IndieItalia (?) 2018

Difficilmente qui nel blog pubblico materiale (o anche solo link) non mio, perché si tratta di una vetrina personale e tale voglio rimanga. Ogni regola, però, ha le sue eccezioni e oggi ne faccio una. C’è questo pezzo appena uscito firmato da Riccardo De Stefano, un “giovane” (le virgolette hanno senso, perché lui ha comunque i suoi bei trentuno anni) nel quale ogni tanto mi capita di riscontrare lo spirito che guidava me quando di anni ne avevo venti. La differenza sostanziale, che mi impedisce di vederlo come un mio (virtuale) erede, è che Riccardo, anche se ama molti degli stessi babbioni che amo io (King Crimson e Bob Dylan, per fare un paio di nomi), ascolta un bel po’ di musica immonda e se ne occupa professionalmente su “ExitWell”, mentre io ho quasi sempre ascoltato e propagandato musica bella. Lo leggo comunque con interesse e in particolare l’ho fatto con l’articolo cui ho accennato più sopra, che condivido pressoché in toto e al quale vi invito a dedicare un po’ del vostro tempo cliccanqui qui.
Sull’argomento non ho granché da aggiungere. Fortunamente, di tanta musica italiana che oggi va per la maggiore posso bellamente strafottermene, limitandomi ad ascoltarla “per conoscenza“ ma non avendo obbligo di scriverne. Lo farei solo nel caso qualcuno me lo chiedesse (e mi pagasse bene), ma quelli che sono già miei datori di lavoro evidentemente non sono interessati e quelli che non lo sono dubito che abbiano voglia di accogliere nei loro spazi uno che stronca duro (e con le conoscenze per farlo a ragion veduta) invece dell’ennesimo maestro nell’arte della fellatio a chiunque sia un “fenomeno di successo” (o “fenomeno di cesso, sempre fenomeno era”, per dirlo con gli Squallor). Sperando che nessuno lo consideri un riferimento specifico a Calcutta (che mesi fa avrei avuto piacere di intervistare, non trovando purtroppo l’accordo sulla rivista dove ospitare la nostra chiacchierata), resto più o meno in tema di pompini e a proposito di quanto esposto da Riccardo e cito quanto dichiarato da Steve Albini nei primi anni ’90 a proposito degli Urge Overkill, con i quali era in feroce polemica dopo il loro ingresso nel “grande giro”: “vedremo chi tra cinque anni lavorerà ancora nel music business e chi, invece, succhierà cazzi per pochi spiccioli alla stazione degli autobus”. Scusate il francesismo.

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