Santo Niente

Contando solo quelli principali, nella loro frammentaria carriera i Santo Niente di Umberto Palazzo hanno pubblicato tre album e due “mini”. Ho avuto il piacere di recensire ben quattro di questi cinque dischi (unico escluso, l’esordio “La vita è facile” del 1995), ed è con altrettanto piacere che adesso recupero qui l’intero blocco.

‘Sei Na Ru Mo ‘No Wa ‘Na I
(CPI)
Abilmente prodotto da Giorgio Canali e registrato in presa diretta allo scopo di privilegiare istinto ed energia, ‘Sei Na Ru Mo ‘No Wa ‘Na I è un album potente e sofferto, scosso da ruvidi sussulti elettrici – singolare che in apertura di solchi sia stato collocato proprio Junkie, una rarefatta litania acustica – ed edificato su strutture chitarristiche e vocali per lo più cupe e malsane. “Abbiamo preso la canzone italiana, abbiamo tolto il superfluo, il melenso e l’orrido e quel poco che è rimasto lo abbiamo montato su un solido telaio metallico”: questa, in breve, la genesi dello stile della band bolognese nell’opinione per forza di cose autorevole di Umberto Palazzo e compagni. E noi, convinti più dai suoni che non dalle parole, annuiamo, ribadendo a chiare lettere l’assoluta bontà della formula e della sua applicazione pratica: episodi come È aria, già presente in altra veste nella colonna sonora di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, come i non meno aggressivi Elettricità e Fiction o come Divora (splendida!), Pornostar, la title track e Angelo nero – schizofrenici e suggestivi nel loro avvicendarsi di armonie eteree e deliranti esplosioni di crudezza e rabbia – dicono infatti di un raro talento nel fondere assieme elementi già noti (dal grunge “rumorista” di importazione statunitense al rock “d’autore” di Afterhours e Marlene Kuntz) in un apparato sonoro forse non rivoluzionario ma senza dubbio carismatico. Sarà magari difficile che possiate ascoltarli alle radio non “alternative” – in fondo, come da comunicato-stampa, si tratta di “un disco pop (nel senso di Iggy)” – ma se li sparerete a massimo volume (ooops!) sul vostro impianto casalingo, le proteste dei vicini vi convinceranno definitivamente della validità dell’acquisto.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.247 del 4 marzo 1997

Occhiali scuri al mattino
(Black Candy)
Per la serie “a volte ritornano” (ma per fortuna non sono zombie), eccoci a concentrare la nostra attenzione sulla rentrée dei Santo Niente, gruppo bolognese che nella seconda metà del decennio scorso aveva fatto parlare non poco di sé con due album editi dal Consorzio Produttori Indipendenti e con una frenetica attività dal vivo. Non si tratta comunque di un autentico comeback: sia sotto il profilo strettamente tecnico, poiché il nuovo organico aggregatosi in quel di Pescara annovera un unico superstite del nucleo originario (comunque, il più importante: il cantante/chitarrista e songwriter Umberto Palazzo), sia dal punto di vista discografico, dato che Occhiali scuri al mattino non è un CD di lunga durata ma un EP al quale è assegnato il compito di anticipare il terzo capitolo propriamente detto, annunciato per dopo l’estate. Nei cinque episodi, uno dei quali inciso in concerto, il rinato ensemble sfoggia una formula piuttosto lontana dal passato, sempre legata al rock’n’roll ruvido e incisivo ma con richiami più decisi a psichedelia e pop; la sensazione è quella di trovarsi spesso di fronte a una versione più cattiva dei Lotus di Amerigo Verardi o a una più buona dei Marlene Kuntz (o ancora, almeno per quanto riguarda Il posto delle cose da non trovare, a dei quasi-emuli di quei Massimo Volume dove Palazzo ha peraltro militato), ma al di là dei possibili riferimenti ciò che conta è che i Santo Niente rivelino estro e autorevolezza sufficienti a non deludere. In attesa degli ulteriori sviluppi, può valer la pena di prestar loro orecchio.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.576 del 27 aprile 2004

Il fiore dell’agave
(Black Candy)
Seconda uscita discografica della seconda vita dell’ensemble di Umberto Palazzo, a seguire l’EP dell’anno scorso (del quale è qui ripresa in una nuova versione solo la title track Occhiali scuri al mattino), il terzo album del Santo Niente costituisce un valido esempio di (indie) rock in italiano dove armonie pop, aperture psichedeliche, accenni punk/noise e umori “new wave” non proprio solari convergono in brani tendenzialmente mesmerici, artigianali nell’indole – le registrazioni, curate da Fabio Magistrali, sono per di più “live in studio”, con qualche sovraincisione – e suggestivi nell’impatto; l’ambito espressivo, peraltro assai ampio, è insomma lo stesso in cui si muovono centinaia di gruppi, dagli Afterhours ai Lotus passando per Marlene Kuntz o Verdena. La band del cantante e chitarrista oggi naturalizzato pescarese sa però eludere stereotipi e copia-carbone, concependo un “ibrido” spigoloso e stimolante alla cui particolarità contribuisce una voce cruda, sofferta e un po’ lamentosa; ne deriva un quadro piuttosto policromo, benché avvolto in tonalità grigiastre, di undici episodi ora più vigorosi e graffianti e ora all’insegna di tensioni più vellutate, corredati di liriche in linea con le atmosfere che vi si respirano e con i nostri giorni di ordinario disagio.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.610 del maggio 2005

Dell’ultimo capitolo, Mare Tranquillitatis, mi sono invece occupato su fanpage.it (cliccare qui per leggere).

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Categorie: recensioni | Tag: | 1 commento

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Un pensiero su “Santo Niente

  1. Luca Paisiello

    Uno di quei gruppi come i Fluxus diventati di culto che avrebbero meritato più considerazione, non a caso con l’ultimo disco sono stati nella cinquina dei candidati come miglior album 2014. Umberto Palazzo poi è un personaggio dalla visione molto ampia ed approfondita del settore musicale. Mi auguro di sentire presto un suo nuovo lavoro.

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