Anno nuovo, vita nuova

Ci pensavo ormai da un bel po’, senza riuscire ad arrivare a una decisione sul da farsi. Addirittura, mi era passato per la mente di interrompere ogni pubblicazione su “L’ultima Thule”, lasciando on line tutto il pregresso ma concludendo l’avventura con un post intitolato “Mission is terminated” (sì, alla Throbbing Gristle); in fondo, tra otto giorni il mio blog festeggerà i cinque anni di presenza in Rete con un bilancio di circa 1.100 post e quasi 800.000 pagine lette, più la ciliegina di due “Targhe Mei Musicletter”… ci poteva stare, un “bene, è stato bello, grazie a tutti, mi dedico ad altro”, ma alla fine… perché? Meglio continuare, apportando però qualche piccola modifica che vado adesso a illustrare.
Allora… a partire dal 2018 continuerò a proporre materiale vecchio dai miei archivi, ma non caricherò nulla di quello che apparirà dai numeri di gennaio in avanti nelle riviste alle quali ho il piacere e l’onore di collaborare in pianta stabile, ovvero “AudioReview”, “Blow Up”, “Classic Rock” e “Vinile”. Già evitavo di recuperare gli articoli lunghi, ma da ora in poi farò lo stesso pure con le recensioni; quanti fossero interessati alle mie considerazioni/opinioni sulle uscite post-2017 dovranno quindi orientarsi sui giornali e solo su quelli. Sul blog provvederò ovviamente a informare in tempo reale su quanto di mio uscirà su carta, e pazienza se quelli che non vogliono mettere la mano in tasca non mi leggeranno più e si accontenteranno di articoli, recensioni, playlist e quant’altro antecedenti all’anno appena iniziato, alle scalette dei miei programmi alla radio, a brevi appunti su dischi/artisti/eventi che non tratterò sulle riviste di cui sopra. Come ho già detto varie volte, “L’ultima Thule” è nato per non “far morire” il mio immenso archivio e per far sì che il mio nome e le mie gesta (detto scherzosamente, eh) fossero noti agli appassionati, agli addetti ai lavori e ai musicisti che hanno come fonte di informazione soltanto il web; dato che per me il giornalismo legato alla musica è una professione e non un hobby, mi sembra giusto riservare una sorta di esclusiva a quegli editori che mi danno spazio e mi pagano per riempirlo. Il blog è gratuito e so bene che, se ne offrissi la lettura a una cifra anche simbolica o poco più, i click crollerebbero; per cui, non amando neppure la strategia alternativa delle libere donazioni, rivendico il diritto di donare solo quello che mi sembra sensato, almeno rispetto alla situazione attuale (il futuro è un’ipotesi…).
Ciò detto, lascio spazio ad eventuali commenti e rivolgo naturalmente a tutti i miei più sinceri auguri per il 2018.

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Categorie: presentazioni | 31 commenti

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31 pensieri su “Anno nuovo, vita nuova

  1. Chango

    Sinceramente spiace non poter leggere delle ultime novità qui nel blog.
    Anch’io sono sorpreso dal consenso che altri lettori hanno manifestato a questa tua decisione. Decisione tua, e solo tua può essere e in quanto tale la rispetto, ma spiace.
    Mi ero chiesto più volte come fosse possibile che pubblicavi (a dire il vero non solo tu) recensioni comparse qualche mese prima sulla carta stampata senza che gli editori si “arrabbiassero”. Scopro adesso che inevitabilmente qualche osservazione te l’abbiamo fatta!!
    Pensavo che pubblicavi gli articoli recenti perchè ormai il modo di fruire la musica è cambiato. Ovvero se gli artisti stessi mettono in rete, su diverse piattaforme e in molteplici modi, la propria musica gratuitamente era poco perspicace pubblicare un commento a quella musica solo su una rivista e a pagamento (non che non sia giusto è).
    Detto ciò ti faccio un augurio di buon 2018.

