Il Mucchio Extra

Da ormai un po’ di tempo rilevo un accresciuto interesse per le vicende del giornalismo musicale italiano. C’è chi scrive libri sull’argomento, chi pubblica articoli e interviste di approfondimento, chi rivolge direttamente ai protagonisti la fatidica domanda “ma come andò con…” (e a me, che in oltre quarant’anni di professione mi sono trovato in mezzo a molte storie in effetti interessanti, capita spessissimo). Allora, prima che la memoria cominci a perdere colpi e prima che un qualche tipo di flagello possa distruggere il mio prezioso archivio, ho pensato di fissare i miei ricordi (con relativi documenti probanti, se ci sono) in una serie di pezzi che interesseranno magari una platea ristretta ma che saranno utili da inoltrare ogni volta che qualcuno mi chiederà per l’ennesima volta di eventi che ho vissuto in prima persona; e che senza dubbio saranno apprezzati da ogni eventuale cultore/studioso che volesse approfondire la materia.
Extra vari
Ma come andò? (7)
Qualcuno potrà anche non credermi, ma le cose andarono così. In un imprecisato giorno del 2000, subito dopo l’estate, in una delle nostre abituali chiacchierate-brainstorming Max Stèfani mi disse: “facciamo un’altra rivista recuperando vecchi articoli usciti sul Mucchio? Inventati qualcosa”. Il “qualcosa”, a grandi linee, ce l’avevo in testa da tempo: un giornale alla Mojo, focalizzato sul passato (ma non solo) e con una periodicità più dilatata di quella mensile, sia per non farci concorrenza “in casa” (ok, all’epoca il Mucchio era settimanale, ma…), sia perché gli impegni della rivista-madre erano già parecchio gravosi e un mensile mi avrebbe mandato in tilt. Ne discutemmo altre volte e poi, in una riunione alla quale era presente anche l’amministratrice Daniela Federico, si decise di avviare il progetto, secondo le linee-guida da me tracciate: un trimestrale di 146 pagine dedicato esclusivamente alla musica, da pubblicare il primo giorno di ogni stagione, con uscita del n.1 fissata per il 21 marzo 2001. Suddivisione a grandi linee degli spazi, titoli delle varie testatine, gestione dello staff e degli articoli erano interamente farina del mio sacco, mentre la scelta di allegare alla rivista una compilation in CD (con qualche brano altrove inedito, se possibile) non si può attribuire a nessuno perché in quei giorni era quasi la prassi. Mancava solo il nome – faccenda non da poco, ne convengo – che purtroppo non saltava fuori, tanto che ormai stavo cominciando a temere il famigerato “Mucchio 2” che l’editore, spero scherzando, continuava a indicare come opzione. L’intuizione vincente venne a Eddy Cilìa, che da oltre trent’anni è la prima persona con la quale parlo di faccende editoriali ogni volta che nutro dubbi, mi manca un tassello o semplicemente ho un’idea da sviluppare meglio: “Mucchio Extra”, elementare e ficcante come sempre dovrebbe essere una testata. Il classico Uovo di Colombo: un nome di quelli che, un nanosecondo dopo averli sentiti, chiamano un “ma come ho fatto a non pensarci?”.

