Dead Can Dance (1981-1985)

È da poche settimane in circolazione un nuovo album dei gloriosi Dead Can Dance, che ho recensito per il prossimo numero di AudioReview. Ho dubbi che quanto qui (ri)proposto sia il primo mio pezzo sulla band australiana, ma di sicuro questa è stata la prima (e unica?) volta in cui ne ho scritto abbastanza in esteso, quasi trentatré anni fa.
Dimenticate, anche se il nome della band potrebbe suggerirvele, visioni di morte e immagini macabre tanto negative quanto opprimenti. Provate, invece, a raffigurarvi mentalmente una musica ammaliante e misteriosa, ricca di atmosfere oscure e inquietanti ma tutt’altro che deprimente, avvolta in un’aura di mistica solennità. Anche se possedete una fervida fantasia, ben difficilmente ciò che avrete concepito assomiglierà alle proposte dei Dead Can Dance, ensemble “di culto” autore di un sound che. per quanto connesso a matrici espressive piuttosto precise, si fa ammirare per la sua personalità. I riferimenti d’obbligo sono quelli alla scuola 4AD, etichetta alla quale non a caso il gruppo è legato, e quindi al post-punk etereo e anticonvenzionale di Cocteau Twins e This Mortal Coil; proprio questi ultimi (dei quali, del resto, fanno parte anche i due membri fondatori dei Dead Can Dance) si prestano più efficacemente al raffronto sia attitudinale che stilistico, sebbene ciascuna delle formazioni possegga una sua identità chiaramente delineata e autonoma.
La storia dei Dead Can Dance inizia a Melbourne (Australia) nel 1981, quando Lisa Gerrard e Brendan Perry, entrambi polistrumentisti e cantanti, danno l’avvio a una piccola serie di concerti all’insegna di una sperimentazione abbastanza aggressiva, registrando anche un 45 giri che però non vedrà mai la luce per problemi di carattere finanziario. Consci di non poter ottenere nulla in patria, i due decidono di recarsi in Inghilterra, abbagliati dall’apparente semplicità con la quale gli artisti ivi residenti riescono a ottenere possibilità di esprimersi e consensi. La situazione è però diversa da quella presentata sulle pagine del “NME” e ci vorranno circa due anni finché Lisa e Brandan, grazie al demo-tape The Fatal lmpact e al successivo reclutamento di tre musicisti britannici, suscitino l’interesse di una casa discografica; la label è ovviamente, la 4AD di Ivo Watts-Russell, che consente alla band di realizzare l’album Dead Can Dance e di partecipare come supporto al tour olandese dei Cocteau Twins. In seguito. Lisa e Brendan forniscono la loro fattiva collaborazione al progetto It’ll End In Tears dei This Mortal Coil e confezionano un 12”EP intitolato significativamente Garden Of The Arcane Delights; i Dead Can Dance sono adesso una formazione che ha saputo superare le ingenuità del (peraltro apprezzabilissimo) primo LP ed è stata in grado di raggiugere un invidiabile livello di maturità artistica; l’accostamento di strumenti elettrici ed acustici, l’uso attento e affascinante di sonorità anomale (come quelle dello yang t’chin. una specie di arpa a 58 corde), la ricerca di soluzioni di sapore esotico e orientaleggiante, l’innata capacità di fondere assieme voci e cori segnalano il gruppo anglo/australiano come una delle più interessanti realtà della scena “avanguardista” contemporanea. Spleen And ideal, il secondo LP recentemente pubblicato ancora dalla 4AD, è un ulteriore passo avanti per i Dead Can Dance: avvalendosi dell’aiuto di parecchi amici del “giro”, Lisa e Brendan hanno dato vita a un soundtrack estatico e meraviglioso, piuttosto rarefatto nelle strutture ma dotato di incredibile capacità coinvolgente: non si tratta di musica di agevole fruizione, questo è certo, ma la sua ricchezza melodica, il suo charme sottile e insinuante, la sua magica maestosità e la sua universalità spazio/temporale non potranno non stimolare l’ascoltatore in cerca di nuove emozioni. Spleen And Ideal è uno dei miei dischi preferiti del 1985: anche i più rudi rocker, credete, necessitano ogni tanto di qualcosa di differente.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.97 del febbraio 1986

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Categorie: articoli | Tag: , | 3 commenti

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3 pensieri su “Dead Can Dance (1981-1985)

  1. DaDa

    Credo che Spleen and Ideal sia l’album più importante del gruppo, in quanto è quello in cui hanno codificato il loro personale stile. Il De Profundis posto all’ inizio del disco (orchestra, coro e … Lisa Gerrard) era qualcosa di inaspettato all’epoca quando comprai il disco, mentre la seguente Ascension è ancora più geniale nel fondere elementi classici e moderni. Qui sono nati i Dead Can Dance che noi conosciamo, questo è il loro vero punto di partenza artistico. Inoltre l’album è un vero capolavoro.

  2. Lori

    La mia personale musicoterapia. Per quando ho voglia di farmi trasportare in luoghi sconosciuti e puri. Musica che invecchia con me senza farmi sentire appena scappata dal geriatrico.🙃

  3. L’ultimo album è ottimo. Ritmi pazzeschi, mi piacciono moltissimo.

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