Kings Of Leon (2003-2007)

Quindici anni esatti fa i Kings Of Leon si apprestavano a pubblicare il primo album, che non passò inosservato tra gli addetti ai lavori e ottenne anche buoni riscontri di pubblico, in Europa più che negli Stati Uniti. In sede di recensione manifestai apprezzamento, peraltro con qualche dubbio destinato a rivelarsi fondato; non a caso della band americana mi sarei occupato un’altra volta, quattro anni dopo, commentando il terzo lavoro. Sugli ulteriori quattro dischi dei ragazzi non più ragazzini, di crescente successo a livello di riscontri nelle classifiche ma non di copie vendute (il mondo è cambiato, si sa), non ho invece speso una parola, pur avendoli assaggiati/ascoltati; magari mi sbaglierò, ma non credo di aver perso granché a non averli approfonditi.

Youth & Young Manhood
(RCA)
Una storia atipica, quella dei Kings Of Leon, e non solo perché i quattro componenti – età media vent’anni – appartengono alla stessa famiglia: al di là delle questioni di parentela, i Followill (tre fratelli più un cugino) sono seguaci e praticanti della Chiesa Pentecostale della quale il padre di Caleb, Nathan e Jared è pastore, e propongono musica “positiva” nelle cui liriche affiorano riferimenti alla Bibbia; inoltre, pur esistendo da poco e pur essendo originari di un’area certo non centrale come il Tennessee, hanno ottenuto un contratto major, circostanza che potrebbe far pensare a un artificio della RCA per sfruttare la nuova moda del cosiddetto rock cristiano.
Dalle dodici tracce di Youth & Young Manhood – quattro recuperate dell’EP Holy Roller Novocaine, che ne conteneva cinque – prorompono comunque una genuinità e un sacro (!) furore che legittimano l’inserimento dei Kings Of Leon tra le promesse del rock’n’roll del domani; saldamente legato alle proprie radici sudiste, ma aperto anche a canzoni accattivanti non prive di asprezze di sapore hard, il gruppo mette infatti in luce personalità e verve, esibendo con sicurezza uno stile a metà strada tra Black Crowes e Strokes ben contraddistinto dalla chitarra di Matthew e dalla voce un po’ abulica di Caleb. Poco, forse, per esaltare gli aficionados del moderno o degli estremismi, ma senza dubbio abbastanza per riaccendere nei cuori dei tanti tradizionalisti del r’n’r la fiamma della passione. Ai Kings Of Leon l’onore e l’onere di non farla spegnere anzitempo.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.543 del 22 luglio 2003

Because Of The Times
(RCA)
Nonostante le barbe e i troppi riferimenti biblici presenti nelle loro canzoni, i Kings Of Leon ci erano stati inizialmente simpatici: per la verde età, per l’essere una band “a conduzione familiare” (tre fratelli e un cugino), per il loro tentativo di restituire giovanile esuberanza a un genere un po’ da tromboni come il southern-rock. Quattro anni dopo il promettente Youth & Young Manhood, e a due dal non altrettanto efficace Aha Shake Heartbreak, Because Of The Times ridimensiona però (eventuali) aspettative sulla possibilità che il quartetto americano si affermi come qualcosa di diverso dell’ennesima next big thing mai divenuta, appunto, big… e questo al di là degli ottimi riscontri commerciali, che come è ben noto non sono sufficienti a fare la grandezza. Queste tredici canzoni parlano infatti un linguaggio interlocutorio, mantenendosi a mezza strada fra il r’n’r legato alle radici delle jam energiche e sanguigne (dagli Allman Brothers ai Black Crowes, per capirci) e un raffinato pop da FM peraltro penalizzato dalla voce piuttosto lamentosa e da un songwriting povero di autentici guizzi. Scarsa incisività e dispersività, insomma: si spera che si tratti di un problema temporaneo, di crescita, ma intanto i re sono nudi.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.634 del maggio 2007

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Categorie: recensioni | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Kings Of Leon (2003-2007)

  1. backstreet70

    Tre fratelli ed un cugino come i Greta Van Fleet.
    Speriamo non facciano la stessa fine.

  2. Stefano

    Mi sembrava di ricordare un tuo non proprio apprezzamento all’epoca del forum del mucchio. Io allora avevo comprato il loro secondo disco e anche il primo lo consumai abbastanza. In seguito non mi piacquero e convinsero più e in effetti con gli anni sono passati in cavalleria

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