Oltre le stelle (21)

Nel 2000, quando Il Mucchio Selvaggio era settimanale (la fase durò dall’ottobre 1996 al dicembre 2004), Gianluca Testani varò una simpatica rubrica che occupava due pagine in ogni numero. Si chiamava, appunto, “Oltre le stelle” ed era una sorta di appendice de “Le stelle del Mucchio”, la tabella nella quale i componenti dello staff della rivista assegnavano da sempre il loro “voto” – dalle cinque stelle di “imperdibile” alle due palle di “inascoltabile”, con in mezzo “formidabile”, “adorabile”, “apprezzabile”, “ascoltabile” e “prescindibile” – ad alcune decine di album di uscita recente. L’idea di Gianluca era semplice ed efficace: lui sceglieva uno di questi dischi, uno dei più importanti, e cinque o sei di noi altri dovevano commentarlo in circa mille caratteri, privilegiando i toni discorsivi ed evitando quelli da recensione. Insomma, più che il “critico” scriveva l’appassionato, a ruota libera e in prima persona.
Consapevole che con il senno di poi spesso non mi trovo più d’accordo con me, anche per colpa di ascolti non sempre approfonditi e dello spirito ludico della rubrica, in questo spazio riproporrò via via tutti i miei “Oltre le stelle”, in ordine cronologico, cinque per volta.
RED HOT CHILI PEPPERS
By The Way
*
Contrariamente a quanto afferma chi – purtroppo per lui – ha una visione abbastanza distorta della musica, il problema non è che i Red Hot Chili Peppers abbiano realizzato un lavoro commerciale: il punto, semmai, è che By The Way non è efficace e ispirato come il precedente (pur commerciale) Californication nell’imbastire sonorità capaci di suscitare emozioni vere e approvazioni non di circostanza. Ai quattro ragazzacci non si può certo rinfacciare di non essere più la macchina da guerra dei primi ‘90, ma queste canzoni sono nel complesso povere di anima, perfette sul piano tecnico e per forza di cose dotate di gran classe ma senza dubbio poco stimolanti. Insomma un album bolso, dove i brani che funzionano di più sono quelli che ricalcano pedissequamente schemi già sentiti in passato, e quelli che funzionano di meno scivolano via senza lasciar traccia; un po’ poco, ne converrete, per attribuirgli più di una stellina.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.513 del 10 dicembre 2002

 

PRIMAL SCREAM
Evil Heat
* * *
A me i Primal Scream sono sempre piaciuti: sia all’inizio della carriera, quando si aggrappavano al carro della neo-psichedelia, sia qualche anno dopo, quando con simpatica sfacciataggine “plagiavano” i Rolling Stones, e sia oggi che si impegnano con successo nel coniugare rock ed elettronica. Bobby Gillespie e compagni non inventano nulla di nuovo ma sanno fare il loro mestiere con ispirazione, equilibrio e classe: questo il giudizio a freddo – coincidente con quello a caldo espresso in sede di recensione – su Evil Heat, che vale il precedente XTRMNTR e forse, nel complesso, gli è addirittura (seppur di poco) superiore. Capisco chi non riesce ad apprezzare la musica dei Primal Scream, perché cupa, claustrofobica e teatrale (teatrale?), ma i gusti sono gusti. E comunque, al di là di questo, Evil Heat continua a essere un eccellente album di rock moderno con le radici ben salde nel passato. Con quel che passa oggi il convento, siete sicuri che sia poco?
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.514 del 17 dicembre 2002

FLAMING LIPS
Yoshimi Battles The Pink Robots
* *
Un buon album di pop deviato, quest’ultimo dei Flaming Lips. Buono ma non eccelso, specie al confronto con le produzioni degli anni ‘80 – quelle da poco ristampate nei due box (Finally The Punk Rockers Are Taking) Acid e (The Day They Shot A Hole In Jesus) Egg – che mostravano la band in una veste assai più ruvida e convulsa. Se un tempo i dischi di Wayne Coyne e compagni erano la trasposizione in musica di un “bad trip”, oggi Yoshimi Battles The Pink Robots propone un viaggio assai meno inquietante e pericoloso, anche se non meno creativo e interessante. Forse, allora, il problema è solo mio: avendo seguito in tempo reale il loro intero percorso, non riesco a dimenticarmi di quanto il mio coinvolgimento all’ascolto dei vecchi Flaming Lips – ben più fisici e sovversivi – fosse nettamente superiore. Vediamola così, con un parallelo “blasfemo” (ma neanche tanto) con i Pink Floyd: Hear It Is sta a The Piper At The Gates Of Dawn come Yoshimi Battles The Pink Robots a Wish You Were Here. Secondo voi, uno come me potrebbe mai preferire una pur bella Shine On You Crazy Diamond a una Lucifer Sam?
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.515 del 24 dicembre 2002

COLDPLAY
A Rush Of Blood To The Head
* *
Non credo che saranno poi in molti a considerarmi una specie di alieno, per questa mia dichiarazione di semi-indifferenza per i Coldplay, che non è neppure il classico “fulmine a ciel sereno” visto che il mio giudizio era stato tiepidino anche all’epoca dell’esordio. Rispetto a Parachutes il nuovo A Rush Of Blood To The Head sembra più maturo e compiuto, al prezzo però di un certo calo di freschezza: una freschezza, oltretutto, già relativa, alla luce dell’abile ma sfacciata tendenza al riciclaggio di intuizioni altrui sulla quale la band inglese ha costruito le sue notevoli fortune. Attingono nelle loro radici anni ‘80, i Coldplay, e lo fanno anche con ispirazione e classe superiori a tanti loro colleghi. Il mio problema è che le loro pur belle canzoni non riescono a emozionarmi fino in fondo: se non proprio artificiosa in toto, la loro innegabile poesia mi sembra “confezionata”, “studiata”, “pianificata”. Fossi un cinico bastardo, direi che ogni generazione ha i “cantori di malinconia esistenziale” che si merita: non lo dirò, ma che nessuno si scandalizzi se affermo che A Rush Of Blood To The Head è per me solo un piacevole sottofondo e che preferisco tenermi stretti Nick Drake, i Buckley o gli U2 di Boy e October.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.516 del 14 gennaio 2003

QUEENS OF THE STONE AGE
Songs For The Deaf
* * * *
Se avete circa quarant’anni e frequentavate un liceo di sinistra, non potete non ricordare il memorabile inizio dell’allora gettonatissimo romanzo Porci con le ali: sì, proprio quell’interminabile sequenza di cazzo cazzo cazzo cazzo cazzo (il seguito non lo riporto perché sessista e fuori contesto). Aggiungendo a ogni cazzo un punto esclamativo, avrete una grezza ma eloquente sintesi del mio giudizio sul terzo album dei Queens Of The Stone, oggi persino più positivo di quando, quattro mesi fa, temevo forse che di essere troppo influenzato dall’entusiasmo del momento. Grandissimo disco psichedelico, Songs For The Deaf, nel senso più nobile e costruttivo del termine, che si muove in mille direzioni senza essere dispersivo; e anche se, diversamente da taluni colleghi di odiosa arroganza, non sono solito esprimere siffatti giudizi estremisti, non ho remore ad affermare che chi non apprezza (o, almeno, si toglie il cappello) di fronte a esso, di rock non capisce un… cazzo. Così, per restare in tema.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.517 del 21 gennaio 2003

In “Oltre le stelle” 1: Belle And Sebastian, Sinéad O’Connor, Pearl Jam, Jay-Jay Johanson, Deftones.
In “Oltre le stelle” 2: Giovanni Lindo Ferretti, Coldplay, Giant Sand, Badly Drawn Boy, Blonde Redhead.
In “Oltre le stelle” 3: Black Heart Procession, Radiohead, Mojave 3, Rancid, Go-Betweens.
In “Oltre le stelle” 4: U2, Marlene Kuntz, Amen, PJ Harvey, Gentle Waves.
In “Oltre le stelle” 5: Menlo Park, Lambchop, Fatboy Slim, Johnny Cash, Aluminum Group.
In “Oltre le stelle” 6: Godspeed You Black Emperor!, Songs: Ohia, Cousteau, Geoff Farina, Kings Of Convenience.
In “Oltre le stelle” 7: Magnetic Fields, Stephen Malkmus, Steve Wynn, Tortoise, Arab Strap.
In “Oltre le stelle” 8: Orb, Bonnie “Prince” Billy, Tom McRae, John Frusciante, Daft Punk.
In “Oltre le stelle” 9: Nick Cave, Manic Street Preachers, R.E.M., Mogwai, Mark Eitzel.
In “Oltre le stelle” 10: Lift To Experience, Black Crowes, Tindersticks, Radiohead, Manu Chao.
In “Oltre le stelle” 11: Tool, Sparklehorse, Mark Lanegan, Muse, Travis.
In “Oltre le stelle” 12: Tricky, Mercury Rev, Thalia Zedek, Björk, Bob Dylan.
In “Oltre le stelle” 13: Stereolab, Spiritualized, White Stripes, Strokes, Eels.
In “Oltre le stelle” 14: Fugazi, Gorky’s Zygotic Mynci, Starsailor, Aphex Twin, Ryan Adams.
In “Oltre le stelle” 15: Sodastream, Jim O’Rourke, Mick Jagger/Paul McCartney, Black Rebel Motorcycle Club, Notwist.
In “Oltre le stelle” 16: Bad Religion, Cornelius, Chemical Brothers, Lambchop, Joey Ramone.
In “Oltre le stelle” 17: Teenage Fanclub & Jad Fair, Marianne Faithfull, Boards Of Canada, Gomez, Desaparecidos.
In “Oltre le stelle” 18: Neil Young, Elvis Costello, Jon Spencer Blues Explosion, Badly Drawn Boy, Pedro The Lion.
In “Oltre le stelle” 19: Wilco, Tom Waits, Bruce Springsteen, Moby, Dot Allison.
In “Oltre le stelle” 20: Korn, David Bowie, Vines, Sonic Youth, Solomon Burke.

Categorie: Oltre le stelle | 3 commenti

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3 pensieri su “Oltre le stelle (21)

  1. Rusty

    Tristissimi i Coldplay, non valgono i Duran Duran, per dire.

    • All’inizio i Coldplay erano buoni, poi dopo un paio di dischi… madonna. Almeno i Duran Duran divertono (ma lo dico oggi, con il senno di poi: all’epoca li avrei voluti vedere morti).

      • Rusty

        Parlando nel 2019 devo dire che i Duran Duran, a bocce semi-ferme, sono stati meglio dei Coldplay. Anche mettendo nel cesto la simpatica duraniana che nell’estate dell’84 (o giù di lì) dava delle diariate in testa a tutti quelli che parlavano male di Simon Le Bon. Ed era un diario pesante, pieno di santini di quei maragli coi capelli a forma di televisore 24 pollici.

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