Shock!, la rivista mancata

Da ormai un po’ di tempo rilevo un accresciuto interesse per le vicende del giornalismo musicale italiano. C’è chi scrive libri sull’argomento, chi pubblica articoli e interviste di approfondimento, chi rivolge direttamente ai protagonisti la fatidica domanda “ma come andò con…” (e a me, che in oltre quarant’anni di professione mi sono trovato in mezzo a molte storie in effetti interessanti, capita spessissimo). Allora, prima che la memoria cominci a perdere colpi e prima che un qualche tipo di flagello possa distruggere il mio prezioso archivio, ho pensato di fissare i miei ricordi (con relativi documenti probanti, se ci sono) in una serie di pezzi che interesseranno magari una platea ristretta ma che saranno utili da inoltrare ogni volta che qualcuno mi chiederà per l’ennesima volta di eventi che ho vissuto in prima persona; e che senza dubbio saranno apprezzati da ogni eventuale cultore/studioso che volesse approfondire la materia.
Ma come andò? (1)
La mia firma in calce a un articolo apparve per la prima volta nel n.21, luglio/agosto 1979, de Il Mucchio Selvaggio (qui il racconto di come accadde). Al tempo, la rivista si occupava soprattutto di rock “delle radici”, rock classico e cantautori più o meno folk, con spazi limitatissimi dedicati alle musiche che più seguivo (punk e new wave) e in pratica zero spazi per gli artisti italiani (emergenti ed emersi). La collaborazione con il mensile continuò regolarmente nei mesi successivi e nella primavera 1980, con l’incoscienza e l’impudenza che si possono avere solo a vent’anni, lanciai al direttore/editore Max Stèfani l’ipotesi di una rivista da affiancare al Mucchio focalizzata esclusivamente sulle nuove tendenze; mi sentivo un bel po’ frustrato dalle poche pagine riservate ai fenomeni di mio interesse e dall’atteggiamento di chiusura – se non ostile – di molti membri dello staff, e pensavo che un secondo mensile avrebbe fatto tutti contenti. Del resto, che “Rockerilla” – co-gestito da Claudio Sorge, uscito dal Mucchio da qualche mese – si tenesse in piedi dimostrava l’esistenza di un “ampio” bacino di potenziali lettori. La mia proposta venne accolta senza bisogno di insistere, assieme al nome che avevo suggerito: “Shock!”, sottotitolato “the new rock magazine” a “spiegare” – anche se giovanissimo, ero già appassionato di questi giochini verbali basati sui doppi sensi – che si trattava di “una nuova rivista rock” ma anche di “una rivista di nuovo rock”. “Comincia a organizzarti”, mi fu detto, “in modo da poter andare in stampa a settembre per uscire con il n.1 in ottobre”. Anche se di cantonate ne ha prese, come noi tutti, non posso (né vorrei) negare che Stèfani sia sempre stato bravo a riconoscere le buone idee e le persone affidabili in grado di realizzarle, salvo poi cercare di attribuirsene i meriti.
In estate, mentre stavo costruendo il timone del primo numero, il progetto fu annullato. Stèfani mi disse che quasi tutti gli appartenenti alla colonna lombarda del Mucchio – in pratica, tutti i cofondatori eccetto lui – “se n’erano andati” e che quindi non era il caso di varare una seconda pubblicazione: meglio “rendere più forte il Mucchio”. Molto si è dibattuto sulla scissione, dalla quale sarebbe a breve nato “L’ultimo buscadero” e che avrebbe avuto come strascico anni di polemiche; una minima divagazione è allora doverosa, specie perché non credo che tornerò mai più a parlare della faccenda. All’epoca, Stèfani spiegò l’accaduto sostenendo che la separazione era inevitabile: a suo dire, Carù voleva utilizzare il Mucchio come strumento di propaganda dei dischi da vendere nel suo negozio, mentre lui – puro e grondante indignazione – non poteva permetterlo; senza dubbio, una giustificazione credibile (la ritenni tale anch’io), ma con il senno di poi mi sono convinto che le cose non stessero esattamente in questi termini. E più che sul “perché” nutrivo sospetti sul “come”, avendo sempre saputo che Carù era comproprietario del giornale. Le domande innocentemente rivolte ottenevano risposte vaghe e finii per prendere per buona la tesi del divorzio cruento ma accettato da entrambe le parti; la vera verità mi venne “confessata” solo qualche decennio dopo, ma non avendo registrazioni audio che la comprovino evito di raccontarla in questa sede. Un valido surrogato è però quanto scritto da Stèfani a pag.69 del suo libro autobiografico Wild Thing, edito in proprio nel 2012: come sia possibile non fare entrare qualcuno in una società della quale crede di essere parte senza dirgli nulla è un quesito interessante, che ritengo abbia una sola risposta.
