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Snakefinger, 1981

Serie “Fotografie”, n.7
Firenze, il mitico Casablanca, 15 aprile 1981. Philip Lithman in arte Snakefinger, un passato nel rock-blues ma notorietà dovuta al suo ruolo di chitarrista dei Residents e alla sua carriera da solista alla corte della Ralph Records, suona per la prima volta in Italia. Di spalla, i Pale TV, una brillante band post-punk di Parma, titolare di un ottimo LP per la Italian Records. Per il concerto mi spostai appositamente in Toscana, ebbi occasione di incontrare il musicista nei camerini e, dopo qualche chiacchiera, lo immortalai mentre “leggeva” uno dei numeri del Mucchio Selvaggio che gli avevo portato perché contenenti cose che avevo scritto su di lui. Lo avrei rivisto nel 1983 a Roma ma il due sarebbe rimasto senza il tre per via della sua improvvisa e inattesa scomparsa nel 1987, appena trentottenne. Chi non l’avesse mai ascoltato consideri questo post come un invito ad ascoltare il suo bellissimo e particolarissimo art-rock.Quand’ero giovane, più o meno tra i diciotto e i ventisette/ventotto anni, mi interessavo anche di fotografia. Nulla di professionale, ero un appassionato dilettante senza grandi pretese, ma dato che all’epoca fare foto costava abbastanza (a parte la macchina, c’era da pagare pellicole, sviluppo ed eventuale stampa), ero costretto a studiare bene luci, esposizione, inquadrature e soprattutto momenti giusti per scattare, sperando che andasse tutto bene (cosa che avrei scoperto solo dopo aver ritirato stampe o diapositive in laboratorio). In mezzo a tanti obbrobri sfocati, scuri, “bruciati” e/o semplicemente brutti, qualcosa di bello saltava fuori; in questa “serie” propongo stralci da questo mio album dei ricordi, raccontandone la storia.

1: Throbbing Gristle, 1981
2: Dead Kennedys, 1981
3: Devo, 1979
4: Rob Younger, 1986
5: Tuxedomoon, 1980
6: Joe Strummer, 1981

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Joe Strummer, 1981

Serie “Fotografie”, n.6
Stadio Comunale di Firenze, 23 maggio 1981. Il mio secondo concerto dei Clash, dopo quello del giugno 1980. Se devo essere sincero ricordo pochissimo, giusto che lo spettacolo mi parve anche migliore del precedente e che mi divertii un sacco, anche per la presenza di tanti amici (tra i quali uno che non c’è più e al quale penso spesso con simpatia e nostalgia, Ernesto De Pascale). Dopo l’evento, i camerini erano affollatissimi, e se anche riuscii a scambiare due parole con qualcuno dei musicisti (cosa non scontata: di solito in questo genere di situazioni mi limito a guardare e ascoltare, e tuttora è così), non ne ho proprio memoria. DI sicuro non scattai foto-ricordo con nessuno, ai tempi non si usava, e ripensandoci mi chiedo se qualcuno degli altri muniti di macchine, professionali e non, abbia magari uno scatto nel quale faccio (non troppo bella) mostra di me in quel contesto, nel fiore dei ventuno anni compiuti da un mese. Comunque sia, ero lì. E con tutto che all’epoca i Clash non fossero la mia band preferita (intendiamoci, erano grandissimi, ma per qualche ragione li vedevo ormai troppo famosi per essere anche davvero “duri e puri” come secondo me dovevano essere tutti i rocker autentici), Joe Strummer mi sembrava una specie di divinità. La foto qui sopra, “rubata” e non in posa, non gli rende giustizia, ma pazienza.
Quand’ero giovane, più o meno tra i diciotto e i ventisette/ventotto anni, mi interessavo anche di fotografia. Nulla di professionale, ero un appassionato dilettante senza grandi pretese, ma dato che all’epoca fare foto costava abbastanza (a parte la macchina, c’era da pagare pellicole, sviluppo ed eventuale stampa), ero costretto a studiare bene luci, esposizione, inquadrature e soprattutto momenti giusti per scattare, sperando che andasse tutto bene (cosa che avrei scoperto solo dopo aver ritirato stampe o diapositive in laboratorio). In mezzo a tanti obbrobri sfocati, scuri, “bruciati” e/o semplicemente brutti, qualcosa di bello saltava fuori; in questa “serie” propongo stralci da questo mio album dei ricordi, raccontandone la storia.

1: Throbbing Gristle, 1981
2: Dead Kennedys, 1981
3: Devo, 1979
4: Rob Younger, 1986
5: Tuxedomoon, 1980

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Tuxedomoon, 1980

Serie “Fotografie”, n.5
Era il 9 dicembre del 1980. In seguito il gruppo sarebbe venuto in Italia infinite volte, ma quella era la prima e i Tuxedomoon – come più o meno tutta la scena new wave americana, specie californiana – erano oggetto di un culto non vastissimo ma molto affezionato. Non ebbi così alcuna esitazione a prendere un treno diretto a Bologna (non ridete: nel 1980, “prendere un treno” era una cosa che non si faceva con leggerezza) per assistere al concerto che si tenne al Teatro Antoniano, non grandissimo ma molto accogliente e adatto alla circostanza. La line-up della band era a stessa del primo album Half-Mute, a tre, con Steven Brown, Peter Principle e Blaine L.Reininger; con grande disappunto di tutti i presenti non proposero No Tears, ma la lunga scaletta fu comunque assai bella, con brani come Dark Companion, What Use?, Everything You Want, Desire, Pinheads On The Move. Avevo portato la mia fedele Olympus, con la quale realizzai un’abbondante trentina di diapositive. Lo scatto sopra, magari non bello ma di sicuro curioso, ritrae Steven Brown impegnato a cantare e produrre suoni inusuali per l’epoca; per quello sotto, invece, mi ero voltato verso il pubblico (io ero sotto il palco, se ben ricordo in uno spazio riservato ai fotografi), in particolare per immortalare i due amici bolognesi con i quali mi ero recato al concerto: Oderso Rubini, il boss della leggendaria Italian Records, e Red Ronnie, che all’epoca era uno dei giornalisti musicali più vulcanici ed esperti in nuova musica.
Quand’ero giovane, più o meno tra i diciotto e i ventisette/ventotto anni, mi interessavo anche di fotografia. Nulla di professionale, ero un appassionato dilettante senza grandi pretese, ma dato che all’epoca fare foto costava abbastanza (a parte la macchina, c’era da pagare pellicole, sviluppo ed eventuale stampa), ero costretto a studiare bene luci, esposizione, inquadrature e soprattutto momenti giusti per scattare, sperando che andasse tutto bene (cosa che avrei scoperto solo dopo aver ritirato stampe o diapositive in laboratorio). In mezzo a tanti obbrobri sfocati, scuri, “bruciati” e/o semplicemente brutti, qualcosa di bello saltava fuori; in questa “serie” propongo stralci da questo mio album dei ricordi, raccontandone la storia.

1: Throbbing Gristle, 1981
2: Dead Kennedys, 1981
3: Devo, 1979
4: Rob Younger, 1986

