Un’esternazione sul vinile

Lo dico? Lo dico. Il modo in cui il cosiddetto mercato sta gestendo il “ritorno del vinile” (con tutte le virgolette del caso, dato che in realtà non se n’era mai andato) mi fa ribrezzo. Stampe sempre limitate, a volte numerate, a volte differenziate da piccoli dettagli, rimasterizzate bene, rimasterizzate male, più leggere, più pesanti, più lussuose, più al risparmio, vendute in edicola, vendute solo sui siti e ai concerti, studiate per il Record Store Day, raccolte in cofanetti dai prezzi disumani e chi più ne ha più ne metta. Sono contento per gli amici che posseggono negozi vecchio stile, che grazie a queste follie stanno respirando un po’ di ossigeno, ma per il resto lo spettacolo di questo circo grottesco basato su due cose che odio da sempre, ovvero la moda e la speculazione sulle passioni, mi interessa meno di nulla. Me ne sono reso pienamente conto l’altro ieri, quando sono andato in un bellissimo negozio con un congruo buono che avevo in tasca da mesi e nonostante l’assortimento enorme e quasi due ore di tempo ho faticato a scegliere qualcosa (parlo di novità in vinile, eh) da portarmi a casa.
Stai a vedere che, dopo averlo non troppo amato se non quasi schifato per trent’anni, finisco per innamorarmi del CD ora che si sta estinguendo.

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Categorie: memorie | Tag: | 5 commenti

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5 pensieri su “Un’esternazione sul vinile

  1. Beppe

    condivido in toto. mi fanno ridere i miei amici che ascoltano “la magia del suono analogico” da LP con master digitali… la verità è che ormai si è capito come far suonare bene il digitale e possiamo finalmente liberarci dall’analogico. mettetela come volete, ma per me l’analogico è stato sempre un incubo: rumori, scricchiolii, scoppiettii, ansie varie da regolazione -peso di lettura, antiskating, preamplificazione, overhang e compagnia cantante… altro che esperienza mistica, via tutto per un supporto molto più economico e tecnicamente superiore. col digitale tutto il processo di registrazione/riproduzione diventa incredibilmente più economico, più standardizzato, più efficiente e introduce molta meno distorsione. usato per bene, il digitale è una rivoluzione. abbasso la nostalgia.

  2. Ciao Federico,
    ecco un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Io amo il vinile e ritengo inascoltabili il 99% dei CDs usciti dal 1997 in poi, per non parlare di quegli degli ultimi dieci anni, dei quali quando apro i rips con Audacity prendo paura …, il lineage appare tutto piatto e pompato all’ennesima potenza :-(. In Australia, hanno iniziato addirittura nel 1993 con questo scempio, mentre negli ottanta laggiù … uscivano magnifici vinili, quasi tutti con la “velina” che li preserva ancora di più e, pur pesando pochissimo, suonavano benissimo e resistono all’usura del tempo.
    Da un anno circa ho cominciato a ricomprarmi/sostituire i vinili dei sessanta/settanta e qualcosa non mi convinceva, troppa elettricità, troppi difetti, soprattutto per me che quando li porto in digitale per il mio IPod e per il blog, al momento di pulire eventuali clicks, trovo molte imperfezioni non sistemabili/individuabili.
    Finalmente, all’interno della ristampa di Works Volume 2 degli Emerson, Lake & Palmer (comprato solo per When The Apple Blossoms Bloom In The Windmills Of Your Mind I’ll Be Your Valentine, che avevo da bocia … come retro di Jerusalem) ho trovato un parere di Greg Lake e di un esperto, Helmut Brinkann, che sono abbastanza chiarificatori, il cui testo aggiungerò in coda ad uno dei prossimi post che farò. In sintesi la colpa è del troppo peso e dicono che l’ideale sia 140 grammi.
    Ritornando alla qualità dei vinili voglio spezzare una lancia per la serie Blues in vinile (a dire il vero etichetta non molto appropriata data la maggior parte dei titoli ristampati) della De Agostini, la quale ha fatto un lavoro veramente eccellente (che abbiano usato un materiale di tipo diverso???) e ad un prezzo inferiore a qualsiasi altra uscita!
    Wilma e Ugo aka rawkin’ dog

    ps: hai tempo e voglia di ricordare una band che amo molto, Band Of Outsiders? Grazie.

  3. Massimo Parravicini

    Un bel CD con una copertina formato 45 giri, foto e testi ?
    Basta edizioni deluxe et similia

  4. Sebbene la musica sia analogica e che, a rigor di logica, una riproduzione analogica (ammesso e non concesso che provenga da una registrazione analogica!) “dovrebbe” essere migliore e sebbene io abbia iniziato ad ascoltare musica dal vinile, non riesco ad oggi a decidermi per questo supporto qualora ci sia a disposizione il CD o il file Hi-Res e penso che, se lo farò, sarà solo per la copertina che spesso è un’opera d’arte, al pari delle musiche contenute, alla quale gli altri formati non rendono giustizia.
    Idea: perché non mettere i CD in una bella busta formato LP dove possano trovare degno spazio copertine e testi?
    A quanto sopra aggiungiamo le medesime considerazioni sulla moda e su queste tecniche commerciali e abbiamo chiuso il cerchio.
    Ovviamente escludo da quanto sopra le ottime registrazioni di certe etichette, anche italiane, che non nomino per non fare pubblicità ma che rendono l’esperienza d’ascolto del vinile veramente magica.
    Spero solo che, oltre a dare respiro al mercato, questo serva ad avvicinare qualche ragazzotto all’ascolto della musica come dovrebbe essere fatto: fermi, seduti e in silenzio! Cercando, come davanti ad un quadro, di farsi emozionare, coinvolgere, assaporare la musica e le parole.

  5. Marco

    Destinati ad essere sempre “contro” (pur senza alcuna pretesa antagonista)

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