  2. Stefano

    Sono in parte d’accordo con Miriam ma capisco pure il tuo punto di vista del professionista: non mi sentivo offeso dall’articolo ma più colpito dalla tua risposta/intervento qui: io non ritengo giusto una mazza 😀 sei tu che mi hai dato l’opportunità di leggere il tuo articolo su Plant qui che mi ero perso su cartaceo pur comprando ogni tanto riviste musicali in edicola

  3. Enrico Murgia

    Ciao Federico, per chi come me compra riviste musicali il problema è un altro…come faccio a seguirti se scrivi in 4 riviste differenti? Io per esempio sono un ex Mucchio costretto a dover scegliere un’altra rivista dopo la vostra dipartita (tu, Cilìa, Bordone ecc..). Compro Blow up, ma spesso ci siete e non ci siete… insomma per me non pubblicare più pezzi nuovi sarà una gran perdita. Buon anno

    • Hai perfettamente ragione… è un problema che mi sono posto, ma non credo fosse risolvibile. Su Blow Up spesso ci sono in misura ridotta, è vero, ma credo che il lavoro di tutti i colleghi che contribuiscono in misura maggiore sia almeno altrettanto meritevole. Sarò comunque sempre attento a segnalare cosa via via pubblicherò sulle altre riviste, e magari in qualche mese potrebbe valer la pena di aggiungere un secondo acquisto. Magari con i soldi che potresti risparmiare abbonandoti a Blow Up, cosa che oltretutto ti consentirà di ottenere quattro libri all’anno gratis.

  4. karenina

    Ciao Federico, anch’io la trovo una scelta corretta, ma si sa siamo antichi, tutto gratis non è la mia filosofia di vita. Tanti Auguri!

  5. Miriam

    Mi piacerebbe sapere perché avevi cominciato a pubblicare gli articoli on lime in contemporanea alla carta stampata

    • Proprio in contemporanea no, ho sempre aspettato che la rivista nella quale erano contenute le recensioni scelte per la pubblicazione on line non fosse più in edicola. Non mi pareva una brutta idea, quella di inserire non solo materiale antico ma anche recente, sia per arricchire l’offerta del blog, sia per dimostrare di vivere la mia professione anche nel presente (volevo insomma evitare l’effetto-museo, chiamiamolo così).

      • Miriam

        Può essere una mia mia impressione ma per come l’hai messa tu in questo articolo sembra che ci hai ripensato perché quelli che leggono detti articoli e poi non comprano il cartaceo fanno i furbi o hanno il braccino corto. Credo sia veramente offensivo per chi ti legge. Tu hai deciso di pubblicare e tu sei il responsabile. Scusami ma davvero non capisco questo astio nei confronti dei lettori. Se avete dei problemi tra voi siate onesti e semmai dite: scusate pensavamo di guadagnarci di più ma ci siamo sbagliati.

      • Astio è un parolone e comunque il sentimento negativo sarebbe rivolto al “sistema” e non certo alle singole persone. Per il resto, mai pensato di “guadagnare” con il blog, ma se gli editori per i quali lavoro manifestano un lieve o meno lieve disappunto per le mie scelte di pubblicare on line il mio materiale apparso sulle loro riviste, sono obbligato a pormi la questione. Comunque, sì, è vero, quella di pubblicare è stata una mia scelta, una scelta che non rinnego ma che al momento non mi sento più di portare avanti; e dato che non ho firmato contratti con nessuno, posso scegliere anche di cambiare (parzialmente) direzione.
        Per maggiore chiarezza, riporto qui la mia risposta al commento di un altro lettore. “Sì, anch’io mi ponevo qualche problema etico, ma ero sinceramente convinto che farmi conoscere in Rete come operatore culturale attivo nel presente e non solo come “vecchia gloria” potesse invogliare qualcuno ad avvicinarsi alle riviste di carta stampata. Non che adesso la pensi all’opposto, sono ancora dubbioso, e comunque so bene che nessuno inizierà a comprare riviste perché “gli manco”, quindi… non tolgo nulla a quelli che già mi leggevano (anche) su carta ma tolgo a quelli che, ritenendo evidentemente giusto avere informazione qualificata senza spendere un euro, contribuiscono giorno dopo giorno a uccidere la mia professione. Ma non è una vendetta, alla fine il materiale più vecchio lo continuo a recuperare.”

