche “traviata” da suggestioni di sapore gothic: non conta poi tanto, a ben vedere, che la formula sia ormai relativamente prevedibile e che in scaletta manchi una canzone incredibile come la Blue Tears del precedente lavoro.
(da Il Mucchio Selvaggio n.419 del 21 novembre 2000)

RADIOHEAD
Kid A
*
Poichè quando si parla di band molto amate è facilissimo essere fraintesi, cercherò di essere il più chiaro possibile: anche se non sono mai stati tra i miei gruppi preferiti, stimo e rispetto i Radiohead, e ne ho apprezzato il coraggioso rifiuto delle logiche “usa e getta” su cui quasi tutto il mercato discografico ufficiale poggia le sue fondamenta. Quindi, sono lieto che Kid A abbia raccolto enormi consensi commerciali, sebbene – attenzione: è un parere da appassionato e non da critico musicale – lo trovi tronfio e stucchevole oltre i limiti del buon gusto. Padroni di scandalizzarvi per la provocazione, ma oggi come oggi Thom Yorke e soci mi sembrano l’equivalente moderno dei Pink Floyd: purtroppo, però, non gli illuminati maestri di alchimie sonore dei primi album ma gli insopportabili monumenti all’autoindulgenza dell’era post-The Wall.
(da Il Mucchio Selvaggio n.420 del 28 novembre 2000)

MOJAVE 3
Excuses For Travellers
* *
Mi piacciono, i Mojave 3: sono indubbiamente ispirati e vantano un certo “mestiere”, grazie ai quali riescono ad elaborare un suono senz’altro efficace nel suo equilibrio di pop malinconico e fragranze folk per lo più filo-americane. Non mi coinvolgono però più di tanto, forse perchè a tratti mi sembrano un po’ scolastici, o forse perchè le loro avvolgenti morbidezze sono fin troppo levigate, o forse perchè i toni melliflui del canto diventano alla lunga pesanti. Un pezzo va benissimo e due o tre di fila si reggono, ma aumentando la dose Excuses For Travellers comincia a farmi l’effetto di una ninna-nanna: una cosa che non mi accade, ad esempio, con i Belle And Sebastian, che da Neil Halstead e compagni – almeno “concettualmente” – non sono poi così dissimili.
(da Il Mucchio Selvaggio n.421 del 5 dicembre 2000)

RANCID
Rancid
* *
“Bischero di un Guglielmi”, potreste dire, “a quella recensione da paura sul numero 408 corrispondono solo due stelline?” Ebbene, sì. Perchè una cosa è apprezzare le doti compositivo-interpretative, l’energia e la coerenza di una band e un’altra è ammettere che le sue canzoni suonino al 100% già sentite. Non è semplice spiegarlo, ma pur rispettando i Rancid e pur “allietando” frequentemente il mio condominio con i loro assalti sonori, non posso adorarli: ascolto punk e hardcore da troppi anni, e tutto ciò che fanno mi appare maledettamente déjà vu. Però i loro brani veloci e feroci sono ispirati, trascinanti e formalmente ineccepibili… e a un giovane di quattordici, sedici o anche vent’anni, che quando impazzavano Dead Kennedys, Clash, Black Flag o G.B.H. non era nemmeno nei coglioni di suo padre, possono anche cambiare la vita. Per sempre, proprio come è accaduto a me con i loro modelli.
(da Il Mucchio Selvaggio n.422 del 12 dicembre 2000)

GO-BETWEENS
The Friends Of Rachel Worth
* * *
Che ci crediate o meno, sulle tre stelline non ha minimamente pesato la mia sconfinata passione per l’Australia: negli ‘80, alle delizie pop dei Go-Betweens preferivo le ruvidezze dei numerosi figli dei mitici Radio Birdman, o l’energia degli Hoodoo Gurus, o ancora le visioni lisergiche degli Stems o dei Lizard Train. Però, The Friends Of Rachel Worth è un disco splendido: elaborato e nel contempo semplice, lieve e nel contempo intensissimo, classico e nel contempo moderno. E tanto omogeneamente ispirato a livello compositivo che la scelta di un brano per il nostro CD per gli abbonati si è rivelato un’impresa. Alla fine, ho optato per la prima traccia, Magic In Here, che in Italiano suonerebbe come “la magia è qui dentro”: più che un titolo, un vero e proprio manifesto dei contenuti dell’intero album.
(da Il Mucchio Selvaggio n.423 del 19 dicembre 2000)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.

