Rikk Agnew (1982)

Quarant’anni fa, quando ero totalmente “in fissa” per il punk californiano, uno dei protagonisti della scena da me maggiormente apprezzati era Rikk Agnew, chitarrista degli Adolescents e dei Christian Death. Immaginate quanto grande fu il mio entusiasmo alla pubblicazione – avvenne in un giorno imprecisato dell’ottobre 1982 – del suo primo LP da solista, che infatti recensii con grande spiegamento di superlativi. Oggi è ancora uno degli album di quel periodo che riascolto più spesso; ci trovo qualche difettuccio che al tempo non riscontrai, ma nel complesso i suoi brani mi paiono quasi tutti ancora eccezionali.

All By Myself
(Frontier)
“Tutto da solo”, informa il titolo dell’album, e in effetti Rikk Agnew mantiene le promesse di tale enunciazione componendo tutti i brani, suonando tutti gli strumenti, cantando e producendosi in sodalizio con Thom Wilson. A parte la curiosità che un lavoro così concepito poteva suscitare, ci si chiedeva che tipo di sound Agnew avrebbe proposto: punk elaborato e trascinante alla Adolescents, atmosfere cupe e demoniache alla Christian Death (le due band più note in cui il chitarrista ha militato), oppure qualcosa di ancora diverso? Tali interrogativi, per fortuna, non sono di quelli che restano insoluti: basta un ascolto del disco per trovarvi risposta, e per scoprire anche di cosa e realmente capace Rikk nel momento in cui, libero dalle costrizioni che l’essere parte di un gruppo inevitabilmente impone, decide di fare tutto da sé. Il risultato, è bene dirlo subito, è positivo oltre ogni previsione: All By Myself comprende infatti dieci tracce quasi sempre eccellenti, basate in linea di massima sugli schemi tipici del miglior punk californiano più o meno melodico e arricchite da soluzioni un po’ atipiche per il genere ma comunque, nel contesto, azzeccatissime. I brani sono in generale piuttosto veloci e violenti (non mancano peraltro deviazioni verso il pop), impostati alla Adolescents ma più raffinati negli arrangiamenti, con l’aggiunta di qualche intervento di tastiere. Oltre a dimostrarsi polistrumentista di talento, Agnew rivela anche doti canore non indifferenti, riuscendo a sfruttare al meglio la sua voce potente e non roca come quelle di moltissimi cantanti punk; della perizia compositiva sarebbe inutile parlare in quanto già ampiamente dimostrata in pezzi come No Way, Creatures e Kids Of The Black Hole, capolavori del LP degli Adolescents, ma O.C. Life, 10, One Shot o Falling Out sono alla loro altezza. Disco imperdibile in tutti i sensi, che non smetterà facilmente di esaltarvi e stupirvi con ogni suo episodio.
(da Il Mucchio Selvaggio n.59 del dicembre 1982)

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Categorie: recensioni | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Rikk Agnew (1982)

  1. Consolati, sfuggì a parecchi. È bello, sì, soprattutto a livello di scrittura. E ha anche ottimi testi.

  2. RockOnlyRare

    Pur conoscendo gli album di Adolescents e Christian Death questo mi era sfuggito, me lo sto ascoltando ed è tuttora buono come hai fatto notare. Va detto che mi ci è voluto qualche anno ai tempi per avvicinarmi in modo importante al punk, (a parte Ramones Buzzcocks e tutta la musica “derivata dal punk, Stranglers X etc etc) tutto preso come ero nel seguire la “new wave” propriamente detta ed i grandi cantautori….

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