Dischord 1981-1982

Quarant’anni fa, giorno più giorno meno, mi trovavo a scrivere l’ennesimo articolo “sovversivo” su musiche invise a tutti i lettori tradizionalisti e a quasi l’intero staff. Dato che notizie su certe band ne circolavano poche e si viveva all’insegna del “tutto e subito”, i miei scritti – per di più di ventunenne – non erano esattamente pieni di dettagli, e inoltre lo spazio sempre tiranno mi obbligava a condensare ferocemente. Non rinnego comunque nulla e, anzi, rivendico con orgoglio di essere probabilmente stato il primo in Italia a dare risalto alle prime uscite della poi famosissima Dischord; non perché fossi un genio, ma perché ho avuto la fortuna di trovarmi nel posto giusto al momento giusto e con l’entusiasmo giusto. Poi, ovvio, c’è entrata di mezzo anche un minimo di lungimiranza.

Che Washington D.C. (District Columbia) divenisse in breve tempo zona d’operazione dei kids più arrabbiati degli Stati Uniti era cosa non certo facile da prevedere; comunque, forse anche a causa dello stretto contatto con Ronald Reagan, in città il bisogno di violenza sonora è esploso con inaudita ferocia, provocando la nascita di un considerevole numero di nuove band tutte dedite a un hardcore punk che in quanto a potenza non ha nulla da invidiare a quelli californiano o britannico. L’onere di imprimere su vinile le proposte dei gruppi locali è stato ottimamente assunto dalla Dischord Records, piccola label lanciatasi con entusiasmo nella produzione di dischi a 7 pollici, ognuno contenente parecchi brani (ovviamente brevissimi); con questo marchio sono usciti EP di Teen Idles, S.O.A., Minor Threat, Government Issue e Youth Brigade, mentre al momento in cui leggerete queste righe dovrebbe essere già in circolazione un album con trenta tracce di vari gruppi locali (quelli citati con l’aggiunta di altri dai nomi non meno esplicativi: Untouchables, Artificial Peace, Red C, Iron Cross…). L’intraprendente etichetta ha anche prodotto, assieme alla Touch & Go, il secondo EP dei Necros, recensito due mesi fa su queste stesse pagine.
Dilungarsi troppo su ciascuno dei dischi significherebbe andare incontro a continue ripetizioni, giacché i loro contenuti si assomigliano un po’ tutti: punk rock quasi sempre velocissimo e assordante, composizioni di un minuto circa di durata, aggressività sparsa a piene mani. Questo non vuol dire, però, che le varie band siano uguali, perché – tutti lo sapete – i modi di suonare hardcore sono piuttosto numerosi: i modelli piu noti ai quali allacciarsi sono sempre Black Flag o Circle Jerks, le due formazioni californiane che, bene o male, hanno “inventato” il genere in America, ma le sfumature sonore che differenziano fra loro i complessi Dischord conferiscono a ciascuno di essi una ben precisa identità. I migliori del lotto sembrano essere i Minor Threat, il cui primo EP Filler raccoglie otto pezzi quasi tutti di buona fattura, fra le quali spiccano il manifesto Straight Edge, Bottled Violence e Small Man, Big Mouth; il gruppo si è sciolto nel settembre dello scorso anno dopo appena dieci mesi di attività, ma ha fatto in tempo a registrare altri quattro brani che di recente hanno visto la luce nell’EP In My Eyes, forse appena inferiore al precedente ma sempre interessante.
Mentre i Minor Threat proponevano un sound semplice e compatto, un po’ alla Circle jerks, i Government Issue (con i quali suona l’ex bassista dei Minor Threat) lasciano spazio a soluzioni più caotiche e disarmoniche, come si può facilmente desumere dall’ascolto di Legless Bull, il loro EP con nove “canzoni”. Ricchi di energia, anche se un po’ poco fantasiosi, Teen Idles e S.O.A., entrambi con un disco all’attivo (rispettivamente Minor Disturbance e No Policy); il cantante dei secondi, ora separati, fa da qualche mese parte dei Black Flag. Infine, il numero 6 del catalogo Dischord è Possible, EP con sette tracce dei Youth Brigade, dal sound sporco e nervoso; anche questo gruppo ha da poco interrotto l’attività, ma questo 45 giri resta per fortuna a documentare l’esistenza di una band che avrebbe certamente potuto dare altre valide realizzazioni.
Pretendere di trovare nei prodotti Dischord musica di alto livello tecnico o proposte che spicchino per originalità sarebbe eccessivo, ma chi cerca potenza, rabbia e feeling difficilmente rimarrà deluso dalla scena di Washington; se come i Government Issue siete stanchi di rock’n’roll bullshit, la Dischord è quel che fa per voi.
(da Il Mucchio Selvaggio n.50 del marzo 1982)

Categorie: recensioni | Tag: | 1 commento

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Un pensiero su “Dischord 1981-1982

  1. Paolo Backstreet Iglina

    Questo fa copia con l’articolo sul triplo dellla Dischord uscito nel ventennale dalla fondazione.

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