Dalla e la strage di Bologna

Circola da qualche anno la teoria che Balla balla ballerino di Lucio Dalla parli della strage di Bologna del 2 agosto 1980. Il recente anniversario della tragedia ha riproposto l’ipotesi spacciandola per verità assodata e, allora, ho pensato fosse opportuno spiegare perché non sono d’accordo, nemmeno un po’.
Da qualche giorno Rumore ha commercializzato il suo secondo albo annuale sui cento dischi essenziali di uno specifico fenomeno musicale, puntando questa volta la sua attenzione sulla saga della canzone italiana d’autore. Non l’ho ancora letto per intero ma ritengo di poter affermare che si tratta di un gran bel lavoro, al di là di quelle che possono essere le divergenze di opinione sulla scelta e/o il posizionamento in “classifica” di questo o quel titolo. Mi sono però stupito quando, nell’ampia scheda – n.4 della graduatoria – di Dalla (1980), ho letto che l’argomento di Balla balla ballerino del compianto Lucio sarebbe la tragicamente famosa strage di Bologna del 2 agosto 1980. La cosa non mi tornava e ho svolto qualche indagine, iniziando come sempre dalle fonti d’epoca. Nelle recensioni non ho trovato riferimenti a quel terribile evento, ma ci poteva stare: il testo non è cronachistico bensì visionario, e, sì, non era scontato cogliere l’eventuale (molto eventuale) aggancio alla cronaca. Illuminante è però stata l’intervista allo stesso Lucio Dalla apparsa sul n.36 del settimanale Ciao 2001, in edicola il 7 settembre 1980, nella quale il cantautore commentava brevemente ogni traccia del disco e, arrivato a Balla balla ballerino, spiegava «l’ho scritta in Germania e senza dubbio risente del clima movimentato di quella nazione».
Chi quarantadue anni fa non c’era può giusto intuirlo, ma la strage di Bologna segnò in maniera profondissima il nostro Paese. Al tempo gli attentati erano purtroppo comuni, ma la bomba fascista collocata nella sala d’attesa della seconda classe della stazione uccise ottantacinque persone e ne ferì più di duecento: a lungo non si parlò d’altro, e se il tema della canzone fosse stato quello… beh, Dalla – che, oltretutto, era bolognese – l’avrebbe certo detto al suo interlocutore, il giornalista Aldo Bagli, nella “afosa notte di agosto” (ancora dall’articolo di Ciao 2001) in cui i due ascoltarono assieme la lacca/test pressing del 33 giri che avrebbe visto la luce a brevissimo (il 13 settembre era già 1° in classifica, per cui era giunto nei negozi almeno una settimana prima). Le date sono fondamentali: per uscire il 7 settembre, il giornale avrebbe dovuto essere inviato alla stampa a fine agosto e l’incontro nella casa romana del cantautore si sarebbe quindi dovuto svolgere, appunto, ad agosto, con l’album ovviamente già ultimato. In circa tre settimane, Dalla avrebbe pertanto dovuto come minimo – consideriamo l’ipotesi, comunque non fondata su alcunché, che la musica fosse preesistente – comporre il testo, registrare la voce, aggiungere il pezzo alla scaletta (eliminandone un altro, è lecito supporre), fare approntare il master e far modificare ad hoc le note di copertina. È plausibile? Tecnicamente sì (per il rotto della cuffia), anche se ad agosto le attività rallentavano o addirittura si fermavano, ma a non essere plausibile è che, dopo aver organizzato tutto questo casino per pubblicare una canzone “dedicata” alla strage di Bologna, niente sia stato fatto per propagandare la presunta connessione; una connessione che peraltro, nel testo, si riscontra solo con un notevole sforzo di fantasia, quasi come avviene (per convenienza) con le interpretazioni a posteriori delle quartine di Nostradamus. Per di più, il treno Palermo-Francoforte non è in alcun modo collegabile ai fatti del 2 agosto. Forzando (un po’) il discorso, si potrebbe semmai pensare a un’altra strage avvenuta in prossimità di Bologna (e proprio su un treno) il 4 agosto 1974, quella dell’Italicus che da Roma portava a Monaco di Baviera; oppure, come taluni sostengono (ma pure qui mancano le prove), che il ballerino fosse l’anarchico – e, appunto, ballerino – Pietro Valpreda, accusato di essere autore della strage di Piazza Fontana (Milano, 1969) e assolto nel 1979. Insomma, tutto suggerisce (diciamo così) che Balla balla ballerino non abbia nulla a che vedere con la stazione bolognese.