Chiusa la parentesi, torniamo a “Shock!”. Quello che doveva essere un mensile di 48 pagine diretto da me divenne dunque una sezione del Mucchio affidatami in toto.L’esordio avvenne nel n.33 dell’ottobre 1980 (l’ultimo con ancora dentro lo staff lombardo) e constava delle otto pagine che chiudevano il giornale; all’interno, interviste a Stranglers e Devo, un articolo sui Cramps, quattro facciate di recensioni (tre e mezza di album e mezza di 45 giri) e la rubrica “Targato Italia”, sulla nuova musica nazionale, che nel suo piccolo avrebbe fatto storia.
Dalla prima uscita, seguii e guidai le fasi di impaginazione, a quel tempo laboriosissime (si era, ricordiamolo, in era pre-PC), avendo carta bianca su tutti i contenuti; dovetti però accettare obtorto collo la testata e le “testatine” disegnate dal grafico Valerio Marini, che era molto bravo ma che forse non era stato bene informato sul tipo di immagini adatte: passi il serpentone, ma l’omino stravolto per le recensioni e soprattutto l’auto supervintage per “Targato Italia” mi hanno sempre lasciato perplesso.
Ah, quasi dimenticavo un curioso retroscena: il primo numero della rivista che non si fece avrebbe dovuto avere in copertina Hugh Cornwell degli Stranglers che con una mano alzata reggeva la testata mentre calpestava alcune riviste musicali italiane (“Ciao 2001”, “Music” e “Popster”; ce n’era una quarta che non ricordo, ma non credo fosse “Rockerilla”). Hugh era stato un po’ di giorni a Roma, gli avevo fatto da guida turistica e si era creato un rapporto di simpatia; con l’aiuto di un caro amico che lavorava alla EMI l’avevo convinto a prestarsi a questa cosa piuttosto inusuale e la foto venne in effetti scattata, all’Aeroporto di Fiumicino dal quale stava ripartendo per Londra. Evitando di dirmelo, Stèfani la pubblicò sulla penultima pagina del n.33 del Mucchio, in pratica alla fine del primo “Shock!”, con una didascalia scema; al di là del fatto che la foto era grezza (insomma, con lo sfondo da togliere), nella mia concezione del tutto, quello che c’era sotto i piedi del leader degli Stranglers non doveva essere in alcun modo evidenziato. Le riviste protestarono con la EMI, la EMI “sgridò” Hugh e uno o due numeri dopo ci toccò scusarci spiegando che, no, la didascalia era stata una “nostra” cazzata e che in realtà Cornwell non conosceva affatto le riviste che calpestava.
Questo episodio mi irritò, ma il rapporto con la direzione rimase assolutamente sereno. Stèfani mi diceva quante pagine avrei avuto disponibili per il numero successivo (io cercavo di ottenerne di più, riuscendoci spesso) e nel caso ci fossero argomenti che potevano essere trattati sia in “Shock!”, sia nel Mucchio, se ne parlava e si decideva dove collocarli. All’inizio tendevo ad avere “da me” tutto-tutto quello che poteva essere definito “nuovo rock”, anche se non si trattava di band underground (due esempi illuminanti: Clash e Talking Heads), ma via via che il nuovo prendeva piede presso il nostro pubblico, cambiai orientamento: dire a Stèfani “questi prendili tu” otteneva il duplice, benefico effetto di rendere la rivista più moderna e lasciare a me maggiore spazio per coprire le proposte più di nicchia. “Shock!” si ampliò (il massimo raggiunto fu sedici pagine) e rimase per lo più scritto da me, anche se avevo qualche prezioso collaboratore: ricordo con piacere Alessandra Sartore, che viveva a Londra ed era quindi in grado di intervistare in esclusiva artisti che dall’Italia era complicato raggiungere, e Sebastiano Zampa, che firmava una rubrica di heavy metal. Le poche discussioni con Stèfani riguardavano solo il numero di pagine che avrei dovuto riempire e per me la situazione era ideale: assoluta autonomia, compensi equi e pagamenti puntuali. Al massimo mi toccavano bonarie prese per il culo sull’editoriale: i miei gusti musicali “estremi”, la mia verde età e il mio aspetto ancor più giovanile mi avevano procurato il soprannome “Baby Killer”, che peraltro non mi dispiaceva.
L’ultimo “Shock!” uscì nel n.60, gennaio 1983: la divisione tra “vecchio” e “nuovo” non aveva più senso e i “miei” spazi vennero inglobati nel Mucchio. Per assestarsi servirono un paio di mesi, ma alla fine fu un miglioramento: continuavo a scrivere tutto quello che volevo – anche se frazionato e non più accorpato – e cominciavo ad avere voce in capitolo anche sul resto degli argomenti da trattare e sulla scelta delle copertine. Contestualmente al cambiamento, la gestione del Mucchio era infatti diventata una questione a tre: Stèfani pensava in prevalenza agli aspetti pratici e amministrativi, il suo amico Maurizio Bianchini (autore non firmato, ma il suo stile è riconoscibilissimo, dell’editoriale qui sopra, uscito sul n.61) decideva assieme a lui gli articoli di rock classico e da solo quelli di cinema, libri e cultura varia, e io curavo tutto il rock nuovo, svolgendo anche compiti redazionali. Per due/tre anni, a parte gli occasionali, inevitabili incidenti di percorso, tutto andò a meraviglia, fino a che… (il seguito alla prossima puntata).