Extra 1Tutto definito, allora? Sì, ma con un piccolo problema. Max premeva affinché il nostro “Trimestrale di approfondimento musicale” – questo il sottotitolo – contenesse quanto più materiale possibile ripreso dai vecchi numeri del Mucchio, mentre io puntavo a una formula nella quale il “già noto” non pesasse più del 10/15%. Arrivare al “muro contro muro” avrebbe potuto pregiudicare il varo della nave e, quindi, feci il furbo e approntai i timoni “di massima” dei primi due numeri inserendoci parecchie riesumazioni dal passato, sia perché si trattava di articoli validi, sia perché così l’editore avrebbe ritenuto di essere riuscito a imporre la sua linea; la cosa essenziale era uscire in edicola con il n.1 perché, dopo il lancio, Stèfani avrebbe come al solito perso interesse e mi avrebbe lasciato fare di testa mia. Non ebbi invece difficoltà a essere accreditato, nel tamburino, come direttore, e non era scontato. Infatti, gli editori medio-piccoli tendono a non attribuire nero su bianco le qualifiche “riconosciute ufficialmente” dall’ordine dei giornalisti come direttore, caporedattore et similia in quanto, in caso di interruzione del rapporto ed eventuali controversie legali, sarebbero esposti alla quasi-certezza di esborsi cospicui… perché un direttore dovrebbe essere assunto e con uno stipendio mensile minimo piuttosto alto, mentre le riviste specializzate non assumono e pagano cifre esigue. Di Extra fui quindi da subito il direttore, con Max indicato come “direttore responsabile” (qualifica, com’è ben noto, di carattere legale, che assai di rado coincide con la direzione effettiva) e “direzione editoriale” (messa lì un po’ a forza, come ad affermare una sorta di controllo sui contenuti che in realtà non c’è mai stato). Tanto per non correre il rischio di equivoci, lo scrivo a futura memoria: nei dodici anni in cui ho diretto Extra, Stèfani non ha mai avuto voce in capitolo sui contenuti, non ha mai commissionato alcunché a chicchessia (gli scettici possono chiedere ai collaboratori: riceveranno solo conferme), non ha mai tentato di impormi la pubblicazione di qualcosa; io lo tenevo informato su quello che avrei fatto e ovviamente ci confrontavamo sulle questioni generali, su quello che si poteva o non si poteva attuare sotto il profilo editoriale ed economico (ad esempio, per il n.4 mi sarebbe piaciuto che la banana dei Velvet Underground piazzata in copertina fosse “sbucciabile” come quella dell’edizione originale del LP; i costi esorbitanti fecero purtroppo abortire l’ipotesi), ma nulla più di questo. Lo so che si vanta di avere “inventato” Extra, ma lui è fatto così… Se fosse il presidente di una squadra di calcio e prima di una partita dicesse al suo centravanti “mi raccomando, eh, devi metterla in porta”, in caso di gol vorrebbe il proprio nome nella classifica dei cannonieri al posto di quello dell’attaccante.

Extra CD WynnStèfani fece però una cosa giustissima, quando Extra era ormai arrivato al quarto numero ed era composto in massima parte da articoli nuovi come desideravo: mi disse di avere in mano la registrazione di un concerto di Steve Wynn al Big Mama che avremmo potuto utilizzare a nostro piacimento. “Che ne pensi“, aggiunse, “ne facciamo un CD da regalare a chi si abbona, al posto di una delle abituali compilation?”. Non ricordo se strabuzzai gli occhi, ma al 100% gli risposi “Ma scherzi? È una cosa perfetta per Extra, e magari con un po’ di impegno potremmo perfino fare una collana di live inediti altrove da vendere assieme alla rivista, invece delle solite compilation che non hanno poi tutto questo appeal“. Dovetti evidentemente essere risultato convincente, perché – cosa che accadeva 95 volte su 100 – mi diede carta bianca. Il CD di Steve Wynn inaugurò così una serie che avrebbe compreso altri live esclusivi di Giant Sand, Sid Griffin, Diaframma, Walkabouts, Black Heart Procession, Quintorigo, Hugo Race & True Spirit, Willard Grant Conspiracy, Nada, Stan Ridgway, Julian Cope, e il trio Manuel Agnelli-Cristina Donà-Marco-Parente, più Way To Blue, il tributo a Nick Drake voluto da Roberto Angelini e Rodrigo D’Erasmo; tutte operazioni che gestii in prima persona, contattando i diretti interessati e a volte inseguendoli (non credo sia difficilissimo intuire chi mi abbia fatto impazzire di più). A questi si aggiunsero cinque tributi a Fabrizio De André, Giorgio Gaber, Lucio Battisti, Francesco De Gregori e (il primo) Vasco Rossi, approntati appositamente per noi; furono organizzati da Marco Ambrosi, un intraprendente amico musicista che riuscì a coinvolgere decine di artisti alternativi italiani con un’abilità dalla quale rimasi ammirato. Io mi limitavo a supervisionare, a dare nel caso consigli e a intervenire qualora ci fossero ostacoli da superare (senza di me, per dire, non ci sarebbe mai stata La canzone di Marinella degli Afterhours e la società editrice avrebbe dovuto rispondere legalmente a Mogol e alla vedova Battisti di una revisione non autorizzata del testo di  Balla Linda registrata da Giorgio Canali), ma il concept e la lavorazione dei tributi furono di Marco, che si sbatteva come un indemoniato nonostante la Stemax gli corrispondesse un rimborso spese di appena 800 euro a CD. Il tributo a Vasco Rossi, allegato al n.29 dell’estate 2008, fu l’ultimo compact di Extra: l’ultimo di un totale di ventitré, perché da un paio d’anni avevamo ridotto le uscite per non far costare troppo il giornale. Ancor prima, avevamo preso a commercializzare una doppia tiratura (con CD o senza CD; il prezzo, naturalmente, era diverso), ma con la progressiva, inevitabile riduzione delle copie distribuite nelle edicole in seguito a una flessione delle vendite, lo stratagemma non era più sostenibile.

