videoclip

I reduci

Amo da sempre questa splendida (anche se tristemente realista nel raccontare un fallimento) canzone di Gaber-Luporini, che i Gang hanno ripreso nel loro ultimo album “Calibro 77” e della quale è appena uscito il videoclip. Sono onesto, la versione dei Severini – benché bella, e coerente con il resto del disco – non mi convince appieno: secondo me, un testo così richiede una musica più sofferta, o più graffiante, o più ironica. È comunque un bel sentire, e per ampliare il discorso mi sembra sensato proporre anche la cover dello stesso brano realizzata anni fa (per un tributo del “Mucchio Extra”) dagli Spirogi Circus, un progetto di Moreno degli Avvoltoi.

 

 

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Talk Talk (Music Machine)

Anche se non fu inclusa nella scaletta del Nuggets originale, salvo poi essere recuperata – come traccia di apertura del secondo CD – nella sua ristampa (molto) estesa, Talk Talk è una delle canzoni-cardine del garage-punk dei Sixties. Nel 1966 costituì il fortunato debutto a 45 giri, poi ripreso nel primo LP (Turn On), dei Music Machine, band di Los Angeles che, come molte di quelle delle stessa epoca e della stessa area stilistica, sono classificate alla voce “one-hit wonder” o, se preferite l‘equivalente italiano, “meteore”. Continua a leggere

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‘74-‘75 (The Connells)

Sono in tanti a considerare i Connells, americani del North Carolina, la classica “meteora”; in realtà il gruppo nacque a metà anni ‘80 e credo sia ancora in attività, benché senza pubblicare dischi da quasi quindici anni. È comunque certo che tra gli appassionati di musica sono associati a un’unica canzone, questa, contenuta nel loro quindi album Ring del 1993; il pezzo, dallo stile REM-iano come molti altri del repertorio, fu infatti un’hit europea. Continua a leggere

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Digging In The Dirt (Peter Gabriel)

A seguito degli enormi progressi tecnologici compiuti nel settore, un video così potrà oggi sembrare quasi banale, ma quando venne diffuso nel 1992 – per accompagnare il singolo apripista dell’eccellente Us – era qualcosa di specialissimo, che fece scalpore per le soluzioni avveniristiche adottate così come per alcune scene un po’ disturbanti. Continua a leggere

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Carmensita (Devendra Banhart)

Se devo dire la verità, è da vari anni che Devendra Banhart non mi piace più come all’inizio della carriera, ma dato che questa non è la sede adatta per provare a spiegare perché, mi limiterò a dire che il concetto è un po’ quello espresso da Elio e le Storie Tese a proposito della musica balcanica in Complesso del Primo Maggio. Continua a leggere

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Le vent nous portera (Noir Désir)

Uscito nel 2001, Des Visages des Figures fu l’ultimo album dei Noir Désir, a causa della ben nota, drammatica vicenda che due anni dopo portò alla morte di Marie Trintignant per mano del suo fidanzato Bertrand Cantat, frontman della band francese. Questa splendida canzone con Manu Chao ospite alla chitarra, più pop rispetto agli standard del gruppo, fu il singolo apripista del disco, che ottenne un enorme successo internazionale vendendo un milione di copie. Continua a leggere

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Pop! Goes My Heart (Hugh Grant)

Un paio di precisazioni sono imprescindibili. La prima: Hugh Grant è proprio lui, il famoso attore. La seconda: questo non è proprio un videoclip, anche ne ha tutte le caratteristiche; è, invece, la sequenza introduttiva di un film (carinissimo) del 2007, Music And Lyrics (in Italia, Scrivimi una canzone), che ha come protagonisti lo stesso Grant e Drew Barrymore e che racconta la storia di una tipica popstar degli anni ’80 – dedita al pop elettronico, naturalmente – un paio di decenni dopo lo scioglimento della sua band-meteora chiamata PoP!. Continua a leggere

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I treni di Tozeur (Alice-Battiato)

Come dovreste sapere, nella prima metà degli anni ’80 Franco Battiato era una potenza commerciale assoluta. E lo era anche la sua protetta Alice, che si era imposta prepotentemente sul mercato e nell’immaginario collettivo con hit come Il vento caldo dell’estate, Per Elisa (trionfò al Festival di Sanremo del 1981) o Messaggio. Continua a leggere

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My Way (Sid Vicious)

Questo non è proprio un videoclip ma un estratto da quel film poco veritiero ma formidabile che è The Great R’n’R Swindle, film cui il regista Julien Temple, una volta liberatosi dalle pressioni di Malcolm McLaren, darà vent’anni dopo un seguito non di parte con il diversissimo ma altrettanto magnifico The Filth & The FuryContinua a leggere

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Finnegan’s Wake (Pippo Pollina)

Pippo Pollina è un cantautore, uno di quelli bravi. È in giro da anni e anni – il suo primo disco da solista risale al 1987 – ma qui in patria è certo meno conosciuto di molti colleghi meno meritevoli; in compenso, è discretamente popolare al di là delle Alpi, soprattutto in Austria, Germania e Svizzera. Continua a leggere

