Allison Run (1985-1990)

Gli Allison Run sono stati una band eccezionale, neo-psichedelici il cui approccio alla materia era assolutamente personale e non revivalista. Le loro registrazioni, uscite al tempo solo in vinile, non erano mai state pubblicate in CD, e inoltre nei cassetti dei “ragazzi” giaceva molto materiale inedito di grande qualità: una sfida che, da appassionato curatore di dischi fondati su recuperi dagli archivi, non potevo eludere. Da quando dopo qualche titubanza gli Allison Run hanno acconsentito a rimetter mano al catalogo a quando il progetto è finalmente divenuto realtà tangibile sono trascorsi ben quattro anni, ma la lunga attesa è stata alla fine premiata: oggi, 27 novembre 2020, è uscito ufficialmente per la SpitFire/Goodfellas Walking On The Bridge (Opera omnia 1985-1990), bellissimo cofanetto triplo che racconta la storia del gruppo brindisino/bolognese dal primo demo ai provini di un secondo LP che non è però mai stato realizzato. In quanto promotore e co-organizzatore dell’operazione, ma soprattutto da cultore, sono felicissimo del risultato, reso possibile dall’impegno di Amerigo Verardi, Umberto Palazzo, Mimo Rash e Alessandro Saviozzi, del grafico Daniele Guadalupi, di Goodfellas nella figura di quell’appassionato  “gold digger” di Simone Fringuelli.
Il box si può acquistare ovunque (negozi specializzati, sito Goodfellas, Amazon, IBS eccetera). Qui sotto potete leggere qualche estratto dalle note che ho scritto per il ricco libretto, mentre qui potete vedere il video promozionale confezionato con riprese del 1989 e qui trovate la pagina facebook.

Al di là dell’incisione un po’ troppo artigianale ma comunque accettabile, la cassettina meritava attenzione, e non c’erano dubbi che Amerigo (voce, chitarra, basso, tastiere), Alessandro Saviozzi (chitarra, tastiere) e Stefano Vitali alias Mimo Rash (batteria, percussioni) avessero ciò che occorreva per affermarsi nel coevo panorama indipendente-alternativo italiano, con la possibilità di giocarsi qualche carta all’estero: con un sound che evidenziava legami con il post-punk crepuscolare ma non tenebroso e allo stesso tempo denotava inclinazioni psichedeliche, i ragazzi erano perfetti interpreti dello Zeitgeist. In più, sembravano avere un bel temperamento: “Their Satanic Majesties Request” è uno degli album meno popolari dei Rolling Stones e loro avevano coraggiosamente ripreso “Citadel” proprio da lì.

Complice l’inclusione nella compilation “Eighties Colours Vol.2” di un bel pezzo inedito fissato su nastro pochi mesi dopo quelli del mini (“Milk Is Set In The Sky”), “All Those Cats In The Kitchen” fu commercializzato nel settembre successivo, raccolse ottime recensioni e innalzò immediatamente il trio nel gotha della neo-psichedelia tricolore, ribadendo peraltro ciò che per molti era palese: ovvero, che le affinità dei Nostri con i vari Birdmen Of Alkatraz, Sick Rose, Steeplejack, Pikes In Panic o Magic Potion erano forse inferiori alle divergenze.

Tutto splendido, ma gli Allison Run avevano il “piccolo” handicap di non essere attrezzati per il palco, dato che fino ad allora si erano limitati a coltivare la loro indole di sperimentatori nella sala prove/quartier generale – un seminterrato in Via del Fossato n.3 battezzato Running To Nowhere Studio – in cui a volte si rintanavano per oltre dodici ore al giorno. Il problema venne risolto con gli innesti del bassista ex Ugly Things Umberto Palazzo, abruzzese trapiantato a Bologna che già aveva collaborato con Amerigo agli albori dell’avventura come chitarrista e partner di scrittura in qualche brano, e del tastierista genovese Sado Sabetta; le loro capacità consentirono di sviluppare al meglio anche dal vivo i complessi orditi strumentali di un repertorio arricchitosi di tante nuove (e notevoli) canzoni, e il tour di spalla a Stan Ridgway, nel giugno del 1989, fu in tal senso un trionfale battesimo del fuoco.

Il sospirato primo LP, costituito da dieci brani veri e propri e sei frammenti, spazzò via ogni eventuale, residuo dubbio sullo spessore assoluto del gruppo: fanno fede le eccellenti recensioni ottenute in Italia e in Gran Bretagna, nonché l’assegnazione di un premio come migliore autoproduzione (di studio) del 1989.

In totale, quasi tre ore e mezza di musica stupefacente che doveva essere recuperata, catalogata e assemblata in un prodotto discografico all’altezza della situazione; contrariamente a quello che si potrebbe pensare, convincere gli Allison Run di questa necessità è stato ben più complicato dell’ottenere il sostegno della Spittle, ma dopo almeno tre anni di ricerche negli archivi, restauro di nastri e accorate preghiere per accelerare il processo, “Walking On The Bridge” finalmente c’è.

Categorie: presentazioni | Tag: | 4 commenti

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4 pensieri su “Allison Run (1985-1990)

  1. DaDa

    Ristampa doverosa per uno dei gruppi migliori ( il migliore ?) della neopsichedelia italiana. Oggi lo ordino.

  2. Anonimo

    Grazie Federico.
    Ho ordinato oggi stesso il box non appena letto questo articolo.
    Posseggo l’edizione in vinile colorato di “God…”(che, a detta degli interessati, è piuttosto raro).
    Mi piacerebbe che altre ristampe in cd(possibilmente integrali come questa) siano messe in cantiere… il catalogo High Rise merita di essere valorizzato (Technicolour dream, Magic potion, A number two, giusto per fare qualche nome) ed anche altre pepite della scena psichedelica, garage o comunque dell’underground italiano degli anni ’80 devono essere riscoperte…

  3. Rusty

    Non sono un intenditore del genere, ma l’impronta dei Pink Floyd di Barrett mi sembra evidente. O sbaglio?

  4. Gian Luigi Bona

    Molto bene, non me lo perdo

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