Dark Day

Quando recupero materiale risalente ai miei primi anni di attività giornalistica provo sempre un certo imbarazzo per una scrittura legnosa, didascalica e, come dire?, “analitica” spesso solo per quanto riguarda il sound della band o del solista di turno. Del resto, all’epoca descrivere quanto più dettagliatamente possibile la musica era fondamentale, dato che in tantissimi, non avendo la possibilità di ascoltare i dischi (dove avrebbero potuto farlo?), erano obbligati ad acquistarli a scatola chiusa. Mi fisso su questi dettagli e magari non penso al fatto essenziale: ovvero, che nel 1980, a vent’anni, mi accanivo a pubblicare su un giornale (più o meno) vero le recensioni di lavori pazzeschi, come questi – tuttora magnifici, secondo me – dei Dark Day. Qui trovate i miei commenti in tempo reale sui primi due album, il primo dei quali (finito anche nella mia playlist del 1980) è stato già citato, giusto un accenno, in questo articolo.

Exterminating Angel
(In-Fidelity)
A dispetto del nome, il Giorno Oscuro di Robin Lee Crutchfield costituisce una delle realtà più luminose del nuovo panorama musicale newyorkese. Dopo il 45 Hands In The Dark dello scorso anno, l’ex tastierista dei DNA si ripresenta con due nuovi accompagnatori, Phil Kline (chitarra, synth, basso, pianoforte) e Barry Friar (batteria) e un album tanto semplice quanto affascinante. Exterminating Angel raccoglie brani per la maggior parte brevi ed essenziali, ricchi però di atmosfere pacate e malinconiche. Dimenticata la devastazione sonora di No New York e la paranoia agghiacciante del singolo You & You, il musicista è ora libero di esprimere tutta la sua indole melodica, estrinsecata ottimamente in questo LP. Robin non canta, recita; le tastiere si accavallano e si inseguono, le sonorità sono ossessive, cupe e misteriose. La ritmica è abbastanza simile in quasi tutte le canzoni, solo alcune delle quali sfuggono da questi schemi per battere nuove vie di ricerca sonora la cui voluta freddezza non può competere con il fascino delle prime, tanto eteree quanto emotivamente intense. Exterminating Angel è il disperato grido d’angoscia della Big Apple e Robin Lee Crutchfield, ne sono sicuro, sarà presto il nuovo cult hero di qualcuno.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.36 dell’ottobre 1980

Window
(Plexus)
Dark Day, la creatura tenebrosa dell’ex-DNA Robin Lee Crutchfield, ha portato a termine con gravoso travaglio un nuovo parto a 33 giri, il secondo della sua storia, a seguire lo splendido Exterminating Angel del 1980. Il titolo dell’album è emblematico tanto quanto quello del suo predecessore: il minaccioso “angelo sterminatore” ha lasciato il posto alla “finestra”, immagine non meno ricca di significato suggestivo, ma Robin prosegue imperterrito per la sua strada, in questo caso costellata solo di melodie a base di tastiere di vario genere e di percussioni elettroniche. Ancora una volta la line-up ha subito sostanziali modifiche: adesso, a fianco del leader, c’è soltanto B. Sack a dare il suo non indifferente contributo in fase compositiva ed interpretativa; del resto, Crutchfield non ha certo bisogno di un gruppo (nel vero senso della parola) per mettere in musica le paranoie e le inquietudini della sua mente.
Window è tutto un susseguirsi di momenti costruiti su schemi semplici e collaudati: una percussione elettronica a dare il ritmo, un paio di tastiere che si intrecciano con poche note incisive, una voce calma e distaccata a recitare testi surreali; un sound scarno, minimale, ipnotico, ricco però di tensione profonda, in grado di far vivere spettri e di far sembrare reali gli incubi. Window è la colonna sonora ideale dell’ansia, del turbamento, del tedio; è un disco ossessivo, cupo, infarcito di armonie malate, tagliente come la lama di un rasoio, in grado di generare atmosfere dove anche le realtà più innocue sembrano perdere le loro caratteristiche di inoffensività. Certo, in due anni Robin non è andato molto avanti nelle sue sperimentazioni, ma questo non ha forse tanta importanza, visto che Window è un lavoro di alto livello. Il Giorno Oscuro portà con sé mille segreti: chi ha il coraggio di aprire la Finestra?
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.62 del marzo 1983

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