Ricordando gli N.N.

Il mio percorso professionale abbonda di artisti (italiani, in questo caso) scoperti – e spesso recensiti – ancor prima dell’esordio discografico e “accompagnati” nel prosieguo di carriera. Di norma, quelli sui quali mi sbilancio raccolgono consensi di massa o di culto, o comunque in qualche maniera “rimangono”; ci sono inoltre le eccezioni che confermano la regola, ovvero quelli che vanno avanti anche per decenni ma con un sostegno di pubblico esiguo e quelli che, invece, si dissolvono per le ragioni più diverse dopo uno/due album. La band qui ricordata non c’è nemmeno arrivata, all’album; la sua produzione è limitata a un mini-CD con sei brani edito più di ventidue anni fa dalla IRA DC, tentativo coraggioso ma purtroppo rapidamente abortito di rilanciare la gloriosa etichetta che negli anni ’80 aveva imposto i Litfiba, i Diaframma, i Moda (senza accento; erano il gruppo di Andrea Chimenti) e i Violet Eves di Nicoletta Magalotti.
Li avevo conosciuti quando, giovanissimi, operavano con il discutibile nome Skits & Roll. Li avevo amati da subito, non avevo lesinato in suggerimenti credo utili e alla fine li avevo presentati ad Alberto Pirelli, storico produttore dei Litfiba nonché titolare della label; lui aveva condiviso il mio entusiasmo e li aveva indotti a trasferirsi a Firenze per poterli seguire al meglio. Il mini-CD di assaggio venne fuori una piccola meraviglia e più avanti i ragazzi incisero altro materiale rimasto però inedito; nacquero scazzi tra loro e Pirelli, dei quali ricordo solo la pesantezza, e alla fine gli N.N. – si erano ribattezzati così – si sciolsero per sempre. In loro memoria, ecco alcune testimonianze del mio appoggio al progetto: la recensione del demo degli Skits & Roll, un articolino dal taglio molto personale (e “de core”) e la recensione del disco, tra l’altro finito nella mia playlist del 1995 benché fosse un “mini”. Disco che, pur essendo fuori catalogo, è ancora reperibile con facilità e a prezzi ridicoli; chi lo acquisterà, magari dopo averne ascoltato le tracce su YouTube (ci sono tutte, mi sembra), farà secondo me un buon affare.

Skits & Roll
Inchiostro e volume
Voce graffiante – ricorda a tratti il grande Randy Stodola degli Alley Cats – e liriche in italiano intrise di cruda e allucinata espressività al servizio di uno psycho-grunge velato di atmosfere tenebrose e scosso da incontrollabili fremiti punk. Quattro giovani pugliesi trapiantati a Roma, quattro canzoni di rara brillantezza ~ una delle quali, la splendida Ultimi resti, apparirà quasi sicuramente in uno dei prossimi singoli allegati alla fanzine Urlo – per sperare che nel rock italiano ci sia ancora posto per chi non vuole umìliarsi a seguire la moda di turno; e quattro stelle strappate al cielo di Rumore, il cui valore va ben oltre il semplice incoraggiamento.
Tratto da Rumore n.13 del marzo 1993

N.N.
Gli N.N. mi considerano uno di loro. Lo hanno anche scritto, commuovendomi fino alle lacrime, nelle note del loro mini-CD d’esordio, a mo’ di “ringraziamento ufficiale” per averli incoraggiati, recensiti quando adottavano ancora il vecchio nome Skits & Roll e accompagnati fino alle porte della risorta IRA. Di tutto ciò vado molto fiero; non per ragioni di ego, ma solo perche sono sinceramente convinto che gli N.N. rappresentino – per personalità, carisma e spessore artistico – uno dei nomi di punta del rock italiano del domani. “N.N., figli di nessuno. Di tutti. Dell’omologazione culturale di questo scampolo di secolo, imposta da mezzi di comunicazione di propaganda che si arrogano il diritto di dettare le condizioni di vita vivibile. Viviamo narcotizzati in un palcoscenico catodico dove ogni cosa si riduce alla sterile rappresentazione di se stessa. Di fronte alla spasmodicä ricerca di contenuti nell’arte, nelle relazioni interpersonali, nei canali della cultura ufficiale, dinnanzi alla vana ricerca di un peso, di un senso cui ancorare una esistenza ormai alla deriva, noi cantiamo il vuoto, l’assenza, l’inutilità del movimento. L’incomunicabilità regna sovrana e riempie le pause tra monotonia e abitudine; non abbiamo la pretesa di spodestarla, ma siamo pur sempre strumenti dotati di parola”.
Nomadi tra la natia Melendugno, Roma e Firenze, i cinque giovani pugliesi suonano con la rabbia dei vent’anni, il senno dell’esperienza e la sacra passione di chi ha immolato la sua anima al rock’n’roll. Gianni, il frontman, è un poeta visionario capace di intrecciare liriche di straordinaria intensità, giocate sulla naturale alternanza tra furore e delicatezza, oscurità e luce. E le sei canzoni di Inchiostro e Volume, tutte ugualmente belle e pulsanti di vita, raccontano con linguaggio forbito e toccante di emozioni e suggestioni nelle quali tutti noi – “rumoristi” nel corpo e nello spirito fin dal primo giorno in cui, tanti o pochi anni fa, siamo rimasti sconvolti dal ruggire di una chitarra – non possiamo non ritrovarci. Amo gli N.N., con tutto il cuore. Sono unici e grandi. Peccato per chi, per pigrizia o sfiducia nei confronti del sottoscritto, non vorrà provare ad ascoltarne la voce.
Tratto da Rumore n.48 del gennaio 1996

Inchiostro e Volume
(IRA)
Dei tanti gruppi rock tesi nel tentativo di imporsi alla ribalta nazionale, gli N.N. sono certo uno dei più promettenti. Perché sono giovani, determinati e incazzati al punto giusto. Perché sanno comporre e interpretare canzoni originali nelle strutture aspramente melodiche così come nei testi cupi e poetici, intrise di malinconia ma illuminate dal sacro fuoco del genio. Perché, nonostante i dati anagrafici possano far pensare il contrario, hanno già fatto tanta gavetta. Perché sfuggono la prevedibilità degli stereotipi e la banalità della musica di consumo. E infine perché, dettaglio non trascurabile, vantano come pigmalione e produttore quel1’Alberto Pirelli (Litfiba, Diaframma, Moda, Negrita, Ottavo Padiglione e tanti altri) al quale li ho caldamente raccomandati un paio di anni or sono (lo rimarco solo per giustificare il pubblico ringraziamento rivoltomi in copertina: qualche malfidato, leggendolo, potrebbe pensar male).
Di quanto appena detto testimonia con autorevolezza Inchiostro e Volume, mini-CD d’esordio del quintetto racchiuso in una stuzzicante confezione digipak e contenente sei brani articolati e spigolosi. Rock fisico e al contempo visionario, cui la relativa ruvidezza d’impatto non sottrae armonia e fascino, che si dispiega in un costante turbinare di chitarre, basso e batteria; e che, con un canto espressivo come pochi in Italia nel suo dosare crudezza e intensità, racconta storie più o meno torride di solitudine, disagio e rabbia, arrivando a citare Iacopone da Todi (la pacata e comunque inquietante Madre) e a regalare un’ode alla tragica vicenda del martirio di Otranto del 1480 (Sud-Est). Nessuno come loro, insomma. Meno che mai al debutto.
Tratto da AudioReview n.157 del febbraio 1996

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