Extra 10Almeno per i primi cinque anni, Extra fu uno straordinario successo. Il numero più venduto fu il 10, con il tributo a De André e i Beatles in copertina, sfiorò le 14.000 copie, ma si superavano sempre le 10.000. Un altro fenomeno a dir poco sorprendente era l’arrivo, poco dopo l’uscita di un nuovo numero, di parecchi ordini per tutti i precedenti. Poi le cose iniziarono a peggiorare, o almeno così mi venne detto, e via via la rivista perse terreno in termini non di gradimento, ma di riscontri “al botteghino”: l’editoria era entrata in crisi e noi non facevamo purtroppo eccezione. La periodicità passò da trimestrale a semestrale e dovetti chinare il capo davanti alla decisione di Daniela Federico, divenuta dittatrice dopo le dimissioni di Stèfani, di non proporla più separatamente ma di allegarla per due volte all’anno al Mucchio mensile. La mia avventura con Extra si concluse con il n.39, edito nell’inverno 2013 (qui e qui un tot di dettagli), assieme a quella con il Mucchio. Andandomene, feci un timido tentativo di ottenere la testata per continuare a pubblicarla in altro modo, ma ovviamente mi fu chiesta in cambio una cifra che non volevo né potevo sborsare e lasciai perdere, nella convinzione che Extra fosse morto con me. Qualche settimana dopo la scadenza del termine legale di sei mesi entro il quale avrei potuto far causa alla Stemax per l’inadeguatezza dei compensi da me percepiti rispetto alle mie reali mansioni, la società provò a rilanciare la rivista con la direzione di Alberto Campo. La mia scarsa simpatia per il collega, del quale ho comunque sempre ammesso la competenza e la professionalità, è ben conosciuta nell’ambiente e lo era alla mia ex direttrice; la presi dunque come uno sfregio personale e non ho alcuna difficoltà ad ammettere che, se avessi saputo come sarebbe andata a finire, dopo le dimissioni avrei accantonato i miei sani principi di non belligeranza e mi sarei rivolto al Tribunale del Lavoro per distruggere la Stemax, riuscendoci. L’Extra “apocrifo”, che durò quattro numeri, venne peraltro fuori una mezza chiavica; con il budget di sicuro ridicolo che gli era stato messo a disposizione, il povero Campo non poteva certo fare miracoli. Ebbi inoltre la soddisfazione di vedere che nessuno degli ex colleghi rimasti al Mucchio dopo la mia fuoriuscita collaborò con quell’Extra lì, e venni a sapere che alcuni avevano tentato di dissuadere la Federico dallo scongelare la rivista; non vollero rendersi complici dello sfregio e di questo sono loro riconoscente.

Extra 39Ogni tanto riprendo in mano qualche Extra e, sfogliandoli, mi scopro orgoglioso. Al di là delle sporadiche imprecisioni e di qualcosa che, magari, si sarebbe potuto fare ancora meglio, credo fosse una splendida rivista per autentici appassionati: le liste dei 100 (o 50) dischi fondamentali per ogni sottogenere, le interviste-fiume, le lunghissime monografie e gli articoli trasversali sono roba che, con quelle modalità, nessuno in Italia aveva mai fatto prima, così come le recensioni “con il senno di poi”. Logicamente, il merito della felice riuscita del progetto è anche di tutti coloro che hanno contribuito con le loro intuizioni e i loro scritti. Sono troppi per ricordarli tutti, ma almeno a Eddy Cilìa, Gianluca Testani, John Vignola, Alessandro Besselva Averame, Carlo Bordone, Aurelio Pasini, Giancarlo Turra, Elena Raugei, Damir Ivic, Michele Benetello, Gabriele Pescatore e Sergio Varbella – i più “presenti” – devo un “grazie” speciale. Così come ne devo uno, sincero, a Max Stèfani, che nonostante l’abbia fatto “per sé” e non “per me” mi ha concesso l’opportunità di realizzare totalmente alla mia maniera quello che reputo il “top” assoluto della mia carriera nel giornalismo musicale.

(1) Shock!, la rivista mancata.
(2) Le (prime) dimissioni dal Mucchio.
(3) Il post-Mucchio e la nascita di Velvet.
(4) Velvet Story.
(5) La collaborazione con Rumore.
(6) Gli inserti “Fuori dal Mucchio” e “Classic Rock”. 

