Cinecyde (1982)

Nel settembre del 1982, sul defunto Mucchio Selvaggio trovò posto la mia recensione del primo LP dei Cinecyde, quartetto di Detroit del quale mi ero già occupato – addirittura con un breve articolo! – sempre sulla stessa rivista. Non sono stato in grado di scoprire con precisione la data di uscita del disco (suppongo a giugno) e quindi, per il quarantennale, mi aggancio a quanto scrissi all’epoca.

I Left My Heart
In Detroit City
(Tremor)
Abbiamo dovuto attendere cinque anni e quattro 45 giri per avere finalmente tra le mani un album dei Cinecyde, la più sconvolgente formazione di Detroit dai tempi di Stooges e MC5. Il quartetto può infatti vantare una lunga carriera, i cui punti salienti sono costituiti da due singoli (Gutless Radio, 1977, e Tough Girls, 1980) e due EP (Black Vinyl Threat, 1978, e Positive Action, 1979), dei quali mi sono già occupato in altre occasioni.
I Left My Heart In Detroit City, comprendente dieci brani tutti in precedenza inediti, prova in modo inequivocabile le grandi capacità della band di dar vita a un sound compatto e perverso, fortemente comunicativo e per di più lontano da qualsiasi modello già conosciuto. Alla velocità di esecuzione, arma oggi più che mai utilizzata nel punk, i Cinecyde hanno sempre preferito la durezza e la “cattiveria” espresse in canzoni cadenzate e demoniache, all’insegna di atmosfere pesanti e trame graffianti. Le caratteristiche principali sono la chitarra onnipresente di Jim Olenski, che si inserisce autorevolmente con assoli di rara incisività, e la voce abrasiva e conturbante di Gary Reichel, alla quale – per quanto ci si sforzi – non si riescono a trovare termini di paragone. Questi anomali elementi, unite alle vigorose performance di Rodger Wesch (batteria) e dell’ultimo innesto Chris Girard (basso), generano composizioni decisamente anticonvenzionali che spesso presentano strutture di base di scuola Sixties, ovviamente stravolte in modo personalissimo e interessante.
I Left My Heart In Detroit City è insomma un lavoro di indubbia validità, che dovrebbe ampliare la notorietà al momento ristretta del gruppo. Episodi come Don’t Come Crying To Me, Better Dead, Enemy Man, Girls Who Play Tricks On You o Wake Up si ergono possenti con le loro sonorità acide e taglienti, consacrando i Cinecyde nel ruolo di band da ascoltare a ogni costo. Almeno una volta.
(da Il Mucchio Selvaggio n.55 del settembre 1982)

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Categorie: recensioni | Tag: , | 1 commento

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Un pensiero su “Cinecyde (1982)

  1. Un disco sempre fresco come ai tempi dell’uscita, ho il vinile 😏♥️

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