Ennio Morricone

È sempre molto triste quando un Maestro se ne va, specie se – nonostante l’età avanzata, che di norma chiude la porta a recriminazioni accese come quelle riservate ai giovani – lo fa essendo lucido, attivo, in grado di dare ancora altro in aggiunta al tantissimo già realizzato. Per quanto riguarda Ennio Morricone, il “tantissimo” non rende certo l’idea di una carriera incredibile, che colleghi ben più competenti di me sulla materia stanno giustamente celebrando in queste ore cupe per il mondo della musica, dell’arte e della cultura.
Proprio stamattina, quando ancora non ero stato raggiunto dalla bruttissima notizia, ero passato sotto casa sua, dove tanti anni fa avevo avuto il piacere e l’onore di conoscerlo e trascorrerci un paio d’ore; una coincidenza strana, perché almeno di giorno capito assai di rado vicino Piazza Venezia e perché, davanti al portone d’ingresso, mi sono scoperto a domandarmi come stesse e a ripensare all’incontro. Era il 28 ottobre 1983 e varcai la soglia della splendida abitazione assieme a Maurizio Bianchini (in veste di intervistatore per il Mucchio) e Luciano Viti (il bravissimo fotografo). Non avevo insomma un ruolo ufficiale, ma contavo di unirmi nel caso alla chiacchierata e comunque ero curioso di scoprire qualcosa di più, a livello “privato”, dello straordinario artista; in più, cosa che feci alla fine, di consegnargli una cassetta nella quale avevo inciso sue cover a opera di artisti rock underground (ad esempio, i Wall Of Voodoo) e alcune canzoni che mi risultava fossero state ispirate da sue composizioni (specie quelle del filone western). L’avrà mai ascoltata? Chissà. Mi parve però sorpreso di apprendere dalla mia voce che musicisti provenienti dalla scuola del punk lo tenessero in così grande considerazione. Ricordo un uomo estremamente cortese e disponibile, benché poco, come dire?, espansivo, di quelli che con garbo sarebbero stati capaci di fulminarti qualora avessi detto qualcosa di non appropriato. Per fortuna non accadde nulla del genere e, anzi, mi sembra di ricordare qualche momento di genuino calore quando ci scambiammo un paio di battuta a proposito dell’AS Roma, che quell’anno giocava con lo scudetto sulla maglia, per la quale condividevamo la passione. Mi auguro sul serio, concedetemi una battuta, che l’ultimo spettacolo cui il Maestro ha assistito non sia stato quello piuttosto indecoroso offerto ieri sera dalla nostra squadra. In quel pomeriggio di quasi trentasette anni fa furono poi scattate le foto che adornarono il servizio del Mucchio (n.72 del gennaio 1984) del quale sono qui sopra riprodotte le due pagine di apertura.
Sempre del grande Luciano Viti è lo scatto che anni dopo (dicembre 1989) fu utilizzato per la copertina di Velvet, il mensile del quale ero all’epoca direttore e comproprietario. Il nostro collaboratore Piero A. Corsini, attuale direttore di RAI5, aveva proposto un’intervista e naturalmente la cosa mi piacque, spingendomi al mezzo azzardo: trent’anni fa, le riviste rock mettevano raramente in prima pagina personaggi provenienti da altre aree. Per dare un colpo al cerchio e uno alla botte adottammo lo schienale della sedia dietro la quale Morricone si affacciava come appoggio per una foto dei Jesus And Mary Chain; il risultato non è esattamente una meraviglia, ma al tempo nel nostro giro si badava più alla sostanza che all’estetica e non avemmo remore a inviare il giornale così confezionato nelle edicole di tutta Italia.
Non ho purtroppo ulteriori aneddoti da raccontare, ma mi va di ricordare – vado controcorrente, lo so, ma è un argomento che ho studiato un tot – il lavoro di Morricone come autore, arrangiatore ed eminenza non tanto grigia di un gran numero di “canzonette” italiane dei primi ’60; non sarà in assoluto all’altezza delle leggendarie colonne sonore, ma il suo pop vanta una qualità speciale, superiore a quella offerta da tanti pur onesti mestieranti che si muovevano nello stesso ambito. Grazie, Maestro, anche di queste piccole gemme che troppo spesso vengono superficialmente etichettate come peccati di gioventù.

Categorie: memorie | 6 commenti

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6 pensieri su “Ennio Morricone

  1. Ah, il lavoro di arrangiatore di canzonette…
    L’altro giorno ne ascoltavo una che è un capolavoro di orchestrazione sinfonica, ossia Te lo leggo negli occhi di Dino (altro che la bolsa cover di Battiato…). La linea vocale va in una direzione, il piano è in leggero controtempo e l’orchestra “apre” armonicamente il pezzo. Ecco, se c’è un’eredità del Morricone leggero che andrebbe recuperata è proprio l’attenzione alla componente armonica dell’arrangiamento, che nel pop di oggi si è completamente persa a scapito della componente ritmica.

  2. Anonimo

    E Stan Ridgway, il quale non ha mai nascosto ammirazione sconfinata per il maestro “Morriconi” (come son soliti storpiare gli americani), è al corrente che il brano in cui mescolava con i WOV, diversi temi degli spaghetti western, è finito grazie a te nelle mani del suo ispiratore? Il cerchio si chiuse!

    • RockOnlyRare

      I wall of voodooo e ridgway in particolare sono tra i miei artisti preferiti in assoluto proprio per l’ispirazione morriconiana delle loro opera, che ne fa un mix di una bellezza ineguagliabile, saiddio quanto mi sono dovuto sbattere per reperire una copia del ep con le cover di Morricone !!!

    • Mi rimarrà per sempre il dubbio: “l’avrà mai ascoltata, quella cassetta?”.

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