Magic Potion

Come molti di voi sanno, negli anni ’80 ho lavorato molto anche come produttore discografico, in buona parte (ma non solo) con la mia etichetta High Rise (qui un bel po’ di notizie). Negli ultimi tempi ho anche organizzato varie ristampe estese, in formato CD, di dischi pubblicati all’epoca: Flies, Fasten Belt, Blackboard Jungle e adesso – uscita, 5 novembre 2021 – un doppio CD dei Magic Potion con dentro tutto il loro materiale edito su vinile tra il 1986 e il 1991 (due LP, un 45 giri, alcune partecipazioni a raccolte) più una gran quantità di incisioni in precedenza inedite, per un totale di trentotto tracce. A seguire, un significativo estratto delle note che ho scritto per il booklet (in pratica, l’inizio e la fine; ho omesso la lunga parte dove racconto della storia vera e propria); se qualcuno fosse interessato, il disco è uscito per la SpitFire/Goodfellas ed è reperibile pressoché ovunque.Magic Potion copertinaOur happy times
Nella mia attività di produttore mi sono sempre trovato a lavorare con band già operative, con un’unica eccezione: i Magic Potion. Non affermerò di averli “inventati” io, non scherziamo, ma una cosa posso dirla con certezza: senza di me non sarebbero probabilmente mai esistiti. Come andò? È presto detto. Fresco dalla separazione dei Technicolour Dream, dei quali avevo curato per la mia High Rise il primo LP Pretty Tomorrow, il chitarrista Fabio Porretti cercava musicisti per dar vita a un nuovo gruppo. Gli feci quindi ascoltare il demo appena ricevuto da una formazione romana alle prime armi, i Castigo Ridendo Mores, i cui militavano il cantante/chitarrista Marco Coluzzi e il bassista Alberto Popolla; suonavano un bel rock filoamericano vagamente alla Dream Syndicate ma mostravano anche influenze dei Pink Floyd di Syd Barrett, e pensavo che un loro eventuale sodalizio con Fabio, notoriamente cultore della psichedelia inglese dei ‘60, avrebbe potuto generare qualcosa di personale e intrigante. Non sbagliavo: scopertisi spiriti affini, i tre iniziarono a provare assieme, completando presto l’organico – cruciale un annuncio sul giornale “Porta Portese” – con il batterista Massimo Palego, non altrettanto ferrato in materia psych ma in possesso di doti tecniche, rapidità di apprendimento e passione. Il nome, rubato alla più celebre canzone degli Open Mind, venne suggerito da Fabio. Questo accadde all’inizio del 1986 e il quartetto sarebbe rimasto stabile per la sua intera storia, terminata senza traumi – i tempi stavano cambiando per tutti noi, e se ne prese atto – nei primissimi ’90. Mese più, mese meno, furono solo cinque anni, ma di grandissima intensità.
(. . . )
Da quell’addio sono trascorsi trent’anni e nel frattempo i non più ragazzi hanno vissuto, chi più chi meno, varie altre vicende. Con loro sono rimasto in contatto e ogni volta ci si sentiva o incontrava il discorso cadeva inevitabilmente sulla necessità di approntare una ristampa in CD di tutto il materiale all’epoca impresso su vinile, con l’aggiunta di qualche extra che avevo conservato. Dall’archivio ho così estratto sei demo di canzoni fino a oggi totalmente inedite, più il provino di Free Man che a mio avviso vanta un assolo di chitarra più bello di quello della versione del secondo 33 giri; poi, cinque pezzi dal vivo, tra i quali altri due inediti assoluti; dulcis in fundo, un’interpretazione di Cast A Spell degli Open Mind – era il lato B del singolo di Magic Potion – che la band ha voluto registrare “per forza” nel marzo di quest’anno a mo’ di chiusura del cerchio, come rimarcato dalla sua scelta come titolo di questa antologia. Dico la verità, non ero granché favorevole all’idea perché da buon filologo non amo mescolare il vecchio con il nuovo; convinto dalla band a non osservare la (mia) regola, avevo pure pensato di raccontare la balla che il pezzo risalisse al 1991, ma non sarebbe stato onesto e quindi ho desistito. Per quanto concerne queste trentotto tracce, abbiamo fatto il possibile perché suonassero al meglio, obiettivo che grazie alla perizia di Danilo Silvestri riteniamo di aver centrato. I master di un paio di episodi di Misplaced In Your Perfect World si erano però lievemente deteriorati (in Twist Of My Senses il problema si coglie di più) e alcune delle bonus non erano perfette già di loro, ma la resa – specie in termini di dinamica – surclassa quella dei dischi originali e restituisce il sound come solo noi eravamo stati in grado di ascoltarlo, in studio, più di trent’anni fa. È curioso che il primo CD dei Magic Potion, che naturalmente è impreziosito da una copertina dipinta da Stefano Martinelli, sia stato confezionato quando il supporto è dato ormai per morto, ma in fondo tutto torna: siamo rimasti fedeli alla linea del “fuori posto nel vostro mondo perfetto”, e ne siamo orgogliosi.

Categorie: presentazioni | Tag: | 4 commenti

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4 pensieri su “Magic Potion

  1. stavo per mettere sul blog il vinyl rip del primo album, poi ho visto questo articolo e mi sono fermato dato che non metto mai cose ristampate, per rispetto verso gli artisti, anche se a me il suono del 99% dei CDs mi fa solo mal di testa

  2. DaDa

    Lo prenderò assolutamente … Lo metterò accanto al vinile di Pretty Tomorrow …

  3. Massimo B.

    Sul fatto che “il supporto CD è dato ormai per morto” (non me voglia il buon Guglielmi):

    https://www.radiosurvivor.com/2021/03/more-new-cds-than-vinyl-records-were-sold-in-2020-yet-again/

  4. Mario Siccardo

    Non riesco a concepire un mondo senza supporto fisico per ascoltare musica, vinile o CD che sia.
    Nel momento in cui tali oggetti non esisteranno più, con la musica avrò chiuso.
    Almeno con le nuove uscite, per così dire.

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