Tiersen/Wright

Nessuna ragione particolare per questo recupero, se non che il disco che ne è oggetto mi è capitato sotto gli occhi per caso. Da lì la ricerca della recensione, che ricordavo bene di aver scritto ma che curiosamente mancava dall’archivio digitale, la sua conversione in file dalla copia cartacea e il naturale collegamento a quest’altro album, uscito più o meno nello stesso periodo. L’unica collaborazione tra Yann Tiersen e Shannon Wright è un lavoro piuttosto dimenticato, ma rimane ancora stimolante e godibilissimo.

Yann Tiersen & Shannon Wright
(Ici d’ailleurs/Self)
Si consuma in dieci tracce e neppure trentanove minuti, quello che anche al di là dei risultati va considerato uno degli incontri più curiosi e stimolanti degli ultimi tempi: un incontro fra due personaggi dotati di propri, spiccatissimi requisiti, seppur resi compatibili da questioni di sensibilità. Conta poco che lui vanti natali francesi e lei americani, che lui sia un polistrumentista con una speciale predilezione per il piano e lei una fanciulla per lo più con chitarra, che lui abbia fama di artista colto e che lei frequenti il giro del folk alternativo, che lui limiti al minimo indispensabile l’utilizzo della voce e che lei sulla voce abbia costruito le proprie fortune; conta, invece, che le loro anime si siano trovate in sintonia, che le loro corde abbiano vibrato all’unisono, che dalla loro voglia di contaminarsi a vicenda sia scaturito qualcosa in grado non di stravolgere l’odierno panorama musicale – ammesso e assolutamentente non concesso che ciò sia possibile – ma quantomeno di toccare a livello non epidermico quanti, nella musica e non solo, cercano emozioni vere e non insignificanti pur se perfette pantomime.
Nudo come la copertina e come il titolo che non c’è, questo debutto della “strana” coppia non apre le porte del Paradiso ma proietta certo in una dimensione diversa dal consueto: una dimensione fosca ma non opprimente dove i suoni quasi sempre pochi ma intensissimi avviluppano nella loro estatica, onirica magia. Un pathos, quello di Yann Tiersen & Shannon Wright, fatto per lo più di pacatezze, sussurri e pause, di brani scritti a quattro mani che rifiutano la logica del ritornello di facile presa e preferiscono scorrere delicatamente (ma mai mellifluamente) tra tasti in massima parte accarezzati ma quando occorre percossi, corde aggraziate, inserti di archi che variano lo schema con toni ora sereni e ora carichi di un’inquietudine che definiremmo velvettiana; ciò accade, ad esempio, nel solo episodio dove il sogno si fa davvero tormentato, cioè in quella breve While You Sleep (“mentre dormi”, appunto) dove Shannon veste i panni sciamanici di una PJ Harvey acida, rabbiosa e dark. Ma si tratta, come appena detto, di un’eccezione; per il resto, il programma non fa che offrire saggi della bravura di Tiersen, indiscutibilmente figlio della scuola del “minimalismo romantico” europeo tra classica e avanguardia, insomma che in passato ha diplomato a pieni voti maestri come Michael Nyman e Wim Mertens, e del carisma della Wright, che dietro l’apparente uniformità di approccio canoro nasconde infinite, affascinanti sfumature. E quella tra i due sembra essere una collaborazione priva di attriti e problemi di ego, con lui ben lieto del suo ruolo di “eminenza grigia” e lei che – forte dello spessore di un sostegno musicale comunque capace, in assenza di parole, di farsi protagonista con naturale autorevolezza – esorcizza ogni eventuale timore di abbandonare alla melodia la sua voce densa e grave.
Assolutamente inadatto a chi concepisce la canzone solo in termini di energia rock e/o vivacità pop, l’album sarà invece una straordinaria esperienza per quanti ne sapranno superare l’iniziale osticità e si immergeranno nel suo mondo, assai meno “favolistico” di quello favoloso di Amelie ma almeno altrettanto prodigo di suggestioni. Non è il classico disco indie intimista e tenebroso, Yann Tiersen & Shannon Wright, e non è una pseudo-colonna sonora nella quale è stato incastonato il canto; è, invece, il frutto di un incontro di talenti inatteso e prezioso, nelle cui atmosfere sommesse e chiaroscurali si celano arcani piaceri. Tutti da scoprire.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.607 del febbraio 2005

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