fotografie

Devo, 1980

Serie “Fotografie”, n.14
Quand’ero giovane, più o meno tra i diciotto e i ventisette/ventotto anni, mi interessavo anche di fotografia. Nulla di professionale, ero un appassionato dilettante senza grandi pretese, ma dato che all’epoca fare foto costava abbastanza (a parte la macchina, c’era da pagare pellicole, sviluppo ed eventuale stampa), ero costretto a studiare bene luci, esposizione, inquadrature e soprattutto momenti giusti per scattare, sperando che andasse tutto bene (cosa che avrei scoperto solo dopo aver ritirato stampe o diapositive in laboratorio). In mezzo a tanti obbrobri sfocati, scuri, “bruciati” e/o semplicemente brutti, qualcosa di bello saltava fuori; in questa “serie” propongo stralci da questo mio album dei ricordi, raccontandone la storia.
Sì, lo so che dei Devo avevo già pubblicato una foto, ma quella proveniva da un servizio del 1979, quando i ragazzi dell’Ohio erano venuti a Roma solo per un’apparizione televisiva. Quella recuperata qui è invece del 1980, più precisamente del 22 giugno, quando la band suonò per la prima volta dal vivo nella Capitale. Il concerto si svolse nel parco che circonda Castel S.Angelo e io, che li avevo già reincontrati al concerto del giorno prima in quel di Perugia, avevo preso appuntamento con loro per trascorrere assieme un po’ del loro tempo libero. Assistetti al soundcheck, andammo un po’ in giro nei dintorni (compresa Piazza S. Pietro, ovvio) e scattai un po’ di foto (questa volta in b/n), tra le quali questa in fondo al loro bus della quale vado abbastanza orgoglioso perché riuscii ad acchiapparli tutti e cinque assieme e a superare difficili condizioni di luce, catturando anche un bellissimo riflesso – che fa tanto uomo-robot… – sugli occhiali di Mark Mothersbaugh. Nel precisare che, no, la foto non è al contrario (i manifesti erano attaccati sui vetri all’esterno, non all’interno), aggiungo che la sera Bob Mothersbaugh mi regalò la sua tuta e che la mattina dopo accompagnai Alan Myers con il mio scooter a vedere la Cappella Sistina. Ma queste sono altre storie…

1: Throbbing Gristle, 1981
2: Dead Kennedys, 1981
3: Devo, 1979
4: Rob Younger, 1986
5: Tuxedomoon, 1980
6: Joe Strummer, 1981
7: Snakefinger, 1981
8: Linton Kwesi Johnson, 1981
9: B-52’s, 1980
10: Talking Heads, 1980
11. Martha Davis, 1980
12. Spandau Ballet, 1981
13. Plasmatics, 1981

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Plasmatics, 1981

Serie “Fotografie”, n.13
Quand’ero giovane, più o meno tra i diciotto e i ventisette/ventotto anni, mi interessavo anche di fotografia. Nulla di professionale, ero un appassionato dilettante senza grandi pretese, ma dato che all’epoca fare foto costava abbastanza (a parte la macchina, c’era da pagare pellicole, sviluppo ed eventuale stampa), ero costretto a studiare bene luci, esposizione, inquadrature e soprattutto momenti giusti per scattare, sperando che andasse tutto bene (cosa che avrei scoperto solo dopo aver ritirato stampe o diapositive in laboratorio). In mezzo a tanti obbrobri sfocati, scuri, “bruciati” e/o semplicemente brutti, qualcosa di bello saltava fuori; in questa “serie” propongo stralci da questo mio album dei ricordi, raccontandone la storia.
Ho una buona trentina di diapositive scattate al concerto romano dei Plasmatics del 30 gennaio 1981 (qui la recensione che ne scrissi illo tempore), ma quale più, quale meno non mi soddisfano. Andare sotto il palco era impossibile data la concentrazione di gente che voleva vedere da vicino le tette di Wendy O. Williams (true story!) e allora trovai un posticino su una specie di palchetto laterale situato in alto, e i risultati lasciarono a desiderare: usando il teleobiettivo era complicatissimo mettere bene a fuoco, le luci non erano ottimali, il gruppo sul palco era estremamente dinamico… un casino. Benché non perfetta, la migliore mi sembra questa: riuscii a cogliere la Wendy (che, come potete vedere, indossava solo stivali, mutandine leopardate, un cappello e… schiuma da barba) proprio mentre si accingeva a segare in due una chitarra appoggiata su un apposito fermo in legno durante l’esecuzione di Butcher Baby. Sulla destra si può intuire come fosse vestito il chitarrista Richie Stotts, mentre dietro Wendy si vede quasi tutto il bassista Jean Beauvoir.
Onestamente, i Plasmatics non erano ‘sto granché. Però dal vivo erano molto spettacolari, e ci si divertiva sul serio.

