Ancona, 14/9/18

Ieri ho preso parte a “La mia generazione”, il festival multiculturale voluto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ancona e legato all’eccellente album con lo stesso titolo pubblicato l’anno scorso da Mauro Ermanno Giovanardi. Per problemi pratico-logistici si è purtroppo trattato di un “toccata e fuga”, nel senso che la mia presenza in loco è stata di appena quattro ore, che sono però state sufficienti ad apprezzare l’impegno e la qualità del lavoro del team organizzativo. Lo so che scritta così sembra la solita immonda marchetta, ma non temo smentite; e poi il festival prosegue oggi e domani, per cui se non mi credete andate a toccare con mano. La location scelta per il tutto, ovvero la Mole Vanvitelliana, è bella da togliere il fiato, con il suo ampio cortile centrale (lì è stato innalzato il palco per i concerti), le sue stanze usate per gli eventi “di contorno” che poi di contorno non sono, il suo complesso di corridoi e scale; notevolmente suggestivo, e sebbene la struttura – in origine un lazzaretto “polivalente” – non abbia nemmeno trecento anni, l’impressione di trovarsi in un castello ben più antico, con annesso fascino, è palpabile.
Il viaggio in auto è stato lungo e un po’ faticoso, specie al ritorno a Roma (non ho più vent’anni, la stanchezza la sento…), ma ne è valsa la pena. Per la stupenda mostra in tema “Italia anni ‘90” del Maestro Guido Harari, con foto enormi e vivissime esposte in una grande sala nella quale è stato allestito un mercatino del disco che non ho voluto approfondire (nel senso che, una volta capito “a naso” che non ne sarei uscito a mani vuote, sono scappato), per gli incontri con vari vecchi e cari amici/colleghi (impossibile non menzionare Luca De Gennaro, che in un’area limitrofa ha proposto un DJ set, e Luca Valtorta, coinvolto in un paio di convegni) e, naturalmente, per il dibattito pubblico che mi ha visto come co-protagonista, incentrato su considerazioni a posteriori e ricordi su quell’irripetibile stagione della musica nazionale. Al tavolo, davanti a una platea folta e – direi – interessata/divertita, l’operatore culturale “multitasking” Carlo Chicco, attivissimo a Bari, che ha rivolto domande al direttore artistico del festival Mauro Ermanno Giovanardi, a quel monumento vivente alla discografia “illuminata” che ha nome Stefano Senardi e a Cristina Donà e Vittoria Burattini, che evito di presentare perché suppongo siano ben note a chi frequenta queste mie pagine virtuali. La chiacchierata si sarebbe potuta protrarre assai più a lungo ma si è detto comunque tanto e lo si è fatto in modo pirotecnico, per cui ottimo così. Mi fa infine piacere ricordare i Sambene, band locale che mi ha omaggiato del suo CD Sentieri partigiani – Tra Marche e memoria, con brani di grande pathos all’insegna di un (combat)folk rarefatto e avvolgente che si avvalgono dell’efficace uso di voci femminile e maschile; a ulteriore garanzia della bontà del progetto, la produzione artistica di Michele Gazich e la presenza come ospite di Marino Severini dei Gang.
Qui il programma completo. Grazie, Ancona.

Carlo Chicco, Mauro Ermanno Giovanardi, uno che passava di là, Stefano Senardi. Nella foto in alto (di Guido Harari), anche Cristina Donà e Vittoria Burattini.

 

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