    • Miriam

      ” non tolgo nulla a quelli che già mi leggevano (anche) su carta ma tolgo a quelli che, ritenendo evidentemente giusto avere informazione qualificata senza spendere un euro, contribuiscono giorno dopo giorno a uccidere la mia professione”
      E’ proprio questo che intendevo: sei tu che hai deciso di dare gratuitamente informazione qualificata senza spendere un euro e se ora te ne sei pentito non dare la colpa ai lettori. Rileggiti bene il tuo articolo è ti accorgerai di sistema non si parla proprio. Sono davvero delusa.

      • Ma non me ne sono pentito… se così fosse, avrei eliminato il blog, oppure lo avrei lasciato ma senza aggiungerci più nulla. Continuerò a dare informazione qualificata, almeno spero, ma non relativa a dischi di uscita recente. Non è un’abiura, è solo un aggiustamento di rotta.
        Il riferimento al “sistema” è implicito, dai… non aveva alcun senso scrivere un interminabile pippone sull’andazzo generale. La convinzione sempre più diffusa, proprio al livello che nessuno si pone il problema (un po’ come i botti di capodanno: chi non ha un animale domestico non sa proprio della questione, e se glielo dici rimane a bocca aperta), è che gli ascolti debbano essere gratis, che le visioni debbano essere gratis, che le letture debbano essere gratis. Non trovo così assurdo far notare, seppure in modo un po’ drastico, che non è così, perché in questo modo si uccide la professionalità e si dà sempre più spazio alla superficialità e all’impreparazione (fermo restando che poi, ovviamente, dal letame nasce anche qualche fiore). L’aver regalato di tutto e di più per cinque anni non vuol dir mica che debba sentirmi obbligato a farlo in eterno.

    • Miriam

      Ma guarda che io non sono in disaccordo sulla decisione in sè. A dire il vero frequento il blog perché ti sono affezionata da trent’anni ma non è che abbia tutto questo tempo per la musica e ho imparato a farmi un’opinione da me su cosa devo ascoltare. Se non era nelle tue intenzioni offendere, senza scrivere pipponi, avresti potuto dare un tono diverso all’articolo. Sei tu il giornalista. Dovresti sapere che le parole hanno un significato. Comunque sia, non facciamola lunga, tanto ci siamo intesi. Buon anno.

  6. Anonimo

    Ciao federico. Seguo le tue recensioni dal lontano 1982 e condivido appieno la tua scelta. Ti potra’ sembrare strano ma non trovavo molto, diciamo “fair play”, i tuoi posts sulle tue collaborazioni attuali e recentissime (assumo pienamente il fatto di essere un reazionario della carta stampata). Ci sara’ sempre un modo di fare dell’attualita’ rispettando nel contempo, e a giusto titolo, la carta stampata.

    • Sì, anch’io mi ponevo qualche problema etico, ma ero sinceramente convinto che farmi conoscere in Rete come operatore culturale attivo nel presente e non solo come “vecchia gloria” potesse invogliare qualcuno ad avvicinarsi alle riviste di carta stampata. Non che adesso la pensi all’opposto, sono ancora dubbioso, e comunque so bene che nessuno inizierà a comprare riviste perché “gli manco”, quindi… non tolgo nulla a quelli che già mi leggevano (anche) su carta ma tolgo a quelli che, ritenendo evidentemente giusto avere informazione qualificata senza spendere un euro, contribuiscono giorno dopo giorno a uccidere la mia professione. Ma non è una vendetta, alla fine il materiale più vecchio lo continuo a recuperare.

      • Anonimo

        Caro Federico, per quanto riguarda la carta stampata sono un convinto reazionario del ventesimo secolo. Il tutto gratuito ha i suoi limiti etici e professionali. Si continua a rimbalzare fra “fake news” ed opinioni di scarsa oggettivita’ ed esperienza in ogni campo dello scibile umano.

        Non capisco chi ti critica sul come ti guadagni la vita dopo che da decenni altro non fai che allargare gli orizzonti ‘ di coloro che avrebbero continuato a vendere la mamma per comprarsi l’ennesimo bootleg dei Rolling stones.

        La Cultura musicale in Italia di deve qualcosa ed i premi del tuo blog lo confermano

      • Le critiche a volte hanno senso… vedi Enrico, qui da qualche parte, che giustamente dice che comprare tre riviste al mese per seguirmi è troppo dispendioso. Magari più avanti potrei inventarmi qualcosa tipo libri in tiratura limitata con dentro tutto quello che ho pubblicato in un anno solare più qualche “bonus” ad hoc…

  7. Scelta condivisibile. Auguri Federico.

  8. Scelte.
    Walk The Line.
    Auguroni.

    • Esatto, scelte. Grazie, contraccambio.

      • Immagino che siano regolati da un contratto.
        Comunque ho dato: tutti i nr ms extra, lettore assiduo del vecchio mucchio, saltuariamente del settimanale. Comunque è stato un peggioramento il mucchio.
        Poi una cosa che non ho mai capito: perché “ficcare” dentro argomenti non strettamente musicali? Grazie.

      • Contratti no, figuriamoci. Esiste in realtà una legge che regolamenterebbe tali questioni, ma ormai è pura teoria.
        La scekta di inserire argomenti non strettamente musicali dipendeva da varie ragioni… dall’ampliare lo spettro dell’informazione (anche per cercare di acchiappare più lettori e inserzioni pubblicitarie) al volersi dare un tono più serio e impegnato fino al semplice “riempire le pagine” del tempo del settimanale. Pur apprezzando moltissimo tante cose extramusicali che apparivano sul giornale, di politica e di costume, le trovavo comunque spesso fuori contesto; ok gli articoli di cinema, letteratura e fenomeni sociali legati alla musica (per fare un esempio banale: in un pezzo sulla psichedelia californiana dei ’60, un approfondimento sulla storia dell’LSD ci sta benissimo), ma altre cose erano in effetti forzate, al di là del loro spessore giornalistico.
        Ho sempre pensato che il Mucchio (quando ci stavo, ovviamente; oggi nemmeno lo sfoglio) dovesse essere un giornale musicale con qualche “apertura”, mentre a un certo punto sembrava quasi che la musica fosse un ostacolo, un problema, una cosa da nascondere. Invece, poche storie, chi lo comprava lo faceva principalmente per quello, e infatti non a caso la musica è stata poi riportata al centro del villaggio. Se l’argomento ti interessa, qui trovi tutti gli approfondimenti che vuoi: https://laverastoriadelmucchio.wordpress.com/

      • Grazie leggerò sicuramente!
        Ecco hai detto giusto: aperture ma non troppo. Infatti è finita.

      • Comunque ti ho sempre apprezzato, sono cresciuto musicalmente leggendoti e di questo ti sono grato.

  9. Gian Luigi Bona

    Secondo me è un peccato perdere completamente l’attualità di quanto scrivi però è anche una scelta sensata e dopotutto a me cambia ben poco perché seguo sempre le riviste (anche se il Mucchio Selvaggio dei bei tempi e Extra rimangono decisamente insuperate). A mio parere nel blog potresti intervenire ogni tanto con commenti che manterrebbero una linea aperta tra noi e te. Secondo me il blog dovrebbe servire anche a questo però è solo un idea.
    Per intanto ti faccio i miei più cari auguri di buon 2018.

    • Sì, è una cosa che si può fare. E mi piacerebbe anche spostare l’asse dell’interazione più qui sul blog che non su Facebook, ma mi sa che è una battaglia persa in partenza.Non ci sono comunque rischi di rimanere a corto di materiale vecchio, nei cassetti ho veramente tanto.

  10. Donald

    Mi sembra la cosa più sensata da fare, concordo in pieno

  11. DaDa

    Sono d’accordo con questa linea di condotta. Colgo l’occasione per augurare buon anno a tutti. Rock on !

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