1: Throbbing Gristle, 1981
2: Dead Kennedys, 1981
3: Devo, 1979
4: Rob Younger, 1986
5: Tuxedomoon, 1980
6: Joe Strummer, 1981
7: Snakefinger, 1981
8: Linton Kwesi Johnson, 1981
9: B-52’s, 1980
10: Talking Heads, 1980
11. Martha Davis, 1980
12. Spandau Ballet, 1981

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Spandau Ballet, 1981

Serie “Fotografie”, n.12
Nei primi anni ’80 a Roma i concerti di artisti stranieri non erano proprio frequentissimi e comunque, quando si trattava di nomi emergenti, molti ci andavano a prescindere, per rendersi conto. Nel 1981, gli Spandau Ballet non erano ancora la potenza commerciale che sarebbero diventati di lì a pochissimo. Avevano pubblicato un solo album, che per la mia visione dell’epoca era – concettualmente – “il male” ma che all’ascolto schifissimo non faceva (almeno To Cut A Long Story Short o Musclebound rimangono brani pop di pregio, e per l’epoca erano perfino “interessanti”), e toccare con mano la loro effettiva consistenza poteva essere sensato. Così, il 16 giugno, varcai la soglia del Much More, una grande discoteca del quartiere Parioli che occasionalmente si prestava a ospitare esibizioni di area rock. Ho il vago ricordo di un concerto non esaltante, freddino, anche perché nel locale ci saranno state al massimo cinquanta persone. Ebbi così la possibilità di muovermi tranquillamente sotto il palco per fotografare i musicisti, e questo scatto di Tony Hadley è uno dei cimeli che mi sono rimasti. Negli anni seguenti, quando il gruppo inglese spopolava, mi sono trovato più volte a raccontare a gente “normale” che l’avevo visto suonare davanti a poche decine di spettatori, avendo l’impressione di non essere davvero creduto.Quand’ero giovane, più o meno tra i diciotto e i ventisette/ventotto anni, mi interessavo anche di fotografia. Nulla di professionale, ero un appassionato dilettante senza grandi pretese, ma dato che all’epoca fare foto costava abbastanza (a parte la macchina, c’era da pagare pellicole, sviluppo ed eventuale stampa), ero costretto a studiare bene luci, esposizione, inquadrature e soprattutto momenti giusti per scattare, sperando che andasse tutto bene (cosa che avrei scoperto solo dopo aver ritirato stampe o diapositive in laboratorio). In mezzo a tanti obbrobri sfocati, scuri, “bruciati” e/o semplicemente brutti, qualcosa di bello saltava fuori; in questa “serie” propongo stralci da questo mio album dei ricordi, raccontandone la storia.

1: Throbbing Gristle, 1981
2: Dead Kennedys, 1981
3: Devo, 1979
4: Rob Younger, 1986
5: Tuxedomoon, 1980
6: Joe Strummer, 1981
7: Snakefinger, 1981
8: Linton Kwesi Johnson, 1981
9: B-52’s, 1980
10: Talking Heads, 1980
11. Martha Davis, 1980