Categorie: Oltre le stelle | 2 commenti

Oltre le stelle (2)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.

GIOVANNI LINDO FERRETTI
Co.Dex
*
Lo ammetto: dopo i numerosi ascolti necessari per recensirlo, Co.dex è rimasto a prendere polvere sullo scaffale. L’ho recuperato (riesumato?) adesso, a sei mesi di distanza, e le mie opinioni sono immutate: il primo album solistico di Giovanni Lindo, uomo e musicista per il quale continuo comunque a nutrire stima, rispetto e simpatia, non mi convince, anche se in fondo a emergere dai solchi è il solito Ferretti, seppur con la sostanziale variante delle (in sè non meno prevedibili) sonorità elettroniche “alla Bernocchi”. Oggi, l’unica novità di rilievo è che, grazie all’intervista concessa al nostro giornale, ho appreso il motivo per il quale il cantante dei C.S.I. si è votato – spero non per sempre – alla musica sintetica. Chi non lo sa o non se lo ricorda, prenda il Mucchio n.399, legga la quarta risposta di pag.15 e… rida, rida fino alle lacrime.
(da Il Mucchio Selvaggio n.414 del 17 ottobre 2000)

COLDPLAY
Parachutes
* *
In circa venticinque anni di assidua e attenta frequentazione del mondo discografico internazionale, sotto i miei occhi sono passate decine e decine – forse centinaia – di band soprattutto britanniche che, grazie a esordi baciati da grandi fortune critiche e commerciali, vengono indicate come sicure protagoniste del rock del domani… e che invece, in brevissimo tempo, deludono le attese, rivelando la loro scarsa consistenza o scomparendo addirittura nel nulla. I Coldplay, ennesimi iscritti al club delle “next big thing”, sembrano avere le doti che servono per durare, ma con tutta la buona volontà non riesco proprio ad assegnare loro più di due stelle: si sforzano di sfuggire le banalità del pop di consumo, questo sì, e pur riferendosi in modo eccessivo ai Radiohead e (a tratti) Jeff Buckley vantano una discreta ispirazione, ma personalmente li trovo troppo leziosi e lamentosi. Parachutes è senza dubbio è un buon disco, ma temo che difficilmente proverò il desiderio di riascoltarlo.
(da Il Mucchio Selvaggio n.415 del del 24 ottobre 2000)

GIANT SAND
Chore Of Enchantment
* * *
Negli anni ‘80 ho amato moltissimo i primi Giant Sand, quelli di Valley Of Rain e Ballad Of A Thin White Man, per poi perderli gradualmente di vista – non disprezzandoli o ignorandoli, ma solo tenendoli garbatamente a distanza – a causa delle sopravvenute difficoltà di sintonia tra i miei umori e quelli di Howe Gelb. Chore Of Enchantment mi ha restituito una band diversissima da quella che ricordavo, molto meno fisica e molto più cerebrale, molto meno cruda e molto più aggraziata; è stato bello, come per certe fiamme di gioventù rincontrate per caso in età matura, trovarla irriconoscibile ma sempre splendida… e innamorarsene di nuovo, come se fosse la prima volta e senza porsi il problema di quanto accaduto nel frattempo.
(da Il Mucchio Selvaggio n.416 del 31 ottobre 2000)

BADLY DRAWN BOY
The Hour Of The Wilderbeast
* * *
Sì, lo so: per ben sei numeri, nella casella di incontro tra The Hour Of The Wilderbeast e il mio nome, le stelle sono state solo due, mentre adesso sono tre: “due” diceva infatti l’impressione iniziale, confermata solo per forza d’inerzia, e “tre” suggerisce invece il nuovo ascolto a qualche mese di distanza. È un dischetto adorabile, quello del “ragazzo mal disegnato”: pop ma non troppo, psichedelico ma non troppo, ruvido ma non troppo, malinconico ma non troppo, sperimentale ma non troppo. A voler essere pignoli (ma non troppo), penalizzato soltanto da qualche eccesso sintetico e da una certa tendenza al sovra-arrangiamento che forse sottrae all’insieme qualcosa in termini di calore e sentimento. Questione di gusti, in ogni caso… ma, cari abbonati, riuscirete mai a perdonarmi di non aver pensato di inserire un brano del calibro di Another Pearl (un titolo, un programma) in uno dei nostri/vostri ultimi CD?
(da Il Mucchio Selvaggio n.417 del 7 novembre 2000)

BLONDE REDHEAD
Melody Of Certain Damaged Lemons
* * * *
Andando a memoria e senza ovviamente contare eventuali capolavori che usciranno nelle prossime settimane, non ho dubbi: Melody Of Certain Damaged Lemons è il mio album “indie rock” preferito del 2000. Lo pensavo mentre lo recensivo nella scorsa primavera e ne sono ancor più convinto oggi, dopo che mesi di ascolti – per piacere personale e non per esigenze professionali – me lo hanno rivelato sempre più fascinoso e intrigante, facendomi aggiungere la fatidica quarta stella alle tre allineate mesi orsono. Non stanca mai, l’ultimo Blonde Redhead, grazie al suo equilibrato melange di passionalità, estro e buon gusto; impossibile non essere conquistati dal suo “pop” obliquo e visionario, tanto meravigliosamente artigianale nell’attitudine quanto perfetto nella confezione.
(da Il Mucchio Selvaggio n.418 del 14 novembre 2000)

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.

Categorie: Oltre le stelle | Lascia un commento

Oltre le stelle (1)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.

BELLE AND SEBASTIAN
Fold Your Hands, Child…
* * *
All’ultimo dei Belle And Sebastian ho dato tre stelle, l’unico voto che rende giustizia alla sua innegabile bellezza ma che tiene anche conto degli ulteriori margini di crescita del gruppo di Stuart Murdoch. Trovo che Fold Your Hands, Child, You Look Like A Peasant sia un lavoro affascinante, ricco di splendide canzoni folk-pop in apparenza semplici ma in realtà sofisticate (qualcuno potrebbe dire un po’ troppo, ma è questione di gusti) e per nulla banali: un equilibrio, quello tra immediatezza, sobrietà, intensità e ricerca, che non molti – almeno sull’intera distanza dell’album – possono vantarsi di aver raggiunto in modo così perfetto.
(da Il Mucchio Selvaggio n.409 del 12 settembre 2000)

SINÉAD O’CONNOR
Faith And Courage
*
In tutta franchezza, credo che uno dei pochi meriti dell’ultima Sinéad O’ Connor sia avere decisamente limitato la presenza sul mercato discografico. Lezioso e povero di spontaneità, Faith And Courage non aggiunge nulla di davvero interessante a un discorso artistico che ha già raggiunto il “top” nei primi lavori degli ‘80; certo, un paio di episodi si elevano dal piattume, ma non bastano a risollevare le quotazioni di un’artista che, non bastassero i suoi comportamenti isterici (folli?), continua oltretutto a essere antipaticissima.
(da Il Mucchio Selvaggio n.410 del 19 settembre 2000)

PEARL JAM
Binaural
* * *
Da qualche album a questa parte mi capita di sentire frasi tipo “i Pearl Jam hanno rotto le palle”: affermazioni che, per quanti vedono la musica solo in termini di novità (pur se spesso fittizia), non sono forse del tutto campate in aria, ma che sul piano generale si rivelano sterili e soprattutto ingiuste. È vero, Eddie Vedder e soci vantano un approccio classico al rock e qualche atteggiamento di sapore “paternalistico”, ma le loro doti di autori e interpreti e la loro coerenza concettuale non possono essere messe in dubbio. Forse non sarà il capolavoro della band, ma Binaural è ben scritto, ben suonato e figlio di urgenze espressive in apparenza autentiche: Pearl Jam al 100%, con poche aperture inedite rispetto al passato e determinato a non cavalcare mai le onde di chissà quale effimero trend. Solo rock, vero: potente, lirico, ossequioso delle radici e dotato di un respiro epico che fa tanto ‘70 e Led Zeppelin. E orgoglioso di esserlo.
(da Il Mucchio Selvaggio n.411 del 26 settembre 2000)

JAY-JAY JOHANSON
Poison
* *
Non mi fa impazzire, JayJay Johanson. Mi spiego meglio: lo trovo molto bravo in quel che fa, mi sembra più che degno di rispetto e stima e penso anche che porti avanti – nei limiti imposti dalle contingenze – un discorso “originale”. Però, in generale, non amo crogiolarmi nella depressione cosmica da lui evocata, e non mi vergogno di confessare che in condizioni normali parecchi suoi brani mi provocano, se non addirittura l’elefantiasi dello scroto, almeno una discreta orchite; credo sia un fatto di sensibilità, ma se proprio decido di volermi stordire di malinconia preferisco Nick Drake, o Tim Buckley, o al limite Belle And Sebastian. Non è il capolavoro di J.J., Poison: meglio Tattoo e meglio ancora Whiskey, nel complesso più estrosi. Ma è senza dubbio un buon disco, e Colder è una di quelle canzoni che, ascoltata in un momento particolare, possono anche cambiare la vita.
(da Il Mucchio Selvaggio n.412 del 3 ottobre 2000)

