cazzeggi

Il disco più strano che ho (7)

Benché italiano nonché romano, questo LP dei Gustoforte, il loro primo, non mi è entrato in casa perché inviatomi in promozione: era stato pubblicato in una tiratura molto limitata, 200 copie, ed evidentemente i ragazzi avevano ritenuto che non valesse la pena di regalare copie ai giornalisti. L’ho comprato quando, alla fine degli anni ’80 se non addirittura nei primi anni ’90, ne trovai una copia usata, a prezzo normale, da Disfunzioni Musicali. A livello stilistico, l’album – uscito su etichetta Rat Race nel 1985 – è inquadrabile nell’area della musica sperimentale-elettronica-industriale, ma a caratterizzarlo come “strano” non sono i contenuti, benì la confezione. La copertina, infatti, è costituita da una lastra di metallo piegata, il che porta il tutto a pesare tra i 500 e i 600 grammi. Va maneggiato con cura, per non correre il rischio di ferirsi.

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Il disco più strano che ho (6)

La Skyclad Records era un’etichetta americana molto attiva nel campo del rock cosiddetto alternativo, con una predilezione per band e solisti che si ispiravano ai Sixties o che operavano nel campo del “roots” e del punk. A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 commercializzò decine e decine di dischi (difficile dire esattamente quanti, vista la fantasiosa attribuzione di sigle e numeri di catalogo) e per festeggiare la sua centesima uscita organizzò una gag niente male: un LP in vinile trasparente tirato in 666 esemplari e venduto ufficialmente al prezzo di 6 dollari e 66. Sulla copertina, che si direbbe disegnata da Peter Bagge, si legge in alto A Tribute To… Billy Joel e, in basso, “… thankfully, NO music by: Phil Collins, Copernicus, Don Henley, Love Delegation, Marshmallow Overcoat, Sinead O’Connor, Smithereens, Sonic Youth, Springsteen, Swans, or even B.J. himself! In fact, there’s no music on this record at all”. Bene, per quanto assurdo possa sembrare le cose stanno davvero così: la puntina scorre tranquillamente nei solchi di entrambe le facciate (che appaiono anche divise in tracce), ma senza restituire alcun suono. Insomma, un album senza musica. Qualcuno si starà di sicuro chiedendo se lo sapessi, quando circa trent’anni fa lo acquistai appena pubblicato, e la risposta è sì; come avrei potuto rinunciare a una cosa del genere?

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Memorabilia (8)

Una serie di post dedicata a oggetti particolari legati alla musica che mi sono trovato a possedere più o meno per caso; a differenza di tanti colleghi che ne vanno a caccia e ne posseggono centinaia se non migliaia, io me ne sono sempre abbastanza fregato, però in tanti anni di attività un tot di cose le ho raccolte e allora ho pensato di presentarle qui e raccontarne la storia, un po’ come sto ancora facendo con i dischi più strani che ho e le foto da me scattate, e come ho fatto con le spillette. In linea di massima si tratta di gadget realizzati dalle case discografiche a scopo promozionale o celebrativo, ma non mancherà qualche chicca privata.
Lo so, sotto il profilo tecnico la foto lascia assai a desiderare, ma le rifrazioni creano problemi e non sono attrezzato per risolverli. E poi l’importante è che si capisca, no? Allora, l’oggetto in questione è una lente di ingrandimento regalata a solo scopo promozionale assieme a Elettromacumba, il primo album dei Litfiba con Gianluigi “Cabo” Cavallo al posto di Piero Pelù; non ho idea di quante ne siano state diffuse, non credo più di qualche decina, ma l’oggetto in sé è carino. La lente – di quelle che si poggiano su ciò che si vuole ingrandire, facendole poi scorrere sul piano – ha all’interno un foglietto delle dimensioni esatte di un compact (al posto del quale andrebbe idealmente collocato il CD di Elettromacumba), e il tutto è contenuto in una scatolina di cartone nero sulla quale è stato applicato un adesivo promozionale dello stesso disco (e dentro, almeno nella mia copia, ci sono altri due adesivi identici).