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Martha Davis, 1980

Serie “Fotografie”, n.11
Sono abbastanza convinto che oggi, in Italia, i Motels siano sconosciuti a chiunque eccetto chi li ricorda per averne vissuto in tempo reale il periodo degli inizi, l’unico che qui da noi abbia goduto di discrete attenzioni. Il loro primo album uscì nel 1979 e la sua miscela di rock e pop in salsa new wave raccolse consensi, tanto che quando la band californiana – da vari anni nuovamente in circolazione – si esibì a Roma, il 19 dicembre 1980, il Tendastrisce di Via Cristoforo Colombo era gremito di gente. Non erano male, i Motels, anche se i maligni attribuivano buona parte delle loro fortune all’indiscutibile avvenenza della cantante, Martha Davis; cantante che qui nell’Urbe visse un momento di panico quando si trovò a cadere in mezzo al pubblico – mi pare di ricordare che qualche stronzo le afferrò da una caviglia e la tirò giù – riemergendone miracolosamente indenne e non svestita. Quando avvenne il fattaccio non stavo più scattando e quindi non posso offrire testimonianze fotografiche. Accontentatevi di questa immagine in bianco/nero colta, suppongo, con il teleobiettivo. Quand’ero giovane, più o meno tra i diciotto e i ventisette/ventotto anni, mi interessavo anche di fotografia. Nulla di professionale, ero un appassionato dilettante senza grandi pretese, ma dato che all’epoca fare foto costava abbastanza (a parte la macchina, c’era da pagare pellicole, sviluppo ed eventuale stampa), ero costretto a studiare bene luci, esposizione, inquadrature e soprattutto momenti giusti per scattare, sperando che andasse tutto bene (cosa che avrei scoperto solo dopo aver ritirato stampe o diapositive in laboratorio). In mezzo a tanti obbrobri sfocati, scuri, “bruciati” e/o semplicemente brutti, qualcosa di bello saltava fuori; in questa “serie” propongo stralci da questo mio album dei ricordi, raccontandone la storia.

1: Throbbing Gristle, 1981
2: Dead Kennedys, 1981
3: Devo, 1979
4: Rob Younger, 1986
5: Tuxedomoon, 1980
6: Joe Strummer, 1981
7: Snakefinger, 1981
8: Linton Kwesi Johnson, 1981
9: B-52’s, 1980
10: Talking Heads, 1980

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Talking Heads, 1980

Serie “Fotografie”, n.10
Un paio di settimane dopo quello dei B-52’s, il 17 dicembre del 1980, il Palaeur ospitò i Talking Heads, con apertura dei Selecter (strana accoppiata, OK; diciamo che il filo conduttore poteva essere l’importanza del ritmo). La band era nella formazione molto allargata del tour di Remain In Light, quella con – tra i tanti – il chitarrista Adrian Belew, e si trattò di un concerto stratosferico sotto ogni profilo, uno di quelli per descrivere i quali ci si trova a corto di superlativi. Io ero ancora una volta lì, tra il pubblico e il palco, a godermi lo spettacolo e scattare qualche foto con la mia Olympus OM-10 ben accessoriata. Scattai un rullino in bianco/nero e uno di diapositive e i risultati furono globalmente migliori al confronto con lo show dei B-52’s. Dal secondo provengono questo “plastico” David Byrne colto nell’atto di cantare chissà cosa e questa Tina Weymouth non perfettamente a fuoco ma piuttosto dinamica.

Quand’ero giovane, più o meno tra i diciotto e i ventisette/ventotto anni, mi interessavo anche di fotografia. Nulla di professionale, ero un appassionato dilettante senza grandi pretese, ma dato che all’epoca fare foto costava abbastanza (a parte la macchina, c’era da pagare pellicole, sviluppo ed eventuale stampa), ero costretto a studiare bene luci, esposizione, inquadrature e soprattutto momenti giusti per scattare, sperando che andasse tutto bene (cosa che avrei scoperto solo dopo aver ritirato stampe o diapositive in laboratorio). In mezzo a tanti obbrobri sfocati, scuri, “bruciati” e/o semplicemente brutti, qualcosa di bello saltava fuori; in questa “serie” propongo stralci da questo mio album dei ricordi, raccontandone la storia.

1: Throbbing Gristle, 1981
2: Dead Kennedys, 1981
3: Devo, 1979
4: Rob Younger, 1986
5: Tuxedomoon, 1980
6: Joe Strummer, 1981
7: Snakefinger, 1981
8: Linton Kwesi Johnson, 1981
9: B-52’s, 1980

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