Biglietto per l’Inferno (1974)

Claudio Canali è stato il frontman dell’organico storico del Biglietto per l’Inferno, una delle formazioni-cardine del progressive italiano; un paio di giorni fa, a sessantasei anni, è morto nel convento toscano dove da anni risiedeva. Nel giro, il fatto che il cantante di una band chiamata così e tra l’altro autore di testi molto critici nei confronti della religione avesse deciso di diventare frate eremita ha spesso suscitato ilarità nel giro degli appassionati, ma la singolare scelta è figlia di questioni personali sulle quali – al di là del proprio pensiero nei confronti della Fede – non mi pare il caso di fare dell’ironia, specie in questo momento. Per ricordare Fra’ Claudio recupero allora questa scheda del primo, album del Biglietto per l’Inferno, tratta da un lungo pezzo sui dischi essenziali del progressive italiano uscito nel 2014 al quale ho largamente contribuito. È un disco bello, particolare e interessante, che vale senza dubbio la pena di conoscere.
Biglietto per l’Inferno
(Trident)
Al di là di un 45 giri, dei due CD postumi e della reunion (molto) parziale e comunque di diverso orientamento stilistico, il cuore della carriera di questo giovane sestetto originario dell’area di Lecco è nei trentasei minuti dell’album in oggetto, lontano dalle classiche morbidezze del filone romantico/sinfonico e, al contrario, contraddistinto da marcati accenti hard e dai toni per lo più cupi e inquietanti dell’organo e del moog. A rendere il tutto più suggestivo, i testi di Claudio Canali, che esprimono disagio sociale e giudizi ben poco accondiscendenti nei confronti della religione e del clero: un anelito di spiritualità che sarebbe stato appagato quando nel 1990 il cantante – che suonava anche, e con grande efficacia, il flauto – avrebbe preso i voti come frate eremita.
Apprezzato dalla critica ma poco fortunato sotto il profilo commerciale, Biglietto per l’Inferno allinea cinque pezzi ben congegnati sul piano della scrittura e non particolarmente appesantiti negli arrangiamenti. Se Una strana regina, proposta come singolo, vive di sonorità pacate che rimandano a certo beat psichedelico dei tardi ‘60 (fa eccezione il più grintoso segmento centrale), il resto della scaletta non fa che alternare trame ruvide e compatte a momenti più eterei e melodici. Una scelta di campo, quella dei cambi di ritmo e di atmosfere, che rende la formula del gruppo imprevedibile e intrigante tanto in Ansia e Il nevare quanto nei capolavori Confessione e L’amico suicida, che superano rispettivamente i sei e i quattordici minuti. Forte dei ruggiti della Gibson Les Paul di Marco Mainetti, degli incisivi fraseggi tastieristici dei due Giuseppe (Banfi e Cossa) e della voce duttile di Canali, senza dimenticare il valore aggiunto degli interventi del flauto e il dinamismo del basso di Fausto Brachini e della batteria di Mauro Gnecchi, il debutto della band lombarda è una delle testimonianze più ispirate e “ruspanti” del nostro progressive. Lo stesso non si può dire del valido ma più addomesticato Il tempo della semina, inciso un anno dopo con la produzione di Eugenio Finardi ma diffuso sul mercato solo nel 1992.
Tratto da Blow Up n.190 del marzo 2014

(chi fosse interessato all’intero articolo può acquistare l’arretrato qui)

Annunci
Categorie: recensioni | Tag: | 3 commenti

Navigazione articolo

3 pensieri su “Biglietto per l’Inferno (1974)

  1. Lori

    Lo scorso anno l’Unione Italiana dei ciechi e degli Ipovedenti di Lecco, in occasione del ventennale dalla fondazione, ha organizzato un concerto del “Biglietto per l’inferno” al teatro Sociale. Il tastierista e membro fondatore del gruppo “Pilli” Cossa è socio di questa associazione in quanto diventato cieco da molti anni.
    Durante lo spettacolo, proprio per volontà di Cossa, hanno suonato un brano “al buio”, cosicché anche gli spettatori e gli altri membri del gruppo potessero avere le stesse percezioni di un non vedente.
    Bellissima serata. Benché siano orientati più in ambito folk rispetto agli esordi lo spettacolo secondo me merita. Volendo si trova sul tubo. Dispiace per fra Claudio 😞 non sapevo.

    • Bella cosa: il concerto, l’idea di Cossa e ovviamente l’associazione. Conosco e apprezzo il percorso più recente della band, ho anche ben recensito l’ultimo disco e non ho dubbi che sia stata una bella serata. Grazie della testimonianza.

      • Lori

        Grazie a te per aver dato la notizia.
        “Vivi, lotta, pensa” è veramente bello.
        Approfitto per dire che l’UICI (che è presente su tutto il territorio nazionale) organizza diverse iniziative “al buio” come cene e percorsi sensoriali. Se non avete mai provato ve li consiglio. La prima volta è sorprendente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Blog su WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: