Plasmatics (live 1981)

Qualche settimana fa, in una conversazione su Facebook, qualcuno ha rievocato il “mitico” concerto dei Plasmatics al Piper di Roma. Si sa che di solito il tempo rende migliori i ricordi ed è logico che più di trentasette anni dopo la mia memoria abbia mantenuto dell’evento nulla più di qualche flash; mi fido allora della recensione, non esattamente un’esaltazione, che scrissi a caldo. Questa.
Piper ’80, Roma, 30/1/81
Che questo concerto non fosse nato sotto buoni auspici lo si era capito già dal 29, quando per via di contrattempi vari gli strumenti non erano giunti a destinazione, costringendo il gruppo a esibirsi con un giorno di ritardo rispetto ai programmi. In verità l‘arrivo a Roma dei Plasmatics, noti per essere stati banditi dai palcoscenici britannici a causa dei loro show esplosivi (nel vero senso del termine), era un avvenimento che almeno sulla carta meritava attenzione, tanto che il Piper ’80, nonostante l’orario non certo comodo (le 18) era pieno come un uovo. Molto prima dell’inizio già si sapeva che dallo spettacolo era stato eliminato lo scoppio dell’automobile; del resto, con l’aria che tira qui da noi, non sarebbe stato saggio ricorrere a espedienti del genere, specie considerando l’inefficienza del locale a ospitarli a causa delle sue ridotte dimensioni. L’ingresso al Piper è poi stato assai difficoltoso, sia perché la polizia perquisiva più volte quelli che entravano, sia perché gli organizzatori avevano predisposto le cose in modo da impedire l’accesso gratuito a chi doveva lavorare (compresi alcuni inviati della RAI che dovevano collegarsi in diretta con “Combinazione Suono”), costringendo così i non raccomandati a sborsare le 7.000 lire del biglietto.
Per l’intera durata del concerto circa settanta minuti, i Plasmatics hanno suonato senza un attimo di interruzione, proponendo tutto il loro repertorio abituale; la cantante Wendy Williams ha dato spettacolo, presentandosi prima in mutande e reggiseno bianchi con cerotti sulle gambe e successivamente con un ridotto slip tipo leopardo e schiuma da barba a coprire parzialmente le nudità toraciche. La frontwoman si è rivelata instancabile, esibendosi in una serie di “numeri” di sicuro effetto: mimica di atti sessuali, sguardi languidi ai ragazzi delle prime file, distruzione di un televisore, salti, capriole e danze tribali, sotto il vigile sguardo di un tale vestito da macellaio adatto alla riparazione dei danni causati a microfoni, aste, cavi e quant’altro. Alla fine l’intrepida Wendy ha fatto saltare in aria alcune casse, ha segato in due una chitarra e si è rifugiata dietro le quinte con i suoi compagni mentre un’intera fila di riflettori crollava sul palco con grande fragore. Superato il momento di sbigottimento generale, i commenti hanno cominciato ad intrecciarsi, con giudizi quasi unanimi: strumentisti veloci, certo un po’ limitati ma comunque buoni interpreti di sonorità rozze e immediate, cantante scadente e effetti scenici di dubbio gusto utili solo per sviare l’attenzione dei presenti dalla generale pochezza musicale della band. I Plasmatics sono un gruppo normale che suona una via di mezzo fra punk ed heavy-metal, che per differenziarsi dagli altri ha ideato uno spettacolo sconvolgente, con trovate artisticamente nulle ma di sicura presa sul pubblico; tutto dà però l’impressione di essere troppo artefatto, senza la minima spontaneità e quindi facilmente prevedibile. Nonostante i suddetti aspetti negativi, non posso dire di essermi annoiato: sono però molto scettico sulle possibilità della formazione di poter andare avanti a lungo per questa strada, ricca di goliardia spicciola e povera di sostanza.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.39 del marzo 1981

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