Inevitabile, allora, chiedersi da dove sia scaturita la ““notizia””, comprensibilmente assente sulle pagine delle riviste del 1980 e in svariati libri realizzati negli anni seguenti. Una ricerca in Rete fa emergere che il 6 settembre 2017 il brano venne aggiunto nella voce di Wikipedia “Strage di Bologna” (paragrafo “Influenza culturale – Musica”) (NdA: l’ho eliminato il 18 agosto 2022) e che dal 29 gennaio 2022, alla voce “Lucio Dalla”, si legge che Balla balla ballerino è “la storia del treno Palermo-Francoforte, protagonista, suo malgrado, della strage di Bologna del 2 agosto 1980” (e qui la topica è doppia, dato che – come già detto – tra il suddetto treno e la strage non esistono legami) (NdA: ho corretto anche questo, sempre in data 18 agosto 2022). Impossibile scoprire la fonte della prima aggiunta, mentre per la seconda c’è solo l’imbarazzo della scelta: in questo articolo del 5 dicembre 2019 l’autrice mette in rapporto – con formula dubitativa, però – canzone e attentato; quest’altro del 2 agosto 2020 trasforma il dubbio in certezza, così come quest’altro ancora – sempre del 2 agosto – inserisce il brano in una playlist di dieci titoli incentrati sulla strage (NdA:  è stato eliminato e sostituito da un altro in data 1° settembre 2022). È invece del 10 novembre 2020 il peraltro valido report di Rolling Stone, diffuso sul web in occasione della ristampa “legacy” di Dalla, che contiene queste parole: «Ballerino è il nome del treno che attraversa l’Italia, il treno Palermo-Francoforte, quello della strage di Bologna del 2 agosto 1980, poco più di un mese prima dell’uscita dell’album: Balla balla ballerino è il racconto onirico di quel tragico fatto di cronaca, il testo ne ricalca perfettamente l’avventura in forma fiabesca, il treno stacca un aereo in cielo, è un ballerino, e dunque balla, balla sui violenti, sul male, balla (dunque viaggia) per sempre, spazia nel tempo, per monti e per mari. Lucio trasforma l’immagine tragica e indelebile di una strage fascista nell’immagine commossa e tenera, armoniosa, di un treno che si fa umano – perché popolato da uomini che con il loro sguardo oltre il finestrino possono fermare l’orrore del reale – e che viene esortato a non fermarsi mai, persino a divertirsi, a giocare, a volare alto, come se metaforicamente l’autore invitasse il mondo ad aprirsi in un volo che lasci a terra ogni dolore» (NdA:  su mia segnalazione, la parte incriminata è stata rimossa nel 2022). Tutto molto suggestivo, ma… boh boh boh, visto anche che in nessuno dei saggi celebrativi presenti nel libretto della suddetta ristampa del 2020 Balla balla ballerino è associato direttamente all’attentato della stazione (tuttavia menzionato en passant in due di essi a causa della quasi-concomitanza). A mio avviso, i fatti fin qui riportati sono inequivocabili. Va però da sé che chiunque può credere a ciò che vuole, ci mancherebbe.

 

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4 pensieri su “Dalla e la strage di Bologna

  1. Capita spesso che si vogliano creare riferimenti che non ci sono. È un po’ una moda dei tempi contemporaneai

  2. Renzo, mi dispiace, non pensavo proprio potesse costituire un problema dato che trattasi della foto della copertina di un disco (foto che sta ovunque) e che è pertinente all’articolo che accompagna. Ti chiedo comunque scusa e, se vuoi, la tolgo immediatamente: basta che me lo scrivi.
    Però darmi del “giornalaio da strapazzo” mi sembra ingeneroso nei miei confronti, dai.

    • Anonimo

      Se tu avessi pubblicato la copertina nella sua interezza, cioè compreso il nome Dalla, non avrei avuto niente da dire. Il taglio personalizza l’uso della foto e annulla quanto detto sopra. Bastava citarmi come autore, non era complicato. Il
      brutto epiteto non era certo riferito alla tua professionalità ma alla leggerezza con cui mi hai trattato.

  3. Renzo Chiesa

    Usare la mia fotografia di Lucio Dalla senza chiedere il permesso all’autore e roba da repubblica delle banane, consuetudine da giornalai da strapazzo. Renzo Chiesa

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