Memorabilia 1: Cartonato di In Utero dei Nirvana.
Memorabilia 2: Spaghetti dei Guns N’Roses.
Memorabilia 3: Bevute con Modena City Ramblers, Gaznevada e Skiantos.
Memorabilia 4: L’accendino Zippo dei Litfiba.
Memorabilia 5: Il “mobile” dei Sonic Youth.
Memorabilia 6: Il whisky dei Calibro 35.
Memorabilia 7: I testi rilegati dei Sisters Of Mercy.

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Il disco più strano che ho (5)

Progetto davvero particolare organizzato nei tardi anni ’70 in quel di Cleveland, Ohio, da John Morton (Electric Eels, Styrenes, X_X), Johnny And The Dicks si definivano una non-band, perché… vabbè, è complicato; diciamo che si muovevano nel campo della performance artistica non propriamente musicale. Coerentemente con la loro dichiarata natura, un giorno decisero di pubblicare un “non-record”, e lo fecero: presero 250 pezzi di cartone delle dimensioni di un LP, li decorarono singolarmente a mano con pennarelli, penne e porporina (non ne esistono due uguali, insomma), li numerarono progressivamente e attaccarono sul retro di ciascuno un pezzo di cartoncino lucido con foto del non-gruppo e note di copertina. Un’operazione geniale, senza alcun dubbio, resa ancor più tale dal fatto che i disegni raffigurano dei peni stilizzati. Perfetto, per un ensemble chiamato “Johnny e i Cazzi”, no?
Come si può vedere dall’adesivino rotondo, la mia copia proviene dal DIscodrome, mitico negozio underground appunto di Cleveland, dal quale la acquistai per 5 dollari e 50 (all’epoca, il prezzo medio di un 33 giri). Essendo notoriamente un amante delle stranezze legate alla musica, ci sono affezionatissimo, e ogni volta che mi capita di tirarlo fuori dallo scaffale mi scopro a rimirarlo con un sorriso di sciocca (?) soddisfazione.

 

Electric Eels, The Styrenes, x_x

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Il disco più strano che ho (4)

Questa storia è davvero stravagante e mi chiedo come ho fatto a dimenticarmene fino a oggi. Allora… quella qui sopra è una compilation di provenienza USA con dentro gente tipo GG Allin, i Tina Peel di Rudi Protrudi, gli Shockabilly e gli Art (la band che ebbe l’idea di produrlo per la sua etichetta, chiamata The Only Label In The World). Il suo singolare intento era quello di raccogliere artisti americani “odiati” nelle rispettive città/scene di appartenenza e, coerentemente con il progetto, ha come titolo The “You’ll Hate This Record” Record. La caratteristica che salta subito all’occhio è che dell’artwork facesse parte – incollato sulla copertina – un “finto vomito” di plastica, di quelli che si usano a carnevale per far credere che qualcuno ti ha vomitato in casa e che sembrano proprio veri.
Quasi tutte le copie al momento offerte su Discogs et similia costano poco, ma sono curiosamente prive dell’elemento-chiave, il vomito, mentre l’unica in condizioni perfette è offerta alla cifra tutto sommato accettabile di 50 euro. L’evidente rarità degli esemplari intonsi accentua il mio disappunto per l’incidente capitato al mio LP, acquistato in tempo reale; come sempre faccio, l’avevo custodito in una classica busta di plastica trasparente e inserito fra gli altri, ma quando qualche anno dopo l’ho ripreso dallo scaffale ho scoperto che, a causa della pressione e – suppongo – del calore, il finto vomito si era in parte sciolto. L’effetto rimane, come potete vedere dalla foto, ma il tutto è assai meno a rilievo e i “dettagli” si sono ovviamente persi. Ora, più che un vomito, sembra una mezza diarrea

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