1992: la mia playlist

Benché all’epoca scrivessi per tre mensili, il 1992 è stato un altro anno di quelli – non tanti, fortunatamente – per i quali non ho pubblicato una playlist “in tempo reale” (cioè nei primi mesi dell’anno dopo: “AudioReview” non proponeva alcun elenco, “Rumore” ne fece solo uno redazionale deciso non ricordo davvero come e “Velvet” morì prima di arrivare al 1993). Per quella che potete leggere qui sotto, allora, ho di nuovo adottato l’unico metodo possibile per evitare le playlist “con il senno di poi”, quelle che alla fine sono capaci di compilare un po’ tutti: ho esaminato le mie recensioni d’epoca e ho annotato gli album ai quali ho dato i voti più alti. Certo, mancano titoli che ventisei anni fa ho ascoltato tantissimo e dei quali per varie ragioni non ebbi la possibilità di scrivere (il primo che mi viene in mente: Slanted And Enchanted dei Pavement), ma pazienza: anche se meno “reale” di altre, rimane pur sempre una playlist pienissima di cose notevoli. O no?
Alice In Chains – Dirt
Assalti Frontali – Terra di nessuno
Black Crowes – The Southern Harmony…
Blind Melon – Blind Melon
Julian Cope Jehovahkill
Cure – Wish
Danzig – How The Gods Kill
Faith No More – Angel Dust
Jesus And Mary Chain – Honey’s Dead
Kyuss – Blues For The Red Sun
Ministry – Psalm 69
Rage Against The Machine – Rage Against The Machine
Ride – Going Blank Again
Sonic Youth – Dirty
Swans – Love Of Life
Warrior Soul – Salutations From The Ghetto Nation

Le altre playlist annuali presenti ne “L’ultima Thule”:
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Categorie: playlist | 4 commenti

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4 pensieri su “1992: la mia playlist

  1. Donald

    Bella come sempre. Noto la mancanza di Congregation degli Afghan Whigs

  2. Li ho quasi tutti che album! Dirty poi………..

  3. Massimo Parravicini

    Una grandissima annata! Provo a indovinare alcuni altri artisti che ascoltavi molto: Afghan Whigs, Come, PJ Harvey, Fall, Lou Reed, REM, Screaming Trees, Social Distortion, Sugar…

  4. Luca Paisiello

    Hai proprio detto bene, e per chi oggi volesse rispolverare qualcosa di quel periodo c’è davvero l’imbarazzo della scelta: tra quelli citati il mio preferito è WISH. Inoltre siamo negli anni di grande fermento del rock italiano, molto presente nei Festival della penisola.

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