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Rob Younger, 1986

Serie “Fotografie”, n.4
Visto che in questi giorni in tanti parlano (giustamente) dei Radio Birdman, mi sembra appropriato continuare la serie con questo scatto di Rob Younger, della stessa session di quello che ho proposto qualche settimana fa solo su FB; a differenza di quello, però, era già noto, in quanto pubblicato sul Mucchio a corredo di questa intervista. Purtroppo, il servizio fotografico ebbe problemi, dei quali ovviamente mi accorsi solo al ritiro delle diapositive: per ragioni ignote (rullino deteriorato, un errore nel procedimento di sviluppo, una fesseria fatta da me… boh), tutti gli scatti – quale più, quale meno – sono sbiditi, come “bruciati”, e se sono riuscito a renderne decenti cinque o sei è solo grazie a Photoshop e alla pazienza.
La session si svolse il 19 agosto del 1986, nel pomeriggio. Finito il mio turno al Tribunale Militare di Sorveglianza, dove svolgevo il servizio di leva, salii sulla mia Fiat Ritmo e andai a Firenze – per la precisione, a Calenzano – dove Rob Younger si trovava, assieme al sound engineer Alan Thorne, per produrre l’album The Orphans Parade dei City Kids allo Studio Emme. Intervista, foto, saluti e via di nuovo a Roma, dato che la mattina seguente dovevo continuare a servire lo Stato. Avrei poi incontrato altre volte Rob, ma quella fu la prima.

Quand’ero giovane, più o meno tra i diciotto e i ventisette/ventotto anni, mi interessavo anche di fotografia. Nulla di professionale, ero un appassionato dilettante senza grandi pretese, ma dato che all’epoca fare foto costava abbastanza (a parte la macchina, c’era da pagare pellicole, sviluppo ed eventuale stampa), ero costretto a studiare bene luci, esposizione, inquadrature e soprattutto momenti giusti per scattare, sperando che andasse tutto bene (cosa che avrei scoperto solo dopo aver ritirato stampe o diapositive in laboratorio). In mezzo a tanti obbrobri sfocati, scuri, “bruciati” e/o semplicemente brutti, qualcosa di bello saltava fuori; in questa “serie” propongo stralci da questo mio album dei ricordi, raccontandone la storia.

1: Throbbing Gristle, 1981
2: Dead Kennedys, 1981
3: Devo, 1979

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Devo, 1979

Serie “Fotografie”, n.3
Era il 7 ottobre 1979. I Devo erano a Roma già dal giorno prima, non per un concerto ma per promozione: al Teatro delle Vittorie avevano eseguivano in playback The Day My Baby Gave Me A Surprise per una trasmissione TV della RAI e io li avevo conosciuti proprio in quella circostanza, trascorrendo con loro buona parte del pomeriggio. Quello del 7 era invece una sorta di pranzo “ufficiale”, a un ristorante sul Lungotevere vicino allo Stadio Olimpico (si chiamava “Cuccurucù”, ed esiste ancora), e oltre alla band c’era un bel po’ di gente: discografici, alcuni addetti ai lavori, i componenti dei N.O.I.A. di Cervia, qualche imbucato.
Come quasi tutti, mi ero portato la macchina fotografica e tra svariati miei scatti ovviamente preziosi a livello di ricordi, ma certo non “belli”, ce n’è qualcuno un po’ speciale. Ad esempio questo, mai estratto dall’archivio prima di ora, con Bob Mothersbaugh che addenta divertito un contenitore di plastica per penne/matite/pennarelli a forma di pesce. Ore più tardi, Bob mi avrebbe regalato – lo ammetto: per raggiungere l’obiettivo gli ruppi abbastanza la minchia – la tuta che indossava.
Quand’ero giovane, più o meno tra i diciotto e i ventisette/ventotto anni, mi interessavo anche di fotografia. Nulla di professionale, ero un appassionato dilettante senza grandi pretese, ma dato che all’epoca fare foto costava abbastanza (a parte la macchina, c’era da pagare pellicole, sviluppo ed eventuale stampa), ero costretto a studiare bene luci, esposizione, inquadrature e soprattutto momenti giusti per scattare, sperando che andasse tutto bene (cosa che avrei scoperto solo dopo aver ritirato stampe o diapositive in laboratorio). In mezzo a tanti obbrobri sfocati, scuri, “bruciati” e/o semplicemente brutti, qualcosa di bello saltava fuori; in questa “serie” propongo stralci da questo mio album dei ricordi, raccontandone la storia.

