Ramones (1992)

Il 1° settembre 1992 i Ramones pubblicavano il loro penultimo album di canzoni inedite, Mondo Bizarro; l’ultimo sarebbe stato Adios Amigos (1995), con in mezzo la raccolta di cover Acid Eaters (1993). Questo è ciò che ne scrissi al tempo.

Mondo Bizarro
(Radioactive)
Sarebbe difficile credere che qualcuno sperasse di ricevere da questo nuovo album dei Ramones – il dodicesimo in diciotto anni di attività discografica, antologie e live esclusi – eventuali indicazioni sul futuro del rock, o anche solo di trovare nei suoi solchi una proposta musicale inedita; l’auspicio generale era invece che lo stile della band – ormai assurto al ruolo di “classico” – non avesse risentito della defezione del bassista e membro fondatore Dee Dee (comunque ancora presente a livello compositivo), e che il quartetto fosse stato ancora una volta capace di tradurre la sua pur prevedibile verve in una raccolta di grandi canzoni da godere tutto d’un fiato. Magari ad alto volume, per accentuarne il potenziale coinvolgente.
Beh, i Ramones non hanno deluso. Anzi, va sottolineato che Mondo Bizarro è uno dei capitoli più convincenti della produzione dell’ensemble newyorkese, e che i suoi tredici brani – come di consueto scaturiti dall’amalgama di melodioso sixties pop ed energico punk’n’roll, con meno accenti “hardcore” rispetto al recente passato – centrino il non facile obiettivo di trascinare con le sole armi della schiettezza e dell’entusiasmo, seppure con il sostegno di un ottimo lavoro di arrangiamento. Davvero, c’è da sorprendersi di come lo scorrere del tempo non riesca a soffocare la voglia di divertirsi e divertire di questi ultraquarantenni che album dopo album dimostrano di meritare l’amore e il rispetto che da sempre li circondano; e che continuerà a circondarli, in barba ai trend, almeno finché dureranno le loro scorte dell’elisir dell’eterna giovinezza.
(da AudioReview n.121 del novembre 1992)

Categorie: recensioni | Tag: , | 1 commento

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Un pensiero su “Ramones (1992)

  1. Stefano

    Più che merita quasi irresistibili, come band e concetto proprio, per capacità, identità ecumenica, universale nel panorama rock

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