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A Lizard State (King Krule)

Almeno per quanto mi rigurada, nessun dubbio: 6 Feet Beneath The Moon, esordio sulla lunga distanza di Archy Marshall il arte King Krule, è stato uno degli album più validi del 2013; davvero soprendente, l‘intreccio di stili elaborato da questo ragazzetto inglese (il disco uscì il 24 agosto, il giorno del suo diciannovesimo compleanno), che ottenne buoni riscontri a dispetto delle sue ruvidezze. Subito gettonatissimo in Rete, dov‘è stato diffuso nel gennaio dell‘anno scorso, il video di A Lizard State – per inciso, il pezzo più movimentato, quasi rock‘n‘roll, presente in scaletta – è un piccolo capolavoro di efficacia, a livello di “trama” così come di estetica. Continua a leggere

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Subterranean Homesick Blues (Bob Dylan)

Questo non è esattamente un “video promozionale” così come si intende il termine ormai da decenni, ma a considerarlo tale non si commette sacrilegio; il filmato, che dura poco più di due minuti, fa parte dello storico documentario Don‘t Look Back di D.A. Pennebaker – ne era la sequenza iniziale – ed è stato girato a Londra l‘8 maggio 1965 in un vicolo dietro il Savoy Hotel. Tutto è assolutamente e brillantemente naïf, dalle riprese in bianco e nero al quasi ventiquattrenne Robert Zimmerman che, nel far scorrere i cartelli con gli stralci del testo della canzone, perde più di una volta il filo (scusate se non credo alla versione “ufficiale”, secondo la quale gli errori sono volontari). Continua a leggere

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The Man In The Dark Sedan (Snakefinger)

Philip Lithman è stato un chitarrista e compositore inglese dal percorso atipico, legato in larga parte al blues (la sua band storica dei mid-Seventies si chiamava Chilli Willi And The Red Hot Peppers) ma anche ai Residents, con i quali ha collaborato assiduamente dal 1976 fino al 1987 che ne vide la prematura scomparsa, per infarto, ad appena trentotto anni. Quello con i misteriosi sperimentatori californiani non fu però solo un sodalizio creativo: la massima parte della sua discografia da solista, tutta con lo pseudonimo Snakefinger, è marchiato della Ralph Records, etichetta di proprietà della stessa band. Continua a leggere

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Dance With Me (Lords Of The New Church)

Lo scorso 2 febbraio ho pubblicato una mia intervista a Stiv Bators risalente al 1985, realizzata quando i suoi Lords Of The New Church si accingevano a pubblicare il 12” con la loro versione riveduta e corretta di Like A Virgin di Madonna. Se dal vivo la band era devastante, in studio era più levigata, e soprattutto non nascondeva le sue velleità di ottenere il successo (quello vero) inserendo nei dischi brani parecchio ammiccanti. Continua a leggere

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Pet Sematary (Ramones)

Contenuta nell‘album Brain Drain del 1989, il quart‘ultimo di studio dei Ramones, Pet Sematary fu anche un singolo di buon successo, uno dei più fortunati in assoluto nella carriera della band newyorkese. Il pezzo fu scritto su richiesta di un fan d‘eccezione, lo scrittore Stephen King, Continua a leggere

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Love Will Tear Us Apart (Joy Division)

Girato dalla stessa band e ambientato nella sala-prove degli inizi di carriera, quello di Love Will Tear Us Apart è l‘unico video promozionale realizzato dai Joy Division nel corso della loro breve parabola. Gli altri video “ufficiali” in circolazione sono infatti postumi e tecnicamente sarebbe in realtà postumo anche questo, dato che l‘uscita del singolo avvenne nel giugno del 1980 e quindi un mese dopo il suicidio del frontman Ian Curtis. Continua a leggere

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Freak On A Leash (Korn)

Non so come la pensiate, lì dall‘altra parte dello schermo, ma a mio avviso il cosiddetto nu-metal ha prodotto, per lo più negli anni ‘90, una discreta serie di dischi, artisti e fenomeni di grande qualità. Ne è derivata anche tanta fuffa, questo non lo si può negare, ma sarebbe sciocco fare di ogni erba un fascio. Tra i gruppi più interessanti e innovativi, specie nel primo periodo di attività (diciamo fino all‘alba del Terzo Millennio, anno più anno meno, sono senz‘altro da citare i Korn, che sono entrati nella storia del rock grazie ad album come Korn, Life Is Peachy e Follow The Leader (qui la recensione e una mia intervista dell‘epoca al frontman Jonathan Davis). Continua a leggere

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Just Like Honey (The Jesus And Mary Chain)

Non credo sia necessario spiegare perché i Jesus And Mary Chain erano, quantomeno attorno alla metà degli anni ‘80, una band fantastica. Celebriamoli con questo videoclip, il loro terzo, che accompagnava il terzo singolo (quarto in assoluto nella discografia) estratto dalla pietra miliare Psychocandy: Continua a leggere

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