Sub Pop, 1982

Mi sveglio, ristabilisco la connessione con la vita a occhi aperti, butto uno sguardo a Facebook e scopro un discreto fiorire di post celebrativi del trentennale della Sub Pop, legati – quale più, quale meno – agli eventi organizzati dall’etichetta stessa per festeggiare. In realtà quello che si sta celebrando è il trentesimo compleanno dell’accordo tra Jonathan Poneman (l’attuale boss) e il fondatore Bruce Pavitt (uscito dalla società nel 1996), accordo che di fatto servì a lanciare la Sub Pop che ha fatto la storia. Per la cronaca, l’inizio dell’attività risale al 1979 e il primo disco in vinile (già con il famoso marchio il bianco/nero) è del 1986, ma chi è interessato ai dettagli può trovarli qui.
Per quanto mi riguarda, ho scoperto la Sub Pop all’inizio degli anni ’80, con la fanzine, e nel marzo 1982 ho anche recensito sul Mucchio la cassetta “Sub Pop 5” inviatami da Bruce Pavitt con cui ero in contatto epistolare. Ecco dunque direttamente dal mio baule dei ricordi non solo il mio breve scritto, ma pure la lettera con la quale Bruce mi chiedeva un po’ di supporto promozionale. Insomma, non è un merito perché la vecchiaia non lo è, ma “sono stato Sub Pop / prima di voi”. Stateci. (emoticon che ride)
Sub Pop 5
(Sub Pop)
Interessante iniziativa della fanzine statunitense Sub/Pop, che diffonde, assieme al numero 5, una cassetta C 60 contenente performance sonore di ventidue band o solisti, nessuno dei quali proviene da zone musicalmente “elevate” come New York, Los Angeles o San Francisco. L’intento di Sub/Pop, fin dai suoi inizi, è infatti quello di pubblicizzare quanto più possibile l’attività degli artisti che operano in luoghi degli Stati Uniti dove il nuovo rock si trascina a livello underground, e questa cassetta non è che il primo dei tentativi della rivista per richiamare concretamente l’attenzione su aree come Oregon, Maryland, Kansas, e così via. Accade così che, accanto a composizioni senza troppe pretese, appaiano gioiellini di innegabile valore quali It Hurts Me To Remember dei Product One, Rubber Heads dei Nurses, Spy vs. Spy dei Pell Mell, Lifespan degli Embarrassment o Tronada dei Ray Milland, tutti brani che dimostrano come anche in posti depressi possa fiorire musica valida e interessante. Il nastro + fanzine, poi, costa solo 5 dollari comprese le spese postali, e questo costituirà sicuramente un incentivo all’acquisto per tutti coloro che si interessano delle più disparate forme di sonorità underground. Sub/Pop fa anche sapere di essere interessata a canzoni di gruppi italiani, per un’eventuale uscita su cassette di prossima realizzazione.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.52 del maggio 1982

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