Omaggio a Kurt Weill

Scrissi questa recensione all’inizio del 1987 per un album che in realtà era stato pubblicato due anni prima. Non fu una scoperta tardiva, come dimostra la sua presenza nella mia playlist del 1985, ma per qualche ragione difficile da appurare dopo così tanto tempo mi venne di sicuro chiesto di occuparmene “in differita” e io, che sul Mucchio non avevo avuto occasione di occuparmene, non mi tirai indietro. Si tratta di uno dei primi album-tributo concepiti come tali, ben prima che il fenomeno si allargasse a macchia d’olio divenendo pressoché insopportabile, e per come la vedo io rimane uno splendido lavoro; non a caso, quando alla fine dei ’90 scelsi a corredo di un articolo del Mucchio dodici dischi-omaggio particolarmente interessanti/significativi, non mi fu possibile lasciarlo fuori (ne è testimonianza la breve scheda recuperata ancora più in basso). Rispetto alla recensione di AudioReview, ho solo il sospetto di essere stato un po’ troppo benevolo nella valutazione della resa sonora, ma si sa che in quel periodo eravamo più o meno tutti più o meno condizionati dalla propaganda volta ad affermare sul mercato il compact-disc.
Lost In The Stars
(A&M)
Più che un semplice disco, Lost In The Stars – sottotitolato The Music Of Kurt Weill – è una vera e propria celebrazione dell’arte del compositore tedesco di nascita ma statunitense d’adozione, prematuramente scomparso nel l950 dopo aver partorito alcune delle opere musicali più affascinanti e significative del nostro secolo. Il policromo affresco di quest’album è dovuto all’impegno e alla passione di Hal Willner, già responsabile di analoghe raccolte incentrate su Nino Rota e Thelonious Monk; è stato infatti lui a dirigere sapientemente il lavoro di coordinamento dei numerosissimi partecipanti al progetto, muovendo come il più abile dei burattinai i fili impalpabili che li legavano alle opere di Weill ma consentendo loro di interpretarle nel modo più consono alla propria sensibilità.
Oltre a presentare un pantheon di talenti abilissimi nel cimentarsi in ammalianti esecuzioni canore e strumentali (fra gli altri sfilano Sting, Lou Reed, Van Dyke Parks, Tom Waits, Stan Ridgway, Marianne Faithfull e Todd Rundgren), Lost In The Stars offre un imprevedibile campionario di musicalità stimolanti e originalissime.; Il mondo di Kurt Weill – spesso integrato/arricchito dai testi di Bertolt Brecht: si pensi a Mac The Knife, Alabama Song o Ballad Of The Soldier’s Wife, tutte qui reinterpretate – è filtrato attraverso diversi cervelli e diversi cuori, ma nonostante ciò i 67’ e 33” di autentica genialità della scaletta (il CD ha quattro brani in più del LP) rivelano un’invidiabile coerenza di feeling. Il disco si avvale di un suono brillante, che valorizza al meglio le canzoni; la scarsa pienezza strumentale aiuta a soffermarsi sui dettagli di arrangiamento, fatti risaltare dalla pulizia dell’incisione.
Tratto da AudioReview n.59 del marzo 1987

Difficile immaginare un omaggio più fedele allo spirito di Kurt Weill, compositore tedesco che in circa trent’anni di appassionata carriera – tra gli anni ‘20 e il 1950 che lo vide morire a New York – ha attraversato con innate creatività e classe i territori dell’Opera, della musica sinfonica e – destreggiandosi tra ritmi da ballo, jazz e melodie oblique – di quello che allora era il pop. Nel cast, da brividi, compaiono tra gli altri Sting, Tom Waits, John Zorn, Marianne Faithfull, Elliott Sharp, Van Dyke Parks, Carla Bley e Stan Ridgway, in un continuo, straordinario intrecciarsi di voci e arrangiamenti arditi; è la September Song di Lou Reed, comunque, a restare impressa a fuoco nella memoria e nel cuore.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.336 del 26 gennaio 1999

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Un pensiero su “Omaggio a Kurt Weill

  1. Comunque è un bel documentario sonoro. Ciao.

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