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Categorie: memorie | Tag: | 21 commenti

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21 pensieri su “Shock!, la rivista mancata

  1. Adoravo Shock!, avevo assoluto bisogno di nuovi spunti e stimoli in quegli anni. Anche per questo avevo sentito la necessità di inserirla tra le riviste sul mio piccolo sito sulle riviste (stampamusicale) e adesso ho doverosamente aggiunto il link a questo racconto

  2. Doc Strangelove

    Federico, vediamo di sbrigarci per la seconda parte, eh??
    Questi dietro le quinte, per me da sempre appassionato di editoria musicale, sono davvero gustosi! Grazie per lo sforzo nel tenere vivo il ricordo di pubblicazioni importanti per noi appassionati…

    • Ci sto lavorando. Ho deciso che mi focalizzerò sul periodo 1983-1987, con tutti i dettagli sulla mia prima uscita dal Mucchio. Ho addirittura ritrovato un paio di “lettere d’incarico” che mi venivano consegnate annualmente, con specificate le mie mansioni al giornale, la retribuzione e quant’altro. Firmate indovina da chi? Mi sa che le pubblico pure, io non ho nulla da nascondere e non racconto grossolane bugie.

  3. Gian Luigi Bona

    Ricordo benissimo tutto quanto, anche la foto di Hugh Cornwell. Sembra ieri e invece sono passati quaranta anni. Il Mucchio Selvaggio è stato molto importante per me e ripassare la sua vita e sopratutto gli aspetti meno noti o sconosciuti al pubblico è un ottima idea. Aspetto con impazienza il seguito.

  4. Gianni Gardon

    molto molto interessante questa rubrica… attendiamo il prosieguo

  5. Aveva assistito a gridi di dolore…

    • PaoloRep

      I gridi di dolore furono accolti con articoli scritti dal direttore con i diti delle sue stesse mano…. Mi sono sempre chiesto, se si escludono le indubbie capacità “manageriali” che porteranno però un giorno al solito tracollo all’italiana, come facesse un individuo che non sapeva scrivere a dirigere un giornale. Poi ripenso a tutti i collaboratori che il Mucchio ha avuto e capisco. Vorrei salutarli tutti ma comincio da voi due Eddy e Federico. Mi manca il posto dove incontrarvi tutti insieme e dove confrontare la mia passione con la vostra. Non perdonerò mai chi mi ha rubato tutto questo. Un bacio.

      • In tutta onestà, credo che il fatto di non saper scrivere non sia un problema: basta non farlo o affidare i propri pezzi a chi li metta in italiano.
        Per il resto, non so dove vivi, ma se passi da Roma fammi un fischio e vediamo che si può fare.

    • E vabbè, dai, stai a guardare il capello…

      • Rusty

        Stefani, se non ricordo male, scriveva assai sul Mucchio di fine anni ’80. E gli strafalcioni c’erano. Però scriveva di musica. Il problema è quando ha cominciato a scrivere di tutto il resto.

  6. sergio luceri

    Grazie Federico!!
    Ti leggo da sempre con passione, rispetto, ed affetto, se mi consenti, quasi fraterno, tale è la affinità di gusti ed interessi che mi accomuna a te!
    Sergio

  7. Pierpaolo Cravero

    Sono un curiosone ed ho letto l’articolo tutto d’un fiato!!!
    Aspetto il seguito!
    Buona giornata!!!

    • E pensa che un’infinità di cose bellissime sono costretto a tenerle per me. Ai tempi non esistevano le mail. Per gli eventi post-1996 potrò invece sbilanciarmi di più, avendo prove scritte inconfutabili.

  8. Giovanni Remo

    Davvero molto interessante, ancora!

  9. Bellissimo Federico, aspetto con molta curiosità le prossime puntate.

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