DEFTONES
White Pony
* * * *
Si assegnano di rado, le quattro stelle: il più delle volte quando il titolo preso in esame, oltre a suscitare l’incondizionata approvazione del votante sul piano sia “critico” che “emotivo”, offre anche qualcosa in più. Nel caso di White Pony, che solo un’incomprensione redazionale ci costrinse a recensire in appena un quarto di pagina, il quid extra è la facoltà di conquistare l’intero pubblico “rock” e non solo la pur ampia schiera degli aficionados del crossover: e questo, si badi bene, in virtù di una contaminazione a 360° che peraltro non rinnega quelle caratteristiche – potenza, spigolosità e asprezza al confine con la ferocia – che del crossover stesso sono quasi sempre le armi più efficaci. Certo, qualche “khomeinista” dell’assalto sonoro potrebbe parlare di ammorbidimento o addirittura di commercializzazione, ma non fa nulla: White Pony brucia ugualmente di passioni forti e, quando vuole, graffia e ferisce a sangue. Non ci si scandalizzi, però, di fronte all’affermazione che pezzi come Change (In The House Of Flies) sembrano evocare il lirismo epico dei vecchi U2, o che se Jeff Buckley si fosse dato al post-metal il risultato sarebbe stato sorprendentemente simile a Pink Maggit.
(da Il Mucchio Selvaggio n.413 del 10 ottobre 2000)

Categorie: Oltre le stelle | Lascia un commento

Blow Up n.249


È uscito in tutte le edicole il nuovo numero di Blow, 148 pagine per 7 euro, ricchissimo di contenuti che potrete approfondire cliccando qui. Per quanto riguarda me, vi ho contribuito con sei pagine di retrospettiva sui Buzzcocks (Beppe Recchia e Christian Zingales hanno poi “completato il discorso”, occupandosi rispettivamente della produzione solistica di Pete Shelley e della carriera di Howard Devoto) e con le nove della terza (e ultima) parte del mio dossier sul “synthpunk” americano a cavallo degli anni ’70 e ’80, oltre che con le recensioni del nuovo Pavlov’s Dog e della raccolta-(auto)tributo al Paisley Underground “3×4“.

Categorie: presentazioni | Tag: | Lascia un commento

Classic Rock n.75

Se penso a quando ho iniziato a scrivere su “Classic Rock” mi sembra ieri, e invece i numeri che contengono miei articoli sono già, speciali esclusi, ben cinquantadue. A quest’ultimo ho contribuito con un pezzo di tre pagine su “Tommy” degli Who contestualizzato al 1969, con un’intervista a Manuel Agnelli e con le recensioni di vari nuovi album (Long Ryders, Michael Chapman, Bob Mould, Massimo Volume e Afterhours) e di due ristampe dei Buzzcocks.

Categorie: presentazioni | Tag: | 1 commento

1999: la mia playlist

A inizio 2000 i giornalisti del Mucchio furono chiamati a redigere l’elenco delle loro preferenze discografiche per il 1999 e in quella circostanza si esagerò: venticinque titoli. OK, l’anno era stato particolarmente ricco, ma forse erano un po’ troppi. Ripropongo comunque l’elenco così com’era, ma con un disco in meno perché non si trattava di un’autentica novità bensì di un raccolta di materiali d’archivio. Avrei anche potuto dimezzare il numero, ma l’operazione sarebbe stata “con il senno di poi”, e allora perché? Beccateveli tutti e ventiquattro e che buon pro vi faccia.
Afterhours – Non è per sempre
Assalti Frontali – Banditi
Beck – Midnite Vultures
Black Heart Procession – 2
Blur – 13
Elettrojoyce – Elettrojoyce
Estra – Nordest cowboys
Flaming Lips – The Soft Bulletin
Julie’s Haircut – Fever In The Funk House
Korn – Issues
Mark Lanegan – I’ll Take Care Of You
Inger Lorre – Transcendental Medication
Marlene Kuntz – Ho ucciso paranoia
Mogwai – Come On Die Young
Mike Ness – Cheating At Solitaire
Nine Inch Nails – The Fragile
Pavement – Terror Twilight
Iggy Pop – Avenue B
Rage Against The Machine – The Battle Of Los Angeles
Stan Ridgway – Anatomy
24 Grana – Metaversus
Venus – Welcome To The Modern Dance Hall
Tom Waits – Mule Variations
XTC – Apple Venus Vol.1

Le altre playlist annuali presenti ne “L’ultima Thule”:
19791980198119821983198419851986 – 1987198819891990 – 199119921995 – 1996 – 199719982000 – 20012002200320042006 – 2007 – 200820132014201520162017

Categorie: playlist | 5 commenti

Snakefinger, 1981

Serie “Fotografie”, n.7
Firenze, il mitico Casablanca, 15 aprile 1981. Philip Lithman in arte Snakefinger, un passato nel rock-blues ma notorietà dovuta al suo ruolo di chitarrista dei Residents e alla sua carriera da solista alla corte della Ralph Records, suona per la prima volta in Italia. Di spalla, i Pale TV, una brillante band post-punk di Parma, titolare di un ottimo LP per la Italian Records. Per il concerto mi spostai appositamente in Toscana, ebbi occasione di incontrare il musicista nei camerini e, dopo qualche chiacchiera, lo immortalai mentre “leggeva” uno dei numeri del Mucchio Selvaggio che gli avevo portato perché contenenti cose che avevo scritto su di lui. Lo avrei rivisto nel 1983 a Roma ma il due sarebbe rimasto senza il tre per via della sua improvvisa e inattesa scomparsa nel 1987, appena trentottenne. Chi non l’avesse mai ascoltato consideri questo post come un invito ad ascoltare il suo bellissimo e particolarissimo art-rock.Quand’ero giovane, più o meno tra i diciotto e i ventisette/ventotto anni, mi interessavo anche di fotografia. Nulla di professionale, ero un appassionato dilettante senza grandi pretese, ma dato che all’epoca fare foto costava abbastanza (a parte la macchina, c’era da pagare pellicole, sviluppo ed eventuale stampa), ero costretto a studiare bene luci, esposizione, inquadrature e soprattutto momenti giusti per scattare, sperando che andasse tutto bene (cosa che avrei scoperto solo dopo aver ritirato stampe o diapositive in laboratorio). In mezzo a tanti obbrobri sfocati, scuri, “bruciati” e/o semplicemente brutti, qualcosa di bello saltava fuori; in questa “serie” propongo stralci da questo mio album dei ricordi, raccontandone la storia.

1: Throbbing Gristle, 1981
2: Dead Kennedys, 1981
3: Devo, 1979
4: Rob Younger, 1986
5: Tuxedomoon, 1980
6: Joe Strummer, 1981

Categorie: fotografie | Tag: | Lascia un commento

AudioReview n.405

È in edicola il numero di gennaio di AudioReview, che ovviamente è dedicato in prevalenza ad argomenti tecnici ma che si occupa anche parecchio di musica, con recensioni di classica, jazz, rock-pop, world, vinile e quant’altro scritte da irreprensibili esperti. Per quanto riguarda i miei contributi personali, segnalo la trentunesima puntata della rubrica “Le canzoni raccontate – Storie, retroscena e leggende della musica che gira intorno” (dedicata a “Roxanne” dei Police) e, nella sezione musica, recensioni di Bruce Springsteen (disco del mese), Colter Wall, Deerhunter, Sharon Van Etten, Third Ear Band (ristampa) e Max Gazzè (ristampa vinile).

Categorie: presentazioni | Tag: | Lascia un commento

Erode

Mi capita abbastanza spesso di imbattermi per puro caso in recensioni scritte anche decenni prima e totalmente rimosse dalla memoria; più che comprensibile, specie quando – come qui – si parla di una band che ha pubblicato un solo album. Però, se il livello dell’album è questo, condividere certi pensieri diventa un dovere morale; lo feci all’epoca, quasi ventidue anni fa, diffondendoli tramite due riviste dovere, e lo rifaccio oggi qui sul blog.

