Roma brucia (il libro)

Ci pensavo da un sacco di tempo, ma lo lasciavo sempre tra le “idee che forse un giorno…” perché, devo ammetterlo, mi sembrava un po’ da sboroni, come dicono in Emilia. Poi ho chiesto pareri persone dell’ambiente (e non) delle quali mi fido e tutte hanno concordato nel dirmi che se non l’avessi fatto avrei meritato la qualifica di cretino. Non contento della risposta troppo generica, ho voluto sapere da ciascuno perché secondo loro “dovessi”, e le opinioni ottenute mi sono parse valide. Esempi? “Sarebbe il primo libro mai uscito sulle scene alternative romane degli ultimi quarant’anni”, “Il tuo immenso archvio sull’argomento è disperso tra centinaia di riviste, è giusto raccoglierlo”, “Diversamente da ciò che accade per altre città, tanti pensano che Roma abbia in fondo prodotto poca musica significativa, e non è vero”, “Qualsiasi cosa di nuovo sia successo qui dalla fine dei ‘70, tu in qualche modo l’hai vissuta e raccontata in tempo reale”.
Insomma, mi hanno convinto. E allora ho frugato ovunque per tirar fuori qualsiasi cosa avessi scritto su artisti romani di qualità, indipendentemente dal genere. Capito quali potevano essere le dimensioni del lavoro ho cercato un editore, trovandolo pressoché subito in Goodfellas. Chiusi gli accordi, sono passato alla fase operativa, assemblando dodici capitoli e due appendici (lasciando anche fuori qualcosa: le 608 pagine erano un limite invalicabile). I capitoli, ciascuno dei quali è dedicato a una macroarea musicale, sono in ordine più o meno cronologico e sono introdotti da una breve presentazione. Al loro interno, centinaia di recensioni, decine di interviste, un tot di articoli di tipo monografico, copertine di tutti i dischi trattati, foto a iosa. So perfettamente che alcuni stili – il metal, per citarne uno – non sono affrontati, ma non me ne sono preoccupato: “Roma brucia” non è né ha mai voluto essere una sorta di enciclopedia della musica nella Capitale. È, invece, un’enorme antologia di testimonianze antiche e più recenti sull’attività di oltre duecento tra band e solisti che inizia con il primo punk e arriva alla scena folk-rock in romanesco passando per il post-punk, i vari recuperi creativi, il rock “antagonista”, la canzone d’autore dei ’90, l’indie eccetera eccetera eccetera. Una quindicina dei nomi presenti sono in copertina, ma per chi fosse interessato al resto il sommario è consultabile qui; quanti volessero invece sbirciare all’interno possono invece farlo cliccando qui e qui.
Inutile, suppongo, sottolineare la mia soddisfazione per aver potuto rendere omaggio alla musica della città dove sono nato, anche se a spingermi all’impresa non è stato il campanilismo ma il desiderio di condividere e contribuire per quanto possibile ad allargare la conoscenza di tante belle storie di rock e dintorni.

Categorie: presentazioni | Tag: , | 2 commenti

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2 pensieri su “Roma brucia (il libro)

  1. Nicola

    Come si suol dire…”è già mio!”
    Come sempre dettagliato, enciclopedico…dall’indice ho visto che non manca davvero nulla, grandissimi, grandi e ottimi “minori”. Financo i The Giornalisti, e qui sono curiosissimo di sapere se nel tempo il tuo giudizio si è ammorbidito…o magari addiritttura indurito

    • Ma no, “manca” un sacco di roba… non vuole essere un libro enciclopedico, c’è dentro solo quello che ho scritto man mano, ma sono comunque 600 pagine belle fitte. Sui Thegiornalisti, dopo quella “famosa” recensione, non mi sono più espresso.

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