1989: la mia playlist

Ormai non mi mancano da recuperare molte delle playlist da me compilate in tempo reale, ovvero all’inizio dell’anno successivo a quello di pertinenza: meno di dieci, e mi sto quindi ponendo il quesito se sia o no il caso di cominciare a pensare a una nuova serie – con il senno di poi, ovvio – di playlist “con il senno di poi” per gli anni dal 1978 in giù, playlist che sarebbero come sempre molto soggettive, prive di qualsivoglia pretesa di oggettività. In attesa di decidere il da farsi, ecco un altro vecchio elenco (che in origine apparve su “Velvet”) delle mie personali preferenze per il 1989; tranne giusto un paio sono tutti dischi che periodicamente riascolto trovandoli ancora bellissimi, e trovarmi ancora in sintonia con il me stesso di ventinove anni fa non mi dispiace affatto.
Bad Brains – Quickness
Birdmen Of Alkatraz – From The Birdcage
Bob Dylan – Oh Mercy
The Gang – Reds
Jesus And Mary Chain – Automatic
Mary My Hope – Museum
The Men They Couldn’t Hang – Silver Town
Mudhoney – Mudhoney
New Christs – Distemper
Pixies – Doolittle
Red Temple Spirits – If Tomorrow I Were Leaving For Lhasa
Lou Reed – New York
Stan Ridgway – Mosquitos
Soundgarden – Louder Than Love
Neil Young – Freedom

Le altre playlist annuali presenti ne “L’ultima Thule”:
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Categorie: playlist | 9 commenti

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9 pensieri su “1989: la mia playlist

  1. La “senno di poi” challenge mi pare un’ottima idea 🙂

  2. Ci fai un altro regalo?
    I 10 (20?) dischi imperdibili per compiere la maggiore età di questo nuovo millennio (dal 2000 al 2018) o semplicemente quelli che ti hanno colpito di più.

  3. backstreet70

    Rivedendola adesso….cazzo che annata!!!

  4. Graziano

    Il 1989 per me è stato l’anno della scoperta dei Walkabouts (See beautiful rattlesnakes garden), Galaxie 500 (On fire), Spacemen 3 (Playing with fire), Mudhoney (Omonimo) e la conferma degli Eleventh Dream Day (Beet), Nikki Sudden (Groove) e Cynics (Rock & Roll) e sicuramente Velvet era con Rockerilla il consiglio per gli acquisti primario. Non so se l’autobiografia a cui accennavi in un’altro “post” era uno scherzo o se è veramente in programma, comunque: primo il 2027 è troppo lontano, secondo se per caso l’anticipi e magari lo realizzi tramite “crowdfunding” sappi che sarò un felice sostenitore (anzi uno dei tanti…)

  5. Stefano

    Devo rimediare con i bad brains, band che amo ma di cui non conosco questo album, i Mudhoney invece me li aspettavo

  6. Luca Paisiello

    Davo per scontato Disintegration dei Cure, ma quell’annata ne è uscita di roba bellissima.

  7. Ugo Malachin - rawkin' dog

    Giusto sabato scorso avevo inserito sul blog la mia playlist del 1989 [https://bordeldorock.blogspot.com/2018/11/harlequyn-order-of-golden-dawn-1989.html] e noto che abbiamo 4 titoli in comune (Birdmen Of Alkatraz, Mary My Hope. New Christs e Red Temple Spirits). Il Live At Raji’s io l’ho inserito, grande album dal vivo come uscivano solo nei primi settanta. Forse aggiungerò Pixies e magari The Event – This Is The Event, disco molto divertente ed accattivante.
    Ciao, ugo.

  8. Mauro

    Il Live at Raji’s dei Dream Syndicate non lo inseristi solo perché, appunto, dal vivo, oppure si trattò di un lapsus.

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