1: Throbbing Gristle, 1981
2: Dead Kennedys, 1981

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Dead Kennedys, 1981

Serie “Fotografie”, n.2
L’8 ottobre del 1981 i Dead Kennedys suonarono a Roma e curiosamente – per modo di dire: questioni di accordi/convenienze tra promoter e gestori di locali – lo fecero al Much More, nel quartiere Parioli, una classica discoteca modaiola che con il punk non c’entrava nulla. Fu una serata non proprio tranquilla, e non solo perché un paio degli Shotgun Solution, la band di supporto capitolina scelta da Jello Biafra a una sorta di contest tenutosi la sera prima in un club underground chiamato Tube, furono picchiati dai tizi del cosiddetto servizio d’ordine; la situazione era delirante, con decine di persone che salivano sul palco creando danni all’impianto e impedendo di fatto ai musicisti di suonare. Tanti ricordano quel concerto come straordinario ma io, come scrissi anche in sede di recensione, ho impresso nella memoria solo un enorme caos a ogni livello. Avevo vent’anni e divertirmi certo non mi dispiaceva, ma una cosa è star bene pogando e facendo sano casino e un’altra è trasformare un’occasione più unica che rara in una gazzarra invivibile per tutti i presenti.
Nel mio archivio, l’evento “Dead Kennedys a Roma” è documentato da parecchi scatti, ma la massima parte di essi immortala i ragazzi in posa (molti a Piazza S. Pietro). Qui, invece, ne propongo uno dei pochissimi relativi allo show, non proprio nitido (ero lontano e le luci lasciavano a desiderare) ma decisamente eloquente: quello che vedete, con Jello Biafra al centro, non accadeva davanti al palco, bensì sul palco.
Quand’ero giovane, più o meno tra i diciotto e i ventisette/ventotto anni, mi interessavo anche di fotografia. Nulla di professionale, ero un appassionato dilettante senza grandi pretese, ma dato che all’epoca fare foto costava abbastanza (a parte la macchina, c’era da pagare pellicole, sviluppo ed eventuale stampa), ero costretto a studiare bene luci, esposizione, inquadrature e soprattutto momenti giusti per scattare, sperando che andasse tutto bene (cosa che avrei scoperto solo dopo aver ritirato stampe o diapositive in laboratorio). In mezzo a tanti obbrobri sfocati, scuri, “bruciati” e/o semplicemente brutti, qualcosa di bello saltava fuori; in questa “serie” propongo stralci da questo mio album dei ricordi, raccontandone la storia.

1: Throbbing Gristle, 1981

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Throbbing Gristle, 1981

Serie “Fotografie”, n.1
Nel marzo del 1981 i Throbbing Gristle vennero a Roma per registrare una session in RAI. Red Ronnie, grande amico della band, scese da Bologna assieme a Claudia Lloyd dei Rats per accompagnarli e dato che in quel periodo avevamo rapporti piuttosto stretti mi chiese di unirmi a loro. Era una bellissima mattinata di quasi primavera e prima di recarci agli studi di Via Asiago passeggiammo per un bel po’ in centro. Scattai una trentina di foto ai singoli componenti e all’intero gruppo, tra le quali questa: i poster dei Beatles erano uno sfondo troppo invitante e loro, molto divertiti, si misero in posa davanti alla mia Olympus, che avevo caricato con un rullino di diapositive.

Quand’ero giovane, più o meno tra i diciotto e i ventisette/ventotto anni, mi interessavo anche di fotografia. Nulla di professionale, ero un appassionato dilettante senza grandi pretese, ma dato che all’epoca fare foto costava abbastanza (a parte la macchina, c’era da pagare pellicole, sviluppo ed eventuale stampa), ero costretto a studiare bene luci, esposizione, inquadrature e soprattutto momenti giusti per scattare, sperando che andasse tutto bene (cosa che avrei scoperto solo dopo aver ritirato stampe o diapositive in laboratorio). In mezzo a tanti obbrobri sfocati, scuri, “bruciati” e/o semplicemente brutti, qualcosa di bello saltava fuori; in questa “serie” proporrò stralci da questo mio album dei ricordi, raccontandone la storia.

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