Pubblicità
Categorie: memorie | Tag: | 24 commenti

Navigazione articolo

24 pensieri su “Il Mucchio Extra

  1. MarioCX

    Il Mucchio Extra è stato il Mojo italiano però meglio.
    Tutti i numeri diretti da Federico Guglielmi sono appassionanti, gli ho tutti qui sopra in camera da letto e se faccio l’errore di prenderne uno col fine di conciliare il sonno poi vado avanti a leggerlo fino a notte fonda con cascami negativi per la mia giornata lavorativa a seguire.
    Il primo apocrifo, mi pare inverno 2014, fu una schifezza di proporzioni ciclopiche a partire dalla copertina.
    Sun Ra sarà anche stato un grande musicista (mah…) però era bruttino assai anzicheno, a ben vedere coerente con il contenuto davvero miserrimo.
    Naturalmente gli altri tre apocrifi neppure mi curai di cercarli.

  2. Claudio

    Che rivista meravigliosa e unica Extra!!! L’ho comprata sin dal primo numero, in quanto già lettore del Mucchio, e vi sono estremamente affezionato. Ne conservo gelosamente quasi tutti i numeri, che leggo e consulto tuttora. Mi avete fatto conoscere così tanti dischi e mondi “altri”, ed è ancora un’ eccezionale fonte di scoperte.
    Complimenti Federico, e grazie a te e ai tuoi collaboratori per questa bellissima avventura.
    P.S. Anche se c’è già un post dedicato, non posso non menzionare “I 100 dischi da evitare”, fu veramente geniale ( e quante risate!!)

  3. Fabio Massera

    Grande Federico,
    é sempre un piacere leggerti sotto qualsiasi forma..sei sempre stato la mia “rock star del giornalismo”
    Il libro punk la mia bibbia .
    Ho scoperto per caso questo blog ed é piacevolissimo leggerlo.
    Da anni ricerco e colleziono materiale su l punk
    77 e sulla scena punk italiana.E sarei onorato di discutere con te di tutto questo…
    ricordo lo spéciale su l punk (registrato su “cassetta”) che conducevi su Stereodrome tutti i martedi o giovedi, mi sembra in alternanza con Claudio Stoic Sorge che si occupera di lsichsdelia e garage
    Com ammirazione
    Fabio
    fabiomassera68@gmail.com

  4. Simone

    I Mucchi (88-13) sono in cantina da mio padre, gli Extra sono qui accanto nella libreria, l’unico apocrifo che avevo preso è carta riciclata da anni.

  5. Pure io ho tutti i nr e 9 cd allegati. Ricordo che avevo.la smania di cercarla in edicola, girandone due o tre, vabbe bei tempi.
    Uno degli aspetti era proprio la formula fra passato riproposto e non, ho completato le discografie leggendola.

  6. Paolo Backstreet Iglina

    Alla fin fine ci fosse stato ancora Max la rivista te la lasciava (magari solo obbligando un cambio nome).

    • Oddio, mica ne sono sicuro… però nemmeno lo escluderei. Probabilmente, se ci fosse stato ancora e io non avessi mai scoperto l’uso improprio che veniva fatto dei finanziamenti statali, lo starei ancora facendo “con lui”.

  7. Rusty

    Son passati tanti anni, ma ricordo ancora che il giorno in cui usciva Extra era un bel giorno.

  8. Paolo B.

    Mucchio Extra è stata la rivista musicale più bella che abbia mai letto!
    Ancora oggi a casa mia c’è un reparto “Extra” in libreria dove conservo gelosamente tutti i numeri e spesso mi ritrovo a sfogliarli. Come credo tanti lettori ho amato le sue mitiche liste e sì, mi è mancato non poter leggere dei 100 album fondamentali degli anni 10.
    Grazie a te Federico e a tutti coloro che hanno contribuito a questo importante pezzo di storia editoriale.

  9. Dario

    Conservo ancora tutti i numeri e i CD allegati. Complimenti!

  10. Mauro

    Fai bene ad essere orgoglioso: rivista splendida e, come fai giustamente notare, unica nel suo genere.

  11. DaDa

    Grande rivista. La mia preferita in tanti anni di frequentazioni di stampa specializzata. Ne sfoglio e rileggo gli articoli tuttora. Il periodo di Campo è stato un triste finale, con articoli qualche volta decenti e qualche volta da dimenticare (quello sui King Crimson su tutti). A Momentary Lapse Of Reason.

    • Grazie. Campo non poteva fare miracoli, specie con gli scarsi mezzi a sua disposizione. L’Illuminata Direzione avrebbe fatto meglio a lasciarla morta.

  12. Ti è scappato un “risoetto”…
    Ho tutti i tuoi nr di MExtra, spesso li rileggo e controllo, si una rivista per appassionati musicali.

    Ti dedico un album: Back from Samoa…. già sai…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: