1.000 dischi, ancora

Insomma, è andata così. Il libro dei 1000 album fondamentali edito all’inizio del 2012 era ormai esaurito, e ristamparlo tale e quale non avrebbe avuto alcun senso. Sollecitati dalla Giunti, abbiamo allora deciso di approntarne una nuova versione, lasciando fuori i progenitori e la maggior parte dei titoli più “laterali” al rock; al loro posto abbiamo inserito un tot di dischi usciti dal 2012 in poi e altri “storici” che nel vecchio libro non eravamo proprio riusciti a far entrare, integrando il tutto con cento dischi “di culto” che ci piacevano tanto. Inoltre, abbiamo sostituito qualcosina, rivisto ogni singola scheda, corretto i refusini e riorganizzato la sequenza, evitando l’ordine alfabetico generale e suddividendo la materia in quattro sezioni: 200 capolavori, 300 imperdibili, 500 consigliati, 100 culti. Il volume, di oltre 500 pagine e dello stesso formato del suo predecessore, è stato infine corredato di una nuova, bellissima copertina rigida e posto in vendita – da oggi, 16 ottobre – al prezzo di listino di 28 euro, in tutte le librerie fisiche e on line.
Eddy Cilìa e io ci siamo occupati della selezione degli album e della stesura dell’80% delle schede, mentre i colleghi e amici Carlo Bordone e Giancarlo Turra hanno fornito suggerimenti e scritto il resto. Non posso che ringraziare in anticipo chi ci darà fiducia e sosterrà il progetto, confidando che ne sarà soddisfatto; almeno nel complesso, perché ben si sa che, in questo ambito, mettere d’accordo tutti è impossibile.

Categorie: presentazioni | 26 commenti

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26 pensieri su “1.000 dischi, ancora

  1. Massimo Sarno

    Tre considerazioni del tutto personali : il periodo cristiano di Dylan non mi e`mai sembrato , sotto il profilo musicale, il piu`nefando. Sono tutti dischi che dimostrano una perfetta assimilazione, da parte di Dylan, di certi elementi della musica nera ( percorso iniziato brillantemente con STREET LEGAL). SHOOT OF LOVE (come dimostrano inediti del calibro di ANGELINA) sarebbe stato, con una migliore selezione di brani , un indiscutibile capolavoro. Su SLOW TRAIN COMING, a mio parere , c’e` poco da discutere; e`un lavoro ispirato e ottimamente prodotto. La produzione e`invece cio`che penalizza SAVED ; le canzoni, come dimostrano alcuni bootleg incisi dal vivo, erano comunque di alto livello. Non vorrei che le vostre considerazioni siano state ispirate da un pregiudizio antireligioso. Sui LYNYRD SKYNYRD : se NUTHIN FANCY , pur essendo un buon lavoro , non e`al livello dei primi due album, STREET SURVIVORS si puo`considerare , a mio personale giudizio , come il disco piu`maturo e compiuto della band ( non trascurando anche il bellissimo album dal vivo). Infine : comprendo che alcune necessita`editoriali vi abbiano costretti a limitare il campo , ma non posso non giudicare sanguinose le assenze di artisti come NUSRAT FATEH ALI KHAN e ALI FARKA TOURE.

  2. Giuseppe

    Preso: direi imperdibile anche per chi, come me, già era in possesso della prima edizione, considerando la significativa revisione dei dischi presenti con l’aggiornamento agli anni ’10.
    Mi piacerebbe sapere qual’è stato il depennamento più doloroso: per me, da lettore, quello di Beggars’ Banquet, nell’ambito di un “ridimensionamento” degli Stones da 5 a 3 titoli (anche se Love You Live era sinceramente un po’ forzato nella lista precedente).
    Attendo trepidante quel “qualcosa sul rock italiano” cui si accennava in qualche post precedente.

  3. Marco

    Ecco vede, però io Le ho scritto proprio perché il ragionamento non è poi così cristallino. Lei dice che nessuna lista con “pretese di serietà” potrebbe contenere 2 album di Dream Syndicate o Sonic Youth o Robert Wyatt… eppoi elencate tipo 5 (cinque) album dei Beatles e altrettanti di Bob Dylan. È questo il “riassunto più serio possibile?”. Manca di serietà una lista che esclude fenomeni commerciali pochissimo rilevanti sul piano musicale come Oasis, Arctic Monkeys e Green Day? Fa “il partigiano” una lista che su 1000 album trova opportuno inserire sia “The End of an Ear” che “Rock Bottom”, in virtù dell’originalità, genialità nonché profonda diversità di queste Opere? È da “partigiani” inserire due album dei Dream Syndicate e Sonic Youth (quest’ultima senza troppa fatica ne meriterebbe anche 3), due delle band più influenti degli anni 80?
    Lei dice che “è sbagliatissimo”. Credo che diversi critici, non solo io che sono zero, sarebbero in profondo disaccordo, specialmente vista la tranquillità spiazzante con cui ciò viene detto.
    Sarebbe stata più opportuna una risposta così: “abbiamo fatto così perché a noi sembrava importante segnalare anche i fenomeni commerciali come Green Day e Coldplay, ci piacciono i Beatles tanto che ne inseriamo senza remore 5 album, di altri invece non ce ne frega niente e ne mettiamo solo uno, perché il libro lo facciamo noi e abbiamo i nostri criteri. Stessa cosa con Bob Dylan e Springsteen eccetera. Due album di Wyatt invece non hanno senso perché nun ce piasce e/o non è stato un compositore più importante di Lovin Spoonful e Procol Harum””. Sarebbe stata una risposta molto più sincera e umile, molto meglio di un discorso per spiegare come Oasis e Coldplay siano stati un fenomeno musicalmente importante / da segnalare per il mondo del Rock. Quindi Vi lascio alle Vostre regole di rappresentatività, e continuerò tuttavia a ritenere The Parable of Arable Land (riassunto straordinario di rock psichedelico dell’epoca + avanguardia + altro) un album giusto un attimino più rilevante del White Album (lavoro fatto per metà da buone canzoni, nell’altra da scarti/plagi senza pudore/scherzetti inutili).
    Sempre con garbo, ma arrivederci.

    • Marco, non buttiamola sulla presunta mancanza di umiltà, perché saresti proprio fuori strada. Una cosa è fare “lo sborone”, come dicono in Emilia, e un’altra è cercare di difendere la credibilità di un libro che è frutto di un lavoro e di una passione alla quale ho dedicato la mia intera vita e che ho (assieme a Eddy e agli altri) portato a termine attraverso mille ragionamenti e ripensamenti molto complessi. Sai quante volte sono stato a domandarmi “ma come, non mettiamo questo?, quando magari il “questo” era un disco che adoravo, ma che proprio non si poteva con tutta la buona volontà far entrare?
      Comunque, se davvero dovessimo preoccuparci di essere in disaccordo con pochi o anche tanti colleghi (o sedicenti tali), semplicemente non faremmo nulla; mi pareva comunque implicito che il gusto personale (che non vuol dire necessariamente “mi piace” – “non mi piace”) abbia avuto un minimo di peso, ma comunque i criteri di base sui quali il libro è stato fondato sono quanto di più vicino sia possibile all’oggettivo.
      Ad esempio, una cosa oggettiva della quale tu chissà perché non vuoi tenere conto, è la fama di certi dischi/artisti: nel titolo del libro c’è scritto “fondamentali” e nella prefazione si precisa come il nostro intento fosse fotografare con 1000 album – che, lo ripeto a scanso di equivoci, sono molti meno di quanto sembri – tutte le varie tendenze del rock secondo noi “di qualità”, logicamente documentando anche degnamente le varie epoche dai ’50 a oggi. E la divisione in tre fasce di valore è importante: inserire i Sonic Youth tra i “200” ne sottolinea l’importanza assoluta e in qualche modo esenta dall’inserire un secondo titolo; idem Robert Wyatt, rappresentato anche in seconda fascia dai Soft Machine; idem per i Dream Syndicate, gruppo favoloso che nella maggior parte delle opere straniere al massimo riceve una noticina.
      Beatles e Bob Dylan? Scusami, eh, se il gruppo e il solista probabilmente più rilevanti a ogni livello della musica “popular” dei nostri tempi sono rappresentati da cinque dischi ciascuno (anche se il più rappresentato di tutti mi pare sia Lou Reed, fra Velvet Underground e carriera da solista)!
      Ciò detto, Robert Wyatt È considerato più importante di Procol Harum e Lovin’ Spoonful: lui ha un disco in prima fascia, loro uno ciascuno in terza.
      Parliamo poi dei “fenomeni commerciali pochissimo rilevanti sul piano musicale”… beh, anche se sulla “non rilevanza musicale” si potrebbe almeno in parte dissentire, i Green Day e gli Oasis, negli anni ’90, sono stati molto importanti, perché senza il loro eccezionale successo molte cose non sarebbero avvenute e perché sono stati eccezionalmente rappresentativi per la loro epoca (il perché è scritto nelle schede, oltretutto di seconda fascia e non di prima proprio per una questione di “qualità assoluta”; ai fini storici Oasis e Green Day sono stati infinitamente più importanti dei Dream Syndicate, però in prima noi ci abbiamo messo questi ultimi, e non a caso). Gli Arctic Monkeys, invece, sono rilevantissimi proprio sul piano musicale, una delle band più brillanti venute fuori dal Regno Unito negli ultimi vent’anni. I Coldplay hanno fatto almeno due bei dischi e il primo – che comunque abbiamo messo in seconda fascia – è considerato urbi et orbi uno dei lavori più significativi di questo millennio. Lasciamo perdere quello che hanno fatto dopo per capitalizzare il successo, ma all’epoca dell’esordio facevano (bene) “la loro cosa”; se si ha la pretesa o la velleità di fare un libro serio con mille album rock “fondamentali” – ribadisco ancora, perché ho l’impressione che il concetto in parte ti sfugga – del periodo compreso dagli anni ’50 a oggi, e per rappresentare lo scorcio di terzo millennio non ci si inseriscono gli Arctic Monkeys, i Coldplay o i Muse, si commette un grave errore. Ti piaccia o meno, oggettivamente parlando sono band che contano non solo sotto il profilo meramente commerciale, e almeno relativamente agli album scelti, di qualità.
      I Red Crayola… mi hai fatto ricordare quanto negli anni ’70 in Italia fosse impossibile trovare i dischi della International Artists (pensa che dei 13th Floor Elevators avevo potuto comprare solo “Bull Of The Woods”, pescato per miracolo e solo perché mezzo fallato), e quanto fui felice quando la Radar pubblicò le ristampe. Abbiamo ragionato anche su di loro, ma alla fine abbiamo deciso di inserire (nei culti) il debutto di Mayo Thompson, che comunque “era” i Red Crayola (e nella scheda ovviamente si parla di loro e in particolare di “The Parable Of Arable land”). Padronissimo di ritenerlo “un attimino più rilevante” di quella mezza cacata del “White Album”, de gustibus, visto che è chiaro come il sole che tu stia parlando dei tuoi personalissimi criteri di “rilevanza” che nulla hanno a che vedere con il peso storico.
      Toglimi una curiosità, però… ma da dove deriva tutto questo livore nei confronti di quei quattro poveri stronzi incapaci e copioni di Liverpool, e in particolare (c’era nel tuo messaggio precedente) del più cretino di tutti, quello che faceva “cantautorato di bassa lega” ed è stato pure così fesso da farsi ammazzare? Io un sospetto ce l’avrei, se è solo un sospetto e non una certezza è perché non ci hai contestato l’assenza dei Vampire Rodents e non hai spalato merda su David Bowie. Lo dico per ridere, eh. Con simpatia e garbo.

      • Marco

        Sa qual’è il lato buffo della faccenda? Che il Vostro libro, come già ho detto e ribadito in maiuscolo, nel complesso mi piace davvero poiché tra l’altro contiene anche una serie di ottimi album che, a mio avviso, non moltissimi critici avrebbero citato.
        .
        Comunque “mi ha scoperto”: uno dei miei principali critici di riferimento, forse il più importante, è proprio Piero Scaruffi; le spiego il perché. I suoi criteri per giudicare la musica Rock mi hanno affascinato fin da subito; col tempo è diventato un vero piacere leggere le sue schede per poi confrontarle con gli album acquistati. Anche quando poi (non spessissimo) mi ritrovo in disaccordo coi suoi giudizi. Ad esempio, parlando dei sessanta che modestia a parte conosco ormai meglio delle mie tasche, non amo il secondo della Band o “Have a Marijuana” (che però contiene una canzone straordinaria, Mother Where Is My Father) o “Indian War Whoop”, mentre ad esempio apprezzo “Revolver” (da lui bistrattato, inspiegabilmente) e molto “Let It Bleed” (che non capisco perché, ma non solo da lui, venga a volte considerato inferiore a “Beggars Banquet”, che pure apprezzo). Inoltre non posso nascondere che mi ha fatto conoscere moltissimi straordinari musicisti di cui prima ignoravo l’esistenza.
        Per quanto riguarda le Opere che Le ho frettolosamente elencato, però, Scaruffi non è certo stato l’unico punto di riferimento: che Lei ci creda o no, sono tutti album che una certa fascia della critica, pur in settori diversi, ritiene capolavori, in maniera abbastanza trasversale. Questo tuttavia non Le sarà sfuggito, dato che nel “pistolotto” ho inserito “Operation: Mindcrime”, “Fear of a Black Planet” e “Entroducing DJ Shadow” – album di cui lui parla bene, ma che non considera “davvero eccezionali”.
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        Riguardo ai Beatles e l’oggettività secondo cui sono geni non-plus-ultra del rock. Partiamo dal presupposto che io non ho vissuto il loro mito (dalla mia mail avrà notato che ho appena 21 anni) e che quindi li guardo con un certo distacco. Paradossalmente li ignoravo alquanto e li ho approfonditi proprio da quando ho letto la mitica scheda dell’Esimio su di loro – trovandomi non poco in disaccordo su certi punti, ma d’accordissimo su molti altri. Vengo al sodo. Ritengo “A Hard Day’s Night” un album nel complesso acerbo e stupidino, tipo “All Summer Long”, “Hollies” ecc. – ma d’altronde loro stessi ammettono di averlo registrato tra infinite date di concerto, è normale che sia mediocre. “Help!” contiene tre grandi canzoni (Ticket, Help e Yesterday, dai, lo sappiamo) e tante canzoni stupidine adolescenziali: altro album mediocre (ma non certo da 3/10). Rubber Soul contiene tre canzoni che definiscono un estetica pop sempre più curata dal punto di vista della produzione (Norwegian Wood, In My Life (bellissima), Michelle (bellissima)), ma anche sempre più priva di contenuti, come ben dimostrano le restanti undici canzoni stupidine, nonche il titolo stesso dell’album (Anima di gomma…). “Revolver” è Il salto di qualità, per N ragioni, ha anche lui i suoi riempitivi (a dispetto di chi lo dipinge come l’album più perfetto del Pop) ma scorci geniali di tutto rispetto – questo è infatti l’unico disco dei Beatles che riterrei “fondamentale”, come “Pet Sounds” l’unico disco dei rivali, i Beach Boys. Penny Lane / Strawberry Fields è uno dei singoli più memorabili degli anni 60, “Sgt. Pepper” uno degli album più sopravvalutati della storia, “MM Tour” uno dei più sottovalutati della loro discografia (anche se/perché si avvale di quel singolo straordinario). Il White Album è invece fastidiosamente dispersivo (un certo George Martin però è d’accordo con me), contiene grandi canzoni (My Guitar, Dear Prudence, BlackBird, Helter, Happiness…) però anche fastidiosi scopiazzamenti (Blue Cheer in “Yer Blues”, Donovan in “Mother’s Nature”, Beach Boys in “Back in URSS” eccetera; tutta roba che c’ho ragionato io, mica l’ho letta da qualche parte) e inutilità assortite (Honey Pie? Obladì? Rocky Racoon? cheppalle-Long Long?). Quindi se per Voi è cristallino che questi dischi siano capolavori del Pop, che dico del Rock, che dico dell’intero secolo, credo possiate tuttavia capire i motivi che mi spingono a non essere d’accordo – chiarisco che è solo un’umile (spero si capisca bene che non c’è arroganza) esposizione del MIO parere secondo i MIEI ragionamenti; giusto che non si creda che ce l’ho coi Beatles per colpa dell’articolo del Piero, che invece non c’entra nulla.
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        John Lennon ha fatto un bell’album di cantautorato, Plastic Ono Band. Non importante quanto dicono le varie pubblicità, abbastanza derivativo, ma certamente sincero e con momenti di grande ispirazione. Imagine però mi fa sorgere dubbi atroci quando i critici ne esaltano l’imprescindibilità. Insomma, “Imagine” ha un sottofondo pianistico che Elton John avrebbe scritto bendato in cinque minuti, un testo fumoso al massimo, pacifista/comunista/agnostico (il fatto che Lennon fosse un violento/tossicodipendente/miliardario poi, mi fa venire un sorriso tanto grande!); un blues ammuffito come “It’s So Hard” (che può emozionare solo chi non ha mai sentito blues nella vita), un’inutilità colossale come “Oh Yoko” che è un brutto incrocio tra I Want You (Dylan) e Phantasmagoria (Buckley)… insomma, credo che non sia poi un opinione “personalissima” che questo disco sia un po’ di bassa lega 🙂
        Ma tutto ciò non è livore: credo che oggettivamente i Beatles siano una pop band tra le più grandi dei 60s, ma che sono anche sopravvalutati – visto che nel Rock successero/succedevano ben altre cose delle loro canzoncine orecchiabili. Da tutto questo derivano le mie ovvie conclusioni: sono sovrarappresentati. Anche Dylan credo lo sia. Cantautore eccezionale ed influentissimo, che tuttavia secondo me occupa un po’ troppo spazio (non vedo come Oh Mercy e certe esibizioni Live possano essere di grande importanza, ma forse sono io ancora che non scorgo la loro grandezza – e sì che Oh Mercy l’ho pure comprato).
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        Parable of Arable Land mi è piaciuto moltissimo fin da subito, nonostante lo scoraggiamento dai vari Beatles-fanatici che lo dipingono come fastidioso e inascoltabile – stessa cosa guarda un po’ con Trout Mask Replica. Esso è tre cose: un eccezionale compendio del rock psichedelico del periodo (c’è tutto, Pink Floyd, 13th F., Deviants, ecc… tutto), un mirabile collegamento con l’avanguardia, e ALTRO non ben definito (che però trent’anni dopo avrebbe avuto un grande seguito, questo ALTRO: parlo dell’ultra-capolavoro Well Oiled). Geniale, geniale, geniale. Per questo direi che riconoscere la sua “miliarità” sia non solo opportuno, ma doveroso.
        Riguardo all’importanza di Green Day e Arctic Monkeys sul piano storico/artistico, nel Rock, posso solo dire: “ai posteri l’ardua sentenza”.
        Basta, sto scrivendo un poema. A dire il vero il mio commento precedente, rileggendolo, l’ho forse scritto più pepato di quanto avrei voluto. Nel caso, mi scuso. Sempre troppo facile ahimé “alzare i toni” quando si parla di cose di cui si è appassionati 🙂

  4. Marco

    Uhm. Il libro in questione io l’ho comprato, perché complessivamente cita un sacco di dischi più interessanti della media, e quindi… i miei complimenti, anzitutto.

    Solo che sono rimasto alquanto perplesso su diversi punti. Parlo con una certa sicurezza solo riguardo alla scena sessantiana che conosco come le mie tasche – a differenza delle altre “decadi” sulle quali sono parecchio carente – ma insomma mi stupiscono non poco diverse scelte da inserire nei “200 Capolavori”.

    Ci sono infatti (parlo solo di ciò che non condivido)
    The Band, Winds of Change, Rubber Soul, Sgt. Pepper’s (mai capito tanto entusiasmo di certa critica per questi album, fra l’altro Revolver mi sembra più importante sia di R.S. che di Sgt.), Unhalfbricking, Cheap Thrills, The Freewheelin’, I Never Loved a Man, Surrealistic Pillow, Live at the Regal (perché?), Face to Face (che anch’io considero il più importante dei Kinks, ma tra i migliori di sempre manco per sbaglio), Led Zeppelin II (come si può preferirlo all’esordio non riesco a concepirlo), Otis Blue.

    Non ci sono invece, e mi dispiace:
    Da Capo, After Bathing at Baxter’s, Buffalo Springfield Again (mai capito perché una fetta della critica gli preferisca l’acerbo esordio), Between the Buttons (sarò sempre fra quelli che lo ritengono superiore a Sgt. Pepper), The Velvet Underground, Are You Experienced, Songs of Leonard Cohen (nominati fra i 300),The Marble Index, Music in a Doll’s House (che sono… “solo” tra i 500 “consigliati”?), A Saucerful of Secrets (ma si nomina piuttosto… The Wall. Non vi seguo), i capolavori di Zappa dei ’60 (c’è Hot Rats tra i 200 e… Joe’s Garage nei 500? Ma tipo uno fra Freak Out / Absolutely Free / We’re Only In It / Uncle Meat, o meglio tutti quanti, no?), Everybody Knows This is Nowhere, ecc. ecc.

    Non intendo affatto fare polemica – anche se ahimè può sembrarlo – ma insomma, da appassionato della scena trovo opportuno commentare con un nuovo parere.
    Rinnovo anzi i complimenti per la buona volontà, e le auguro la buonasera.

    • Caro Marco, che vuoi che ti dica? Ogni parere competente va bene e certo non ho difficoltà a capire perché tu possa preferire un titolo a un altro, ma è piuttosto evidente che un libro come “1000 dischi fondamentali” implichi in primis due cose: che nessuno vuole affermare che quei 1000 siano “i più fondamentali in assoluto” e che sono “fondamentali” per chi li ha scelti. Scelte effettuate con alle spalle decenni di ascolti, di letture e consultazioni di “giurisprudenza precedente”.
      Chiaramente, anche se 1000 dischi sembrano tantissimi, in realtà non lo sono: in sessantacinque anni di rock è successo parecchio e se il primo criterio seguito – da noi – è quello di rappresentare un po’ tutte le tendenze che si sono succedute e sovrapposte, la selezione deve essere rigorosa, spietata. Ciò comporta che di tanti artisti si può inserire un solo disco, sufficiente a rappresentare quell’artista. Di altri se ne possono inserire di più, e diventa inevitabile suddividerli nelle varie categorie.
      Va da sé che non posso entrare nel merito di ogni tua pur garbata “contestazione”, perché ci vorrebbero pagine e pagine e poi si entrerebbe in una interminabile sequenza di “botta e risposta”. Non ho, non abbiamo la pretesa di aver compiuto scelte che debbano essere per forza condivise da tutti: sono solo le nostre scelte, sulle quali si può o meno essere d’accordo. Scelte che comunque sono in larga parte sostenute, almeno per quanto riguarda i “200”, da un’infinità di colleghi e trattazioni precedenti. Insomma, non credo che lì in mezzo ci siano dischi in assoluto fuori luogo per quel contesto di capolavori e se – per dirne solo uno – dei Love c’è “Forever Changes” e non “Da Capo” è solo perché i Love secondo noi non potevano “pesare” più di un disco e, dovendone indicare solo uno, secondo noi non poteva essere che “Forever Changes”. Ah, comunque “Freak Out” c’è, nei 300…. però non sta alla zeta ma alla emme, essendo intestato ai Mothers Of Invention.
      Grazie di avermi scritto, ovviamente.

      • Marco

        Giusto, Freak Out è accreditato alle Mothers… m’era sfuggito. Sull'”infinità di colleghi” però mi permetta di non essere d’accordo. Ci sono molti album apprezzatissimi da una buona fetta della critica (e da me) che sul Vostro libro, più o meno misteriosamente, sono assenti. Per dire, Fire of Love, Third Ear Band, Temple of the Morning Star, Images & Words, Mundus Subterraneus, The End of an Ear, Operation: Mindcrime, Jagged Little Pill, Exploded Drawing, Ruby Vroom, Novus Magnificat, The Litanies of Satan, Through Time and Mystery, Days of Wine and Roses, Surfer Rosa, Incunambula, Meet the Residents, Filth, New Picnic Time, Kill ‘Em All, (Klaus Shulze’s) X, Implosions, “The Sound of the Sand and other Songs” e “Monster Walks the Winter Lake”, Acupunture, (Rip Rig + Panic’s) God, Roxy Music, Remnants of a Deeper Purity, Vernal Equinox, Dream Theory in Malaya, Through Silver In Blood, California, Music for Airports, Atomizer, Passion, Lorca, Hot Animal Machine, The Burning Circle and Then Dust, Psychic Powerless Another Man’s Sac, Faust “I” e “IV”, Cosmic Interceptions, Entroducing DJ Shadow, Desertshore, Slow Deep and Hard, Things That Play Themselves, Twin Infinitives, Dreamtime Return, Fear of a Black Planet, Lullaby Land… e mi fermo a questi cinquanta (credo) – potrei proseguire – per non dare noia, ma insomma molta critica (di settori diversi, sicuramente, ma tant’è) farebbe due occhi così a non vederli in un elenco di 1000 – mille – titoli.
        Poi, per carità. Sono sicurissimo che Voi (Lei e Cilía) conoscete tutti questi album come le Vostre tasche, peraltro di molti di questi Artisti avete incluso altri loro album, forse sperando che il lettore da solo si mettesse ad approfondire scoprendo questi capolavori.
        Però io non credo che questo giustifichi la loro assenza in un elenco di 1000 – mille! – titoli. Specialmente se viene invece dato spazio a britpop vario (da Rubber Soul a Oasis/Blur/Coldplay/Arctic Monkeys), certo cantautorato di bassa lega (Imagine), altre cose che davvero improbabilmente si possano dire fondamentali come Do You Believe in Bagic? Procol Harum? Un best of degli Spencer Davis? A Hard Day’s Night? … e via dicendo.
        Comunque, e qui sono fiero di Voi (come posso io, umile appassionato, essere fiero di Voi, affermati critici nazionali, lo so solo io), il Vostro libro segnala tutta una serie di Perle più e meno grandi che secondo me sarebbe un peccato dimenticare – e credo che non moltissimi critici li avrebbero saputi citare. Quelli che più mi hanno stupito in positivo sono Miami, Before and After the Science, Stormcock, Dancing to Restore an Eclipsed Moon, Songs the Lord Taught Us, In on the Kill Taker, At Action Park, Spleen and Ideal, Barrett, The End of Silence, U.F.Orb, Ask Questions Later, Vincebus Eruptum, Song Cycle, The Cycle is Complete, Goat, Warehouse, In the Aeroplane Over the Sea, Big Star 3rd, The Big Heat, United States of America, Ptoof!, A Beacon from Mars, Joy of a Toy, Walk Among Us, Dream Letter, Rock for Light, Black Heart Procession II, Crazy Rhytms, The Ascension, Tilt, No Control, Yeti, New York Tendaberry, Cure for Pain, W.C.P.A.E.Band Part One, Korn, Mirrored, Second Contribution, Future Days, Erpland, Minor Threat [complete discography], Frances the Mute, Mad River, Music in a Doll’s House, Don Caballero 2, Treasure, Valentyne Suite, Moon Pix, Metal Box. (Toh, altri 50). Ribadisco quindi che il libro è interessante e CONSIGLIO A TUTTI DI COMPRARLO.
        .
        Comunque, Lei a grandi linee cosa ne pensa di tutto ciò? Spero di non averLe fatto venire la pressione alta spedendo un commento così lungo, hahaha

      • Penso che evidentemente non riesco a farmi capire.
        Se qualcuno decide di provare a buttar giù un elenco di 1000 dischi che riassumano (perché di riassunto si tratta, è naturale) ciò che di importante il rock ha prodotto dagli albori ai giorni nostri, rappresentando tutte le varie tendenze e fenomeni significativi, è chiaro come il sole che, a meno di non voler fare il partigiano, DEVE inserirci, per fare solo tre esempi che mi balzano agli occhi, Blur, Oasis e Arctic Monkeys. Per la stessa ragione, mai in una lista con pretese di serietà potrebbe figurare più di un titolo dei Dream Syndicate, dei Gun Gun Club o dei Neurosis o dei Faust. MAI. Perché 1000 dischi sembrano tantissimi ma in realtà sono nulla, rispetto alla produzione totale.
        Per come la vedo io, si può anche discutere se di un artista al quale si può concedere solo uno spazio sia meglio inserire il disco A o il disco B o magari anche il disco C, così come si può discutere se per rappresentare – sottolineo il termine – una tendenza o un fenomeno o uno stile che ha ha disposizione tre caselle sia meglio inserire gli artisti A, B e C o gli gli artisti D, E ed F, o magari A, B e F. Però qui ci si ferma, perché l’opera, con tutte le pecche che può avere e di sicuro avrà, va valutata nel suo insieme. Dire “dovevate mettere un secondo disco dei Gun Club e un secondo disco dei Dream Syndicate e non i Blur e gli Arctic Monkeys” è sbagliatissimo, perché per quanto il gusto personale abbia naturalmente una parte di peso, questo non vuole essere il libro dei dischi più belli secondo Eddy Cilìa e il sottoscritto, ma una guida per rendersi conto di quello che di più rilevante sul piano degli stili, delle tendenze e dei fenomeni il rock abbia prodotto dagli inizi a oggi.
        L’unica cosa che posso aggiungere è che di quei 1000 – lasciamo stare i 100 “di culto”, che come abbiamo anche scritto nella prefazione sono più o meno “un gioco”: potevamo sceglierne altri 100 e non sarebbe cambiato nulla – posso avere dubbi su, boh, dieci, magari quindici, ma nulla di più. Quindi, dato che i dischi devono essere 1000 e non di più, non saprei proprio cosa eliminare per fare spazio ai titoli da te menzionati senza venir meno alla regola della “rappresentatività” generale. Secondo tale regola, per quanto bizzarro possa sembrare, è doveroso inserire un unico disco dei Lovin’ Spoonful, dello Spencer Davis Group o dei Procol Harum, mentre sarebbe un’eresia se al loro posto ci fossero un secondo titolo di Gun Club, Dream Syndicate, Robert Wyatt, Royal Trux o chi vuoi tu.
        Spero questa volta di essere riuscito a farmi capire. Se così non fosse, dato che non saprei proprio come spiegarmi meglio, me ne farò una ragione.

  5. Mauro B

    preso! ero abbonato a “Il Mucchio Selvaggio” quindi avevo già in parte queste schede ma ci voleva una bella raccolta aggiornata in un unico volume

  6. Pietroflavio

    Preso, anzi ripreso. Ma si può avere l’elenco delle sched aggiunte?
    Lo so, si potrebbe facilmente vedere l’anno di uscita ma tanto per avere una overview di cosa è uscito e cosa è entrato mi incuriosisce

    • RockOnlyRare

      Condivido. L’ideale sarebbe avere la lista dei titoli ordinata anche per anno di uscita oltre che per autore.

      • Eh, è un bel problema. Non ci siamo mai posti il problema, non pensavamo potesse tornare utile, e farlo ex novo sarebbe un lavoraccio.

    • Copiaincollo la risposta data sopra (o sotto):
      “Eh, è un bel problema. Non ci siamo mai posti il problema, non pensavamo potesse tornare utile, e farlo ex novo sarebbe un lavoraccio.”

  7. RockOnlyRare

    Prontamente acquistato, è molto bello, ovviamente non su tutto sono daccordo, ma è inevitabile. Un suggerimento magari per la prox edizione: Oltre all’indice per artista sarebbe molto interessante anche avere l’ordine delle voci per anno di uscita dell’album.
    Tra le citazioni, c’è davvero da sbizzarrirsi anche per chi ha oltre 50 anni di esperienza sulla musica rock. Piccola disapprovazione, la mancanza di un album di Eric Clapton (ci sono Cream e Yardbirds ok ma…) e la presenza di un artista visto (purtroppo) live e IMHO un pessimo mistificatore sull’onda del successo della new wave come Adam & the Ants.
    Di nuovo grazie di tutto.

    • Grazie a te.
      Per Clapton, ci pareva di averlo comunque ben rappresentato (tra l’altro c’è pure “Blues Breakers”. Per Adam & The Ants… beh, in realtà lui della new wave è stato uno dei primissimi, e l’album che abbiamo inserito nei 500 – il primo – non ha nulla a che spartire con il resto della sua produzione ed è piuttosto interessante.

  8. Mauro

    Ho già scritto sul sito di Eddy e non sto a ripetermi, ma ci tenevo a ringraziare anche te!

  9. Paolo Backstreet Iglina

    Ma una ristampa senza aggiornamenti si rifiutano di farla?
    Non tanto per questo volume ma per i tuoi su punk ed hardcore.

    • Le case editrici difficilmente pubblicano libri “datati”. Certo, si potrebbe fare scrivendo in copertina cose tipo “Hardcore 1980-2010”, ma non è la stessa cosa di fare un libro sul un fenomeno che ha avuto un’inizio e una fine. Che senso avrebbe, interromperlo al 2010, ovvero quando è uscita quell’edizione? Sarebbe vecchia in partenza. E quindi, sì, si rifiutano. Ma giustamente, eh… io sono d’accordo con loro.

    • Anonimo

      L’edizione del 2012 si trova ancora su Amazon

  10. Luigi V.

    Sono un felice possessore della 1° edizione e maledizione mi fa gola anche questa revisione sostanziosa…
    A quando qualcosa anche sulla musica italiana ?

  11. Gian Luigi Bona

    Ottima notizia, come direbbe Rat-Man, fletto i muscoli e sono su IBS !

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