Tempo che non ritorna
(Gridalo Forte)
Gli Erode, purtroppo, si sono sciolti, seppur gridando forte la loro rabbia e la loro voglia di reazione costruttiva. A mo’ di testamento spirituale ci hanno lasciato un album di straordinaria forza, che attraverso suoni e parole affilati come lame e pesanti come macigni rinnova il mito di un punk inteso come strumento di lotta sociale e di risveglio delle coscienze; un punk che sotto il profilo musicale si ispira all’hardcore più o meno melodico dei primi anni ‘80 – dalla California dei Bad Religion all’Inghilterra di 4 Skins e Infa Riot – ma che nonostante la sua impronta tradizionalista si rivela maledettamente attuale e sovversivo. Continua a leggere

Categorie: recensioni | Tag: , | 1 commento

Blow Up n.248

In edicola il nuovo numero di Blow Up, ricco di scritti su temi spesso inusuali e (ovviamente) sempre interessanti che potrete scoprire nel dettaglio cliccando qui. I miei contributi? La seconda parte del dossier sulla prima generazione del synthpunk americano (la prima era dedicata a Los Angeles, qui si parla per otto pagine di San Francisco), una pagina di recensione del nuovissimo (al momento non ancora uscito, in realtà) dei Flesh Eaters e la recensione standard dell’ultimo della Bandajorona. 148 pagine a 7 euro, sostenete l’editoria che ce n’è sempre bisogno.

Gli abbonati lo avranno già ricevuto gratis, ma tutti gli altri sappiano che in edicola è anche disponibile il n.13 della collana di libri “Director’s Cut”, dedicato agli Swans e firmato da Paolo Bertoni. Chi non lo trovasse può acquistarlo presso il sito o su Amazon.it.

Categorie: presentazioni | Tag: | 1 commento

Vinile n.17 + Bob Dylan

In edicola due nuove riviste della grande famiglia di Classic Rock alle quali ho avuto il piacere di collaborare. Nel n.17 di Vinile ho scritto un articolo su quello che dovrebbe essere il primo disco in assoluto di Demetrio Stratos (in epoca pre-Ribelli) come cantante di una band-fantasma; è una storia molto curiosa e interessante della quale, a quanto sembra, non sapeva nulla nessuno (un plauso a Vito Vita per averla portata alla luce con le due interviste che accompagnano il mio pezzo).
Per l’albo speciale dedicato a Bob Dylan ho invece scritto le schede di quattro album, tre mitici e uno no: The Freewheelin’, Blood On The Tracks, Down In The Groove e Oh Mercy.
Per avere un quadro più ampio dei contenuti dei due giornali basta cliccare sulla foto e leggere gli eloquentissimi strilli di copertina.

 

 

Categorie: presentazioni | Tag: | Lascia un commento

Classic Rock n.74

Quasi un mesetto fa ho trascorso tre/quattro giorni in “full immersion” nella musica di Neil Young dal 1969 al 1979: un’esperienza magnifica che consiglio a chiunque, dalla quale ho ricavato un lunghissimo articolo per il primo numero del 2019 di Classic Rock, già in tutte le edicole. Nella rivista ci sono ovviamente molte altre cose di grande interesse che potete vedere leggendo gli strilli. I miei altri contributi di questo mese alla nobile causa sono un’intervista a Giorgio Canali e le recensioni del nuovo Bevis Frond, di un LP di rarità di Iggy & The Stooges e di un pregevole cofanetto dedicato al pop-rock “barocco” britannico a cavallo tra Sixties e Seventies, Please Join My Orchestra.

Categorie: presentazioni | Tag: | Lascia un commento

Il disco più strano che ho…

dovrebbe proprio essere questo. Si tratta di un 45 giri con due brani autoprodotto da una curiosa band “surf-punk” (giusto per trovare un’etichetta di comodo) di Toronto, Canada, chiamata Shadowy Men On A Shadowy Planet, dall’appropriatissimo titolo Explosion Of Taste. Il singolo è contenuto in una padellina di alluminio piena di chicchi di mais, eventualmente collocabile sui fornelli per trasformarli in pop corn. Quando lo comprai all’epoca dell’uscita, esattamente trent’anni fa, ne estrassi il vinile e richiusi la confezione; non so e non voglio sapere in che condizioni sia oggi il mais all’interno. Ignoro la tiratura, che comunque suppongo parecchio bassa; per la cronaca, l’unica copia attualmente in vendita su Discogs viene offerta a 219 dollari.

Categorie: cazzeggi | Tag: | 1 commento

Blog su WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)